martedì 2 dicembre 2008

La firma degli attacchi a Mumbay...


La strana morte del capo dell\'antiterrorismo di Mumbay, Hemant Karkare, avvenuta mercoledì 26 novembre durante gli attacchi terroristici contro la capitale finanziaria dell\'India, pone non poche domande sui mandanti dell\'operazione, fin da subito indicati in Al-Qaeda. 
Aldilà della vuota etichetta, così si è voluta fin da subito sottolineare la probabile matrice islamica dietro l\' "11 settembre indiano", ed in particolare il dito è stato puntato sull\'organizzazione estremista pakistana Lashkar, già ritenuta responsabile in passato di attacchi soprattutto in Kashmir (la regione contesa tra India e Pakistan). Lashkar è nata negli anni \'80 da quella grigia nebulosa che con finanziamenti sauditi e sotto il controllo dei servizi segreti pakistani (ISI) in accordo con la CIA, creò decine di campi di addestramento per guerriglieri jihadisti. I membri di questa nebulosa (raccolti poi in una sorta di "data-base" del terrore, al-qaeda, appunto) furono utilizzati per tutte le guerre insurrezionali islamiste in giro per il mondo: dall\'Afghanistan alla Bosnia, dal Kosovo alla Cecenia. E in Kashmir contro l\'India, ovviamente.
I legami tra organizzazioni come Lashkar e i servizi segreti pakistani, o frange di esso, sembra non siano mai stati recisi. È dunque facile accusare il Pakistan, o meglio, con terminologia che gli italiani conoscono bene, "i servizi segreti deviati" degli ultimi sanguinosi attacchi.
Più difficile rimane capire la logica e gli scopi che questi maestri del terrore si sono prefissati. Forse, come è stato detto a caldo, costringere Islamabad a spostare uomini e truppe dal confine afgano verso quello indiano e così allentare la presa sulle zone tribali pashtun che sostengono i Talebani. Oppure una sorta di vendetta contro le ristrutturazioni operate dal neo presidente pakistano Zardari (marito della defunta Benazir Bhutto) nei servizi segreti del paese, in modo da creare tensione, metterlo in imbarazzo verso l\'India, e minare i negoziati di pace tra i due stati, eterni nemici.
A questi scenari, possibili, se ne aggiungono ed intrecciano altri, addirittura ancora più inquietanti. A fornire spunti di indagine estremamente interessanti, è, come si diceva, lo strano caso della morte di Hemant Karkare, capo dell\'antiterrorismo di Mumbay, ucciso durante gli attacchi.
Il quotidiano indiano "Indian Express" ha ricostruito i momenti dell\'omicidio dell\'alto ufficiale anche sulla base della testimonianza di un poliziotto sopravissuto all\'attacco (1). Karkare si trovava nella sede dell\'antiterrorismo (CST) quando giunse la notizia del ferimento di un altro ufficiale, Sadanand Date, ricoverato al Cama Hospital, a solo 10 minuti di macchina dalla sede del CST.
Così, Karkare, con altri due ufficiali e quattro poliziotti, decide di recarsi immediatamente sul posto. Ma lungo la strada la loro Toyota è intercettata da due terroristi armati di kalashnikov che sembrano spuntare dal nulla. Tutti gli occupanti dell\'auto vengono raggiunti dalle raffiche di mitra e muoiono sul colpo, tranne uno, il poliziotto Arun Jadhav. I terroristi hanno quindi tirato fuori dall\'auto crivellata di colpi i corpi degli ufficiali, quasi ad accertarsi della loro morte.
La dinamica suscita molti dubbi: perché Karkare decide di andare al Cama Hospital? È per una micidiale coincidenza che i terroristi intercettano la sua auto lungo la strada o lo stavano aspettando? E in questo caso avvertiti da chi?
Karkare era a capo dell\'antiterrorismo da meno di un anno, ed ultimamente era stato al centro delle cronache per i risultati di una imbarazzante inchiesta. Aveva infatti scoperto che dietro ad alcuni attentati sanguinari (come quello avvenuto a Malegaon, India occidentale) non c\'erano estremisti islamici legati al Pakistan o al Bangla Desh, come comunemente ritenuto, bensì un gruppo estremista indù con collegamenti con l\'esercito indiano. Ovvero un inside job, come dicono gli anglosassoni, o strategia della tensione, come si direbbe dalle nostre parti. 
Storicamente, poi, l\'estremismo terrorista indù è risultato legato alla criminalità organizzata, una autentica, nonché potentissima, mafia indiana che proprio a Mumbay ha una delle sue maggiori roccaforti. E quindi ha destato attenzione la notizia che uno degli ufficiali di polizia uccisi che accompagnava Karkare, il vice ispettore Vijay Salaskar, altri non fosse che una sorta di eroe nazionale, l\'agente speciale nemico numero 1 della criminalità organizzata, "con licenza di uccidere", che aveva già eliminato oltre 70 capimafia e criminali. L\'attentato in cui hanno perso la vita sembra più essere, dunque, un regolamento di conti che una fatale, tragica, coincidenza.
Se gli attacchi possono essere nati dall\'incrocio di interessi di opposti estremismi, non da meno sono da considerare fondamentali gli aspetti geopolitici. Fin dallo scorso agosto avevamo segnalato (2) come alcuni analisti ritenessero che dietro le dimissioni forzate dell\'ex generale Parvez Musharraff da presidente pakistano, si nascondessero le manovre di suoi sponsor internazionali su cui il suo regime si era poggiato, ovvero Gran Bretagna e Arabia Saudita, in particolare nella persona del potentissimo dominus dei servizi sauditi, il principe Bandar bin-Sultan, grande tessitore di trame segrete tra occidente ed Asia centrale negli ultimi trenta anni. 
L\'allontanamento di Musharraff, paradossalmente elemento di stabilità nella regione, preludeva ad un cambio di strategia, ovvero al ritorno di una escalation di tensione tra India e Pakistan, con convitato di pietra la Cina, nemica strategica dell\'India e dunque alleata del Pakistan.
Il Pakistan era stato anche al centro della campagna elettorale presidenziale americana. Se McCain puntava ancora il dito contro Iraq ed in prospettiva verso l\'Iran, per Obama i "nemici" dell\'America non si trovavano in Iraq, bensì in Afghanistan e proprio in Pakistan.
Troppo presto e troppo facile, dunque, accusare Al-Qaeda degli attacchi di Mumbay, ciò che del resto, in fondo, significa tutto e niente. Sarà molto più utile verificare nel prossimo futuro come si possa rispondere alla classica domanda "cui prodest?" per capire quali mani possano avere tirato davvero le fila di questa ulteriore, drammatica, pagina di sangue.
di Simone Santini

 

(1) http://www.indianexpress.com/news/witness-account-of-karkare-kamte-and-salaskars-death/392181/ 
(2) http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=987 

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