domenica 7 dicembre 2008

Una lettura del massacro di Mumbai



Il massacro di Mumbai arriva nel momento in cui gli USA nella dichiarata guerra “generazionale”al terrorismo, stanno per spostare il campo di battaglia dal Medio Oriente all’Asia meridionale. Mentre spostiamo le nostre forze verso est in Afghanistan ed inevitabilmente, in Pakistan gli avvenimenti di Mumbai accendono lo scenario geopolitico come un lampo a mezzanotte, facendo presagire un nuovo e forse maggiore pantano di quello che ci stiamo presumibilmente lasciando alle spalle in Irak. Dimentichiamoci delle differenze tra i Sunniti e gli Sciiti. Quello è un capitolo chiuso. Adesso nella rivalità tra Indiani e Pakistani abbiamo a che vedere con una vera e propria guerra di civiltà, che scaglia i Musulmani contro gli Induisti.

L’11 settembre indiano: lo chiamano così, e il paragone è calzante per alcuni aspetti, particolarmente per quanto concerne i preavvisi. Dopo il più grande attacco terroristico della storia degli USA, è venuto alla luce che il governo statunitense aveva ricevuto informazioni che avrebbero potuto indurlo ad essere più vigile o a prendere determinate misure preventive. Nel caso di Mumbai comunque, gli avvertimenti erano piuttosto specifici: gli Indiani erano stati apparentemente informati che fosse imminente un attacco da parte di terroristi con postazione in acqua sugli hotel di Mumbai – compreso il Taj Hotel, dove ha avuto luogo molto dell’azione. Il dato più indicativo è senza dubbio il fatto che la polizia indiana è semplicemente scappata per mettersi al riparo, anche se è difficile credere quello che se ne può dedurre. Può essere davvero possibile che un avvertimento così specifico possa essere stato ignorato?

Si spera che l’analogia con l’11 settembre non comprenda anche la ripetizione della nostra reazione al più grande attacco terroristico della nostra storia – l’inizio di una guerra senza fine, che ci ha trascinato nelle terre selvagge del Waziristan ed ora, nelle impenetrabili profondità della divisione tra Musulmani e Induisti. 

Ulteriori paralleli con l’11 settembre – se ricorderete la reazione immediata del “War Party” [Partito della Guerra] fu di collegare gli attacchi al World Trade Centre e al Pentagono con l’Irak di Saddam Hussein. Oggi la risposta riflessiva degli stessi dichiarati “esperti” è di puntare il dito contro il Pakistan. Si potrebbe immaginare che il ridimensionamento del nesso Saddam-Osama potrebbe frenarli, ma no davvero. La fabbricazione di un fondamento logico a giustificazione della guerra procede con stupefacente celerità. 

Secondo il rapporto degli Indiani i terroristi hanno lasciato un telefono satellitare a bordo dell’imbarcazione che hanno dirottato. Sono stati identificati cinque individui che hanno effettuato chiamate, di cui almeno tre sono associati a Lashkar-e-Taiba, un gruppo fondamentalista musulmano che cerca di “liberare” il Kashmir dalla dominazione indiana. Ciononostante gli Indiani hanno un elenco di sospetti molto più lungo, 20 in tutto. Il Wall Street Journal riferisce:
“L’India ha inoltre detto al Pakistan che gli attacchi sono stati approvati da Hafiz Mohammed Saeed, capo di Jamaat ud Dawa, l’organizzazione madre di Lashkar-e-Taiba. Saeed ha negato l’accusa che il suo gruppo fosse coinvolto. Durante un’intervista rilasciata alla GEO News, un canale televisivo privato pakistano Saeed ha detto‘l’India mi ha sempre accusato senza prove’”.

Nell’attribuire la responsabilità per gli orrori di Mumbai, entriamo in un nebuloso mondo di ambivalenze. Lashkar-e-Taiba è ritenuto affiliato in qualche vago modo ad elementi “corrotti” dell’intelligence pakistana, che è a sua volta connessa ai talebani, protettori e alleati di al-Quaeda. Il “War Party” sfodera la sua genealogia del terrorismo come fosse una scienza esatta la cui precisione tuttavia, viene messa in serio dubbio quando si guarda un po’ più da vicino tale presunta “organizzazione madre” di Lashkar-e-Taiba – che a quanto pare non era un’organizzazione terroristica quando era impegnata a lavorare accanto alle truppe di soccorso americane per aiutare le vittime del terremoto che ha devastato Pakistan ed India nel 2005.

Le splendide storie sfornate da chi fa propaganda di guerra per razionalizzare gli atti di sterminio di massa sono una parte importante di qualsiasi campagna mirata a far scoppiare un conflitto, quindi devono essere minimamente convincenti, o perlomeno credibili. Eppure la storia raccontata dal governo indiano è francamente incredibile. I terroristi avrebbero lasciato un telefono satellitare convenientemente piazzato accanto alla salma del capitano della nave, che era stato sgozzato, con i numeri dei loro addestratori registrati in memoria. Molto conveniente. Tuttavia è ancor meno convincente l’asserzione che Ajmal Kasab, unico sopravvissuto del gruppo dei terroristi abbia continuato a ricevere messaggi dai suoi addestratori anche dopo essere stato catturato. Questa piccola aggiunta, a mio parere rovina lo spettacolo. Si aggiunga a questo il ruolo dell’apparato di sicurezza indiano stranamente impreparato – se non negligente a livello criminale, e l’intera faccenda puzza di marcio. Dire “inverosimile” è dire poco. 

L’effetto del massacro di Mumbai sulla politica indiana è un’altra possibile analogia con l’11 settembre, che ha dato potere ai neocon ed ha catapultato i peggiori guerrafondai all’apice della burocrazia della sicurezza nazionale. Nel caso dell’India dove si terranno presto le elezioni, siamo preparati alla vittoria elettorale del movimento politico più agguerritamente nazionalistico e sciovinistico della nazione, il Bharatiya Janata Party (BJP).

Il BJP è l’espressione politica del movimento Hindutva, una versione fondamentalista dell’Induismo tradizionale che fa risalire la genealogia della “razza” indiana alle vecchie incursioni degli Ariani dal nord. Secondo gli ideologi dell’Hindutva la loro razza avrebbe avuto origine dal Polo Nord ed era originariamente – nella sua forma “pura”- una tribù di Ariani biondi con occhi azzurri. Di conseguenza il leader della loro organizzazione centrale ovvero la Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS) deve essere un biondo Saraswat Brahmin dagli occhi azzurri. L’obiettivo di questo movimento come pure di tutti gli altri movimenti fascisti ovunque, è il recupero della gloria perduta di un passato quasi mitico, e nella fattispecie la restaurazione dell’antico impero indù. 

Il grande problema del governo indiano è stato la mancanza di coesione del paese. L’incapacità del Congress Party di unire la nazione secondo un modello secolare-federalistico e il persistere del separatismo locale ha aperto la strada al BJP per unire la nazione su un’altra base: il nazionalismo estremo fomentato dal fanatismo religioso, ossia il fondamentalismo induista.
v Il BJP ha guadagnato importanza grazie alle sommosse popolari provocate dalle bande guidate dal partito [stesso] che hanno portato alla distruzione di una moschea locale. Il governo municipale del BJP ha demolito le rovine dell’edificio costruendo un tempio induista in quel luogo, creduto il luogo di nascita del dio indù Ram. Tali disordini pubblici hanno causato la morte di 1200 persone, per lo più musulmani, uno schema di violenza comune che si riaffermerà di certo dopo Mumbai. Temo che anche il BJP si riaffermerà: dopo aver perso l’incarico quattro anni fa, i pazzi del BJP marceranno di nuovo al potere e questa volta molto probabilmente con una maggioranza decisiva. Nell’ultimo governo a cui hanno partecipato il ministro della difesa Gorge Fernandes, ha apertamente vantato che l’India avrebbe “vinto” uno scontro nucleare con il Pakistan, dichiarando:
“Potremmo subire un attacco, sopravvivere e poi passare al contrattacco. Sarebbe la fine per il Pakistan. Non temo realmente che la questione nucleare figuri in un conflitto”

Il governo del primo ministro Manmohan Singh si sta arrabattando per spiegare la propria passività di fronte a quello che sembra un attacco da parte di forze esterne. Singh è un tecnocrata pacato e introspettivo, il cui punto forte è stato lo scioglimento della soffocante rete del colosso burocratico del suo paese, come pure l’aver dato nuovo vigore al motore dell’economia. Tuttavia di fronte a questa crisi si trova a dover affrontare maggiore pressione da parte del crescente movimento nazionalista di destra indiano. C’era ancora il fumo a Mumbai quando i politici del BJP si sono presentati sulla scena. 

Le pressioni per cementare un’alleanza tra l’India e l’America aumentano da diverso tempo e si prevede che accelerino. Tanto per cominciare, l’India ha una relazione speciale con Israele che è seconda [per importanza] solo a raffronto con la nostra. In secondo luogo, la promessa del nuovo presidente eletto Obama di intensificare la guerra in Afghanistan e persino di estenderla al Pakistan corrisponde ai piani del War Party indiano, che sta aspettando dietro le quinte per prendere le redini in mano e affrontare Islamabad. 

L’argomentazione che dobbiamo mettere fine alla guerra in Irak per poterci concentrare sul nemico “reale”, un’amorfa ed esagerata al-Qaeda che presumibilmente si nasconde nei territori selvaggi delle zone tribali del Pakistan, ci sta portando verso un conflitto ancora più ampio e senza confini, talmente esplosivo da poter causare uno scontro nucleare tra Pakistan e India.

Per quanto cattivo fosse, neanche George W. Bush si è mai incasinato così tanto. Si può quasi sentire il sospiro di sollievo collettivo ora che si sta avvicinando il giorno in cui un ignorante facilmente manipolabile non sarà più a capo della politica estera americana. Ma potrebbe essere ancora più pericoloso un presidente molto intelligente che crede che lui e i suoi consiglieri ne sappiano più di quanto realmente sanno.

Lo spostamento strategico dell’equilibrio delle forze USA nella regione, via dall’Irak e in direzione est verso Afghanistan e Pakistan sembra essere stato concepito quasi per confermare le lamentele delle forze anti-americane della regione, ossia che gli USA e i suoi alleati hanno iniziato una crociata per eliminare l’Islam dalla cartina geografica. Visto da questa prospettiva lo schema è del tutto chiaro: avendo terminato i propri sforzi in Irak, l’Occidente colpisce ora da un’altra direzione, in alleanza con l’India. Al centro geografico di tutto questo, come avrete notato, c’è l’Iran, che può rallegrarsi di essere circondato da entrambe le parti.

di Justin Raimondo 
Fonte: www.antiwar.com
LInk: http://www.antiwar.com/justin/?articleid=13848

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

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