mercoledì 17 dicembre 2008

Arrestato e malmenato al-Zaidi

Mentre un saudita offre 10 milioni di dollari per la famigerata scarpa

"L'arresto di Muntadar al-Zaidi è stato convalidato con l'accusa di aggressione al presidente degli Stati Uniti d'America". Lo ha dichiarato il portavoce del ministro degli Interni iracheno, Abd al-Karim Khalaf. Al monmento non è chiaro dove si trovi il giornalista. Il fratello, Dargham al-Zaidi, ha affermato che Muntadar sarebbe stato ricoverato presso un ospedale militare americano a Baghdad. Secondo il deputato sunnita e avvocato Nur ad-Din al-Hayyali, invece, il giornalista sarebbe attualmente rinchiuso in una cella all'interno del palazzo della presidenza del consiglio iracheno. Nonostante più di duecento legali si siano dichiarati disponibili a difendere Muntadar a titolo gratuito, al giornalista non è ancora stato permesso di incontrare un avvocato. Il fratello ha rilasciato delle dichiarazioni alla Bbc in cui si diceva seriamente preoccupato per le condizioni di salute di Muntadar, che sarebbe stato picchiato in carcere, riportando fratture alle mani, al costato, a un occhio e un'emorragia interna. "Se l'hanno picchiato anche davanti alle telecamere, vi immaginate cosa avranno potuto fare a telecamere spente?", si chiedeva allarmato Dargham al-Zaidi. Subito dopo l'incidente, infatti, alcuni uomini della sicurezza irachena hanno bloccato e malmenato insieme a Zaidi anche due suoi colleghi, accusandoli di essere dei cospiratori. Stando alle informazioni diffuse dai media locali, gran parte dell'interrogatorio cui è stato sottoposto Muntadar al-Zaidi, ha visto gli uomini delle forze di sicurezza irachene tentare di capire se ci fosse un mandante dietro al gesto del giornalista, oppure se avesse ricevuto del denaro da qualcuno per compiere tale atto, ormai divenuto il simbolo dell'esasperazione irachena nei confronti dell'occupazione statunitense. "Non credo che si possa prendere il gesto di un ragazzo che lancia scarpe e affermare che questo rappresenti un vasto movimento d'opinione in Iraq" ha dichiarato il presidente George W. Bush. Sarà, fatto sta che dal momento dell'accaduto si sono moltiplicate la manifestazioni cittadine, i cortei per le strade e le espressioni di solidarietà nei confronti del giornalista arrestato, che rischia fino a sette anni di carcere. Un'organizzazione libica, diretta dalla figlia di Muammar Gheddafi, Aisha, ha annunciato che assegnerà un premio a Muntadar al-Zaidi per il proprio coraggio e per aver commesso un gesto che "rappresenta una vittoria dei diritti umani in tutto il pianeta". Il presidente dell'Unione dei Giornalisti Iracheni ha definito "strano e affatto professionale" il gesto del giornalista, appellandosi però al premier iracheno affinché dia la grazia a Muntadar al-Zaidi. Hassan Jarrah, ufficiale governativo impiegato a Najaf, ha dichiarato che "Zaidi avrebbe dovuto esprimere le sue opinioni in altro modo. Dobbiamo mostrare all'opinione pubblica irachena e internazionale che non reputiamo ammissibili atti di questo genere". Solo nella scorsa notte, il gruppo "Sono un fan del grande eroe che ha colpito Bush con le sue scarpe a Baghdad" fondato su Facebook ha registrato oltre novemila adesioni. E dieci milioni di dollari sono stati offerti da Hasan Muhammad Makhafa, cittadino saudita, per accaparrarsi quello che ha definito essere "non solo una scarpa ma un simbolo di libertà da lasciare in eredità ai miei figli; una rivincita nei confronti di chi ha violato l'onore degli arabi occupando le loro terre e uccidendo innocenti".

Lorena De Vita

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