venerdì 19 dicembre 2008

Russia-Usa, il Risiko continua


Mosca non abbassa la guardia e accusa: 'Washington pensa a basi in Asia Centrale'
Mosca mantiene alta l'attenzione e monitora continuamente i movimenti degli Stati Uniti che, secondo il generale Nikolay Makarov capo di stato maggiore delle forze armate, si stanno avvicinando sempre di più al "giardino di casa".
Durante un discorso all'Accademia di Scienza Militare, Makarov ha detto che gli Stati Uniti stanno organizzandosi per istallare basi militari in Kazakhstan e Uzbekistan. La Russia è molto preoccupata per il dispiegamento di uomini lungo i suoi confini e la continua avanzata della Nato fino alle porte di casa propria. Dopo la sponsorizzazione di Washington per l'ingresso di Georgia e Ucraina nel Patto Atlantico e dopo i negoziati con Praga e Varsavia per lo scudo spaziale e i missili intercettori, un ulteriore passo della Casa Bianca, stavolta in Asia Centrale, rischia di peggiorare ancora le relazioni tra Russia e Stati Uniti. Secondo gli esperti del Cremlino, l'invio di altri 20 mila soldati Usa in Afghanistan implica necessariamente l'apertura di nuove basi nei paesi confinanti. Attualmente l'unica base in Asia Centrale di cui dispongono la Nato e gli Stati Uniti è quella di Manas in Kyrgyzstan, vicino alla capitale Bishkek. Solo nel 2008, 120 mila uomini della Coalizione sono transitati nella base aerea. Tra l'altro, secondo informazioni trapelate dal ministero degli Esteri, nei palazzi di Bishkek si starebbero preparando i documenti per 'invitare' i circa 1.200 uomini della Coalizione a lasciare la base. A quanto pare il presidente Kurmanbek Bakiyev sarebbe dell'avviso che "per risolvere il problema della droga in Afghanistan ci sono mezzi migliori che l'uso dell'aviazione militare e dei bombardamenti", riferendosi al fatto che le missioni militari in Afghanistan in partenza dalla base di Manas, si siano esaurite da tempo.
Secondo il generale Makarov chi crede che l'elezione di Barack Obama possa modificare la politica estera degli Usa, commette un grosso errore: "La Nato e gli Stati Uniti stanno lavorando per un dispiegamento di forze capaci di reagire velocemente, per basicontrollare il potenziale nucleare della Russia. Il campo di battaglia non è lontano dalle nostre porte, ma a ridosso dei nostri confini". Le relazioni tra Washington e Astana si stringono ulteriormente. Già nel 2001 il Kazakhstan aveva concesso ai jet della Coalizione il transito nel suo spazio aereo nella guerra all'Afghanistan. In Uzbekistan, fino al 2005, gli uomini Usa erano presenti nella base Karshi-Khanabad (conosciuta anche come 2K). Successivamente a un raffreddamento tra il governo uzbeko e quello statunitense che aveva spinto per aprire un inchiesta internazionale sulla repressione violenta della grande dimostrazione di maggio ad Andijan, a fine luglio del 2005 l'Uzbekistan diede a Washington 180 giorni di tempo per lasciare la base. Adesso, invece, sembra esserci un cambiamento di direzione nella politica dell'ex repubblica sovietica, influenzato anche dalla pioggia di milioni di dollari che potrebbe investire un Paese dalle scarse risorse economiche.
Sull'altro fronte, Mosca non sta a guardare e prepara le contromosse: 400 milioni di dollari sono già stati stanziati per la costruzione di basi in Ossezia del Sud (a Tskhinval e Djava) e in Abkhazia, le due province separatiste georgiane. Se gli Stati Uniti e la Nato stanno conducendo una serrata campagna politica (e non solo) per "circondare" la Russia, anche se gli intenti dichiarati sono ben altri, il duo Medvedev-Putin sta portando le proprie navi da guerra sotto il naso degli Usa. Sebbene Putin abbia dichiarato che non è nei progetti la costruzione di basi in Venezuela o a Cuba, esistono, tuttavia degli accordi che permettono alle navi russe di fare scalo e rifornimento nei porti venezuelani. Un accordo simile è in fieri anche con l'Havana. In un'intervista concessa a un network russo, il premier Vladimir Putin ha rivelato: "Quando abbiamo annunciato che le nostre navi da guerra avrebbero condotto delle esercitazioni congiunte con la marina venezuelana, molte altre nazioni ci hanno chiesto di fare lo stesso con loro e ci hanno offerto basi e porti".

Se negli ultimi decenni abbiamo assistito a una corsa agli armamenti, adesso, possiamo dire, si è aperta una nuova era: una specie di Risiko in cui i due giocatori principali corrono per mettere piede nei territori più strategici.
di Nicola Sessa

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