sabato 22 novembre 2008

Croazia contro Serbia: “l’attacco è la miglior difesa”


Quel che doveva fare la Serbia contro la Croazia, gli Stati Uniti, il Vaticano e la Germania per aver decimato la popolazione serba cambiando l’immagine demografica del Paese, lo farà oggi lo Stato croato. La Croazia ha accusato dinanzi al Corte di Giustizia Internazionale (CIJ) la Serbia, come erede politico della Jugoslavia, per aver commesso genocidio contro la popolazione non serba sul suo territorio durante la guerra tra il 1991 e il 1995. Come si suol dire, “l’attacco è la miglior difesa”, in quanto così la Croazia riesce a giocare d’anticipo ed evitare di essere lei l’imputato principale per i crimini commessi durante le guerre balcaniche, ed in particolare della famosa "Operazione Tempesta" che ha cacciato dalle loro case circa 250.000 serbi. La Corte di Giustizia Internazionale (CIJ) , da parte sua, ha accettato con 10 voti favorevoli su 17 la richiesta croata e ha dichiarato di essere competente nel giudizio intrapreso dalla Croazia. La decisione è stata annunciata dal Presidente della CorteRosalyn Higgins, affermando che, nel caso in cui non intervenga una transazione tra le due parti fuori giudizio, il Tribunale Internazionale di Giustizia analizzerà le argomentazioni mosse dalla parte croata, per verificare se la Serbia sia o meno responsabile. Vengono inoltre respinte le argomentazioni di Belgrado, secondo la quale il caso non rientrava nella competenza della Corte delle Nazioni Unite, visto che la Repubblica federale socialista della Jugoslavia non era un membro dell'ONU e, pertanto, non firmatario della convenzione sul genocidio.

La data del processo è ancora da definire, anche se è certo che non inizierà prima del 2011, ragion per cui la Serbia avrà del tempo per preparare la sua difesa. La Croazia è consapevole che le loro ragioni politiche sono infondate, anche se potrebbero comunque ottenere un risarcimento, e pare che al momento la richiesta ammonti a un miliardo di euro. La decisione del Tribunale, non a caso, è giunta proprio in occasione del giorno dell’anniversario della battaglia di Vukovar. Ecco dunque come sono finite le scuse nei confronti del popolo croato del Presidente Boris Tadic: in un’aula di Tribunale, strumentalizzate e usate in maniera distorta, quando invece erano solo un modo per avere una stessa ammissione da parte di Zagabria. In un'intervista per i media serbi, Tadic ha sottolineato come le scuse rivolte al popolo croato per i crimini commessi nel 1990 dalla Jugoslavia, non sono mai state adeguatamente ricambiate, e né sono stati mai riconosciuti dalla Croazia i crimini commessi contro i serbi nella cacciata della Krajina. 

Nonostante tutto, sembra che Belgrado abbia accettato la notizia in maniera positiva, annunciando che l’ammissione del giudizio sarà un’occasione per la Serbia per presentare una controaccusa. “Anche noi accuseremo la Croazia per l’operazione Tempesta nel 1995”, ha dichiarato il ministro degli EsteriVuk Jeremic compiaciuto. Non riusciamo però a capire il motivo di tanto entusiasmo, visto che la Serbia poteva agire così anche 10 anni prima. Non è tanto chiaro neanche cosa ha spinto il Ministro Jeremic a dirsi dispiaciuto del fatto che la Croazia non abbia accettato la proposta di amicizia per rafforzare i rapporti all’interno della regione, in vista della adesione all’UE. "Zagabria avrebbe dovuto accontentarsi delle scuse presentate dal presidente Boris Tadic, concentrandosi sul "futuro europeo" che unisce entrambi i Paesi piuttosto che sui dolori del passato - ha dichiarato Jeremic -la nostra proposta era: rinunciare ai ricorsi, accettare le scuse e magari ricambiarle". Si dice  deluso del gesto della Croazia, e afferma che, a questo punto, la Serbia non ha altra scelta che quella di presentare un contro-ricorso. Continua, nonostante tutto, a dispiacersi e afferma: “Per il nostro futuro in Europa dobbiamo cercare la pace. Davanti al Tribunale Internazionale, finalmente, sarà fatta luce sui fatti dell’operazione Tempesta", conclude Jeremic senza convincere molto i suoi cittadini. Infatti sembra che il ministro degli esteri serbo non sia un ottimo storico, e non consideri nei suoi interventi cosa sia accaduto in passato: la storia ha dimostrato che gli scontri tra le due ex province jugoslave sono costati la vita di 200.000 persone.

Lo stesso tono ottimista dei serbi ritorna nelle parole del capo della squadra legale di difesa della Serbia, Tibor Varadi, il quale ha affermato: “Il nostro team ha lavorato, per otto anni, alla preparazione della difesa per il processo Serbia contro Croazia”. Entusiasta sembra essere ancheSnezana Malovic, Ministro della Giustizia serba, che a suo parere il caso si volgerà a "vantaggio della Serbia". Anche secondo il Professore di Diritto Internazionale, Branisalv Ristojevic, ritiene che la Croazia non ha nessuna possibilità di vincere questo processo, ricordando come la Serbia ha agito presentando Appello presso il Tribunale dell’Aja per le accuse mosse dalla Bosnia Erzegovina. Un’osservazione alquanto sterile, che non giustifica certo il fatto che la Serbia non ha deciso di agire prima nonostante avesse tutte le proprie a proprio "vantaggio", aspettando di essere aggredita e messa sotto i riflettori dell’accusa. Sembra che la Serbia sia destinata a difendersi sempre, e non può mai chiedere giustizia per le vittime che la guerra ha fatto sul suo territorio. Il solo spiraglio di realismo viene da Milorad Pupovac, Presidente del Consiglio serbo in Croazia, il quale ritiene che con l' accusa della Croazia “possiamo solo far retrocedere il livello dei rapporti serbo-croati agli anni '90, che sicuramente non andranno a favore del popolo serbo e dunque del ritorno dei profughi alle loro case. Dopo questa decisione - prosegue - i cittadini serbi e croati si troveranno di nuovo ostaggio della politica di Tudjman e Milosevic. Se qualcuno avesse avuto motivo di muovere un'accusa del genere questi sono senza dubbio i serbi in Croazia, vittime dei crimini di guerra e della politica degli anni '90 ”, ha concluso.

Aspettando dunque che inizi il processo, non possiamo che esprimere i nostri più forti dubbi e sfiducia nei confronti di questa causa condotta dinanzi alla Corte di Giustizia, visti i precedenti. Nel 1999 infatti la Corte stessa non ha accettato le accuse della Serbia contro otto Paesi membri della Nato che hanno bombardato le terre della Jugoslavia con armi nocive, e lasciando addirittura la possibilità che gli Stati lanciassero una contro-accusa, per "l’interferenza della Corte ONU" nelle politiche della NATO , Allora fu chiesto ai giudici di avere "un po’ di flessibilità", la stessa che doveva esserci quando la Serbia veniva bombardata per sottrarle parte del suo territorio. La "giustizia" dei grandi giudici affermò che i serbi, le vere vittime, avevano compiuto un genocidio "contro se stessi e gli altri popoli". Questa è la realtà con cui convivono i serbi, obbligati al silenzio o alle scuse nei confronti dei loro assassini. Tutte le volte che questo popolo ha chiesto scusa, ha avuto in cambio solo cadaveri, campi di strage e campi di concentramento come Jasenovac, (700.000) Kravice, Racak, Viktor Bubanj a Sarajevo, Zegar, Nadmederu (5. 927 ), Arad (5.000) e tra il 1991 e il 1995 sono stati costruiti 778 campi di strage per i serbi. Si deve dunque processare la Serbia per confermare che è stato fatto un genocidio?

di Biljana Vukicevic

Link: http://www.rinascitabalcanica.com/?read=15353

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