giovedì 4 dicembre 2008

Dmitri Medvedev, il sudamericano


Analista militare russo minimizza lo 'sfoggio di potenza' russo in Venezuela

L'analista militare della Novaya Gazeta, Pavel Felgenhauer, disinnesca i timori di una nuova 'colonizzazione' sovietica dell'America Latina

Da molti osservatori la visita di Medvedev in America Latina è stata vista come un atto di sfida agli Stati Uniti, un'incursione nel cortile di casa di Washington. Conferma questa interpretazione?

Da un punto di vista propagandistico certamente. Nel mondo cosidetto 'reale', no, poichè la Russia non è l'Unione Sovietica, e la sua reale sfera di influenza e interesse termina in un certo modo a Gori, a Poti, in Georgia, e non si estende ai Caraibi o all'America Latina.
Gli esercizi navali congiunti iniziati ieri con la Marina del Venezuela potrebbero essere il preludio per un ulteriore sostegno militare, dopo la vendita di 'armi leggere' di questi anni? Ci può essere un interesse russo nel potenziamento del sistema di difesa venezuelano, forse in risposta allo scudo missilistico in Europa? Dopo la minaccia di dispiegamento dei missili a Kaliningrad, tale risposta potrebbe arrivare fino al Sudamerica?
E' una risposta propagandistica alla visita di alcune navi della Marina Usa nel Mar Nero durante il recente conflitto russo-georgiano. La Russia ha venduto armi al Venezuela e non solo armi leggere, ma caccia Sukhoi, bombardieri e altri armamenti. C'è in effetti un progetto di multi-cooperazione col Venezuela, ma con il collasso dei prezzi del petrolio tali piani si ridurranno drasticamente, così come altri accordi di cooperazione nel settore del gas e del petrolio con il Venezuela. Anche perchè le riserve di petrolio dell'Orinoco, con gli attuali prezzi, non possono risultare economicamente vantaggiose. La visita di Medvedev, le intese economiche e le esercitazioni navali non hanno nulla a che fare con lo scudo missilistico Usa in Europa. Le esercitazioni sono un atto di pura propaganda. L'utilizzo dell'incrociatore nucleare Piotr Vilki nei Caraibi non ha nessun senso, non è una nave costruita per i Caraibi, ma per l'impiego nell'Atlantico. La nave è lì solo per una crociera, diciamo.
Come interpreta la visita a Cuba? E' un'occasione per stringere accordi militari al fine di rafforzare il potenziale militare dell'isola?
Non penso che ci saranno cambiamenti rispetto alle precedenti visite a Cuba di presidenti russi, e mi riferisco a quella di Putin durante il suo primo mandato. Non conosco alcun piano per riaprire le vecchie installazioni militari sovietiche. Si è parlato della possibilità di farlo, ma Cuba è sempre stata usata dall'intelligence sovietica e russa per operazioni di spionaggio, per intercettare le comunicazioni americani. Una base militare non avrebbe alcun senso, perchè è troppo vicina agli Usa per i bombardieri strategici russi. Durante la Guerra Fredda veniva usata una base molto più lontana, dal punto di vista strategico, Capo Verde. Essere troppo vicini alla costa Usa pone tali apparecchi in pericolo. Gli interessi russi vanno ricercati molto più vicini a casa loro. Russia non è più una potenza globale. Anche il Medio-Oriente è strategicamente lontano dai suoi interessi. Ci sono, ovviamente, interessi commerciali, ma questa è un'altra cosa. In un senso propagandistico è possibile uno sfoggio di 'potenza', ma militarmente no. Il Pentagono non ha quasi considerato le esercitazioni in Venezuela, perchè sa che non costituiscono una minaccia.

L'ambizione di Putin di riportare la Russia sullo scenario internazionale è stata frustrata dalla caduta dei profitti derivanti dal petrolio?
Un anno fa, molti vedevano la restaurazione del loro Paese come già avvenuta. Oggi il futuro è molto più nero, la Russia si trova in una grave crisi economica che nessuno può prevedere come evolverà. Se continuerà ad aggravarsi, i sogni russi, i sogni di Putin di dare lustro alla Russia come potenza internazionale saranno pesantemente ridimensionati.
di Luca Galassi

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