sabato 20 dicembre 2008

Il declino degli Imperi. Gli Stati uniti capiranno la lezione?


La Spagna nel XVI secolo e l'Olanda nel XVII crearono grandi imperi.
Ma la Gran Bretagna, dal XVIII fino alla metà del XX secolo, e gli Stati uniti, dopo di allora, sono i soli esempi di imperi globalizzati, forti di risorse distribuite in tutto il mondo e con ambizioni internazionali fondate su una vasta rete di basi militari. La supremazia navale ha dato potere alla Gran Bretagna, la capacità distruttiva dei bombardamenti lo assicura agli Stati uniti.
Tuttavia, le vittorie militari non sono mai state sufficienti a garantire la durata degli imperi (...), Gran Bretagna e Stati uniti hanno goduto di una chance in più, possibile solo nel quadro di un'economia globalizzata: entrambe hanno dominato l'industria mondiale. Prima di tutto con la forza di un apparato produttivo che ne faceva le «industrie del mondo». Già durante gli anni '20, e poi dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati uniti rappresentavano circa il 40% della produzione industriale del pianeta. Ancora oggi, questa cifra oscilla tra il 22% e il 25%.
I due imperi erano diventati anche dei modelli, che gli altri paesi cercavano di imitare. Situati all'incrocio dei flussi degli scambi internazionali, le loro scelte di bilancio, finanziarie e commerciali condizionavano contenuto, volume e destinazione dei flussi stessi.
Inoltre, entrambi i paesi hanno esercitato un'influenza culturale sproporzionata, in particolare grazie alla straordinaria diffusione dell'inglese. (...) Al di là di questi elementi comuni, esistono però anche molte differenze tra i due paesi. La più evidente riguarda le loro dimensioni. La Gran Bretagna è un'isola, non un continente, e non ha mai avuto frontiere nel senso americano. Ha fatto parte di diversi imperi europei: all'epoca romana, dopo la conquista normanna e, per un breve periodo, quando Maria Tudor sposò Filippo II di Spagna, nel 1554. Ma di questi imperi non è mai stata il centro. Quando nel paese si verificava un sovrappiù di popolazione, questa emigrava o fondava colonie, facendo delle isole britanniche un'importante fonte di emigrazione. Al contrario, gli Stati uniti sono soprattutto una terra di accoglienza, che ha riempito i suoi immensi spazi grazie alla crescita della popolazione e a notevoli ondate di immigrazione, provenienti, fino agli anni 1880, per lo più dall'Europa occidentale. Insieme alla Russia, quello americano è il solo impero a non aver mai conosciuto la diaspora.
(...) Diritto naturale ai benefici della libertà L'impero americano è il logico prodotto di un'espansione basata su un'identificazione pressoché totale tra paese e continente. Agli immigranti europei, abituati ad elevate densità di popolazione, gli spazi americani dovevano sembrare insieme infiniti e deserti. Impressione rafforzata dalla eliminazione pressoché totale delle popolazioni locali a causa delle malattie diffuse, volontariamente o meno, dai coloni. (...) Ma, senza contare la convinzione che fosse Dio ad avergli fatto dono di questa terra, l'europeo doveva semplicemente eliminare le tribù nomadi per imporre il proprio sistema economico e l'agricoltura intensiva. Di conseguenza, la Costituzione americana esclude esplicitamente gli indiani dal corpo politico formato da coloro che godevano di un «diritto naturale ai benefici della libertà». (...) Altra differenza con la Gran Bretagna e l'Europa in generale: gli Stati uniti non si sono mai sentiti parte integrante di un sistema internazionale formato da nazioni di potenza comparabile. La stessa nozione di colonia era incompatibile con la loro visione, in quanto la totalità del continente nordamericano, compreso il Canada, doveva alla fine diventare un unico paese. Ed è per questo che gli Stati uniti, Hawaii a parte, non hanno mai cercato veramente di incorporare regioni che non fossero già popolate o colonizzate dagli anglosassoni, quali Porto Rico, Cuba o le isole del Pacifico. L'egemonia americana oltre le frontiere del suo territorio-continente non poteva assumere la forma né dell'impero coloniale britannico né quella del Commonwealth.
Non avendo inviato coloni in giro per il mondo, non poteva dare vita a dominions, cioè a quelle colonie bianche, con o senza popolazioni native, che progressivamente si resero autonome (ad esempio Canada, Australia, Nuova Zelanda o Sudafrica). Dopo la vittoria del Nord, diventata ormai impensabile qualsiasi secessione dall'Unione sia sul piano legale che su quello politico ed ideologico, la potenza americana non poteva esprimersi oltre le sue frontiere che in un sistema di stati satelliti o vassalli. Seconda differenza fondamentale tra i due paesi, gli Stati uniti sono nati da una rivoluzione durata forse più a lungo di tutte quelle ispirate agli ideali del secolo dei Lumi. Dovendo costruire un impero, non potevano farlo che a partire dalla convinzione messianica che la loro società «libera» fosse superiore a tutte le altre, e quindi destinata a diventare un modello per il resto del mondo. Come aveva capito Alexis de Tocqueville, l'orientamento politico di una tale impresa non poteva che essere populista e antielitario. In Gran Bretagna, l'Inghilterra e la Scozia hanno fatto la loro rivoluzione nel XVI e XVII secolo. Ma sono state rivoluzioni di breve durata.
Si sono poi riciclate in un regime capitalista orientato verso la modernità, ma molto gerarchizzato e assai poco ugualitario, controllato, fino al XX secolo, da grandi famiglie di proprietari terrieri. La Gran Bretagna era certamente convinta della propria superiorità rispetto alle altre società, ma non aveva né la convinzione messianica né la volontà di convertire gli altri popoli al tipo di governo britannico, o al protestantesimo. L'Impero britannico non è stato costruito da o per missionari. Terza differenza, dal Domesday Book (1) nel XI secolo, il regno d'Inghilterra - e, dopo il 1707, la Gran Bretagna - si è costituito attorno ad un sistema giudiziario e ad un governo molto centralizzati, che ne fanno la più antica nazione europea. Negli Stati uniti, la libertà è il vero avversario del governo centrale, così come di qualsiasi altra autorità statale, che è deliberatamente paralizzata dalla separazione dei poteri. (...) Non dimentichiamo un'altra differenza fondamentale: la loro rispettiva età. Oltre a una bandiera o a un inno, ogni stato-nazione ha bisogno di miti fondatori rintracciabili nella propria storia. Ma gli Stati uniti, diversamente dall'Inghilterra, dalla Francia rivoluzionaria, o anche dall'Urss, non avevano ancora una storia da cui attingere tali miti. I loro antenati più lontani non andavano oltre i primi coloni inglesi, in quanto i puritani si erano auto-dichiarati non indiani e gli indigeni, come gli schiavi, erano per definizione esclusi dal «popolo» al quale facevano riferimento i Padri fondatori.
(...) Infine, visto che gli Stati uniti, nel corso della rivoluzione, si erano definiti nella contrapposizione agli inglesi, il solo legame accettabile con la vecchia patria si riduceva alla lingua. L'identità nazionale americana non poteva dunque costituirsi a partire da un passato comune con la Gran Bretagna, anche prima dell'afflusso di immigranti non anglosassoni. Poteva realizzarsi solo a partire dalla sua ideologia rivoluzionaria e dalle nuove istituzioni repubblicane.
La maggior parte delle nazioni europee ha avuto paesi vicini e nemici rispetto ai quali definirsi. Gli Stati uniti, la cui esistenza non è mai stata minacciata, salvo che dalla guerra di Secessione, non possono definire i loro nemici sul piano storico, di conseguenza non resta che il piano ideologico: nemico è chi rifiuta il modo di vita americano. Gli imperi sono come gli stati. (...) L'impero, nel senso stretto o informale, è stato un elemento costitutivo dello sviluppo economico britannico e della sua potenza internazionale. Non è mai stato così per gli Stati uniti, la cui decisione più importante è stata quella di non diventare uno stato tra gli altri, ma un gigante di dimensioni continentali. La terra, e non il mare, ha svolto un ruolo centrale nel loro sviluppo. Sono sempre stati espansionisti, ma non alla maniera degli imperi marittimi castigliano o portoghese del XVI secolo, olandese del XVII o britannico, in quanto tutte queste metropoli erano pur sempre stati di dimensioni modeste.
Gli Stati uniti ricordano di più la Russia, che ha esteso anch'essa la propria influenza attraverso vaste pianure, «da un mare all'altro», dal Baltico al mar Nero e al Pacifico. Anche in mancanza di un impero, gli Stati uniti resterebbero sempre la nazione più popolata dell'emisfero occidentale e la terza su scala planetaria. Al contrario, privata del suo impero, la Gran Bretagna non sarebbe stata che una media economia pari a tante altre, realtà di cui aveva piena coscienza, anche quando governava un quarto della popolazione mondiale.
Mostrare i muscoli a sostegno della propria economia Ancora più importante... Dato che l'economia britannica era presente nella maggior parte degli scambi internazionali, l'impero è stato un elemento centrale nello sviluppo dell'economia mondiale del XIX secolo. Fino al 1950, almeno tre quarti degli enormi investimenti britannici erano destinati a paesi in via di sviluppo. E, tra le due guerre mondiali, più della metà delle esportazioni dalla Gran Bretagna erano dirette in regioni appartenenti alla zona d'influenza britannica. Con l'industrializzazione dell'Europa e degli Stati uniti, la Gran Bretagna cessa di essere l'industria del mondo, ma resta la responsabile della rete di trasporto internazionale. Controlla il commercio e rimane il banchiere del resto del mondo, oltre che il primo esportatore di capitale. (...) L'economia americana non ha mai avuto un legame così simbiotico con l'economia mondiale. Ma, essendo di gran lunga il più grande produttore industriale del pianeta, ha un peso significativo semplicemente per l'immensità del suo mercato interno. Le innovazioni americane in materia di tecnologia e di organizzazione del lavoro ne hanno fatto un modello a partire dalla seconda metà dell'800 e soprattutto nel XX secolo, quando l'America diventa la prima società consumistica di massa.
Fino al periodo tra le due guerre mondiali, questa economia, molto protetta, si è sviluppata principalmente grazie alle proprie risorse e al mercato interno. (...) Il predominio economico del Nuovo mondo sul Vecchio si è istaurato durante la guerra fredda. Niente permette di affermare che durerà ancora a lungo. (...) In reazione all'industrializzazione dell'Europa e degli Stati uniti, la Gran Bretagna vittoriana, già massicciamente industrializzata e sempre primo esportatore di capitali, diresse gli investimenti verso la propria zona d'influenza imperiale. Gli Stati uniti del XXI secolo non hanno questa possibilità. (...) In un mondo globalizzato, il predominio culturale americano è sempre meno sinonimo di dominazione economica. Gli Stati uniti hanno inventato il supermercato, ma è il gruppo Carrefour che ha conquistato l'America latina e la Cina.
Conseguenza di questa differenza fondamentale con la Gran Bretagna, è il fatto che l'impero americano ha sempre dovuto mostrare i muscoli per sostenere la propria economia.
Ci saranno sempre più disordini, conflitti, barbarie?
Senza la sottomissione del «mondo libero» alle esigenze della guerra fredda, la dimensione dell'economia americana sarebbe bastata a farne un modello per il resto del mondo? A instaurare il predominio delle agenzie di rating finanziarie, delle norme contabili o del diritto degli interessi americani? A definire il «Washington Consensus» come bibbia del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca mondiale?
Si può dubitarne.
Per tutte queste ragioni, non si può considerare l'impero britannico come un modello che permetta di comprendere il progetto egemonico americano. Tanto più che la Gran Bretagna era consapevole dei propri limiti, in particolare quelli del suo potere militare. Peso medio cosciente di non poter mantenere in eterno il titolo di campione del mondo degli apprendisti dominatori del mondo, ha costruito un impero più vasto di quelli che qualunque altro paese abbia mai posseduto, e potrà mai possedere. Ma sapeva di non poter dominare il mondo intero e non tentò mai di farlo. Al contrario, cercò di rendere il resto del mondo abbastanza stabile da poter prosperare, ma senza cercare d'imporre ovunque la sua volontà.
Quando l'era degli imperi marittimi giunse alla fine, a metà del XX secolo, la Gran Bretagna sentì girare il vento prima delle altre potenze coloniali. Poiché il suo potere economico non dipendeva dalla forza militare, ma dal commercio, si adattò più facilmente alla perdita dell'impero, come aveva già fatto di fronte al più grave rovescio della sua storia, la perdita delle colonie americane.
Gli Stati uniti capiranno la lezione? O cercheranno di mantenere un predominio globale con la sola potenza politica e militare, causando così sempre più disordine, conflitti e barbarie?

di Eric Hobsbawm *

note:
* Storico, autore in particolare di L'Age des extrêmes. Histoire du court XXe siècle, coedizione André Versaille editore - Le Monde diplomatique, Bruxelles, 2008. Il testo è estratto da un'opera che verrà pubblicata all'inizio del 2009 da André Versaille editore e Le Monde diplomatique.

(1) Documento catastale voluto da Guglielmo il Conquistatore e finito nel 1086; doveva servire da base per calcolare l'imposta reale.
(Traduzione di G. P.) 

Link: http://www.contropiano.org/Documenti/2008/Dicembre08/20-12-08DeclinoImperi.htm

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