martedì 23 dicembre 2008

La civiltà arabo-islamica e l'abbandono della visione "eurocentrica"


Riconoscere il contributo determinante che la cultura arabo-islamica ha dato alla civiltà umana nel corso dei secoli, e l’importante ruolo che essa ha giocato nel processo di formazione della civiltà occidentale, favorirebbe il dialogo ed il riavvicinamento fra il mondo islamico e l’Occidente – sostiene il direttore dell’ISESCO Abdulaziz Othman al-Twaijri

Di recente, ho partecipato alla conferenza internazionale tenutasi presso la sede dell’UNESCO di Parigi, nel quadro del programma dell’UNESCO per lo sviluppo della cultura araba (programma noto con il nome di“Arabia plan” ), e su iniziativa della delegazione del Sultanato dell’Oman presso l’UNESCO. Tale conferenza era intitolata: “Intercultural Encounters on the Shores of the Mediterranean, the Alchemy of an Uninterrupted Dialogue” .

In un’epoca in cui la coscienza degli uomini si apre alla scelta del dialogo fra le culture e le civiltà, inteso come metodo di comprensione e di convivenza per allontanare le cause che portano al divampare dei conflitti fra le nazioni sull’onda del fanatismo e dalla chiusura culturale, ritornare alla storia per trarne i dovuti insegnamenti e per conoscere le posizioni occupate nel passato sulla mappa della civiltà, evitando di scivolare nell’intransigenza, nell’estremismo, nel rifiuto dell’altro e nella chiusura in se stessi, è un’azione assolutamente saggia e ragionevole.

L’argomento della conferenza mi ha spinto a ritornare su preziosi scritti riguardanti la civiltà islamica e la sua influenza sulla civiltà occidentale. Sono infatti convinto che la conclusione che possiamo trarre dallo studio della storia è che la civiltà umana è un fiume traboccante nel quale confluiscono le civiltà delle nazioni e dei popoli, accrescendone il flusso e colmandolo di conoscenze, e di conseguenza fecondandolo e facendo sì che esso porti nuovi frutti.

La civiltà arabo-islamica fu tra le più importanti sorgenti di conoscenza per circa otto secoli, e fu tra i principali canali attraverso cui le scienze si trasmisero in tutto il mondo. Gli storici più equilibrati ed imparziali (europei, americani, e non solo) arrivano ad affermare che le scienze della Grecia, dell’Egitto, dell’India e della Persia giunsero in Occidente grazie ai ponti che gli arabi e i musulmani gettarono su quel fiume traboccante, il fiume della civiltà umana che nel volgere delle epoche non fa che crescere di estensione e di portata.

Se non fosse stato per le ricerche e per gli sforzi scientifici profusi dagli arabi e dai musulmani, non sarebbero giunte in Occidente la cultura greca, la cultura dell’antico Egitto, la cultura persiana ed indiana, quella della Mesopotamia e dell’Asia Centrale. Quegli eccezionali scienziati e studiosi che fecero parte della civiltà islamica, tra i quali figurano musulmani e non musulmani, sono coloro che protessero e salvaguardarono le scienze antiche, arricchendole, e poi trasmettendole all’Europa attraverso tre canali: il primo è l’Andalusia, nella quale fiorirono le scienze, il sapere e la cultura in tutte le loro forme e ramificazioni; il secondo è rappresentato dalle isole del Mediterraneo, come la Sicilia, Cipro, ed altre isole che per molti secoli appartennero alla civiltà arabo-islamica, dove le scienze ebbero ampio sviluppo; il terzo è il contatto diretto che si verificò tra gli europei da un lato e gli arabi ed i musulmani dall’altro nel corso di quelle che nelle fonti medievali occidentali sono note come “le crociate”, e che nelle fonti arabe sono conosciute come “le guerre franche”.

Se l’approccio eurocentrico, che considera l’Europa come l’unico ed eterno centro delle scienze e del sapere, ha dominato il pensiero occidentale, occultando agli europei molte verità storiche, l’onestà, l’imparzialità e l’oggettività ci impongono di essere equilibrati nella nostra visione delle cose, di far riemergere la verità, e di essere leali nei confronti di quelle generazioni di eminenti studiosi e scienziati che furono al servizio della conoscenza umana, diffondendola in tutto il mondo.

E’ storicamente provato che la scienza presso gli arabi ed i musulmani fiorì e prosperò in conseguenza del fatto che essi credevano che cercare la conoscenza fosse una prescrizione divina, che servire la scienza fosse un dovere, e che diffonderla fosse una responsabilità. L’Islam esortava a cercare la conoscenza. Esso l’ha incoraggiata, ed ha eliminato qualsiasi ostacolo che impedisse di approfondire la ricerca scientifica, di indagare la verità, e di studiare per giungere ai più alti livelli della conoscenza. Sulla base di questi insegnamenti, schiere di scienziati si impegnarono nella ricerca della conoscenza, indagando le vie per giungere ad essa. Perciò gli scienziati arabo-islamici si rivolsero alle fonti del sapere presso quelle nazioni che erano note per il fiorire delle scienze al loro interno, e tradussero in arabo molte delle loro opere. Furono tradotte opere dal greco, dal siriaco, e da altre lingue antiche. Queste traduzioni furono la premessa per trasmettere le scienze dall’Oriente all’Occidente attraverso la mediazione arabo-islamica.

Dotti e scienziati arabo-islamici come Jabir Ibn Hayyan, al-Khwarizmi, al-Farghani, al-Kindi, ar-Razi, al-Farabi, Ibn al-Jazzar, al-Zahrawi, Ibn Sina, Ibn al-Haytham, al-Biruni, Ibn Zuhr, Ibn Rushd, Ibn al-Bitar, Ibn Khaldun, Ibn al-Nafis (si tratta di matematici, fisici, alchimisti, medici, geografi, filosofi vissuti in epoca medievale, che spesso erano noti in Europa con nomi latinizzati; fra tutti, ricordiamo al-Farabi (Alpharabius), al-Kindi (Alkindus), Ibn Sina (Avicenna) e Ibn Rushd (Averroè) (N.d.T.) ), ed altri eminenti studiosi, dovrebbero occupare il posto che meritano nella storia della civiltà e della conoscenza, e dovrebbero essere conosciuti in Occidente, poiché hanno contribuito al progresso del sapere e della conoscenza con le loro teorie e le loro invenzioni in molteplici campi.

Numerosi libri ed enciclopedie riconoscono il ruolo giocato dagli scienziati e dai dotti arabo-islamici nel trasmettere la conoscenza in Occidente. Fra le tante, ricordo tre opere di studiosi che meritano ogni considerazione: George Sarton, autore di “Introduction to the History of Science”; Will Durant, autore dell’enciclopedia “The Story of Civilization”; e Sigrid Hunke, autrice di “Allahs Sonne über dem Abendland” (Il sole di Allah sull’Occidente), un libro che è stato tradotto in arabo con il titolo “Il sole degli arabi sull’Occidente”. Le opere che abbiamo citato non sono che un esempio delle centinaia di libri che riconoscono agli scienziati arabo-islamici il merito di aver trasmesso le scienze all’Occidente e di aver creato delle connessioni fra la conoscenza orientale e la conoscenza occidentale. Su questa premessa si fondò il Rinascimento europeo.

Il dialogo fra le culture ebbe inizio con il sorgere del “sole” della cultura arabo-islamica, visto che la grande opera storica che gli scienziati e gli studiosi arabo-islamici hanno compiuto trasmettendo all’Occidente la loro scienza e le loro invenzioni, ma anche le scienze delle civiltà orientali e delle civiltà del Mediterraneo, ha rappresentato un importante episodio di dialogo fra le culture e di alleanza fra le civiltà, nel senso più ampio di queste espressioni.

E’ tempo che l’Occidente riconosca – visto che “riconoscere il merito” è una virtù dei saggi – che gli arabi e i musulmani hanno contribuito alla costruzione della civiltà occidentale. Dunque è nel loro diritto che l’Occidente riconosca loro pienamente il posto che meritano. Questo riconoscimento della verità aprirebbe la strada ad un riavvicinamento fra il mondo islamico e l’Occidente, rafforzando la spinta alla comprensione ed alla convivenza, e concedendo a ciascuno le dovute opportunità di dialogo e di pace, in particolar modo in questa fase in cui si moltiplicano le sfide e gli incitamenti all’odio ed alla violenza, e sono sempre più frequenti le offese nei confronti delle culture e delle religioni. Tuttavia, è in questa stessa fase che gli arabi e i musulmani stanno partecipando in maniera molto seria alle iniziative mondiali per il dialogo, la comprensione e l’alleanza fra le civiltà. La maggior parte di queste iniziative ha visto la luce proprio nel mondo islamico, in conformità con i valori della nostra civiltà e con gli insegnamenti islamici che ribadiscono la fede nel carattere unitario delle religioni per quanto concerne la loro origine divina, nella fratellanza dei profeti e del loro messaggio unificante, e nella dignità e nell’uguaglianza di tutti gli uomini.

In questo modo usciremo da quell’ambito parziale e riduttivo nel quale ci aveva costretto la maggior parte delle scuole di pensiero europee, con la loro pretesa secondo cui la scienza e la conoscenza sarebbero una prerogativa della civiltà occidentale, e le altre civiltà e culture dell’umanità non avrebbero fatto altro che attingere ad essa.

di Abdulaziz Othman al-Twaijri

Abdulaziz Othman al-Twaijri è direttore generale dell’Islamic Educational, Scientific and Cultural Organization (ISESCO); è di nazionalità saudita

Traduzione: arabnews

Link: http://www.arabnews.it/2008/12/23/abbandonare-l’approccio-eurocentrico/

Titolo originale:

الـخـروج من دائرة المركزية الحضارية الأوروبية

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