domenica 28 dicembre 2008

Chi finanzia i talebani? Gli occidentali!

"Drole de guerre", così venne chiamata la fase iniziale della seconda guerra mondiale, dopo che tedeschi e sovietici si erano spartiti la Polonia. A metà settembre del 1939 Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania, ma per sette mesi non fecero nulla, mentre le truppe tedesche si preparavano all'offensiva. Forse speravano in un accordo diplomatico; forse pensavano che un compromesso fosse ancora possibile. Poi la Germania attaccò la Danimarca e, in rapida successione, il Belgio e la Francia e iniziò la guerra vera, che certo tutto fu salvo che buffa.

Qualcosa del genere (con le dovute differenze) sta succedendo in Afghanistan. Laggiù si combatte ormai da sette anni. Le truppe della Nato e degli Stati Uniti si scontrano quotidianamente con i talebani, ma sostanzialmente ognuno tiene le sue posizioni: un giorno viene conquistato un villaggio da una parte, la settimana dopo viene riconquistato dall'altra. Scoppiano le bombe nei mercati, si assaltano caserme, si risponde con i missili dall'alto; da una parte e dall'altra si compiono incursioni. Nessuno controlla tutto il territorio, neppure il proprio. La coalizione occidentale e il governo afgano dovrebbero controllarne un terzo, i talebani un altro terzo, per il resto ognuno fa quello che può. Ammazza e distrugge, soldati armati e civili inermi, e aspetta di vedere cosa succederà. Chi si stanca per primo. Forse tutti sperano in un accordo politico. Adesso che sono in difficoltà gli occidentali vorrebbero trattare (Karzai ci sta provando), ma i talebani, che in questo momento si sentono più forti, non ci stanno. In futuro le parti potrebbero essere inverse. Intanto si spera nel colpo risolutivo che potrebbe alterare l'equilibrio. Obama promette (ha promesso in passato - adesso non si sa) di mandare altri 20.000 uomini da aggiungere ai 70.000 che combattono da sette anni (erano 40.000 all'inizio), ma nessuno degli esperti militari e dei comandanti sul campo pensa davvero che possano bastare.

Ma c'è un altro aspetto che rende questa guerra particolarmente buffa, più di ogni altra. Ne ha parlato la settimana scorsa il "Times" di Londra. Le guerre si fanno con gli uomini (e, nelle nostre società progredite, con le donne) e con i mezzi. I primi vanno nutriti e alloggiati, i secondi vanno riforniti e sostituiti. Dietro ogni soldato c'è una linea di comunicazione più o meno lunga, che gli porta quello che gli serve per vivere e per combattere. Quando la linea è troppo lunga e i rifornimenti non arrivano, o non si trovano sul posto, il soldato non può combattere e si ferma. Le orde mongole di Ghenghis Kahn si fermarono alle porte di Venezia perché non trovavano foraggio per i loro cavalli, e l'Italia fu salva. Le armate napoleoniche si fermarono dopo avere bruciato Mosca e dovettero tornare indietro perché non trovavano il grano per i soldati, e la Russia fu salva. Molti secoli prima Giulio Cesare arrivò con le sue legioni ai confini con la Scozia, si accorse di essersi spinto troppo in là, fece scavare una bella trincea e se ne tornò indietro.

E' per questo motivo che per vincere una guerra bisogna consolidare il territorio conquistato alle proprie spalle prima di spingersi in avanti; è per questo che tutti gli imperi si allargano a macchia d'olio, partendo da un centro sicuro, e si espandono finché le loro linee di comunicazione diventano troppo lunghe o troppo fragili. A quel punto l'impero comincia a sgretolarsi e alla fine crolla. Per la stessa ragione i corpi di spedizione coloniali, migliaia di miglia dalla madrepatria, di fronte agli attacchi degli "indigeni" sono stati costretti tutti, prima o poi, a fare i bagagli e andarsene, a dispetto della loro superiorità tecnologica. E' quello che probabilmente succederà alle truppe alleate in Afghanistan, che è successo varie volte agli inglesi nell'Ottocento e anche ai russi nella loro guerra afgana del secolo scorso.

Il problema è oggi particolarmente grave per le truppe occidentali. In primo luogo perché un esercito moderno ha bisogno di quantitativi enormemente superiori di rifornimenti, di pezzi di ricambio, di munizioni e di carburante, rispetto anche solo a venti anni fa. E poi perché, non potendo passare da paesi confinanti come l'Iran, ed essendo esclusi i ponti aerei che non possono provvedere alla grande massa di rifornimenti richiesti, hanno un'unica strada per portare quello che serve alle truppe: dal Pakistan, dove arrivano le navi, con lunghi convogli di camion fino alle basi di destinazione in Afghanistan.
Ora, bisogna ricordare che nelle guerre moderne in cui tutte le attività non di combattimento (e qualche volta anche quelle) sono "outsourced", cioè affidate a civili, questi trasporti sono effettuati da società private di servizi, che dispongono anche delle loro guardie armate dal momento che i soldati sono impegnati a fare la guerra. I convogli debbono percorrere migliaia di chilometri spesso in "territorio indiano", vale a dire controllato dai talebani o da altri gruppi armati di delinquenti più o meno comuni, che li attaccano, li distruggono e fanno razzia del loro contenuto. E' successo e continua succedere innumerevoli volte, qualche volta addirittura nelle basi di partenza in Pakistan dove, dieci giorni fa a Peshawar, i talebani hanno distrutto centinaia di mezzi in attesa di essere spediti.
A questo serio problema, che danneggia i loro profitti, le ditte private hanno trovato con spirito imprenditoriale una soluzione pratica e originale: pagare il nemico e, per maggiore sicurezza, arruolarlo per fare la scorta ai convogli. Per la verità qualcosa di simile ha fatto anche il generale Petraeus in Iraq, quando ha deciso di pagare gli insorti sunniti perché smettessero di ammazzare gli americani, ma la nuova strategia afgana è una novità assoluta.

Riferisce il "London Times" che circa un quarto del valore di ogni convoglio (composto mediamente da una cinquantina di camion, ma spesso molti di più) viene versato ai talebani perché non lo attacchino. Dopo di che, come fa il pilota quando monta sulla nave per guidarla in porto, sul primo camion sale un comandante talebano armato che - ben visibile a tutti - assicura il passaggio nel territorio controllato dai suoi uomini. In termini economici tutto ciò ammonta a diversi milioni di dollari al mese con i quali, senza sparare un colpo, i talebani poi comprano le armi e le munizioni per continuare la guerra. In questo modo gli occidentali finanziano la guerra per tutti, per se stessi e per il nemico, e in questo modo si assicurano che non finisca mai.

di Stefano Rizzo

Link:http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=10398

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