lunedì 15 dicembre 2008

I diritti umani in Somalia? Solo parole e niente più



Lo scorso 10 dicembre si è celebrato il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, ma il popolo somalo, stremato da una guerra che sembra infinita, ha poco da festeggiare. Ali Sheikh Yassin, dirigente dell'Organizzazione dei Diritti Umani "Elman", con base a Mogadiscio, ha dichiarato: "Oggi, in Somalia, hanno luogo molte più atrocità che in qualunque altro paese del mondo, eppure si sente parlare solo di Zimbabwe, Congo o Darfur, perché lì sono in ballo gli interessi di nazioni potenti".
"Non so cosa significhi questo giorno," dice Faliz Ali, madre di due bambini, riferendosi alla Giornata dei diritti umani. "Sono più preoccupata di come potrò prendermi cura dei miei figli". Il marito di Ali è stato ucciso durante la guerra civile, mentre lei ha perso la gamba destra nel 2007, quando una bomba colpì la sua casa a Mogadiscio. A suo parere, i diritti umani in Somalia sono stati "solo parole e niente più". Bashir Quaadi, un profugo che ha perso due figli durante gli scontri tra forze governative e ribelli, afferma: "qui non ci sono diritti umani, né di altro tipo; siamo sempre quelli che soffrono, ma nessuno sembra preoccuparsene".
La Somalia è uno degli stati politicamente più instabili al mondo. Nel 1991, con la fine della dittatura del generale Barre, la Somalia si ritrovò gettata nel caos e dominata da un gruppo di signori della guerra, capi dei vari clan locali. Alla fine del 1992, l'ONU cercò di stabilizzare la situazione, aggravata ulteriormente da una carestia; la missione, conosciuta come operazione Restore Hope, fu posta sotto il controllo USA, con il supporto di altri paesi tra cui l'Italia. Le iniziative umanitarie e le operazioni di disarmo trovarono però l'opposizione delle milizie somale, che inflissero gravi perdite ai caschi blu. La missione fallì nel giro di un paio d'anni, e la Somalia per diverso tempo fu abbandonata a se stessa.
Nel 2004 fu nominato un parlamento e un governo, il Governo Federale di Transizione somalo, entrambi non eletti dal popolo ma frutto di lunghe trattative tra i vari capi-clan, alle quali intervennero anche gli USA e l'Unione Europea. Nel 2006 entrarono in scena le milizie controllate dalle Corti Islamiche, appoggiate dalla popolazione civile, che presero il controllo di Mogadiscio scacciando i signori della guerra e costringendo alla fuga anche il governo provvisorio. Le regioni sotto il regime islamico vissero un periodo di pacificazione e di ripresa economica, ma al prezzo di forti riduzioni delle libertà personali.
Dopo pochi mesi le truppe governative, sostenute dall'esercito etiope, ripresero la capitale con una serie di tremende battaglie che provocarono migliaia di morti. A inizio 2007, anche gli Stati Uniti entrarono in guerra al fianco della coalizione somalo-etiope, colpendo diversi villaggi del sud dove si sarebbero rifugiati membri di Al Qaeda. Queste azioni militari causarono numerose vittime tra i civili e furono criticate duramente dall'ONU e dall'Unione Europea. Pochi mesi dopo l'Unione Africana inviò in missione di pace un contingente di soldati ugandesi, con il compito di controllare Mogadiscio e impedire il ritorno delle milizie islamiche. Tuttavia gli scontri aumentarono drammaticamente, creando più di un milione di sfollati.
Nel corso del 2008 sono stati raggiunti degli accordi con le fazioni islamiche più moderate, ma oggi la situazione è ancora nel caos. Un recente rapporto dell'organizzazione umanitaria Human Rights Watch accusa tutti gli schieramenti di gravi crimini di guerra. Le truppe governative ed etiopi sarebbero responsabili di omicidi, stupri, violenze e saccheggi, mentre le milizie islamiche minacciano e uccidono chiunque sia sospettato di collaborare col nemico. Nonostante l'immagine desolante che propone, il rapporto è stato criticato duramente da diverse associazioni umanitarie locali, perché darebbe un quadro impreciso e solo parziale della situazione. Secondo lo stesso Ali Sheikh Yassin, "sta accadendo molto di più di ciò che è stato relazionato, ed ogni giorno che passa le cose vanno peggiorando".
di Marco Menchi

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