sabato 27 dicembre 2008

FPEG: nessun cartello del gas?



Si è aperta oggi a Mosca la VII Riunione Ministeriale del Forum dei Paesi esportatori di gas (FPEG), presieduta dal Primo Ministro russo Vladimir Putin e dai Ministri dell'Energia di dodici Paesi produttori di petrolio. Russia, Algeria, Bolivia, Egitto, Guinea Equatoriale, Iran, Kazakistan (come invitato), Libano, Norvegia, Nigeria, Qatar, Trinidad e Tobago, e Venezuela, esamineranno un progetto di statuto per la creazione di una "ONG internazionale" denominata "Forum dei paesi esportatori di gas", come deciso nel maggio del 2001 a Teheran. La Russia ha già proposto San Pietroburgo come città che dovrà ospitare la sede della nuova organizzazione dei Paesi esportatori di gas, come affermato dal Vice Premier Igor Sechin, mentre è stata già avanzata l'ipotesi di Teheran e Doha. Il comitato ministeriale ha posto all'attenzione dell'assemblea, come prioritario, lo studio sui prezzi del gas naturale effettuato dalla società internazionale Energy Market's.
Lungi dal definirsi una "Opec del gas", l'organizzazione - secondo il piano di Mosca - intende coordinare i contatti tra i Paesi esportatori di gas, nel rispetto degli interessi dei consumatori. "Il Forum di Paesi esportatori di gas non agirà contro nessun Paese terzo - afferma il Ministro dell'Energia russo Sergei Chmatko, a margine della riunione ministeriale del FPEG - al contrario, terrà pienamente conto delle esigenze e dei desideri di tutti i soggetti interessati nel settore del mercato energetico", ha aggiunto il Ministro, secondo il quale, stando ai piani e alle previsioni di ciascun esportatore, occorrerà far aderire di più le politiche di produzione alle richieste di mercato. Secondo il Presidente della compagnia petrolifera libica nazionale Choukri Ghanem, la creazione di un'organizzazione di paesi esportatori di gas dovrà andare a ridurre la volatilità dei prezzi. "Siamo impegnati a creare un equilibrio di mercato con prezzi meno volatili", afferma Ghanem, spiegando che la creazione di un'organizzazione di Paesi esportatori di gas potrebbe ridurre la concorrenza tra i produttori attraverso lo scambio di informazioni di mercato. Il rappresentante della Libia ha anche riconosciuto che il drastico calo dei prezzi del petrolio ha duramente colpito il settore del gas.

Il ministro del petrolio iraniano, Gholam Hussein Nozar, ritiene invece che l'FPEG dovrebbe cooperare con i Paesi del Golfo, in maniera da "migliorare l'efficienza dell'approvvigionamento, e ridurre i costi per espandere la produzione e il commercio del gas". "Nel settore del gas, la domanda si determina sulla base di esigenze attuali, mentre l'offerta si è basata in passato su grandi investimenti in infrastrutture energetiche", ha spiegato Gholam. Nozar ha anche aggiunto che, a causa dello stretto legame con i meccanismi di determinazione dei prezzi del petrolio, il mercato del gas rimane molto volatile, e per questo il Forum andrà ad "evitare l'inutile e dannosa concorrenza". Il ministro iraniano ha così espresso fiducia nel fatto che i Paesi esportatori riescano a raggiungere un equilibrio tra la concorrenza e l'armonizzazione delle politiche energetiche, che garantiscano lo sviluppo dell'energia sostenibile in una prospettiva a lungo.
Da tali parole è facile intendere che, se non si verrà a creare un vero e proprio cartello, si sarà comunque un'entità che, dietro la filosofia dell' "interesse dei consumatori", vi è comunque una politica utilitaristica nell' "interesse del produttore". Nei fatti, dunque, gli effetti saranno gli stessi, come dà ad intendere anche il Premier Putin quanto dice che "i giorni del gas a buon mercato sono quasi finiti". "I costi di esplorazione, produzione e trasporto del gas sono in aumento - afferma Putin - e ciò significa che i costi di sviluppo del settore sono in aumento e che l'epoca delle risorse energetiche, compreso il gas, a buon mercato sta volgendo a termine", aggiungendo che la Russia è stata la prima ad investire decine di miliardi di dollari nel settore energetico del gas. Le conclusioni possono essere tirate facilmente: grandi investimenti vogliono grandi ritorni, e per quanto Mosca voglia sforzarsi di mantenere ben distinte le sfere politiche da quelle delle affari, le due cose vanno comunque sottobraccio.
di Fulvia Novellino

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