venerdì 19 settembre 2008

Mosca-Occidente bastone e carota





 
MOSCA - La Nato ha “provocato il conflitto” in Georgia, rendendo chiaro che l'attuale sistema di sicurezza mondiale risulta ormai “scassato”. È tempo di metterlo da parte per costruirne uno nuovo, da concordare con l’Europa. Magari, smarcandosi dagli Stati Uniti. È la risposta secca del presidente russo Dmitri Medvedev all’affondo lanciato ieri dal segretario di stato americano Rice contro la Russia. Mosca non ci sta a farsi dare dell’“autoritaria” e tornare a un passato per lei sepolto, quello della guerra fredda. Una Russia destinata a diventare “irrilevante” sulla scena mondiale, fuori dal Wto? Rifiuta la tesi di Condoleeza anche il premier Putin dal Forum degli Investimenti di Sochi (dove siede pure il collega francese Fillon): «vogliono chiuderci di nuovo dietro una cortina di ferro», per “sabotare il processo di modernizzazione in corso nel paese”. Che invece, “vuole integrarsi pienamente nell’economia mondiale”: proprio ora che il suo governo annuncia un’iniezione di liquidità per salvare le borse. In serata arriva una risposta ancor più dettagliata alla responsabile della diplomazia Usa, dal ministero degli esteri russo: che la taccia di «partire da presupposti errati», e nega il rischio di “effetto domino” nel Caucaso. La Russia si dice disposta a collaborare con Washington su tutti i fronti, ma Rice non ha alcun diritto di «metterle i piedi in testa»; forse lo fa “perchè valuta il fallimento dei suoi progetti nella regione, ambigui anche moralmente». 
“Speriamo che gli Stati Uniti non arrivino a voler scegliere il presidente russo”, ironizza zar Medvedev. Bastone e carota: subito dopo tende la mano ai cittadini georgiani - che, dice, non hanno colpa della guerra, “sono saggi e con loro vogliamo ristabilire buone relazioni umane”. Intanto la Nato respinge al mittente le accuse: “non puniremo la Russia, non è nostro compito”, dichiara il segretario generale Scheffer. Mentre per il portavoce Appathurai “non c'è nulla di provocatorio nel sostenere lo sviluppo democratico della Georgia, e le sue aspirazioni di avvicinamento all'Alleanza”. Poco dopo giunge un annuncio destinato a far risalire la tensione: secondo un diplomatico del dipartimento di Stato Usa che ha parlato alla celebre radio Eco di Mosca, gli Stati Uniti aiuteranno Tiblisi a ristabilire il proprio potenziale militare. Rimpallo immediato dal Cremlino: “ora dovremo modernizzare l’esercito”. La Duma includerà nella nuova finanziaria un aumento delle spese per la difesa del 26%, e la sicurezza nazionale (31%). E per sventare la crisi Mosca punta sull’industria delle armi. A leggere il Times, sta trattando con l'Iran la vendita di un sistema missilistico anti-aereo; l’articolo interessa anche a Hugo Chavez, come i mezzi corazzati e il nuovo caccia russo Su35, pronto nel 2010; Ankara ieri ha comprato 800 missili anti-carro da Mosca, che presto dovrebbe fornirle un sistema di difesa aerea da un miliardo di dollari.

Oggi su Il Messaggero
Autore: Lucia Sgueglia

Cina mette in orbita un satellite per il Venezuela











La Cina metterà in orbita un satellite per il Venezuela e l’Uruguay nel corso del corrente anno. Lo rivela l’agenzia informativa russa RIA Novosti.

Venezuela e Uruguay hanno intenzione di avere un satellite per le telecomunicazioni entro il 2008. Secondo un accordo firmato in novembre 2005, la China Great Wall Industry Corporation ha stabilito di progettare, costruire, testare e mettere in orbita il VENESAT-1 per il Venezuela. L’Uruguay si è aggiunto più tardi al progetto, aggiungendo il 10 percento del finanziamento.

“Il satellite sarà messo in orbita da un razzo cinese e il lancio è previsto tra la fine di settembre e l’inizio di novembre”, ha detto, secondo i giornali, Hector Navarro, ministro delle scienze del Venezuela.

Il satellite avrà una vita di 15 anni e sarà lanciato dalla base di Xichang, nella Cina sud-occidentale da un razzo CZ-3B.

La Cina sta anche supportando il Venezuela nella costruzione di diverse stazioni di monitoraggio satellitare sul territorio venezuelano.

Il Ministro della Difesa del Venezuela, Rangel Briceno, ha dichiarato ai reporter che il satellite sarà usato per scopi civili, per consentire al Venezuela e all’Uruguay di sviluppare le industrie delle telecomunicazioni.

Il satellite è chiamato anche il “Simon Bolivar”, dal nome del rivoluzionario sudamericano.

Il Venezuela ha rafforzato i rapporti con la Cina da quando il presidente Hugo Chavez è entrato al potere, nel 1999, lanciando quella che egli stesso ha definito la rivoluzione sociale “Bolivariana”.



http://en.rian.ru - by Elena Arena

Il neofascita italiano Diodato fra i registi della strage di Pando


Nelle indagini condotte per far luce sul massacro di 15 contadini indigeni, avvenuto l'11 settembre scorso nel dipartimento di Pando, emerge la pista neofascita italiana. L'ex parà cinquantenne originario dell'Abruzzo, Marco Marino Diodato, sarebbe secondo Michel Irusta, ex parlamentare e giornalista boliviano, legato al prefetto di Pando, Leopoldo Fernandez, in questo momento agli arresti per aver violato lo stato d'assedio imposto nel dipartimento, e con lui e altri in combutta nel finanziare gli squadroni responsabili del massacro dell'11 settembre. Dello stesso avviso il giornalista Wilson Garcia Merida secondo cui, Diodato avrebbe operato recentemente nei dipartimenti «ribelli» della Mezzaluna (Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija) «organizzando gruppi di killer». Il neofascista, trasferitosi in Bolivia alla fine degli anni '70, in passato ha lavorato per il dittatore Hugo Banzer, di cui sposò la nipote, e Luis Garcia Meza. Accusato di gestire un clan di narcos è stato condannato a 10 anni e dal 2004, dopo un'evasione, è latitante. 
Autore: Pietro Calvini

La vera storia: perchè la marijuana fu proibita


LA VERA STORIA: PERCHÈ LA MARIJUANA FU PROIBITA

La marijuana (spagnolo), o cannabis (latino) o hemp (inglese) è una pianta che si potrebbe definire miracolosa, ed ha una storia lunga almeno quanto quella dell'umanità. Unica pianta che si può coltivare a qualunque latitudine, dall'Equatore alla Scandinavia, ha molteplici proprietà curative, cresce veloce, costa pochissimo da mantenere, offre un olio di ottima qualità (molto digeribile), ed ha fornito, dalle più antiche civiltà fino agli inizi del secolo scorso, circa l'80 per cento di ogni tipo di carta, di fibra tessile, e di combustibile di cui l'umanità abbia mai fatto uso.

E poi, cosa è successo? E' successo che in quel periodo è avvenuto il clamoroso sorpasso dell’industria ai danni dell'agricultura, e di questo sorpasso la cannabis è stata chiaramente la vittima numero uno. 

I nascenti gruppi industriali americani puntavano soprattutto allo sfruttamento del petrolio per l’energia (Standard Oil - Rockefeller), delle risorse boschive per la carta (editore Hearst), e delle fibre artificiali per l’abbigliamento (Dupont) – tutti settori nei quali avevano investito grandi quantità di denaro. Ma avevano di fronte, ciascuno sul proprio terreno, questo avversario potentissimo, e si unirono così per  formare un'alleanza sufficientemente forte per batterlo.



L'unica soluzione per poter tagliare di netto le gambe ad un colosso di quelle dimensioni risultò la messa albando totale. L’illegalità. Partì quindi un'operazione mediatica di demonizzazione, rapida, estesa ed efficace ("droga del diavolo", "erba maledetta" ecc. ), grazie agli stessi giornali di Hearst (è il famoso personaggio di Citizen Kane/Quarto Potere, di O. Wells), il quale ne aveva uno praticamente in ogni grande città. Sensibile al denaro, e sempre alla ricerca di temi di facile presa popolare, Hollywood si accodò volentieri alla manovra, contribuendo in maniera determinante a porre il sigillo alla bara della cannabis (a sin. la locandina del fim "Marihuana: assassina di giovinezza - Un tiro, una festa, una tragedia"). 

La condanna morale viaggiava rapida e  incontrastata da costa a costa (non c’era la controinformazione!), e di lì a far varare una legge che mettesse la cannabis fuori legge fu un gioco da ragazzi. Anche perchè pare che i tre quarti dei senatori che approvarono il famoso "Marijuana Tax Act" del 1937, tutt'ora in vigore, non sapevano che marijuana e cannabis fossero la stessa cosa: sarebbe stato il genio di Hearst ad introdurre il nomignolo, mescolando le carte per l'occasione. 

THOUGHTS ON CANNABIS 

"How many murders, suicides, robberies, criminal assaults, holdups, burglaries and deeds of maniacal insanity it causes each year, especially among the young, can only be conjectured...No one knows, when he places a marijuana ciga-rette to his lips, whether he will become a joyous reveller in a musical heaven, a mad insensate, a calm philosopher, or a murderer..." 

"Quanti omicidi, suicidi, furti, aggressioni criminali, rapine, scassi e gesti di follia maniacale provochi ogni anno, lo si può solo indovinare. Nessuno sa, nel mettere ad altri fra le labbra una sigaretta di marijuana, se ne faranno un allegro visitatore di paradisi musicali, un folle delirante, un tranquillo pensatore, o un assassino..."

HARRY J ANSLINGER . Commissioner of the US Bureau of Narcotics 1930-1962

Fatto sta che a partire da quel momento Dupont inondava il mercato con le sue fibre sintetiche (nylon, teflon, lycra, kevlar, sono tutti marchi originali Dupont), il mercato dell'automobile si indirizzava definitivamente all'uso del motore a benzina (il primo motore costruito da Diesel funzionava concarburante vegetale), e Hearst iniziava la devastazione sistematica delle foreste del Sudamerica, dal cui legno trasse in poco tempo la carta sufficiente per mettere in ginocchio quel poco che era rimasto della concorrenza. 

Al coro di benefattori si univa in seguito il consorzio tabaccai, che generosamente si offriva di porre rimedio all'improvviso “vuoto di mercato” con un prodotto cento volte più dannoso della cannabis stessa.

E le "multinazionali" di oggi, che influenzano fortemente tutti i maggiori governi occidentali, non sono che le discendenti dirette di quella storica alleanza, nata negli anni '30, fra le grandi famiglie industriali. (Nel caso qualcuno si domandasse perchè mai la cannabis non viene legalizzata nemmeno per uso medico, nonostante gli innegabili riscontri positivi in quel senso).

Come prodotto tessile, la cannabis è circa quattro volte più morbida del cotone, quattro volte più calda, ne ha tre volte la resistenza allo strappo, dura infinitamente di più, ha proprietà ignifughe, e non necessita di alcun pesticida per la coltivazione. Come carburante, a parità di rendimento, costa circa un quinto, e come supporto per la stampa circa un decimo.

Abbiamo fatto l'affare del secolo.


Scritto da Massimo Mazzucco per luogocomune.net

Guernica

Il lunedì a guernica è giorno di mercato per la gente delle campagne. Alle 16,30, quando la piazza era affollata, e molti contadini stavano ancora arrivando, la campana diede l'allarme . Cinque minuti dopo un bombardiere tedesco volteggiò sulla città a bassa quota, quindi lanciò le bombe mirando alla stazione. Dopo altri cinque minuti ne comparve un secondo, che lanciò sul centro un egual numero di esplosivi. Un quarto d'ora più tardi tre Junker continuarono l'opera di demolizione e il bombardamento si intensificò ed ebbe termine solo alle 19,45, con l'approssimarsi dell'oscurità. L'intera cittadina, con settemila abitanti e oltre tremila profughi, fu ridotta sistematicamente a pezzi. Per un raggio di otto chilometri, tutt'intorno, gli incursori adottarono la tecnica di colpire fattorie isolate. Nella notte esse ardevano come candele accese sulle colline.
(Dal Times del 28 aprile 1937)
......
El 26 de abril de 1937, la fuerza aérea alemana ataca el pueblo de guernica, la idea es desmoralizar a los republicanos, destruyendo el símbolo de la independencia vasca.
Aclaremos que no fueron los alemanes los ideólogos del desastre, sino españoles franquistas, que pidieron tremenda barbaridad: un ataque aéreo masivo sobre un población de 7.000 personas desarmadas.
Este solo hecho, califica a la falanje española.
En respuesta, también fue un español el que difundió e inmortalizó el desastre, la falanje pasará, pero el cuadro será eterno.
A 70 años de guernica, el mundo presenció muchos otros guernicas, tantos que nadie se asombra, de que hoy en Irak, se usen armas mucho peores, que hace 70 años, que matan a defensores e invasores, y que nadie se importa, porque no hay pintores para inmortalizarla, o porque con un cuadro basta, todas las bestialidades del mundo se simbolizan con un solo cuadro:¡guernica!
(Texto de Jose María Mancuso)

Russi alla conquista dell'artico, per sopravvivere

MOSCA – La salvezza economica della Russia nelle mani dell’Artico. La medicina contro la crisi globale dei mercati, che dopo un lungo periodo di immunità sta colpendo ora anche Mosca, da ricercare nel profondo dei mari, forziere di preziosi idrocarburi. Pareva una boutade fino a un anno fa, quando i ricercatori dell’Istituto di ricerca per l’Artico e l’Antartico di Pietroburgo piantarono una bandiera russa in titanio a 4200 metri sul fondo del Polo Nord. Ma oggi che il nuovo crollo delle finanze mondiali ha fatto irruzione anche nella Borsa di Mosca - da una settimana in picchiata, con le riserve pesantemente intaccate – potrebbe diventare la nuova frontiera da conquistare per il Cremlino, nel prossimo decennio. Per mantenere quel boom trainato in 8 anni principalmente, o unicamente, dalle immense risorse energetiche russe e dal caro petrolio. “L’utilizzo delle risorse dell’oceano glaciale artico garantirà la sicurezza energetica futura della Russia. Il nostro obiettivo principale è fare dell’Artico una riserva di risorse per la Russia del 21esimo secolo”. Lo ha detto il presidente russo Dmitri Medvedev mercoledi davanti al Consiglio di Sicurezza nazionale, delineando meticolosamente i “Principi della Politica russa nell’Artico” fino al 2020. Una “priorità di sviluppo per il paese”. E adottando un piano d’azione per realizzarli, elaborato con l’aiuto dei cervelloni dell’Accademia delle Scienze, tutti i ministri e i governatori regionali. 
Per gli esperti, la piattaforma continentale artica potrebbe contenere quasi un quarto delle riserve mondiali d’idrocarburi. Anche se ancora nessuno sa come estrarli a tale profondità. “La competitività della Russia sui mercati globali dipende dall’Artico”, conferma il capo del Cremlino. Circa il 20% del Pil e il 22% delle esportazioni russe derivano da lì. Di conseguenza, occorre “difendere gli interessi nazionali russi in questa regione”, e adottare al più presto una “legge che stabilisca il tracciato della frontiera meridionale della parte russa dell’Artico”. Che significa? Che una nuova guerra fredda, anzi gelida, si profila all’orizzonte. Il Piano russo infatti è destinato a scontrarsi con le parallele ambizioni delle altre nazioni che si affacciano sul Mar Glaciale. Lo si è visto già un anno fa, quando l’”impresa russa” intentata per dare evidenza scientifica alle pretese territoriali di Mosca sull’area preoccupò Usa, Canada, Danimarca, Norvegia e Russia: sono i 5 paesi del Circolo Polare Artico, e per la legge internazionale attuale a ciascuno spetta una zona economica di 322 chilometri nell’Oceano artico. La nuova stazione di ricerca scientifica russa galleggiante “Polo Nord 36” ivi insediata a settembre 2007 ambisce ad ampliare la propria. Ma anche i vicini non stanno con le mani in mano, a partire da Washington. Per gli esperti, l’aumento della popolazione mondiale porterà presto una nuova attenzione su aree del globo finora considerate no man’s land, per sfruttarne ogni minima risorsa.
Autore: Lucia Sgueglia

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