sabato 27 dicembre 2008

Siria: trasformazione sociale nella culla della civiltà

All’interno della Siria, che sembra non essere toccata dalla recessione globale, sta emergendo un nuovo fenomeno di diffusione della ricchezza in alcuni ceti sociali, il quale porta con sé una radicale trasformazione di una società fino a poco tempo fa ancorata a dinamiche tradizionali. Questo fenomeno è tuttavia accompagnato da nuovi – e finora sconosciuti – squilibri sociali che stanno disintegrando il tessuto tradizionale della società siriana – ammonisce Rime Allaf

Le norme sociali e religiose nel mondo arabo non hanno mai stigmatizzato in maniera particolare la ricchezza, e lo stesso libro sacro dell’Islam, il Corano, afferma che le ricchezze e i figli – in quest’ordine – costituiscono gli ornamenti della vita. Nel corso dei secoli, la spiritualità e la ricchezza sono state, di conseguenza, concetti perfettamente compatibili nella regione, insieme alla compassione (spontanea o forzata) che garantiva che i meno privilegiati non fossero dimenticati.

I recenti serial TV storici hanno ripetutamente sottolineato questo tema, fra gli altri, mettendo in evidenza le elargizioni caritatevoli offerte dai ricchi ai poveri, e la preoccupazione di impedire che le disuguaglianze finanziarie creassero bisogni non corrisposti, alimentando risentimenti e rancori. Sia che questi serial ritraggano fedelmente una società del passato, sia che rappresentino nient’altro che le pie illusioni dei suoi discendenti, l’aspirazione ai valori del passato si riflette nei ritratti della società siriana presenti nelle fiction di successo. In tutto il mondo arabo, la gente dice di desiderare ardentemente i bei vecchi tempi in cui la coesione sociale era forte, allorché un quartiere era simile ad una grande famiglia, e l’idea di un “consiglio degli anziani”, intesi come i leader di fatto delle immediate vicinanze, era l’unica opzione desiderata, e perfino immaginata.

Rispetto alle società occidentali, non vi è dubbio che la rete sociale rimanga un principio fondamentale della vita araba, ma l’attuale aspirazione ai valori tradizionali denota il drastico cambiamento che si è verificato nel tempo, ed il riconoscimento che l’immedesimazione sociale è quasi svanita. Ovunque, le società si sono trasformate nella proverbiale “corsa al successo”, mentre la gente lotta con i costi sociali e finanziari della vita. Molti dei fattori ai quali si può imputare la perdita di coesione sociale, tuttavia, non hanno niente a che fare con i “mali necessari” della vita moderna. In Siria, la trasformazione sembra essersi spinta al di là di quanto era economicamente prevedibile, e moralmente accettabile.

E’ comprensibile che una società così a lungo privata del consumismo indulga nei suoi eccessi, mettendo mano al portafogli e allentando la cinghia con insuperato entusiasmo. In un terreno vergine così fertile, i produttori di sedicenti prodotti e servizi di lusso erano destinati a trovare la loro remunerativa nicchia di mercato, accanto a quella delle produzioni a buon mercato per le masse. Ma, laddove altri mercati in via di sviluppo automaticamente finiscono con l’offrire una maggiore percentuale di prodotti a basso costo, la capitale siriana ha assistito ad un’esplosione di boutique le cui vetrine mostrano ai clienti capi di vestiario dai prezzi astronomici, e i cui allettanti cartelloni pubblicitari adornano le strade. Malgrado l’immaturità di questo segmento commerciale, e malgrado l’assenza di un’appropriata ricerca di mercato, il proliferare di questi negozi denota un’essenziale comprensione delle tendenze locali ed un’accurata valutazione della domanda di articoli di lusso.

Ma, questa nuova concezione del lusso di per sé si è allontanata dalla comprensione classica incarnata da numerosi serial TV e rivendicata come un’aspirazione ad una vita migliore. Mentre la ricchezza era utilizzata per il benessere e l’appagamento personale, il più delle volte lontano da occhi indiscreti, l’attuale comportamento ha rimpiazzato le caratteristiche di privacy e di esclusività con l’ostentazione e con gli atteggiamenti arroganti. In effetti, come si è visto a Damasco, il lusso è diventato una questione di spesa più che di qualità, di marchio più che di reale soddisfazione, e di prezzo più che di valore. Per averne i requisiti, questo lusso deve essere messo in mostra affinché gli altri lo vedano, piuttosto che essere assaporato in privato (infatti, non è raro che un eccessivo sfoggio di ricchezza in pubblico si traduca in una spesa oculata in privato).

Ma vi sono altri aspetti in questo nuovo culto siriano del lusso e dello sperpero in pubblico: vi è una competizione a tutti i livelli, ed una gara a spendere più degli altri, in quello che diventa un osceno contesto per determinare chi è che spende di più, spingendo la nozione dell’ “essere all’altezza dei propri vicini” verso nuove frontiere. I matrimoni, ad esempio, sono divenuti una perfetta cartina di tornasole, con ogni “nuovo ricco” degno di questo nome che ormai prolunga i festeggiamenti fino a quando viene servita la colazione, e che offre sempre il “miglior” servizio di catering, ed i “migliori” decoratori ed organizzatori; così come ciascuno di questi nuovi ricchi deve sempre avere “il meglio” in ogni altro campo – e questo “meglio” cambia regolarmente. Ovviamente, più alto è il prezzo, e meglio è.

Questi fattori hanno tutti contribuito ad allargare la voragine che separa i ricchi dai poveri, i quali si sentono sempre più emarginati. A differenza del consiglio degli anziani ultimamente visto in televisione, che si preoccupa del bene della società, la maggior parte delle persone che dovrebbero essere leader della comunità oggi sembra dimenticare le sofferenze delle persone meno fortunate di loro, ed il fardello psicologico che viene caricato su di esse. In una certa misura, ciò può essere detto anche di altre società, ma la situazione appare più estrema in una società che pretende di essere compassionevole e coesa.

E’ triste osservare che molti ricchi damasceni (così come molte persone abbienti nel resto del paese) hanno cominciato a soffrire di manie di grandezza, ed a considerare la maggior parte di coloro che li circondano come dei subalterni, nel migliore dei casi. Ai collaboratori domestici ci si riferisce e ci si relaziona nel modo più offensivo e degradante (con conversazioni che includono frasi odiose come “la mia filippina” o “la mia etiope”, o che si riferiscono a donne di altre nazionalità costrette a lavorare in condizioni così umilianti), e lo stesso avviene nei confronti degli operai. Quello che poteva essere un semplice eccesso si è trasformato in volgare esibizionismo, con mostruose quantità di denaro sprecate e sbandierate in faccia a gente che non riesce ad arrivare alla fine del mese, con una nonchalance che scioccherebbe il più smaliziato fra noi.

Sembra surreale parlare di lusso (o, in questo caso, di decadenza) mentre si prevede una recessione globale; tuttavia, a Damasco molti concordano sul fatto che la Siria non sia stata toccata dal catastrofico crollo dei mercati finanziari, e che essa sia fondata su un’economia “reale”. Questa pericolosa valutazione è fuorviante, e non fa altro che mettere in evidenza il fatto che l’economia siriana, in effetti, è ancora in una fase iniziale, e non è pronta all’era della globalizzazione. Di conseguenza, ciò semplicemente conferma che presto o tardi il paese sarà certamente colpito dalla recessione, e vantarsi del contrario è una manifestazione di ignoranza – così come lo è l’odioso approccio alla ricchezza.

Un simile comportamento pretenzioso certamente non è limitato a Damasco, alla Siria o agli arabi; è ormai un flagello in tutto il mondo. Tuttavia, è più scioccante vedere che esso si sta diffondendo in un luogo che ancora si vanta della struttura conviviale della sua società, della sua storia di nobili valori e del suo rispetto della religione. Quanto più questo comportamento diventa la norma per individui che dovrebbero essere i depositari del codice etico della società, tanto più diventa difficile associare queste caratteristiche a quella che un tempo fu la culla della civiltà.

Rime Allaf è un’analista siriana residente in Gran Bretagna; è ricercatrice associata presso il Royal Institute of International Affairs ( Chatham House); l’articolo qui proposto è apparso sul numero di novembre della rivista Syria Today

Titolo originale:

Social Metamorphosis in the Cradle of Civilization

Link:http://www.arabnews.it/2008/12/22/siria-trasformazione-sociale-nella-culla-della-civilta/

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori