lunedì 29 dicembre 2008

Il traffico di organi nei Balcani e le Nazioni Unite

Il controverso caso del traffico di organi tra Kosovo ed Albania dei prigionieri serbi, potrebbe giungere ad una svolta dopo che verranno rese note le indagini delle autorità serbe e delle Nazioni Unite. Dopo che le rivelazioni di Carla del Ponte hanno sconvolto il popolo serbo, le indagini condotte dalla Procura serba hanno avuto una diversa attenzione da parte della Comunità Internazionale, pur incontrando ancora molteplici ostacoli. L’Albania ha infatti respinto ogni cooperazione con la Serbia per formare una squadra comune composta da ricercatori serbi, albanesi e rappresentanti della Comunità Internazionale. Contemporaneamente, il procuratore serbo Vladimir Vukcevic si è recato un mese fa a New York per esporre i risultati del dossier elaborato dalla Serbia, chiedendo in consegna una copia del rapporto della missione ONU del 2000, dal quale erano state sottratte ben 9 pagine, le quali contenevano i nomi delle persone coinvolte direttamente nel sequestro e nella deportazione dei serbi. 

Secondo alcune fonti, il rapporto dell’ONU del 2004 rileva l’esistenza di una fossa comune ad un chilometro e mezzo da Burrel, Albania, nella quale - secondo le stesse indagini della squadra delle Nazioni Unite - sono stati probabilmente seppelliti i corpi di serbi, rom e albanesi oppositori dell’UCK, divenute poi vittime del traffico d'organi. Il rapporto ONU 2004 non è stato ancora presentato, nonostante sia stato richiesto già due volte dalla procura serba. Secondo lo stesso rapporto, gli organi venivano sottratti ai corpi in un cementificio nei pressi di Burrel, per essere poi preparati per il loro traffico nel mercato europeo. Sembra che all’interno del dossier, siano stati inserite anche le foto del cementificio e della fossa, con ulteriori dettagli dei crimini compiuti nella casa gialla d’Albania, come strumenti chirurgici e medicine. José Pablo Barajbar, membro della squadra d’investigazione ONU, ha confermato per AFP che la sua squadra ha svolto delle indagini preliminari sul traffico di organi. Rispondendo alle domande sulla reale esistenza del traffico di organi, Barajbar ha affermato che vi sono delle possibilità che tali crimini siano stati compiuti, e che serbi, rom e anche albanesi, siano stati deportati in Albania. Tuttavia, sembra davvero strano che Barajbar confermi solo ora le indagini ONU, dopo che è stato più volte accusato - anche dagli stessi colleghi membri del team di inchiesta - di aver negato l’esistenza di un'indagine sul traffico d’organi in Kosovo, nella quale egli stesso ha partecipato nel 2000, mentre esistono forti sospetti che sia lui il responsabile dell’occultamento delle 9 pagine del rapporto ONU.

Dalle indagini del team serbo, la "casa gialla" sembra sia servita per preparare i pazienti alle operazioni, che invece si tenevano presso la clinica psichiatrica di Burrel, detta "carcere 320". I prigionieri venivano deportati in vari villaggi albanesi, come Kukes, Bajram Curri, Koljs, attraverso un tunnel che collegava il Kosovo con l’Albania, nonché attraverso le frontiere non controllate di Caf, Prshit e Vrbnica. La procura serba ha scoperto inoltre che il Premier albanese Sali Berisha è collegato a Ramush Haradinaj, direttamente coinvolto nel traffico di organi dal Kosovo. Si sospetta che, proprio per questo motivo, gli ufficiali albanesi abbiano rifiutato ogni collaborazione con la Serbia. Rifiuto che è giunto poco dopo la visita di Ramush Haradinaj in Albania per incontrare Sali Berisha. Secondo la procura serba questa visita ha avuto come scopo quello di concordare la distruzione delle prove esistenti sul territorio albanese che riconducono alla mano di Haradinaj, come le tracce che conducono alle carceri e ai luoghi in cui avvenivano le operazioni sui prigionieri.
Le prove in possesso della Procura per i crimini di guerra di Belgrado dimostrano che Ramush Haradinaj, dopo la guerra nel 1999, si recava spesso in Albania per gestire personalmente il traffico di essere umani, che dalla miniera di Kruma in Kosovo, venivano deportati in Albania. Secondo la Procura, Haradinaj si recava in Albania in aereo, almeno una volta al mese, per poi fare ritorno con una borsa piena di soldi. Fonti della polizia serba sottolineano che, nel mese di settembre, sono giunti in Albania, oltre che Ramush Haradinaj, anche Hashim Tachi, Hafer Haliti e i Generali Sulejman Selimi e Sami Lushtaku, per gli stessi motivi. Tutti loro posseggono a Pristina decine di immobili , sicuramente acquistati con i soldi del traffico di organi e altre attività criminali.

Per far luce sul collegamento Albania-Kosovo, il Consiglio Europeo ha pianificato l’invio di un loro rappresentante, Dick Marty, a Tirana e a Belgrado. Questi dovrà esaminare le prove e i fatti evidenziati dal fascicolo del traffico di organi, detto "33-08", nonché i dettagli sui conti correnti bancari delle persone che inviano donazioni per finanziare l’UCK. Tra questi vi sono anche i fondatori di varie ONG, utilizzate per deviare il percorso del denaro per raccolto nel traffico degli organi. Resta ora da vedere cosa scoprirà il fascicolo di Dick Marty, per far luce non solo sui personaggi coinvolti nel traffico di organi, ma anche per dare delle risposte chiare ai familiari dei serbi, rom e albanesi che hanno perso la vita dei propri cari.

Biljana Vukicevic

Link:http://www.rinascitabalcanica.com/?read=16554

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