venerdì 21 novembre 2008

Il rapporto storico tra omosessualità ed estrema destra



“Era l’uomo della mia vita”. Aveva la stoffa del leader Stefan Petzner, ventisette anni, amante del defunto Jörg Haider, leader carismatico e fondatore di tutti i partiti di estrema destra austriaci degli ultimi vent’anni. Il giovane, laureato da poco in giornalismo, si è rivelato così intrepido da esternare il proprio amore, parlando di “una vicinanza che andava ben al di là dell’amicizia”, consumata per giunta “senza obiezioni dalla moglie” del governatore carinziano. Lo ha fatto sapendo che avrebbe sollevato un putiferio nelle destre di tutta l’Europa e nel partito, e così è stato, con l’Alleanza per il futuro dell’Austria (Bzö) a deporlo immediatamente dal proprio vertice, cui era stato collocato per volontà dello stesso Haider. 


E il nodo del rapporto storico tra omosessualità ed estrema destra rimane profondamente irrisolto.
Lo sa bene chi ha vissuto il nazismo, con i suoi paralleli europei soprattutto nella Spagna franchista. Le retate, le torture, forse gli esperimenti clinici e i genocidi di omosessuali in Germania fino alla caduta di Hitler. L’ideologia è quella della purezza, della razza, dei costumi e del comportamento sociale, e quelli che si collocano al di fuori del quadretto eterofamiliare rappresentano un’insopportabile devianza da eliminare, socialmente quando non fisicamente. Alla loro memoria quest’anno Berlino ha dedicato un monumento, benché antiestetico, un grosso cubo chiuso con una fessura nella quale si rubano furtive le immagini di un bacio omosex.
Del resto, la stessa Berlino dei primi anni ’30 contava oltre cento bar omosessuali e una trentina di periodici gay. E lo stesso nazismo, i cui rituali sono stati assiduamente frequentati da Haider, annoverava parecchi omosessuali tra i propri leader, quali Ernst Rohm, Rudolph Hess, e perfino, secondo alcuni, Hitler. C’è chi spiega il paradosso con la psicologia dell’“odio verso se stessi”, o con analoghe forme nevrotiche, ma sembrano motivazioni parziali, per quanto verosimili. I protagonisti, dal nazismo al crescente fenomeno contemporaneo degli outing da parte di uomini e addirittura associazioni di destra, motivano la loro omosessualità sostanzialmente nei termini di una “virilità spinta”, che rivendica una sorta di primato di genere. Si tratterebbe dunque di una forma estrema di misoginia, e ciò appare plausibile dato che l’omosessualità di destra sembra non aver mai coinvolto le donne. Rimane in ogni caso la nevrosi, non foss’altro per lo scarto tra un’esistenza pubblica spintamente etero-borghese (con tanto di moglie e figlie al seguito, come faceva Haider) e un’inclinazione privata, quasi sempre nascosta, di segno opposto.
Fu il fascismo ad affrontare il paradosso, normando la doppia morale. L’omosessualità veniva tollerata se tenuta nascosta, al punto dall’esser esclusa dalle offese penalmente rilevanti dal Codice Rocco. Non si trattava di benevolenza, bensì all’opposto del timore che il divieto e i conseguenti procedimenti giudiziari andassero a svelare, agli occhi degli stranieri, la sussistenza del fenomeno in Italia. A fornire un quadro filosofico alla doppiezza è stato poi Joseph Ratzinger, che ha trascinato la Chiesa a un’ossessione che non aveva mai esplicitamente coltivato, neppure ai tempi dell’Inquisizione. Negli anni’80, l’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede giodicò l’omosessualità come “non un peccato in sé, ma una tendenza verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. No dunque alle aggressioni ai gay, no però anche, spiegava Ratzinger, a qualsiasi forma di tutela giuridica delle loro unioni, che renderebbe manifesta la loro cattiveria.
Il caso Petzner ha però indotto il Vaticano a valutare la doppiezza non più sufficiente a contenere il fenomeno. A pochi giorni da quell’outing, Benedetto XVI, nel ribadire il no al sacerdozio per i gay, ha invitato i seminaristi “a ricorrere a psicologi e a specialisti di fede cattolica” per scovare e correggere la loro eventuale “identità incerta”.
Lo sa anche Petzner, che l’ipocrisia non basta più, e ha perciò impartito una lezione di virile coraggio al suo partito. Che lo ha sostituito con l’irreprensibile Joseph Buchner. Divorziato ma etero.
di Alessandro Cisilin

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