domenica 28 dicembre 2008

Cosa fa Israele?


L’attacco israeliano a Gaza assomiglia molto da vicino ad una vera e propria guerra fra Israele e Hamas, un confronto che in un certo qual modo ricorda il conflitto fra lo stato ebraico e Hezbollah in Libano nel 2006. Ma qual è l’obiettivo israeliano? Indebolire il potere di Hamas al fine di ottenere una nuova tregua a condizioni più vantaggiose, o rovesciare definitivamente il governo guidato dal movimento islamico palestinese a Gaza?

Gli eventi verificatisi lungo il fronte meridionale a partire dalle 11:30 di sabato mattina sono la cosa che più si avvicina ad una guerra fra Israele e Hamas. E’ difficile accertare (geograficamente) dove e per quanto tempo la violenza si scatenerà, prima che l’intervento internazionale imponga uno stop alle ostilità. Tuttavia, l’attacco iniziale di Israele non è soltanto un’altra operazione “chirurgica”, o un altro attacco di precisione. Questa è la più dura aggressione delle forze israeliane contro Gaza da quando questo territorio fu espugnato nel corso della Guerra dei Sei Giorni, nel 1967.

Fonti palestinesi a Gaza riferiscono che 40 obiettivi sono stati distrutti nell’arco di appena 3-5 minuti. Si è trattato di un attacco massiccio, in gran parte sulla falsariga di quello che gli americani chiamarono “Colpisci e Terrorizza” (Shock and Awe), durante la loro invasione dell’Iraq nel marzo del 2003: pesanti bombardamenti simultanei su una serie di obiettivi riguardo ai quali Israele aveva impiegato mesi per raccogliere informazioni di intelligence. L’insieme degli obiettivi militari include decine di obiettivi aggiuntivi legati a Hamas, alcuni dei quali verranno certamente attaccati nei prossimi giorni.

Come nel caso dell’aggressione militare americana all’Iraq, e della risposta israeliana al rapimento dei riservisti Eldad Regev e Ehud Goldwasser all’inizio della Seconda Guerra Libanese, ben poco peso è stato dato all’eventualità di colpire civili innocenti. Dal punto di vista di Israele, Hamas, che continua a lanciare razzi usando la popolazione civile come copertura, aveva avuto opportunità in abbondanza per salvare la faccia ed abbassare il livello delle proprie richieste. Continuando ostinatamente a lanciare razzi nel corso delle ultime settimane, il movimento palestinese ha provocato da sé questa aggressione.

Il consiglio di gabinetto israeliano aveva approvato l’attacco nel corso del suo ultimo incontro, mercoledì scorso. A partire da quel giorno, il governo aveva atteso l’opportunità per colpire. L’obiettivo israeliano è chiaro: infliggere un colpo il più duro possibile alla catena di comando di Hamas al fine di mettere fuori combattimento le sue capacità operative. Prevedibilmente, ciò non eviterà una fitta pioggia di razzi sulle città del Negev, ma probabilmente questa operazione renderà più difficili attacchi dal potenziale distruttivo più elevato da parte di Hamas contro Israele.

[…] L’apparato della difesa israeliana si sta preparando ad una serie quotidiana di lanci di razzi che ci si attende supereranno i 100 proiettili al giorno, alcuni dei quali probabilmente raggiungeranno la gittata massima attualmente alla portata di Hamas: 40 chilometri, una distanza che arriva fino alla periferia di Be’er Sheva e di Ashdod.

Sarebbe ragionevole attendersi che Hamas si stia preparando a tirar fuori un’altra sorpresa sul piano operativo “alla Hezbollah”: dal tentativo di abbattere velivoli delle forze aeree israeliane, a quello di colpire siti chiave da un punto di vista strategico, come il porto di Ashdod.

[…] La prolungata esitazione di Israele a prendere l’iniziativa contro Hamas è legata al trauma sofferto a seguito della Seconda Guerra Libanese. Certamente, la maggior incognita non è legata alle capacità operative dell’aviazione, ma alla decisione di lanciare o meno un’invasione di terra. Il governo prenderà una decisione in questo senso? E le Forze di Difesa Israeliane saranno in grado di portare a termine con successo quella missione che non riuscirono a condurre a buon fine contro Hezbollah? E’ ragionevole ritenere che il quadro diventerà più chiaro nei prossimi giorni. Fino ad allora, ci si attende che l’aviazione israeliana continuerà i suoi attacchi, che saranno integrati da limitate azioni da parte di piccole unità militari di terra.

Per come la situazione appare attualmente, Israele si è assegnato obiettivi modesti: indebolire il governo di Hamas a Gaza e ristabilire una tregua prolungata lungo il confine, in termini che siano più convenienti per lo stato ebraico a seguito di un compromesso imposto a livello internazionale. Hamas, continuando a colpire il Negev nelle ultime settimane, ha valutato erroneamente le intenzioni israeliane, ed è stato trascinato in una guerra che non è affatto certo che il movimento palestinese volesse realmente. Ora, Israele deve stare attento a non cadere in trappola da solo (a proposito dell’evoluzione della situazione a Gaza negli ultimi mesi, e dei possibili scenari futuri, si possono consultare i seguenti articoli: “Perché Gaza si trasformi in una nuova Somalia, il passo è breve”, apparso sul quotidiano israeliano ‘Haaretz’, e “L’obiettivo dell’assedio israeliano di Gaza”, apparso sul quotidiano degli Emirati Arabi ‘The National’ (N.d.T.) ).

Amos Harel è corrispondente militare del quotidiano israeliano ‘Haaretz’; è autore, insieme ad Avi Issacharoff, di “34 Days: Israel, Hezbollah, and the War in Lebanon”; vive a Tel Aviv

Titolo originale:

IAF strike on Gaza is Israel’s version of ’shock and awe’ 

Link:http://www.arabnews.it/2008/12/28/l’attacco-a-gaza-versione-israeliana-della-campagna-“colpisci-e-terrorizza”/

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