sabato 22 novembre 2008

Gli Stati Uniti alle prese con il cartello del gas russo-iraniano


La decisione di Russia, Iran e Qatar di coordinare in maniera più diretta le proprie attività nel settore della produzione e dell’esportazione di gas naturale ha suscitato preoccupazioni in alcuni ambienti occidentali riguardo alla possibile nascita di un cartello del gas, sul modello dell’OPEC. Sebbene altri esperti abbiano espresso le loro perplessità sull’eventualità che un cartello del gas sia in grado di influenzare i prezzi come fa l’OPEC con quelli del petrolio, in alcuni paesi importatori come gli Stati Uniti ciò non è bastato a tranquillizzare tutti, in una fase in cui la competizione energetica è inestricabilmente legata alle grandi questioni della politica internazionale
Furtivamente e con costanza, un cartello del gas è emerso nel corso degli ultimi sette anni. Il 21 ottobre scorso a Teheran, il Gas Exporting Countries’ Forum (GECF) ha stabilito di formare una troika che dirigerà il futuro cartello. La Russia, l’Iran ed il Qatar hanno annunciato che costituiranno un gruppo – che ancora non ha un nome – per “coordinare le politiche del gas”. La troika si incontrerà per coordinare e controllare quasi due terzi delle riserve mondiali di gas ed un quarto della produzione mondiale.
La Russia preferisce coordinare le politiche energetiche con Teheran, riconoscendo che insieme i due paesi controllano circa il 20% delle riserve mondiali di petrolio e circa metà delle riserve globali di gas, che garantiscono un enorme potere geo-economico.
Gli Stati Uniti dovrebbero creare una coalizione internazionale di consumatori di energia per opporsi ai cartelli energetici. Il Congresso americano dovrebbe anche approvare nuove esplorazioni ed espandere i legami di cooperazione con il Canada per quanto riguarda il gas naturale.
La Russia e la strategia globale del gas
Nel duro mercato globale dell’energia, la Russia chiaramente apprezza il potere di contrattazione che le sue risorse energetiche le garantiscono, e nel frattempo tenta di controllare le esportazioni di energia dei nuovi stati indipendenti, come l’Azerbaigian, il Kazakistan, il Turkmenistan e l’Uzbekistan. La Russia ha anche rafforzato i suoi legami con l’Iran, il Venezuela, la Libia, ed altri paesi esportatori di energia. Recentemente, Mosca ha anche lanciato una ‘campagna’ nei confronti dell’OPEC (di cui la Russia, pur essendo fra i principali produttori mondiali di petrolio, non fa parte (N.d.T.) ).
La Russia sta giocando una sofisticata partita per massimizzare il suo vantaggio di paese leader nella produzione di gas (con le più vaste riserve sul pianeta) e di secondo esportatore mondiale di petrolio.
Quello della Russia è stato un approccio gradualista. Mosca non ha mai mostrato apertamente entusiasmo per un cartello del gas, ma ha atteso l’opportunità per lanciarne uno. A quanto pare, il cartello è stato un’idea del primo ministro ed ex presidente russo Vladimir Putin.
L’approccio russo è stato anche furtivo. Invece di annunciare un cartello prematuramente, spaventando i paesi consumatori, Mosca ha silenziosamente messo insieme le varie componenti. Fino alla dichiarazione di Teheran, la Russia era in grado di apparire ragionevole.
All’incontro di Doha dell’aprile scorso, i paesi membri del GECF avevano accettato di discutere il modo di spartire fra loro i mercati dei consumatori, soprattutto in Europa. La Russia e l’Algeria sono già fra i principali protagonisti nella regione europea, e l’Iran potrebbe unirsi a loro nel prossimo decennio. Ciò chiaramente rappresenterà una sfida per le politiche di liberalizzazione dell’energia e di deregolamentazione del gas portate avanti dall’Unione Europea, che sono entrate in vigore il 1° luglio.
Peso geopolitico
I paesi membri della troika e del GECF stanno progettando di “raggiungere intese strategiche” sul volume delle esportazioni, i piani di distribuzione, e la costruzione di nuovi gasdotti. Essi prevedono di esplorare e sviluppare i giacimenti di gas, e di coordinare l’avvio ed i tempi di produzione. Malgrado le smentite in proposito, il GECF ha tutte le caratteristiche di un cartello nascente, e la troika include i suoi membri fondatori. Questi paesi fondatori espanderanno la cooperazione attraverso il GECF e trascineranno con loro altri paesi produttori di gas.
Il nuovo gruppo fornirà ai suoi tre leader un ulteriore vantaggio geopolitico. Se questo nuovo cartello si dovesse espandere, la Russia e l’Iran acquisiranno influenza sui fornitori di gas eurasiatici, come l’Azerbaigian, il Turkmenistan, il Kazakistan, e l’Uzbekistan.
Importanti produttori di gas come l’Iran, la Russia, il Qatar, il Turkmenistan, il Brunei ed il Venezuela hanno una caratteristica in comune: un deficit di democrazia. Tutti e tre i membri del nuovo cartello condividono questa dubbia qualità. Proprio come l’OPEC, il cartello del gas sarà una forza che potrà essere usata per sfidare ed eventualmente indebolire le democrazie fondate sul mercato, attraverso i prezzi dell’energia ed i trasferimenti di ricchezza. Un cartello di questo genere potrebbe fare accordi con consumatori su vasta scala non democratici, come la Cina, obbligando invece l’Occidente a pagare il prezzo pieno.
E’ necessaria un’azione globale coordinata
L’amministrazione Bush ha a mala pena reagito agli incontri di Teheran e Doha. I politici esprimono preoccupazioni, ma solo in privato. La Commissione Europea ha soltanto affermato che si oppone per principio ai cartelli che fissano il prezzo.
Come dimostra il caso dell’OPEC, chiudere i mercati alla competizione, promuovere compagnie petrolifere nazionali, e limitare la produzione si traduce in forniture limitate e in un innalzamento dei prezzi. Per il gas le cose non andranno diversamente.
Cosa possono fare gli Stati Uniti
Gli Stati Uniti dovrebbero aprire le loro vaste risorse terrestri e marittime di gas naturale ad ulteriori esplorazioni e ad una maggiore produzione, incoraggiando i paesi vicini come il Canada, il Messico e i paesi dei Caraibi a fare lo stesso.
La nuova amministrazione dovrebbe lavorare con l’Unione Europea, il Giappone, la Cina, l’India ed altri paesi al fine di impedire la cartellizzazione del settore del gas. Ciò può essere ottenuto attraverso la cooperazione con l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), a cui la Cina e l’India dovrebbero essere invitate ad aderire, ed applicando una legislazione anti-trust in tutto il mondo contro le compagnie di proprietà statale che sono attivamente coinvolte in attività di cartello sui mercati dell’energia.
Infine, gli USA dovrebbero cooperare strettamente con quei paesi all’interno del GECF che si oppongono al dominio russo-iraniano, compresi l’Azerbaigian, il Canada, l’Olanda, e la Norvegia. Se la solidarietà fra paesi compratori non si tradurrà in un’azione pratica, i consumatori di energia e la crescita economica ne soffriranno a livello mondiale.
di Ariel Cohen 
Ariel Cohen è un ricercatore specializzato in studi russi ed eurasiatici ed in questioni legate alla sicurezza energetica; è membro della Heritage Foundation, un think tank di orientamento conservatore con sede a Washington
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