sabato 27 dicembre 2008

La politica occidentale e il collasso dello Zimbabwe


Se il presidente Mugabe non raggiunge presto un accordo con il leader dell'opposizione Tsvangirai per superare la situazione di stallo seguita alle elezioni dello scorso settembre, l'amministrazione Obama potrebbe avere un atteggiamento ancora più duro nei confronti del governo dello Zimbabwe.

Infatti Hillary Clinton, futura Segretaria di Stato, fu tra i maggiori sostenitori dello Zimbabwe Democracy and Economic Recovery Act (ZIDERA), un provvedimento del 2001 attraverso il quale gli USA e l'Unione Europea hanno penalizzato pesantemente l'economia del paese africano. Gli ideatori dello ZIDERA affermarono di voler colpire solo il governo di Mugabe e i suoi collaboratori, per "sostenere la popolazione dello Zimbabwe nei loro tentativi di operare un pacifico cambiamento democratico, ottenere una solida ed equa crescita economica e ristabilire lo stato di diritto". Con questa operazione, il governo USA formalmente non impose sanzioni economiche, ma semplicemente istruì le istituzioni finanziarie internazionali sotto il suo controllo (tra cui Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Banca per lo Sviluppo dell'Africa) a rifiutare ogni prestito o sostegno al governo dello Zimbabwe.
Si potrebbe aprire una lunga discussione sulle vere motivazioni che hanno portato a tali provvedimenti, definiti dai sostenitori "sanzioni intelligenti", perché mirate unicamente a indebolire l'amministrazione di Mugabe e non la popolazione. Infatti, se gli Stati Uniti adottassero lo stesso atteggiamento con tutti i governi non democratici che non rispettano i diritti umani, dovrebbero interrompere i rapporti con fondamentali partner commerciali come Cina, Libia e molti paesi del Medio Oriente. In realtà, la causa scatenante delle sanzioni fu la riforma agraria operata da Mugabe nel 2000: in piena crisi economica, il presidente dittatore,che negli anni ‘60 e ‘70 combatté attivamente la presenza coloniale in Africa, cacciò con la forza i proprietari terrieri bianchi rimasti nel paese, ridistribuendo le terre ad amici intimi e soci in affari.
Tuttavia oggi, con lo Zimbabwe in piena emergenza umanitaria, ci si chiede se lo ZIDERA abbia contribuito alla crisi economica del paese. I sostenitori della politica di isolamento attuata dagli USA incolpano interamente l'ormai ottantaquattrenne Mugabe. Il presidente, in carica dal 1987, oltre a perseguitare i suoi oppositori, truccare le elezioni e diffondere la corruzione, avrebbe preso, nel corso degli anni, decisioni disastrose per l'economia locale, come la partecipazione alla guerra del Congo nel 1998.
Altri analisti, pur concordando sulla nocività di Mugabe, hanno criticato le sanzioni economiche imposte dagli USA, considerandole il risultato di una campagna sistematica volta a rovesciare il regime attraverso un'implosione economica. Secondo questi oppositori, la necessità di rimuovere Mugabe non è in dubbio, però non si può farlo a scapito della popolazione dello Zimbabwe, che è ormai sull'orlo del collasso. Le cosiddette sanzioni intelligenti, negando ogni sostegno economico esterno, avrebbero infatti precipitato la crisi del paese.
A causa di questo embargo finanziario, oggi lo Zimbabwe non può più importare prodotti fondamentali come medicinali, cibo, carburante ed elettricità. Nelle scorse settimane più di 600 persone sono morte in seguito a un'epidemia di colera, perché il paese non può acquistare farmaci né prodotti chimici per trattare l'acqua potabile. Le imposizioni di USA e Unione Europea hanno ridotto anche gli investimenti stranieri, che sono passati dai 444,3 milioni di dollari del 1998 ai 50 milioni del 2006, e le donazioni (da una media di 138 milioni di dollari negli anni 90 a una di 40 milioni dal 2000 al 2006).
Un esempio significativo è quello della DANIDA, un'organizzazione danese di assistenza umanitaria ai paesi in via di sviluppo, che ha completamente abbandonato i progetti attivi nello Zimbabwe. La DANIDA aveva finanziato l'agricoltura, i trasporti e la sanità per un totale di quasi 100 milioni di dollari; ora i tre settori sono collassati.
Sembra quindi che gli Stati Uniti isoleranno lo Zimbabwe finché Mugabe sarà al governo; vista l'avanzata età del presidente, forse solo il tempo può porre fine a un regime più che ventennale. Nel frattempo, per dare un minimo di stabilità al paese, è necessario superare la situazione di stallo politico. Tra pochi giorni il partito di Mugabe (ZANU-PF) terrà la sua conferenza annuale; potrebbe essere una buona occasione per trovare un accordo con l'opposizione sulla divisione del potere.
di Marco Menchi 
Tratto da: clarissa.it

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