venerdì 26 dicembre 2008

La questione tedesca torna al centro dell'Europa

Per gentile concessione dell'importante rivista on-line Stratfor.com pubblichiamo qui di seguito la traduzione, a nostra cura, di un ottimo articolo recentemente comparso sulla questione tedesca, alla luce del nuovo rapporto fra Russia e Occidente che si va configurando dopo il breve conflitto nel Caucaso.
Consideriamo molto importante che una pubblicazione del mondo anglosassone torni ad occuparsi di questo problema centrale della storia europea contemporanea e abbiamo molto apprezzato l'approccio dell'articolo, in quanto esso attualizza in modo chiaro e obiettivo le diverse componenti (geopolitiche, militari ed economiche) del problema tedesco.
Ci auguriamo che la diffusione di queste problematiche anche in Italia faciliti una comprensione più profonda del nostro presente e del recente passato. Buona lettura.



La Questione Tedesca di George Friedman
www.stratfor.com - 6 ottobre 2008
(traduzione italiana per www.clarissa.it a cura di G. Colonna)

La rinascita russa
Il cancelliere tedesco Angela Merkel si è recata a Mosca la scorsa settimana per incontrare il presidente russo Dimitri Medvedev. La questione centrale sul tappeto è la posizione della Germania sull'allargamento della Nato, con particolare riguardo all'Ucraina ed alla Georgia. La Merkel ha chiarito, nel corso della conferenza stampa congiunta, che la Germania si opporrà ad una partecipazione di entrambi questi Paesi alla Nato ed anche all'avvio di un loro processo di integrazione nella Nato. Dato che quest'ultima opera sulla base del principio del consenso generale, qualsiasi Stato membro può bloccare qualunque candidatura all'ingresso nella organizzazione.
Il fatto che la Merkel e la Germania abbiano chiuso la porta è di notevole rilievo. La Merkel ha agito in piena consapevolezza del punto di vista americano ed è preparata a resistere a qualsiasi pressione americana che potrebbe derivarne. È il caso di ricordare che la Merkel può essere considerata il politico più filo-americano della Germania e forse il cancelliere più filo-americano da anni. Inoltre, in quanto proveniente dalla Germania dell'Est, nutre una profonda preoccupazione nei confronti della Russia. Ma la realtà conta più delle sue personali inclinazioni. Più di qualsiasi altro Paese, la Germania non vuole alienarsi gli Stati Uniti. Ma è nella condizione di fronteggiare qualunque pressione possa provenire dall'America.

Dipendenza energetica e spesa militare
In un certo senso, le ragioni della posizione della Merkel sono semplici. La Germania dipende pesantemente dal gas naturale della Russia. Se le sue forniture fossero tagliate, la situazione della Germania diventerebbe disperata, al punto che qualsiasi distinguo diventerebbe accademico. La Russia potrebbe decidere di non tagliare le sue esportazioni di gas naturale, ma la Merkel ha a che fare con un interesse fondamentale della Germania e metterlo a rischio a causa della partecipazione della Ucraina e della Georgia alla Nato non è una cosa che è disposta a fare.
La Merkel non può fare affidamento sulla moderazione della Russia in una questione del genere, in modo particolare in un momento in cui i Russi sembrano di cattivo umore. La Germania ovviamente sta guardandosi intorno alla ricerca di fonti alternative di energia per il futuro e in cinque anni la sua dipendenza dalla Russia potrebbe non essere più così rilevante. Ma cinque anni sono un periodo troppo lungo per restare in apnea e la Germania non può riuscirci.
La mossa tedesca però non riguarda soltanto il gas naturale. La Germania considera l'ossessione americana per l'espansione della Nato semplicemente come non confacente ai suoi interessi.
In primo luogo perché non ha senso estendere la garanzia Nato all'Ucraina ed alla Georgia. La Nato e gli Usa non hanno le risorse militari necessarie a proteggere l'Ucraina e la Georgia e incorporarle nell'alleanza non accrescerebbe la sicurezza europea. Dal punto di vista militare, la partecipazione alla Nato di due ex-repubbliche sovietiche è un gesto inutile, mentre, dal punto di vista politico, Berlino lo considera destinato a irritare i Russi, senza un chiaro obiettivo.
Inoltre, qualora la Nato fosse pronta a proteggere l'Ucraina e la Georgia, tutti i Paesi della Nato, Germania compresa, sarebbero costretti ad aumentare significativamente le proprie spese militari. Si tratta di una cosa che né la Germania né il resto della Nato sono intenzionati a fare.
L'ultimo aspetto, ma forse il più importante, sta nel fatto che la Germania ha trascorso il periodo 1945-1992 quale principale campo di battaglia potenziale della Guerra Fredda e quello 1992-2008 non essendolo più. La Germania ovviamente ha preferito questa seconda fase e non intende essere trascinata in una nuova Guerra Fredda a nessun costo. Il che ha profonde implicazioni per il futuro sia della Nato che delle relazioni fra Germania e Stati Uniti.
La Germania si trova così nel bel mezzo di una crisi strategica nella quale deve prendere delle decisioni fondamentali, per comprendere le quali è necessario capire il problema geopolitico della Germania e le decisioni che essa ha assunto nel passato.

Il problema geopolitico della Germania
Fino al 1871, la Germania era frammentata in una dozzina di piccoli Stati (regni, ducati, principati, ecc.) che includevano anche i resti del Sacro Romano Impero. Il mondo di lingua tedesca era dilaniato da tensioni interne e dalle continue manipolazioni ad opera di potenze straniere.
La parte sud-orientale del mondo germanico, l'Austria, era il centro dell'Impero asburgico, un'entità multinazionale. Era un impero cattolico e interferiva continuamente nelle vicende delle regioni cattoliche della Germania, in particolare della Baviera. La Francia interveniva continuamente nella regione Renana e manovrava gli equilibri di potere fra gli Stati tedeschi. La Russia incombeva ad est, dove si trovava di fronte la maggiore potenza protestante tedesca, la Prussia (all'epoca, la Polonia era divisa fra Prussia, Russia e Austria-Ungheria). La Germania era perennemente vittima della grandi potenze, una condizione per tentare di correggere la quale la Prussia impiegò quasi tutto il mezzo secolo che intercorre fra Waterloo (1815) e l'unificazione tedesca (1871).
Per unificare la Germania, la Prussia dovette fare assai più che egemonizzare i tedeschi. Dovette combattere ben due guerre. La prima, nel 1866, contro l'Impero Asburgico, che la Prussia annientò in sette settimane, ponendo termine all'influenza asburgica in Germania e riducendo definitivamente il ruolo dell'Austria Ungheria al ruolo di un partner minore della Germania. La seconda, nel 1870-1871, quando la Prussia diresse una coalizione degli Stati tedeschi che annientò la Francia. Questa disfatta pose fine all'influenza francese nell'area renana e diede alla Prussia lo spazio nel quale creare una moderna Germania unificata. La Russia, che era lieta di vedere sia l'Austria Ungheria che la Francia uscire sconfitte e che considerava la Germania come un cuscinetto contro un'altra invasione da parte francese, non cercò di arrestare il processo di unificazione tedesco.
L'unificazione tedesca mutò la dinamica europea. In primo luogo creando una grande nazione nel cuore dell'Europa, tra Francia e Russia. Unita, la Germania era economicamente dinamica e la sua crescita surclassò quella della Francia e della Gran Bretagna. Inoltre, essa divenne una potenza navale, sviluppando una forza consistente che poteva sfidare almeno in parte l'egemonia navale britannica. Diventò una delle maggiori potenze esportatrici, strappando dei mercati all'Inghilterra ed alla Francia. Alla ricerca di spazi di manovra, la Germania cominciò a guardare ad est verso la Russia. In sintesi, la Germania diventò più che una nazione, diventò un problema geopolitico.
Il problema strategico della Germania era che se la Francia e la Russia avessero attaccato contemporaneamente la Germania, con i suoi porti sottoposti al blocco navale inglese, avrebbe perso e sarebbe ripiombata nel caos precedente al 1871. Dato l'interesse francese, russo e britannico a disgregarla, la Germania doveva partire dal presupposto che questo attacco si sarebbe verificato. Di conseguenza, dal momento che i tedeschi non potevano combattere simultaneamente su due fronti, essi avevano bisogno di combattere una guerra preventiva, attaccando e sconfiggendo prima o la Francia o la Russia e rivolgendo quindi tutta la propria forza contro il secondo avversario, il tutto prima che il blocco navale inglese potesse iniziare a causarle danni consistenti. La sola possibile difesa da parte della Germania consisteva quindi in un'offensiva in due fasi che appariva complessa da orchestrare come un balletto e che sarebbe stata catastrofica in caso di fallimento.
Nella prima guerra mondiale, eseguendo il piano Schlieffen, i tedeschi attaccarono dapprima la Francia, mentre si limitavano a contenere i Russi. Il piano prevedeva per prima cosa di occupare le coste della Manica e Parigi, prima che la Gran Bretagna potesse entrare in gioco e prima che la Russia potesse mobilitare completamente, e subito dopo mettere fuori combattimento la Russia. Il piano fallì nel 1914, con la prima battaglia della Marna, e, invece di una folgorante vittoria, la Germania si impantanò in una guerra su più fronti che costò la vita a milioni di uomini e si protrasse per anni. La Germania riuscì nondimeno a vincere la guerra di logoramento, spingendo gli Stati Uniti all'intervento per strappare la possibile vittoria a Berlino.
Nella Seconda Guerra Mondiale, i tedeschi avevano imparato la lezione per cui, invece di cercare di attaccare la Russia, stipularono un trattato con i sovietici che garantiva loro le spalle, spartendosi la Polonia con l'Unione Sovietica. I sovietici furono d'accordo poiché ritenevano che le forze di Hitler avrebbero attaccato la Francia e si sarebbero impantanate lì come nella Prima Guerra Mondiale. A quel punto i russi avrebbero attaccato a occidente, dopo che il bagno di sangue avrebbe prosciugato le risorse del resto dell'Europa. I tedeschi li sorpresero, sconfiggendo la Francia in sei settimane e rivolgendosi quindi contro di loro. Il fronte russo si trasformò però in un bagno di sangue senza fine e ancora una volta gli americani diedero il loro aiuto per infliggere il colpo finale alla Germania.
Conseguenza della guerra fu la divisione della Germania in tre parti (un'Austria indipendente, la Germania ovest occupata dagli occidentali e la quella orientale occupata dai sovietici). La Germania occidentale ancora una volta si trovava di fronte il problema della Russia. La sua parte orientale era occupata, quella occidentale non poteva difendersi da sola. Si trovò integrata in un sistema di alleanze, la Nato, dominato dagli americani e destinato a bloccare i sovietici. La Germania est e quella ovest sarebbero servite da principale campo di battaglia in caso di un attacco sovietico, con i mezzi corazzati sovietici a fronteggiare i corazzati, l'aviazione e le armi tattiche nucleari americane. Per i tedeschi la Guerra Fredda fu probabilmente la più pericolosa di tutte le guerre precedenti. Infatti, se fosse scoppiato il conflitto, qualunque fosse stato il suo esito, la Germania aveva ottime possibilità di venir annientata.
D'altra parte, la Guerra Fredda appianò le tensioni franco-tedesche che erano metà del problema strategico della Germania. Infatti, uno dei sottoprodotti della Guerra Fredda è stato l'emergere della Comunità Europea, diventata poi Unione Europea, il che ha significato l'unione e l'integrazione economica con la Francia che, insieme all'integrazione militare nella Nato, garantiva la crescita economica e la fine di ogni minaccia da occidente contro la Germania. Per la prima volta da secoli, il Reno non era più a rischio, la Germania meridionale era al sicuro e, una volta che l'Unione Sovietica si era disintegrata, non c'era più alcuna minaccia da est.

Finalmente unita e sicura?
Per la prima volta da secoli, la Germania era unita e militarmente sicura. Ma, dietro questa apparenza, i tedeschi hanno conservato la loro primordiale paura di essere presi in mezzo fra Francia e Russia. Berlino ha capito che questo timore è lontano dall'essere un dato di fatto; non è altro che un problema teorico, per il momento. Ma i tedeschi sanno anche quanto rapidamente le cose possono cambiare. Su di un certo piano, il problema non è altro che la focalizzazione economica dell'Unione Europea rispetto a quella geopolitica della Russia. Ma, ad un livello più profondo, la Germania si è trovata, come sempre, presa in mezzo tra le esigenze potenzialmente in contrasto della Russia rispetto a quelle dell'Occidente. Anche se il problema è oggi piccolo, non ci sono garanzie che non possa diventare più grande.
Questo è il contesto nel quale la Germania ha seguito la guerra russo-georgiana in agosto. Berlino ha visto non soltanto gli Stati Uniti evolvere verso delle relazioni ostili con la Russia, ma anche la Gran Bretagna e la Francia seguirne i passi.
Il presidente francese Nicolas Sarkozy, a cui è toccato in sorte di tenere la presidenza a turno della UE proprio in quel momento, è andato a Mosca a negoziare il cessate il fuoco in rappresentanza dell'Unione Europea. Quando è sembrato che i russi non volessero rispettare i termini dell'accordo, la Francia è diventata duramente critica nei confronti della Russia e pronta ad appoggiare un qualche tipo di sanzioni durante il vertice della UE sulla Georgia. Con la Gran Bretagna ancor più irremovibile, la Germania ha visto delinearsi all'orizzonte il peggior scenario possibile: ha compreso che la gradevole sicurezza del mondo post Guerra Fredda è giunto al termine e che deve elaborare una nuova strategia nazionale.
Dal punto di vista tedesco, il riemergere dell'influenza russa nell'ex Unione Sovietica potrebbe essere qualcosa che era possibile bloccare ancora negli anni Novanta, ma nel 2008 è inevitabile. I tedeschi hanno capito che le relazioni economiche con l'ex Unione Sovietica (e non solamente i loro aspetti energetici) hanno creato una complementarietà fra la Russia ed il suo ex impero. Le affinità naturali e la potenza russa rendono una sfera di influenza russa, anche se non formalmente strutturata, inevitabile. Questa è una realtà emergente che non può essere ribaltata.
La Francia ha la Polonia e la Germania fra sé e la Russia. L'Inghilterra ha queste più il Canale della Manica e gli Stati Uniti hanno questo più l'Oceano Atlantico. Quanto più si è lontani dalla Russia, tanto più tranquillamente si può sfidare Mosca. Ma la Germania ha solo la Polonia come cuscinetto. Per qualsiasi nazione che voglia seriamente opporsi alla potenza russa, la prima questione è come garantire la sicurezza dei Paesi baltici, un luogo vulnerabile saliente a nord della Polonia. La risposta potrebbe essere la dislocazione di forze Nato nei Paesi baltici ed in Polonia, e Berlino comprende che la Germania diventerebbe sia la base logistica per queste forze che il loro fornitore di truppe. Ma l'aspirazione tedesca a mandare truppe in Polonia e nei Paesi baltici è stata già soddisfatta. Non è un compito che i tedeschi hanno più voglia di assumere.

Riflettere sulla storia tedesca
Riteniamo che la Merkel sappia anche altro; cioè a dire che tutte queste ipotesi su ciò che sarà o non sarà possibile (che i Russi osino attaccare i Paesi baltici) sono estremamente incerte. Nulla nella storia tedesca potrebbe convincere un tedesco ragionevole che un'azione militare per raggiungere obiettivi nazionali è impensabile. Né i tedeschi sono preparati a rintuzzare il riemergere di una potenza militare russa. La Germania nel 1932 era stata economicamente e militarmente disintegrata. Nel 1938 era la maggiore potenza in Europa. Fintantoché gli ufficiali tedeschi e la base delle conoscenze tecniche tedesche restavano intatti, il recupero poteva avvenire velocemente.
L'Unione Sovietica ha collassato nel 1991 e la sua potenza militare è andata in frantumi. Ma,  proprio come nel caso della Germania di Weimar, il corpo ufficiali della Russia è rimasto relativamente intatto e il Kgb, il cuore dello Stato sovietico, è restato intatto, anche se sotto altro nome. Lo stesso vale per la base tecnologica che ha reso l'Unione Sovietica una potenza globale. Come la Germania dopo entrambe le guerre mondiali, la Russia era nel caos, ma i suoi pezzi sono rimasti, in attesa della ricostruzione. I tedeschi non sono pronti a contrastare la capacità della Russia di rigenerarsi: conoscono la propria storia troppo bene per fare questo.
Se la Germania fosse stata pronta a unirsi a quanti chiedono l'espansione della Nato, il primo passo verso lo scontro con la Russia sarebbe stato fatto. Il secondo sarebbe quello di garantire la sicurezza degli Stati baltici e della Polonia. Gli Stati Uniti si limiterebbero a parlare, ma la Germania dovrebbe fornire le truppe. Dopo aver speso la maggior parte del secolo scorso a combattere o a prepararsi a combattere contro i russi, i tedeschi hanno dato un'occhiata alla condizione dei loro alleati e si sono tirati fuori.
I tedeschi vedono il loro impegno economico rivolto all'Unione Europea, il che li collega alla Francia e questo non è un legame che possano o vogliano rompere. Ma l'Unione Europea non garantisce loro alcuna forza politica o militare in relazione alla Russia. Al di fuori dell'economia, l'Unione Europea è solo una società che discute (debating society). La Nato, come istituzione nata per resistere alla Russia, è in una avanzato stato di decadenza. Per farla risorgere, la Germania dovrebbe pagare un costo economico troppo elevato. E, se pagasse questo prezzo, ne ricaverebbe in gran parte un rischio strategico.
Così, mentre la Germania resta impegnata nelle sue relazioni economiche con l'Occidente, non intende assumere impegni militari contro la Russia ora. Se gli americani vogliono mandare truppe per proteggere i baltici o la Polonia, sono i benvenuti. La Germania non fa obiezioni, né ha niente da obiettare alla presenza di francesi e britannici lì. Infatti, una volta che queste forze fossero impegnate, la Germania potrebbe riconsiderare la sua posizione. Ma, dal momento che un significativo spiegamento di forze militari non sembra possibile a breve, la Germania considera le grandi affermazioni degli Usa sull'allargamento della Nato come la semplice bravata di una Washington in realtà pronta a rischiare assai poco.

La Nato dopo il cambiamento tedesco
Quindi la Merkel è andata a S. Pietroburgo e ha detto ai russi che la Germania non favorirà l'espansione della Nato. Oltre a ciò, la Germania almeno implicitamente ha detto ai russi che essi hanno mano libera nell'ex Unione Sovietica per quanto riguarda la Germania, una affermazione che non costa nulla a Berlino, dal momento che i Russi ce l'hanno già. Ancora più importante il fatto che la Merkel ha fatto presente alla Russia ed all'Occidente che questa volta non intende essere presa in trappola tra le ambizioni occidentali e la potenza russa. Non intende ricreare la situazione delle due guerre mondiali o della Guerra Fredda, per cui Berlino intende restare economicamente vicina alla Francia e vuole accordarsi con la Russia.
I tedeschi così bloccheranno le ambizioni della Nato, un fatto che rappresenta un cambiamento drammatico nell'alleanza occidentale. Questo cambiamento in effetti è rimasto implicito per un certo periodo ed è toccato al conflitto russo-georgiano di rivelarlo.
La Nato non ha un effettivo potere militare da proiettare a oriente ed esso non potrebbe essere creato senza il determinante contributo tedesco, che non è disponibile. Il cambiamento tedesco lascia i Paesi baltici esposti ed estremamente preoccupati, ovviamente. Lascia anche i polacchi nella loro tradizionale condizione di dover fare affidamento su Paesi lontani per garantire la propria sicurezza. Nel 1939 Varsavia faceva affidamento sull'Inghilterra e la Francia; oggi dipende dagli Stati Uniti. Come nel 1939, queste garanzie sono labili, ma è tutto quello che ha la Polonia.
Gli Stati Uniti hanno la possibilità di piazzare un ombrello nucleare sopra i Paesi baltici e l'Europa orientale, che garantirebbe un intervento nucleare contro la Russia nel caso di un attacco in quell'area. Ma se questa era la garanzia prestata all'Europa occidentale durante la Guerra Fredda, sembra inverosimile che gli Stati Uniti siano pronti ad una guerra globale termonucleare per l'Estonia. Una simile garanzia da parte degli Stati Uniti ai Paesi baltici e dell'Europa orientale semplicemente non potrebbe costituire una minaccia credibile.
L'altra opzione potrebbe essere un massiccio invio di forze americane, o via mare attraverso le acque della Danimarca o attraverso i porti e le autostrade di Francia e Germania, presumendo che Francia e Germania permettano che le loro infrastrutture siano utilizzate a questo scopo. Ma questa opzione al momento è accademica. Gli Stati Uniti non possono che spiegare forze simboliche anche se volessero. Per il momento, la Nato è quindi una entità che produce proclami, non una alleanza militarmente funzionante, nonostante o forse proprio a causa del loro spiegamento in Afghanistan.
Tutto nella storia tedesca ha portato a questo. Il Paese è unito e vuole essere sicuro: non svolgerà il ruolo a cui fu costretto durante la Guerra Fredda, né giocherà un poker geopolitico come ha fatto nella prima e nella seconda guerra mondiale. E questo significa che la Nato è permanentemente e profondamente lesionata. La questione tedesca si trasforma quindi ora nella questione russa: se la Germania è fuori dal gioco, cosa si deve fare con la Russia?
di Gaetano Colonna

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