mercoledì 3 dicembre 2008

Zimbabwe, la rivincita dei bianchi


La bocciatura, l'ennesima, al programma di riforma agrario portato avanti dal governo del presidente Robert Mugabe è arrivata stavolta dall'estero, precisamente dal tribunale della Southern African Development Community, l'organizzazione che comprende gli stati dell'Africa meridionale. Secondo la Sadc, le espropriazioni ai danni di 78 agricoltori bianchi sarebbero illegittime, e per questo dovrebbero essere bloccate. Il governo di Harare ha già fatto sapere che non attuerà la sentenza. Ma, al di là delle dichiarazioni politiche, lo storico precedente avrà qualche effetto sulle autorità dello Zimbabwe?
Secondo la corte gli agricoltori, in odore di espropriazione, hanno tutti i diritti legali per rimanere nelle loro proprietà, diritti che il governo di Harare non può violare. Quest'ultimo si è però affrettato a specificare che la sentenza della corte non verrà attuata, e che anzi il programma agrario (leggi le espropriazioni degli agricoltori bianchi) verrà velocizzato. Questo nonostante le sentenze della corte siano vincolanti per gli stati membri dell'organizzazione. Finora, nessuno degli altri Paesi facenti parte della Sadc si è pronunciato sulla vicenda, neppure il Botswana, nei mesi scorsi estremamente critico nei confronti di Mugabe e della sua gestione politica.

Alle prese con un'economia al collasso (l'inflazione ha toccato il 231.000.000 percento), un'epidemia di colera che dalla scorsa estate ad oggi ha provocato quasi 500 morti e uno stallo politico che da marzo impedisce la nascita di un nuovo governo, Mugabe non ha certo intenzione di far riemergere anche la questione degli espropri ai farmers bianchi: ancora nel 2000, poco più di 4.400 agricoltori bianchi controllavano circa un terzo delle terre dello Zimbabwe, mentre un milione di piccoli coltivatori neri doveva dividersi un altro terzo. La riforma agraria, procrastinata per decenni ma necessaria per riequilibrare le rendite del Paese, fu condotta in maniera pessima, provocando il crollo della produzione agricola e costringendo lo Zimbabwe alla dipendenza dagli aiuti umanitari.
Secondo la maggior parte degli economisti locali, sarebbe stata proprio la pessima attuazione della riforma agraria a dare il via alla crisi economica che ha ridotto in ginocchio il Paese. Il governo è comunque intenzionato a proseguire nelle espropriazioni, presentante come uno strumento di giustizia sociale nei confronti degli agricoltori neri meno abbienti, rimasti vittime di una spartizione delle terre che datava dal periodo coloniale. Il programma di riforma agraria sta talmente a cuore a Mugabe da essere stato esplicitamente incluso nell'accordo per la spartizione dei poteri, firmato con il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai. In questo modo, anche se Mugabe dovesse perdere il potere, la riforma agraria non sarà modificabile.

Non è però detto che la sentenza della Sadc non modifichi gli equilibri interni. Dopotutto, il tribunale appartiene alla stessa organizzazione che ha sponsorizzato i colloqui di pace, e che rimane uno dei pochi appigli rimasti a Mugabe per sconguirare un isolamento internazionale estremamente pericoloso per il Paese. Senza contare che, se il processo di transizione dovesse proseguire, una volta ottenuto il potere Tsvangirai potrebbe utilizzare la sentenza per sconfessare parte degli accordi presi con Mugabe. Se vuole risolvere i propri problemi economici, lo Zimbabwe dovrà comunque riavviare il proprio settore agricolo. E a questo scopo, un compromesso tra il know-how degli vecchi latifondisti e la giustizia sociale verso il milione di agricoltori poveri, rimasti tali anche dopo la riforma, dovrà essere raggiunto.
Matteo Fagotto
Link: http://it.peacereporter.net/articolo/13021/La+rivincita+dei+bianchi

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