lunedì 22 dicembre 2008

Lo scottante "dossier Iran" lungo la tela arabo-occidentale



La strategia dei paesi occidentali nei confronti dell'Iran non si ferma: un'iniziativa americana in seno all'Onu ed un rapporto di intelligence che arriva dalla Francia sono le novità di questi ultimi giorni.
Il Segretario di Stato statunitense, Condoleeza Rice, come atto pratico finale del suo mandato, convoca una riunione ai massimi livelli al quartier generale delle Nazioni Unite, a New York. A partecipare sono i membri del Consiglio di Sicurezza, più la Germania, ed una serie di Paesi arabi: Bahrein, Egitto, Giordania, Kuwait, Iraq, Emirati Arabi, Arabia Saudita. Tema, lo scottante dossier Iran.
La Rice ha voluto sottolineare che l'incontro non prevedeva la definizione di una strategia comune, ma ai commentatori le dichiarazioni sono sembrate di prammatica. In realtà l'incontro è senza precedenti, mai gli stati arabi erano stati coinvolti ufficialmente ed a così alto livello per discutere dei rapporti tra la comunità internazionale ed il paese degli ayatollah. 
È del resto evidente come molti paesi arabi possano essere annoverati tra i nemici strategici dell'Iran. In particolare l'Arabia Saudita, competitrice economica dei persiani e da sempre "nemica" religiosa dello sciismo islamico. Particolare ed ambiguo il rapporto tra Iraq e Iran: quasi dieci anni di guerra nel passato, forti influenze ma anche competizione tra Teheran e le componenti sciite irachene.
David Miliband, ministro degli Esteri inglese, prima di partecipare all'incontro ha rilasciato dichiarazioni alla stampa che chiariscono le tematiche in gioco. L'agenda atomica iraniana, infatti, è un elemento che viene "sempre più percepito come una minaccia alla stabilità ed alla sicurezza di tutto intero il Medio Oriente" (1), lasciando capire che l'Iran con la bomba non è una spina nel fianco solo per Israele ma anche per le monarchie sunnite del Golfo. Non è un caso che i due paesi arabi dell'area, Qatar e Oman, che hanno i più stretti rapporti con l'Iran, non hanno preso parte all'incontro.
A buttare benzina sul fuoco ci pensano i francesi. La commissione per gli affari esteri presieduta dal socialista Jean-Louis Bianco ha stilato un rapporto frutto di un lavoro di intelligence di un anno, raccogliendo pareri di esperti e testimonianze dall'interno dello stesso Iran. Il risultato? Gli iraniani stanno per avere la bomba, al massimo nel 2010, probabilmente già dal prossimo anno.
Dice Bianco: "Gli iraniani hanno arricchito 1.600 kili di uranio, ma quando li si interroga sull'avanzamento del loro programma civile sono incapaci di fornire una risposta, di produrre un qualunque progetto concreto. Perché? [...] Teheran possiede i piani della bomba nucleare, ne abbiamo la certezza, senza dubbio ottenuti grazie alla filiera pakistana. E hanno anche sviluppato un programma per la miniaturizzazione della bomba" (2). 
L'ultima affermazione è forse la più preoccupante. La capacità missilistica iraniana è nota, i loro Shahab 3 sono in grado di colpire nel raggio di migliaia di kilometri, Israele compreso, e potrebbero dunque essere dotati di mini testate atomiche da qui a due anni. Il rapporto francese contrasta però con i risultati di analoghe informazioni che arrivavano dalle Agenzie di sicurezza americane e dalla Aiea (l'Agenzia atomica internazionale) che hanno più volte smentito che l'Iran sia sul punto di ottenere la bomba atomica.
I prossimi mesi appaiono come cruciali. A gennaio entrerà alla Casa Bianca il nuovo presidente Barack Obama, che ha già dichiarato di voler aprire un dialogo con tutti, compresi i nemici, compreso l'Iran. Al contempo sostiene che l'Iran atomico è "inaccettabile", posizione del resto condivisa e sostenuta con anche maggiore forza dalle due personalità che di fatto condurranno la politica estera americana, la Segretario di Stato Hillary Clinton ed il vice-presidente Joe Biden. A febbraio ci saranno le elezioni in Israele, favorito appare al momento Benyamin Netanyahu, la cui durissima posizione sulla questione è nota: "Siamo come nel 1938. Israele è la Polonia ed Ahmadinejad è Hitler". Quindi a giugno le elezioni presidenziali proprio in Iran, per Ahmadinejad la rielezione non appare affatto scontata. 
Dall'inizio dell'anno a giugno può accadere di tutto.

(1) RIA Novosti, 18/12/2008
(2) Le Figaro, 18/12/2008

di Simone Santini

Link: http://clarissa.it/esteri_int.php?id=1069

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