mercoledì 17 dicembre 2008

Somalia nuova missione


Ultimo colpo di coda dell'amministrazione Bush. Lo scorso 11 dicembre, l'ambasciatore Usa alle Nazioni Unite ha presentato ai Paesi membri del Consiglio di Sicurezza una proposta di risoluzione per autorizzare le forze militari internazionali a "prendere tutte le misure necessarie a contrastare la pirateria all'interno del territorio della Somalia". La proposta, cioè, estende le odierne operazioni anti-pirateria dalle acque nazionali somale alla terraferma. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del Dipartimento di Stato, Sean McCormarck, la necessità di ampliare le opzioni d'intervento militare trova giustificazione nel fatto che "i pirati arrivano da terra" e che pertanto è nel territorio della Somalia che deve essere "centralizzata l'attenzione della comunità internazionale". Nello specifico, Washington punterebbe alla dislocazione nel Paese africano di una forza multinazionale di "peacekeeping", ovviamente sotto il comando Usa, da completare subito dopo il ritiro dalla Somalia del contingente a guida etiope, previsto entro la fine dell'anno.L'opzione militare. La risoluzione proposta dagli Usa, la n. 1851, è stata approvata ieri sera in occasione di una speciale sessione del Consiglio di Sicurezza Onu sulla crisi somala, a cui era presente il Segretario di Stato uscente, Condoleezza Rice. Forte preoccupazione destava l'assenza nella bozza di risoluzione di una lista di pre-condizioni che specificassero come e quando le forze occupanti siano autorizzate all'uso della forza contro i "pirati". Sono pure indeterminate le regole d'ingaggio, esattamente come accaduto con la risoluzione n. 1838 del 7 ottobre 2008 con cui le Nazioni Unite hanno dato il via all'escalation aero-navale nelle acque Golfo di Aden e nel Mar Rosso. La risoluzione 1851 autorizza per un anno gli Stati già impegnati nel contrasto alla pirateria al largo delle coste somale a "intraprendere tutte le misure necessarie a sopprimere gli atti di piarateria e rapine armate in mare". A differenza delle altre risoluzioni, il testo corrente dà mandato agli Stati di condurre operazioni anche sul territorio somalo. Robert Gates, riconfermato da Barack Obama alla guida del Dipartimento della Difesa, confermando l'intenzione dell'amministrazione USA di attaccare i pirati nelle loro basi terrestri ha tuttavia dichiarato che prima sarà necessario un lavoro d'intelligence per raccogliere le informazioni utili ad intervenire in Somalia. "Con il livello informativo in nostro possesso, oggi non siamo in grado di eseguire un attacco terrestre", ha dichiarato Gates. "Se noi identificheremo chi sono questi clan che guidano la pirateria, potremo poi operare a terra sotto gli auspici delle Nazioni Unite, cercando di minimizzare i danni collaterali". Il bombardamento di obiettivi civili rientra pertanto tra le opzioni strategiche elaborate dal Pentagono.rotagonismo italiano nei piani di guerra Usa. Al programma d'intelligence preannunciato dal Segretario alla Difesa, parteciperanno alcuni dei reparti d'élite Usa ospitati in Italia: il "Joint Task Force JTF Aztec Silence", la forza di pronto intervento istituita a Sigonella, con aerei radar Orion, gli stessi velivoli che alla vigilia dell'attacco di Stati Uniti ed Etiopia contro le Corti islamiche somale del gennaio 2007, furono utilizzati per individuare i possibili obiettivi nemici e predisporre i piani per l'offensiva aerea e terrestre. Nel caso di un conflitto in Somalia, un ruolo strategico determinante sarà assunto dai due sottocomandi Afric (il comando per le operazioni in Africa degli Stati Uniti d'America), già attivati in Italia: Naveur Navaf a Napoli, per la direzione di tutte le attività navali nel continente; US Army Africa a Vicenza, per il coordinamento degli interventi delle truppe terrestri. Un eventuale attacco anti-pirati in territorio somalo avrà poi come protagonista la 173a Brigata Aviotrasportata USA con sede a Camp Ederle (Vicenza), già utilizzata in complesse azioni di guerra in Afghanistan ed Iraq.Terreno difficile. Tuttavia, i più alti gradi delle forze armate Usa non nascondono i loro dubbio sulle possibilità di successo della lotta terrestre anti-pirati. Il viceammiraglio Bill Gortney, comandante della 5a Flotta US Navy con sede in Bahrein, ha dichiarato che "in un paese come la Somalia, dove non esiste la legge, esiste un forte rischio per qualsiasi delle forze Usa che verrà coinvolta, sia che si tratti di un piccolo commando di un'unità operativa di maggiori dimensioni", ha spiegato Gortney. "È già difficile l'identificazione dei pirati quando le loro azioni si svolgono in mare, dato che le navi utilizzate non sono facilmente distinguibili dai pescherecci. La possibilità di uccidere civili innocenti non può essere sottostimata...".

Di Antonio Mazzeo

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