lunedì 22 settembre 2008

Colpi di mortaio sul mercato di Mogadiscio


MOGADISCIO (Reuters) - Colpi di mortaio sono stati lanciati oggi su un mercato di Mogadiscio nel secondo giorno di scontri costati la vita ad almeno 42 persone. Lo riferiscono testimoni.

I ribelli islamici stanno lottando con il governo somalo e l'esercito etiope, che l'appoggia, in quasi due anni di conflitto in quello che alcuni chiamano l'Iraq africano.

Gli scontri sono peggiorati nel fine settimana, nonostante funzionari Onu abbiano cercato di mediare una tregua tra governo e rappresentanti dell'opposizione nella vicina Gibuti.

Nel più grosso scontro, colpi di mortaio hanno raggiunto l'affollato mercato di Bakara, terrorizzando la gente e uccidendo circa 30 persone, secondo quanto riferito dai residenti.

Ali Dhere, presidente dei commercianti di Bakara, ha aggiunto che colpi sparati dal governo hanno raggiunto il mercato -- che si trova in una zona densamente abitata considerata una roccaforte dei ribelli islamici -- dopo che questi ultimi hanno attaccato il palazzo presidenziale.

"Non sappiamo perché abbiano preso come obiettivo Bakara, perché è un mercato, un luogo pubblico", ha detto a Reuters.

Funzionari governativi non sono stati immediatamente raggiungibili e l'esercito etiope non commenta gli scontri.

I commercianti di Bakara hanno descritto una scena terribile. "Abbiamo visto quattro morti, carne e ossa fatti a pezzi", ha spiegato uno.

"Io ho visto sei morti, alcuni senza gambe e mani. Abbiamo raccolto i loro corpi, ma è difficile separarli", spiega un altro.

Oltre al palazzo presidenziale, i ribelli somali hanno attaccato anche due basi dei peacekeeper dell'Unione africana (Au) e hanno colpito il principale aeroporto della città.

I residenti hanno riferito inoltre che almeno una dozzina di persone sono morte negli scontri di ieri.

I cosiddetti "ribelli islamici" che altro non sono che il legittimo governo rovesciato dagli etiopi su mandano statunitense, tentano di riprendere in mano il controllo della capitale. 

Link: http://www.borsaitaliana.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=topNews&storyID=2008-09-22T141138Z_01_POL246362_RTRIDST_0_OITTP-SOMALIA-CONFLITTO.XML

La destabilizzazione del pianeta


La riaffermazione della Russia quale attore mondiale, insieme alla poderosa crescita economica dei due colossi eurasiatici, Cina ed India, pare aver definitivamente sancito, nell’ambito delle relazioni internazionali, la fine della stagione unipolare a guida statunitense e posto le condizioni, minime e sufficienti, per la costituzione di un ordine planetario articolato su più poli. Un nuovo ciclo geopolitico sembra dunque profilarsi all’orizzonte. Le entità geopolitiche che caratterizzeranno questo nuovo ciclo non saranno, verosimilmente, le nazioni o le potenze regionali, bensì i grandi spazi continentali. 

Un nuovo ciclo geopolitico

Il nuovo assetto internazionale realizzatosi dopo l’11 settembre 2001 si deve soprattutto ad almeno tre fattori concomitanti: il primo concerne la politica eurasiatica avviata da Mosca, subito dopo la fine della presidenza El’cin, a partire dal 2000-2001; il secondo è da individuarsi nel particolare sviluppo economico dell’antico Impero di Mezzo, che, intelligentemente integrato dalla dirigenza cinese nel quadro di una strategia geopolitica di lungo periodo, renderà Pechino non soltanto un gigante economico, ma uno dei principali protagonisti della politica mondiale del XXI secolo; il terzo, infine, è da mettersi in relazione all’azione di penetrazione militare degli USA nello spazio vicino e mediorientale, che Washington accompagna, sinergicamente, con una intensa attività di pressione politica ed economica in alcune zone critiche, come quella centroasiatica.

I fattori sopra ricordati hanno evidenziato alcuni importanti elementi utili per l’analisi geopolitica dei futuri scenari mondiali: la centralità della Russia quale regione perno dell’Eurasia, l’importanza della Cina quale elemento di bilanciamento nella massa continentale eurasiatica e di equilibrio per l’intero Pianeta, e riproposto, su scala mondiale, le tensioni permanenti tra potenze talassocratiche, rappresentate oggi dagli USA, e quelle continentali, costituite principalmente dalla Russia e dalla Cina.

Per la prima volta, dopo la dissoluzione dell’URSS, assistiamo al rafforzamento ed alla messa a punto di importanti dispositivi geopolitici, come ad esempio l’Organizzazione della Conferenza di Shanghai e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva dei Paesi della Confederazione degli Stati Indipendenti, che coinvolgono la Russia e i principali Paesi del continente asiatico. Tali dispositivi sono aperti significativamente anche a Pakistan, Turchia e Iran, ma escludono le Potenze occidentali e gli USA. A ciò occorre aggiungere anche i tentativi e le aspirazioni sudamericane relative alla costituzione di un sistema di difesa del subcontinente indiolatino svincolato da Washington (1).

La paziente e continua opera di tessitura, attuata da Putin, ed ora proseguita diligentemente dal suo successore Medvedev, di speciali relazioni tra la Russia,l’India, la Cina, l’Iran ed i paesi centroasiatici ha certamente rallentato l’espansionismo statunitense nel cuore dell’Eurasia, ed irritato fortemente quelle lobby europee e d’oltreoceano che auspicavano, all’inizio degli anni novanta del secolo scorso, a forza di “ondate democratiche”, o meglio di “spallate democratiche” (2), come si vedrà più tardi con le aggressioni e le “guerre umanitarie” dell’Occidente americanocentrico alla ex Federazione jugoslava, all’Afghanistan, all’Iraq, l’unificazione del Pianeta sotto l’egida di Washington, campione dell’Umanità, e, innanzitutto, la realizzazione di un governo mondiale basato sui criteri liberisti dell’economia di mercato.

In riferimento allo scacchiere mondiale, la formazione di una sorta di blocco eurasiatico, per ora ancora allo stato embrionale e peraltro sbilanciato verso la parte orientale della massa continentale, a cagione principalmente dell’assenza dell’Europa quale coesa entità politica e del suo innaturale inserimento nel campo “occidentalista”, ha, inoltre, innegabilmente favorito, per effetto di polarizzazione, le tendenze continentalistiche di alcuni governi del Sudamerica (Argentina, Brasile, Venezuela e Bolivia), avvalorando, quindi, l’ipotesi realistica di un costituendo scenario multipolare, articolato su entità geopolitiche continentali (3).

Nuove e vecchie tensioni

Il timore di una saldatura degli interessi geopolitici tra le grandi potenze eurasiatiche (Russia, Cina ed India) e le tendenze continentalistiche di alcuni governi sudamericani (4) hanno destato, negli ultimi tempi, una rinnovata attenzione del Dipartimento di Stato degli USA e di alcuni think tank atlantici, preposti alla individuazione delle aree di crisi ed alla definizione di scenari geopolitici in sintonia con idesiderata e gli interessi globali di Washington e del Pentagono, verso quelle regioni della massa continentale eurasiatica - e del subcontinente indiolatino - più esposte alle lacerazioni causate da storiche e tuttora irrisolte tensioni endogene. 

È dunque nella prospettiva di un’azione di disturbo e pressione verso la Cina, la Russia, l’India ed alcuni governo sudamericani, che, pensiamo, possano essere efficacemente interpretate alcune situazioni critiche poste, con particolare enfasi, all’attenzione della pubblica opinione occidentale dai principali organi di informazione.

Ci riferiamo alle cosiddette questioni della minoranza del popolo Karen e della “rivolta” color zafferano (5) nel Myanmar, alle questioni del Tibet e della minoranza uigura nella Repubblica Popolare Cinese, alla destabilizzazione del Pakistan (6), al mantenimento di una crisi endemica nella regione afghana.

Strumentalizzando le tensioni locali di alcune aree geostrategiche, gli USA, insieme ai loro alleati occidentali, hanno avviato un processo di destabilizzazione – di lungo periodo - dell’intero arco himalayano, vera e propria cerniera continentale, che coinvolgerà otto paesi dello spazio eurasiatico (Nepal, Pakistan, Afghanistan, Myanmar, Bangladesh, Tibet, Bhutan, India).

Questo processo di destabilizzazione è sinergico a quello già avviato dagli USA nella zona caucasica, sulla base delle indicazioni esposte, oltre dieci anni fa, da Brzezinski nel suo La Grande Scacchiera (7); esso sembra, inoltre, congiungersi al Progetto del Nuovo Grande Medio Oriente di Bush-Rice-Olmert volto a ridefinire gli equilibri dell’intera area a favore degli USA e del suo principale regionale, Israele, nonché a riconsiderare i confini dei principali paesi dell’area (Iran, Siria, Iraq e Turchia) lungo linee confessionali ed etniche.

Parallelamente al processo destabilizzatore, tuttora in corso nell’arco himalayano, pare che gli USA, secondo l’autorevole parere del prof. Luiz Alberto Moniz Bandeira (8), ne abbiano avviato uno analogo nel loro ex “cortile di casa”, in Bolivia, precisamente nella “regione della mezza luna”, sulla base delle tensioni etniche, sociali e politiche che affettano l’intera area.

Nell’ambito delle strategie volte a frammentare gli spazi continentali in via di integrazione, vale la pena sottolineare il grande ruolo che hanno svolto e svolgono le Organizzazioni non governative cosiddette umanitarie. Secondo Michel Chossudovsky, direttore del canadese Centre pour la recherche sur la mondialisation (CRM-CRG), alcune di esse sarebbero collegate direttamente ed indirettamente alla CIA, tramite il National Endowment for Democracy, potente organizzazione statunitense creata nel 1983, con lo scopo di rafforzare le istituzioni democratiche nel mondo mediante azioni non governative (9).

La storia del XXI secolo sarà dunque, con molta probabilità, la storia dello scontro fra due tendenze opposte: quella della frammentazione (10) del Pianeta, al momento perseguita dagli USA, e quella delle integrazioni continentali, auspicata dalle maggiori Potenze eurasiatiche e da alcuni governi del subcontinente indiolatino.
Autore: Tiberio Graziani

Perchè uccidere Tarek Aziz?


Se i giudici lo condanneranno a morte, un giorno o l’altro dovranno renderne conto e allora, in assenza di un legge intermedia, incorreranno nella pena di morte…

Si pensa che dal 29 aprile Tarek Aziz sia sotto giudizio. Nessuno ha avuto sue notizie. Egli è senza avvocato. 

Il suo difensore iracheno avv. Badie è stato espulso dal proprio paese. Le richieste che ho fatto presso l’ambasciata d’Iraq per avere un visto e presso l’ambasciata americana per essere autorizzato a vedere il mio cliente sono rimaste senza risposta. 

Porte completamente chiuse.

Bisogna che non si senta la voce di Tarek Aziz. Ministro degli Esteri del Presidente Saddam Hussein, egli ha incontrato tutti i capi dell’Occidente che allora avevano armato l’Iraq o pensavano di trovare in lui un docile alleato. 

Tarek Aziz conosce troppi segreti compromettenti. Bisogna farlo tacere definitivamente ma, prima di impiccarlo e farlo tacere per sempre, il Tribunale è lì per condannarlo già al silenzio. Finché è ancora vivo, bisogna che la sua voce sia soffocata.

Per impiccarlo, gli occupanti e i loro servi non possono invocare la sua attività di ministro , che li mette in causa. Allora rendono responsabile lui, che era ministro degli Esteri, della condanna a morte di trafficanti del mercato nero, comminata da tribunali di cui egli non faceva parte. 

Tutto questo avviene nella più grande illegalità. I nostri patentati difensori dei diritti dell’Uomo tacciono eppure, come mi ha scritto il signor Gourdault-Montagne a nome del signor Chirac che io avevo a suo tempo chiamato in causa sulle condizioni di detenzione di Tarek Aziz :

« Trattandosi delle garanzie giudiziarie che può pretendere il sig. Tarek Aziz, rilevo che l’Iraq è partecipe al Patto delle Nazioni Unite del 1966 sui diritti civili e politici, il quale riconosce ad ogni persona il beneficio di garanzie giudiziarie procedurali.

Certo, le autorità irachene hanno il diritto di adottare delle misure in deroga agli obblighi imposti da tale strumento, ma solo in caso di eccezionale pericolo pubblico che minacci l’esistenza della Nazione e con la riserva di adempiere a certe formalità di informare le altre parti del Patto, attraverso l’intermediazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite. A tutt’oggi, le autorità irachene non hanno segnalato agli altri Stati partecipi l’adozione di misure in deroga. Dunque, il signor Tarek Aziz beneficia, nelle sue relazioni con le autorità irachene, della protezione offertagli dal Patto delle Nazioni Unite del 1966 citato in precedenza. »

Questo processo senza avvocato si svolge dunque in violazione del Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici.

Il tribunale che « giudica » Tarek Aziz è lo stesso che ha condannato a morte Saddam Hussein senza che nessuna voce si levasse contro l’illegalità di tale decisione. 

In effetti, se la pena di morte esisteva nel codice iracheno nel momento in cui venivano commessi i fatti rimproverai a Saddam Hussein come a Tarek Aziz, essa è stata sospesa dal decreto n°1 del 9 giugno 2003 dell’Autorità provvisoria della Coalizione.

« La pena di morte è sospesa. Ogni volta che la pena di morte è la sola pena applicabile al reato, il tribunale può sostituirvi la pena più mite del carcere a vita oppure ogni altra pena più mite prevista dal Codice Penale. »

Il governo iracheno ha ripristinato la pena di morte l’8 agosto 2004. Ora l’articolo 2 del Codice Penale iracheno pone il principio comune a tutti gli Stati di diritto dell’applicazione della legge penale più mite (lex mitior), il che significa che se la legge è cambiata più volte dopo che è stata commessa un’infrazione, si deve applicare la legge più favorevole e non solo l’ultima in ordine di tempo.

La llegge intermedia vietava al tribunale di condannare Saddam Hussein alla pena di morte.

Per scusare la loro ignoranza del diritto, essi possono invocare che l’argomento non era stato sollevato dagli avvocati iracheni, francesi ed americani di Saddam Hussein.

Per quanto riguarda Tarek Aziz, essi non possono invocare queste circostanze attenuanti, perché ormai sanno che se, nonostante questa messa in guardia, lo condanneranno a morte, dovranno un giorno o l’altro risponderne e là, in assenza di una legge intermedia, incorreranno nella pena di morte.
Autore: Jacques Vergès

La maledizione dell'oro nero in Basilicata


VAL D'AGRI (Potenza) — Texas o Lucania Saudita, ormai i luoghi comuni si sprecano, per la Basilicata che galleggia sul più grande giacimento di petrolio dell'Europa continentale e sul gas. Qui, nel parco nazionale della Val d'Agri, dove non c'è la sabbia del deserto ma il verde degli orti e dei boschi, tutto è di primissima qualità: olio, vino, carne, fagioli, miele, nocciole. E anche il petrolio, che si estrae da quindici anni, è di ottima qualità. I 47 pozzi del giacimento della Val d'Agri custodiscono, dicono le stime ufficiali, circa 465 milioni di barili (finora ne sono stati estratti quasi 11 milioni), che al valore corrente di 90-100 dollari al barile formano un tesoro da quasi 50 miliardi di dollari.

Ma la Basilicata, che produce l'ottanta per cento del petrolio estratto in Italia, non si fermerà a quello della Val d'Agri, estratto dall'Eni. Dal 2011 comincerà a sfruttare — con Total, Esso e Shell — i giacimenti di Tempa Rossa, poco più a nord: altri 480 milioni di barili, altri 50 miliardi di dollari. Ed è pronta a far trivellare anche Monte Grosso, proprio a due passi da Potenza, dove c'è altro petrolio per 100 milioni di barili. E poi farà scavare nel Mare Jonio, nelle acque di Metaponto e di Scanzano, dove dai templi greci si vedranno spuntare piattaforme petrolifere come nel Mare del Nord.
Nessuno, ancora fino a qualche anno fa, e nonostante i giacimenti della Val d'Agri, avrebbe scommesso che nel sottosuolo lucano e nei fondali jonici fosse nascosta tutta questa ricchezza. Dopo l'intuizione di Enrico Mattei, che tra gli anni 50 e 60 venne qui a cercare petrolio e trovò «soltanto» gas, l'idea che la Basilicata potesse davvero essere un enorme serbatoio di petrolio era per lo più giudicata un volo della fantasia.

Invece i sondaggi e le trivelle si sono spinti fino nelle viscere della terra, a tre-quattromila 
metri di profondità, e hanno trovato il mare nero che cercavano. Come non essere contenti? Sembrava l'annuncio dell'inizio di una nuova era, per la Basilicata e per il Mezzogiorno d'Italia, per la questione meridionale e per il federalismo fiscale, per il lavoro ai giovani e per la fine dell'emigrazione.
E infatti, all'inizio, tutti erano contenti.

Dicevano: «Pagheremo meno la benzina, come in Valle d'Aosta, dove costa la metà senza che si produca una goccia di petrolio. E pagheremo meno anche le bollette della luce e del gas». Dicevano: «Con le royalties del petrolio avremo strade e ferrovie, che qui sono ancora quelle di un secolo fa». Dicevano: «Finalmente non saremo più costretti a emigrare, avremo il lavoro a casa nostra». Dicevano: «Si metterà in moto un meccanismo virtuoso, da cui tutti trarremo vantaggi. Il petrolio è la nostra grande occasione». Dicevano tutte queste cose, i lucani. Che oggi non dicono più. La delusione ha frantumato i sogni, lo scetticismo ha svuotato la speranza. E il petrolio, da grande risorsa per la grande occasione, sta diventando sempre di più una maledizione.

E infatti. Il lavoro manca come prima. Le opere infrastrutturali nessuno le ha ancora viste. Mancano i fondi per i prestiti agevolati agli imprenditori, anche stranieri, che volessero investire in Basilicata. Il costo della benzina non ha subìto sconti. Il risparmio sulla bolletta del gas è solo apparente. La gente, soprattutto i più giovani, continua a emigrare: negli ultimi quindici anni a Grumento Nova, 2.500 abitanti, la popolazione è diminuita di un quarto, mentre da tutta la regione — che ha poco più di 570 mila abitanti — si continua a emigrare al ritmo di quattromila persone all'anno. E l'aria, l'acqua e persino il rinomato miele della Val d'Agri sono sempre più a rischio perché sempre più «ricchi» di idrocarburi.

Il petrolio puzza, e in tutta l'area del Centro olii di Viggiano l'odore è forte e si sente: è normale, sono gli idrocarburi policiclici aromatici e l'idrogeno solforato dovuti alla produzione e al trasporto del petrolio (che però adesso avviene attraverso un oleodotto di oltre cento chilometri che porta il greggio alle raffinerie di Taranto). Ciò che non è normale è che in Italia i limiti di emissione di idrogeno solforato siano diecimila volte superiori a quelli degli Stati Uniti e che il monitoraggio di queste sostanze in Val d'Agri avvenga solo due o tre volte l'anno. Ciò che non è normale è il valore altissimo delle «fragranze pericolose per l'uomo» (benzeni e alcoli) trovate nel miele prodotto dalle api della Val d'Agri, come sostiene una ricerca dell'università della Basilicata pubblicata dall'International 
Journal of Food Science and Technology. Ciò che non è normale è che all'Arpab, l'Agenzia regionale di protezione ambientale, non crede più nessuno, tanto che c'è chi ha deciso di fare da solo. Come il Comune di Corleto Perticara, che l'anno scorso ha ceduto a Total per 99 anni, e per 1,4 milioni di euro, il diritto di superficie su un'area di 555 mila metri quadrati in cui realizzare il Centro olii, ma che si è dotato (finora unico comune fra i 30 interessati all'estrazione di petrolio) di un proprio sistema di monitoraggio ambientale.

L'accordo tra Eni e Basilicata prevede ben 11 progetti «compensativi», del valore di 180 milioni di euro, per la sostenibilità ambientale, la formazione e lo sviluppo culturale. E il vicedirettore generale dell'Eni, Claudio De Scalzi, vanta i seguenti risultati: «Royalties per 500 milioni di euro già versati, con un potenziale di 2 miliardi per i prossimi anni se si riuscirà ad arrivare a uno sviluppo completo dei campi della Vald'Agri. Centotrenta tecnici lucani assunti e altre 30 assunzioni in corso. Trecento ditte lucane dell'indotto in rapporto con l'Eni, di queste 60 lavorano in modo continuativo con la società».
Ma a guardare bene i numeri si fa presto a capire che si tratta di «piccoli numeri». A cominciare dalle royalties, il 7% (il 4% se il petrolio è estratto in mare), tra le più basse del mondo. Quando già nel 1958 Enrico Mattei considerava «un insulto» il 15% che le Sette Sorelle versavano ai Paesi produttori e parlava di «reminiscenze imperialistiche e colonialistiche della politica energetica». Tanto è vero che oggi — in Venezuela, Bolivia, Ecuador — i contratti vengono rinegoziati per portare le royalties oltre il 50%.
Più «vantaggioso», almeno in apparenza, l'accordo stipulato nel 2006 dalla Regione Basilicata con Total, Esso e Shell per i giacimenti di Tempa Rossa, che, tra le altre cose, dovrebbe consentire alla Regione di dotarsi di un sistema di monitoraggio ambientale da 33 milioni di euro (a riprova che finora su questo fronte non s'è fatto nulla) e di fornire gratuitamente tutto il gas naturale estratto (con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi) alla Società energetica lucana, interamente a capitale regionale. L'effetto immediato sarà una bolletta del gas meno cara, almeno di un buon 10%. Ma non per tutti lucani. Ne beneficeranno solo i pochi allacciati alla rete del metano. Già, perché il gas c'è, ma dove va se non ci sono le condotte?

Carlo Vulpio

Link: http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_22/basilicata_petrolio_523f3d0c-8868-11dd-ae52-00144f02aabc.shtml

Contro la crisi globale, Paulson chiede aiuto al G7


NEW YORK-Una nuova Bretton Woods? Un nuovo assetto di regole che cambierà per sempre il modo in cui le «brokerage firms» hanno condotto affari e Wall Street? A giudicare dalle decisioni prese nella notte a Washington in questa crisi epocale della finanza globale siamo arrivati anche a questo. Hank Paulson, il segretario al Tesoro americano ha chiesto ai paesi membri del G7 di contribuire al risanamento della crisi finanziaria globale con un pacchetto di aiuti simile a quello messo a punto dal Tesoro americano. Per ora siamo alle fasi preliminari. Ma se si andrà avanti, l'operazione potrebbe essere il preambolo di una fase nuova nel coordinamento fra le autorità centrali. Del resto abbiamo già avuto un G5 (poi G7) che il 22 settembre del 1985, esattamente 23 anni fa, siglo' gli accordi del Plaza che rivoluzionarono l'approccio ai mercati dei cambi e introdussero il coordinamento fra le banche centrali. Anche allora, come oggi, c'era un'amminsitrazione repubblicana a Washington, che da una parte introduceva i principi di flessibilità della Reaganomics, dall'altra rafforzava il ruolo interventisa dello stato. Con la decisione di trasformare Goldman Sachs e Morgan Stanley in Holding bancarie, di equipararle dunque in tutto e per tutto alle normali banche commerciali, si introduce una maggiore trasparenza a Wall Street, si obbligano le uniche due banche d'affari sopravvissute alla crisi finanziaria globale (fino a sei mesi fa erano in cinque!) a sottoporsi a controlli e regole della Fed da cui erano esonerate. Si introducono per loro parametri di rapporto indebitamento capitale che non consentiranno piu' di raggiungere i livelli di 31 a 1, come capito' nel caso di Lehman Brothers. In definitiva si chiude una volta per tutte il capitolo di deregolamentazione del settore bancario che già nel 1999 elimino' tutte le barriere imposte dal Glass Steagal Act del 1933. Quella legge, introdotta a cavallo della Grande depressione, separava rigorosamente le attività di banche d'affari da quelle commerciali per proteggere i depositi dei risparmiatori dalle avventure folli nella speculazione dei banchieri di allora. E' un bene o un male? Da domani, secondo le nuove regole,
Goldman Sachs potrà acquistare una banca commerciale, fatto che finora le era impedito. Di certo sappiamo che i banchieri di J.P Morgan che fanno lo stesso lavoro di quelli di Morgan Stanley guadagnano molto meno dei loro ex cugini. Un modo questo per rispondere ai democratici in Congresso che, fra le altre cose, in cambio dell'approvazione del pacchetto da 700 miliardi di dollari, chiedevano dei tetti ai guadagni folli dei banchieri d'affari. Non si parla di regole per hedge funds e per private equity. Arriveranno anche quelle? O che siano loro la reincarnazione delle vecchie banche d'affari americane? 

Comunque sia, dal punto di vista della storia, finisce un'epoca per Wall Street, ma come sempre in america se ne apre un'altra. Con il sospetto che l'osservazione del principe di salina nel gattopardo, che raccontava un pezzo di scilia al tramonto dell'era borbonica resti sempre di grande attualità: "tutto cambia perchè tutto resti come prima…"
di:Mario Platero

Tensione tra Pakistan e Stati Uniti


Ennesima incursione delle forze americane dall'Afghanistan in Pakistan, e nuova reazione armata delle truppe regolari di Islamabad, che oggi hanno aperto il fuoco contro due elicotteri d'assalto Usa i quali erano penetrati nel Waziristan del Nord, una delle turbolente aree tribali semi-autonome che si estendono a ridosso della frontiera tra i due Paesi, e sulle quali il potere del governo centrale pakistano e' poco piu' che nominale. L'episodio e' stato reso noto da fonti delle autorita' locali, secondo cui gli spari dal suolo dei governativi hanno costretto i due velivoli statunitensi a invertire la rotta e a rientrare in territorio afghano. Sabato, nel pronunciare il suo primo discorso davanti alle camere del Parlamento nazionale riunite in seduta comune, il neo-presidente Asif Ali Zardari aveva ammonito che non sarebbero piu' state tollerate "violazioni della nostra sovranita' e integrita' territoriale", pur ribadendo l'impegno nella "lotta contro il terrorismo e l'estremismo". Le crescenti operazioni militari degli Stati Uniti a cavallo del confine hanno suscitato l'ira e le proteste di uno Stato che, pure, e' tra i piu' tradizionali alleati asiatici di Washington. - Miranshah, 22 settembre
Gli Statunitensi hanno già da tempo preso di mira i territori pakistani a ridosso del confine afghano da cui sempre più spesso partono gli attacchi al contingente Nato, tanto più ora che il paese non è più guidato dalla figura autoritaria, violenta e controversa di Musharraf, stretto alleato degli Stati Uniti, ma da una figura altrettanto controversa ma all'apparenza più debole come quella di Asif Ali Zardari che sembra non essere in grado di controllare un Paese dominato dalla miriede di interessi settari.
F.G.

Il mercato scommette sul fallimento degli Stati Uniti

Economia

DI MIKE WHITNEY 
Nonostante il piano di Paulson [di aiuti sino a 1000 miliardi di dollari al mercato finanziario], altri problemi sono in arrivo: Paulson può mettersi di persona di fronte alla valanga del mercato se vuole, ma non ne cambierà l’esito. Le correzioni del mercato sono inesorabili come la forza di gravità.


Dopo un altro giorno incerto di scambi sul mercato azionario, il segretario al Tesoro Henry Paulson e il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke si sono incontrati in una riunione di emergenza del comitato bancario del Senato e di altri leader del Congresso per chiedere l’assegnazione immediata dell’autorità di eseguire un piano esteso, per comprare beni non monetizzati e altre complesse securities, da banche stremate e in crisi di capitale. La turbolenza nei mercati finanziari si è intensificata e ci sono tutte le indicazioni che la situazione peggiorerà prima di migliorare. 

Vi è un gran numero di segni che il sistema finanziario sia sull’orlo del collasso e che Wall Street sia destinata ad un crollo simile a quello del 1929. I correntisti hanno iniziato a ritirare i loro risparmi dai fondi del mercato monetario allarmati dalle oscillazioni nel mercato e dal diluvio giornaliero di pessime notizie economiche. Questi ritiri sono l’equivalente di una corsa agli sportelli al rallentatore, proprio nel momento in cui banche commerciali sotto pressione hanno bisogno di accedere a capitale a buon mercato per finanziare le operazioni di tutti i giorni e fornire prestiti per un’economia che si indebolisce costantemente. C’è stato anche un incremento spinto dal panico nell’acquisto di buoni del Tesoro Usa considerati l’investimento più sicuro. Secondo il Wall Street Journal, durante la disfatta del mercato di mercoledì, “gli investitori erano disposti a pagare, per i buoni mensili del Tesoro, più di quanto si sarebbero aspettati di ottenere alla maturazione delle obbligazioni. Alcuni investitori, quindi, avevano deciso che una perdita nota ma piccola era meglio dell’incertezza legata a qualunque altro tipo di investimento. È una cosa mai successa prima” (Wall Street Journal). Inoltre la VIX, o “indicatore della paura” [Il ‘Volatility Index’ del Chicago Board Options Exchange, definito "fear gauge". N.d.t.] è salito a livelli mai visti dall’inizio della crisi nell’agosto dell’anno scorso. 

A seguire, "Il mercato scommette sul fallimento degli Stati Uniti", dal George Washington's Blog 

Martedì i tassi di prestiti tra banche erano schizzati verso l’alto portando le banche a smettere improvvisamente di prestarsi denaro l’una con l’altra. Quando le banche smettono di farsi prestiti tra di loro, non possono adempiere alla loro funzione primaria di trasmettere credito ai consumatori e alle imprese, e l’economia si spegne. Questo il motivo per cui la Fed e altri membri del cartello bancario occidentale hanno fatto un annuncio a sorpresa alle tre di mattina (orario della costa est) di mercoledì. 

Dalla Fed: 

“Oggi, la Bank of Canada, la Bank of England, la European Central Bank (ECB), la Federal Reserve, la Bank of Japan, e la Swiss National Bank annunciano misure coordinate volte ad affrontare le continue ed elevate pressioni nei mercati finanziari a breve termine in dollari Usa. Queste misure, insieme ad altre azioni intraprese negli scorsi giorni da singole banche centrali, sono progettate per migliorare le condizioni di liquidità nei mercati finanziari globali… Il Federal Open Market Committee ha autorizzato l’espansione di $ 180 miliardi dei suoi accordi valutari reciproci temporanei (swap lines [linee di credito]). Questa aumentata capacità sarà disponibile per fornire finanziamento in dollari per operazioni di liquidità immediata e a termine da parte delle altre banche centrali”.



Prima della fine della giornata la Fed aveva quadruplicato il totale dei dollari (sino a 247 miliardi) a cui le banche centrali di tutto il mondo potevano accedere per calmare gli scambi tra le banche e riprendere i prestiti ai richiedenti mutui e alle imprese. Secondo Bloomberg: “la Fed spruzzerà dollari in tutto il mondo tramite le linee di credito con altre banche centrali. Esse possono poi metterli all’asta nei loro mercati”. Come prima cosa il mercato azionario ha reagito positivamente all’annuncio della Fed, ma per mezzogiorno il mercato era sotto di 200 punti e perdeva quota rapidamente. E’ servito un altro annuncio a sorpresa da parte del Dipartimento del Tesoro per scuotere il mercato dal suo terrore e farlo crescere di 410 punti durante la giornata: l’annuncio di un massiccio intervento governativo per rimuovere dei bilanci delle banche i cattivi prestiti e le devastanti obbligazioni poggiate sui mutui. 

La riunione di emergenza della notte scorsa di Paulson con il Congresso è stata descritta dai parlamentari che vi hanno assistito come “da brividi”. La situazione è molto peggiore rispetto a quanto i funzionari del governo avevano sin qui ammesso. La risurrezione della Resolution Trust Corporation(RTC) è un disperato tentativo di affrontare a testa bassa i problemi del sistema bancario fornendo una stanza di compensazione finanziata dai contribuenti per beni non monetizzati e per obbligazioni tossiche legate ai mutui per le quali non c’è attualmente mercato. Al contribuente viene chiesto di pagare sino a $ 1000 miliardi per gli eccessi speculativi e la fraudolenta truffa obbligazionaria delle banche di investimento di Wall Street. I proprietari che probabilmente perderanno le loro case per pignoramento non beneficeranno della RTC di Paulson. Entrambi i candidati presidenziali hanno già dichiarato il loro appoggio al piano. 

Secondo il New York Times: “Voci della nuova presa di posizione dell’amministrazione Bush sono iniziate a girare per il mercato azionario giovedì pomeriggio. Entro la fine della giornata la media dei titoli industriali del Dow Jones era salita di 617 punti dal suo minimo di metà pomeriggio, la più grande salita in sei anni, e ha finito la giornata con un guadagno di 410 punti, cioè del 3,9%”.


[Henry Paulson e Ben Bernanke]


Se mai c’è stata una prova dell’attività del Plunge Protection Team, il mercato di giovedì lo è. [Il Plunge Protection Team sarebbe una squadra del governo incaricata di prevenire crolli nel mercato intervenendovi attivamente. Dato che l’acquisto di azioni sul mercato da parte del governo, agendo come fosse un utente privato qualunque, sarebbe impedito da diverse leggi, l’attività del Plunge Protection Team, che molti individuano nell’ufficialeWorking Group on Financial Markets, è circondata da mistero. N.d.t.]. Il mercato, a metà giornata, stava velocemente affondando nonostante la Fed avesse appena aggiunto quasi $ 250 miliardi di liquidità del sistema globale. Gli investitori stavano comprando buoni del Tesoro a breve termine in quantità record, l’“indicatore di paura” VIX era in salita, i mercati monetari stavano crollando e lo shock dei fallimenti di AIG e Lehman veniva ancora percepito in tutto il mondo. Gli investitori erano così ansiosi di ricomprare malandate azioni di banche di investimento oppure il Plunge Protection Team stava comprando con voracità i futures per forzare verso l’alto di 617 punti in mercato? 

Bloomberg News: "Due persone sentite dal personale del Congresso, che hanno parlato sotto condizione di anonimato perché i piani potrebbero cambiare, hanno detto che le opzioni prese in considerazione (dal Congresso) comprendono la creazione di un fondo di 800 miliardi per acquistare i cosiddetti beni falliti e un separato serbatoio da $ 400 miliardi presso la Federal Deposit Insurance Corp. per assicurare gli investitori dei fondi dei mercati monetari”. 

Non un solo centesimo del denaro pubblico viene assegnato agli intestatari di mutui a lungo termine perché rimangano nelle loro case. Non un solo membro del Congresso o senatore nella riunione di giovedì ha rifiutato il piano di salvataggio o chiesto un’indagine criminale per stabilire se sono state violate leggi nella vendita di obbligazioni fraudolente che hanno bloccato il sistema globale, spinto banche, fondi speculativi, compagnie di assicurazione e proprietari di casa al fallimento e fatto precipitare la più grande crisi finanziaria nei 230 anni di storia di questa nazione. 

Ironicamente, proprio le persone che hanno creato questo casino, saranno quelli che decideranno come risolverlo; la Federal Reserve e il Tesoro Usa. In quale altro posto, se non a Washington, un tale massiccio fallimento verrebbe compensato con maggiore potere e autorità? 

I giganti dell’investimento e la Federal Reserve sono interamente responsabili per l’attuale disastro. La deregolamentazione valutaria ha portato il capitale straniero a invadere i mercati delle partecipazioni e delle obbligazioni mentre l’economia reale soffriva. Le imprese sono state spostate all’estero e i lavori manifatturieri ben pagati portati oltre mare. Wall Street si è ingozzata di capitale straniero mentre l’America veniva trasformata in una nazione di lavoratori in imprese di costruzione e industrie di servizi. Ora quei posti di lavoro stanno scomparendo a milioni e le file dei disoccupati si ingrossano. 

Le agenzie di rating, le persone che chiedevano mutui mentendo sulla loro situazione, e incaricati della valutazione hanno tutti giocato un ruolo, ma la vera colpa è da dare a Wall Street. Hanno fatto lobby per deregolamentare il sistema in modo che le banche di investimento potessero unirsi alle banche commerciali e per permettere che coloro che corrono i maggiori rischi finanziari al mondo avessero un accesso non ristretto al più economico capitale disponibile: i depositi. Hanno persino creato una finta ideologia, il “fondamentalismo del mercato”, che comprende il trickle-down [Teoria economica del `trickle-down' (letteralmente: del gocciolamento): teoria secondo cui i benefici finanziari alle grandi imprese si rifletterebbero a loro volta sulle imprese più piccole e sui consumatori (dal vocabolario Webster). N.d.t.], il libero mercato, l’economia voodoo ed è interamente progettata per arricchire ulteriormente i ricchi e fare a pezzi la classe media. 

All’inizio di questa settimana l’ex senatore Jack Kemp è apparso con John McCain in un tour della provincia a Jacksonville, Florida. Kemp è stato uno dei principali architetti dell’economia “supply side", la completamente screditata dottrina dell’era Reagan che ci ha portato all’attuale catastrofe economica. Le teorie di Kemp vanno d’accordo con il motto “avido è bello” della scuola di Chicago di Milton Friedman. Tanto Friedman che Kemp credono che ciò che è bene per il mercato azionario è bene anche per l’America, ignorando la scioccante polarizzazione economica che ha diviso in due la nazione. Ora sempre più persone stanno iniziando a vedere che Friedman era un ciarlatano che ha fornito copertura ideologica per finanzieri oscenamente ricchi e per i loro scaltri investimenti truffa. 

L’economista e autore Henry Liu ha brillantemente riassunto ciò in un recente articolo su Asia Times: 

“Il crollo del fondamentalismo del mercato in tutte le economie sta mettendo sotto processo la teologia della scuola di Chicago. La sua grande bugia è stata mostrata dai fatti su due livelli. L’affermazione da parte dei ‘ragazzi di Chicago’ che aiutare i ricchi aiuterà anche i poveri non solo si è mostrata falsa, ma si è anche mostrato che il fondamentalismo nel mercato nuoce non solo ai poveri e ai senza potere, ma nuoce a chiunque, ricchi e poveri, anche se in modi diversi. Quando gli stipendi sono tenuti bassi per combattere l’inflazione, il regime dei salari bassi causa un eccesso di capacità produttiva tramite un eccessivo investimento dovuto ai profitti in eccesso [degli imprenditori n.d.t.]. E l’allentamento monetario sotto tali condizioni produce una iperinflazione che nuoce anche al ricco. I frutti della prova Friedman ci sono tutti, e sono tutti marci”.



Qualunque vento contrario che il paese affronta oggi economicamente, può essere direttamente attribuito all’ideologia completamente sballata del fondamentalismo del mercato. 

Il bagno di sangue di 449 punti persi martedì a Wall Street è l’inizio di un inevitabile crollo del mercato. Nonostante il piano di Paulson altri problemi sono in arrivo. Secondo Bloomberg: “più dì $ 19 mila miliardi sono stati cancellati dal mercato azionario globale dal massimo del 31 ottobre mentre la peggiore recessione immobiliare Usa dalla grande depressione e la risultante crisi del credito globale rallentavano l’economia mondiale”. Tutti gli indicatori economici puntano a maggiori perdite. Una volta che il sistema inizia a perdere leva, non c’è nessuno che possa fare qualcosa a riguardo. Paulson può mettersi di persona di fronte alla valanga del mercato se vuole, ma non ne cambierà l’esito. Le correzioni del mercato sono inesorabili come la forza di gravità. Questo è il motivo perché non si può permettere lo sviluppo delle bolle speculative senza un intervento sui tassi di interesse. Un’azione responsabile da parte della Banca centrale avrebbe potuto prevenire la presente crisi. 

Mercoledì Forex.tv ha riferito che il flusso netto a lungo termine TIC (Treasury International Capital) è andato sotto le previsioni di tutti, arrivando a 6, 1 miliardi di dollari in luglio, mentre il flusso TIC totale dello stesso mese è sceso a $ 74,8 miliardi, in base ai dati pubblicati dal Tesoro Usa martedì mattina. Gli economisti si aspettavano che i flussi netti a lungo termine salissero a $ 55 miliardi rispetto alla cifra del mese precedente di $ 53,4 miliardi. 

$ 6,1 miliardi non rispondono ai requisiti del nostro attuale deficit di $ 700 miliardi. Il dollaro è destinato ad una caduta. 

Mercoledì il sindaco di New York Michael Bloomberg ha avvertito che la “prossima ondata” di panico finanziario potrebbe venire da oltremare, se istituzioni straniere smettono di comprare il debito Usa. “Non è chiaro chi comprerà il nostro debito”, ha detto Bloomberg. “Potrebbe benissimo essere che arriverà a colpirci un’altra ondata”. 

Il New York Times riporta una storia simile, ma questa volta riguarda l’Asia: 

“I risparmi asiatici hanno, in pratica, finanziato le spese americane per decenni, ma l’interesse asiatico nei beni americani si sta sgonfiando, un andamento che sembra essere iniziato quest’estate… Dati quasi passati inosservati, pubblicati dal Dipartimento del Tesoro martedì, hanno mostrato che è iniziato a luglio un chiaro cambiamento nei movimenti di capitale internazionale. Gli investitori privati hanno portato $ 92,9 miliardi netti fuori dagli Stati Uniti, dopo avere messo, a giugno, $ 46,8 miliardi in obbligazioni americane.” ("Asia rethinks American Investments Amid Market Upheaval" [L’Asia riconsidera gli investimenti in America nel mezzo della turbolenza del mercato.], Keith Bradsher, New York Times). 


[Debito federale USA detenuto da stranieri. In miliardi di dollari.]


Le banche centrali e gli investitori stranieri hanno chiuso il rubinetto. Vedono che il sistema finanziario Usa barcolla e che il dollaro si indebolisce. “Ieri è anche salito a livelli record il rischio percepito sul debito del governo Usa, a lungo ritenuto assente da qualunque rischio di fallimento, mentre il coinvolgimento del governo nel salvataggio dei mercati finanziari è andato a pesare sul suo stesso bilancio” (Bloomberg News). Il “piena fiducia e pieno credito” al governo degli Stati Uniti sta scivolando via. Il debito Usa verrà declassato. La tripla A non è più garantita. Il titolo America si è appena spostato verso il Livello 3 [I livelli sono modi di classificare un titolo azionario in base al grado di affidabilità del suo valore: il livello 3, il più basso, implica una situazione in cui è molto difficle determinare il reale valore di un titolo. N.d.t.]. Gli Usa sono ora un’economia subprime in respirazione assistita. 

Attualmente, “vi sono circa 6840 miliardi di dollari in depositi bancari. Dei quali, 2.600 miliardi di dollari non sono assicurati. Ci sono solo $ 53 miliardi dell’assicurazione FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation) per coprire i 6840 miliardi di dollari di depositi. Di questi 6840 miliardi di dollari in depositi bancari, il denaro liquido totale nelle mani delle banche ammonta a soli $ 273,7 miliardi” (Mish's Global Economic Trend Analysis). 

$273.7 miliardi è una cifra miserabile, insufficiente persino ad affrontare i bisogni di una piccola corsa agli sportelli. La tempesta non ha nemmeno toccato terra in mezzo all’America e già il sistema si sta piegando. Il 2009 sarà davvero un anno tetro. 

Il sistema finanziario Usa, malconcio e in una situazione di leva finanziaria eccessiva, affronterà la maggiore sfida nei prossimi mesi. La frenetica ricerca di capitale è già iniziata, ma i risultati saranno prevedibilmente deludenti. 

la Cina né i principi sauditi compreranno più fallimentari banche di investimento. Le lasceranno ai contribuenti Usa. Quello che è iniziato come un brillante piano per affibbiare titoli spazzatura poggiati sui mutui ad investitori ingenui in tutto il mondo, si è improvvisamente ritorto contro, e minaccia ora di far crollare a terra l’intero sistema e cambiare, in futuro, il paradigma del potere geopolitico, per quanto si può prevedere. 

Lunedì notte il leader della maggioranza al senato Harry Reid è stato interrogato sulla gravità della situazione durante l’incontro segreto con il segretario al Tesoro e il presidente della Federal Reserve. I commenti di Reid sono, ad oggi, il miglior riassunto degli eventi degli ultimi 14 mesi. Egli ha detto: “Siamo in un nuovo territorio, questa è una partita differente… Nessuno sa cosa fare”. 

Mike Whitney vive nello stato di Washington. Può essere contattato all’indirizzo fergiewhitney@msn.com

Titolo originale: "The Point of No Return"

Fonte: http://www.counterpunch.org

IL MERCATO SCOMMETTE SUL FALLIMENTO DEGLI STATI UNITI

A CURA DI GEORGE WASHINGTON’S BLOG 

Avete sicuramente sentito parlare dei "credit default swaps" [letteralmente: “scambi sull’inadempienza creditizia” N.d.t.]. Sono un tipo di derivati in cui una persona piazza una scommessa che una certa azienda fallirà, e un’altra persona dall’altro lato del contratto, scommette che l’azienda nonfallirà (guardate questo link e quest’altro). 

Bene, la gente sta iniziando ad aumentare l'uso dei “credit default swaps” per scommettere che gli Usa saranno inadempienti col pagamento del debito del Tesoro. 

Un articolo del Telegraph di oggi include un grafico [vedi sotto, figura a destra N.d.t.] che mostra l’andamento dei credit default swaps decennali sul debito del Tesoro Usa, e spiega: 


[I tassi di interesse del mercato prendono il volo (sinistra, indice Libor) mentre la possibilità di una bancarotta Usa cresce.]

 

Guardate bene il grafico che mostra i recenti picchi nei default swaps decennali sul debito del Tesoro Usa. In altre parole, il mercato sta valutando la genuina possibilità che gli Usa dovranno lottare per riuscire a risarcire una parte delle loro obbligazioni del Tesoro a lungo termine. 

Tale possibilità è ancora ritenuta piuttosto bassa. Ma la domanda finanziaria definitiva, sino a poco tempo fa impensabile, viene ora chiesta. Sì signori, il potente governo Usa potrebbe dichiararsi inadempiente. Il mondo è cambiato sino a questo punto.



Titolo originale: "The Market is Now Pricing In the Genuine Possibility that the US will Default on Its Debt "

Fonte: http://georgewashington2.blogspot.com/

 

Nigeria, il Mend alla guerra totale


Attacchi contro le installazioni nel Delta del Niger Il gruppo ribelle chiede il rilascio del suo leader
STEFANO LIBERTI

«Abbiamo dichiarato la guerra del petrolio». Con un comunicato dai toni minacciosi e ultimativi, il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (Mend), principale gruppo ribelle attivo nella regione petrolifera del sud della Nigeria, ha scatenato ormai da una settimana l'operazione «uragano Barbarossa», un'offensiva su vasta scala nello stato di Rivers contro le installazioni delle compagnie petrolifere internazionali. Da domenica scorsa, giorno in cui è stato dato inizio alle ostilità con una serie di attacchi condotti su lance veloci, le e-mail che il portavoce del movimento, Jomo Gbomo, invia agli organi di stampa sono un vero e proprio bollettino di guerra quotidiano. «Abbiamo colpito un'installazione appartenente alla compagnia Shell», «Abbiamo distrutto con l'esplosivo una pipeline che dovrebbe appartenere all'Agip e alla Shell», «Abbiamo sabotato un oleodotto». Ormai non passa giorno senza che venga condotto un attacco. Le azioni sono concentrate nello stato di Rivers, anche se il gruppo minaccia di estendere le ostilità anche agli altri stati che compongono la regione del Delta del Niger. L'operazione «Uragano Barbarossa» è stata lanciata in seguito a un attacco portato avanti dall'esercito nigeriano con elicotteri, jet e mezzi navali contro alcune postazioni ribelli, in cui secondo il Mend sarebbero anche morti diversi civili. Subito dopo quest'attacco, è arrivata violentissima la rappresaglia del Mend, che ha esortato le compagnie petrolifere a evacuare il proprio staff perché, testualmente, «il nostro obiettivo non è catturare ostaggi, ma distruggere le infrastrutture». L'attacco dell'esercito e la rappresaglia del Mend si inseriscono in un contesto di già altissima tensione, in cui il governo sta da alcune settimane moltiplicando iniziative anche contraddittorie di negoziato (ha prima istituito una Commissione, poi annunciato la futura creazione di un «ministero per il Delta del Niger») e il Mend appare invece sempre più intenzionato a ottenere con ogni mezzo la liberazione del suo leader Henry Okah, arrestato nel settembre dell'anno scorso in Angola e al momento sottoposto a un processo segreto ad Abuja dopo essere stato estradato. Okah, accusato dal governo federale di traffico d'armi e alto tradimento, è di fatto il creatore del Mend e il propugnatore della strategia mediatica fatta di sequestri, attacchi e frequenti contatti con i giornalisti attraverso la posta elettronica. Poche settimane prima del suo arresto, Okah aveva incontrato nella sua residenza privata in Sudafrica il vice-presidente nigeriano Goodluck Jonathan, che voleva negoziare con lui un accordo di tregua. Con ogni probabilità, l'accordo non è stato raggiunto: è quindi seguito l'arresto e l'estradizione verso la Nigeria. Ieri, giorno in cui ci sarebbe dovuta essere un'udienza del processo, il leader del Mend è stato condotto in ospedale per «problemi renali». La liberazione di Okah è considerata dal Mend un pre-requisito per ricominciare i negoziati, tanto che il gruppo ribelle tiene al momento in ostaggio diversi lavoratori del settore petrolifero (alcuni nigeriani, ma anche ucraini e due britannici) e ha dichiarato di voler procedere a una scambio di prigionieri. Gli attacchi dell'esercito hanno avuto anche un inaspettato effetto collaterale: ricompattare il fronte ribelle, piuttosto diviso nell'ultimo anno tra i fautori della linea dura (con in testa in particolare la fazione del Mend attiva negli stati di Rivers e Bayelsa) e quelli di un approccio più morbido, che fin dall'elezione di Jonathan alla vice-presidenza si erano detti disponibili al dialogo. Uno degli attacchi dei giorni scorsi, è stato condotto in modo coordinato dai combattenti afferenti alla galassia del Mend e da uomini del Niger Delta People's Volunteer Force (Ndvpf), il gruppo ribelle guidato negli anni scorsi da Alhaji Dokubo-Asari, che ha avuto con il Mend e in particolare con Okah rapporti più che burrascosi per la gestione della leadership della lotta armata - Asari si era detto «soddisfatto» dopo l'arresto di Okah. Il comunicato che il Mend ha rilasciato dopo questo attacco parla invece in modo esplicito di «una nuova alleanza» tra i due gruppi, sottolineando come «tutti i gruppi nella regione hanno messo da parte le proprie differenze e si sono uniti per combattere un nemico comune che da cinquant'anni usa gli strumenti dello stato e la tattica del divide et impera per opprimere la regione». Il dato di fatto è che gli attacchi di questi giorni hanno fatto ulteriormente calare la produzione di greggio nigeriana (scesa di circa 300mila barili al giorno) e vedono ormai la supremazia della Nigeria come primo produttore africano di petrolio messo in serio pericolo dall'Angola.

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