mercoledì 10 dicembre 2008

L’enigma siriano


Il prossimo anno sarà determinante per capire quale posizione deciderà di assumere Damasco all’interno dello scacchiere mediorientale. Ma a determinare l’esito di questa decisione non saranno né gli Stati Uniti né le diverse correnti politiche siriane – sostiene l’analista libanese Saad Mehio – quanto, piuttosto, i futuri orientamenti politici di Israele

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Il grande enigma che dominerà l’agenda del 2009 è il futuro della Siria o, per meglio dire, il destino del ruolo siriano in Medio Oriente.

Perché la Siria?

Perché essa uscirà dal 2008 così come vi è entrata: un paese dall’appartenenza indefinita, in una regione che assiste ad un’aspra contrapposizione fra l’America e l’Iran; un paese in bilico tra due orientamenti, in un mondo che si presume ormai orientato a senso unico.

Nel corso dei due anni passati, la Siria è sempre stata ai primi posti nell’agenda delle potenze coinvolte nel conflitto mediorientale. Il regime di Damasco è infatti il primo (ed ultimo) alleato dell’Iran nella regione, il principale sostenitore di Hezbollah, il protettore dell’ala di Hamas in esilio. Ma tale regime è anche la controparte negoziale di Israele, il protagonista di una rinnovata amicizia con la Francia, l’amichevole vicino della Turchia, e l’interlocutore segreto di numerosi ambienti americani, sia all’interno del Dipartimento di Stato che altrove.

L’unica eccezione a tutta questa “ginnastica diplomatica” è rappresentata dalla crisi dei rapporti con Riyadh, le cui cause ed i cui obiettivi rimangono a tutt’oggi avvolti nel mistero e nell’incertezza. Se Damasco è stata in grado a tal punto di conciliare gli opposti, come mai non è riuscita ad integrare anche l’Arabia Saudita in questa sintesi? (sulla crisi siro-saudita si possono consultare i seguenti articoli: “La Siria sfida apertamente l’Arabia saudita” , e “Perché l’Arabia Saudita non ha più bisogno della Siria” (N.d.T.) )

Tuttavia, l’interrogativo più importante che ci poniamo attualmente non è questo, ma un altro: nei prossimi mesi, come deciderà di posizionarsi Damasco, rispetto ai due fronti contrapposti di cui abbiamo parlato sopra? Questo interrogativo è di grande importanza perché tale decisione risulterà ben presto vincolante, per le seguenti ragioni:

1) In Israele si affrettano i passi finalizzati ad operare un cambiamento nella natura del conflitto mediorientale, soprattutto attraverso una pace con la Siria e l’accettazione dell’iniziativa di pace araba. A tale proposito sarà determinante sapere fino a che punto l’establishment militare israeliano, che spinge in questa direzione, sarà in grado di influenzare le forze della destra “ideologica” israeliana, ed in particolar modo il Likud.

2) Di fronte all’eventualità che si delinei un accordo irano-americano a partire dall’Iraq, Tel Aviv potrebbe orientarsi verso un compromesso a spese della sua leadership esclusiva in Medio Oriente, oppure verso il tentativo di ostacolare un accordo del genere, o di rovesciare gli equilibri nella regione attraverso il raggiungimento di un accordo di pace con la Siria.

3) Vi è infine la possibilità che nei prossimi mesi si inasprisca il noto “conflitto storico” per la Siria, essendo Damasco l’ago della bilancia di tutti gli equilibri mediorientali (a proposito delle implicazioni del ruolo geopolitico di Damasco in Medio Oriente si può consultare l’articolo “Il conflitto per la Siria” , dell’analista egiziano Mustafa el-Labbad (N.d.T.) ).

Tutti questi fattori stanno a significare una cosa sola: i prossimi mesi potrebbero decidere in maniera definitiva il futuro della Siria o, per meglio dire, la posizione della Siria nello scacchiere mediorientale. Tuttavia, tale posizione non verrà decisa né dalle scelte della nuova amministrazione americana (perfino se quest’ultima dovesse propendere per l’apertura di un dialogo diretto con Damasco, nel contesto della nuova strategia americana in Iraq), né dalle scelte e dai conflitti interni alle diverse correnti siriane. A decidere la posizione siriana sarà invece l’esito degli “sforzi interpretativi” israeliani riguardanti la nuova natura del conflitto in Medio Oriente, e la natura delle alleanze da impiegare in questo conflitto.

Gli occhi di tutti sono dunque rivolti a quello che sta attualmente succedendo in Israele.

di Saad Mehio

Saad Mehio è una analista politico libanese; scrive abitualmente sul quotidiano “al-Khaleej” degli Emirati Arabi Uniti

Traduzione: arabnews

Link: http://www.arabnews.it/2008/12/09/il-2009-e-l’enigma-siriano/

Titolo originale:

اللغز السوري لن يبقى لغزاً

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