domenica 30 novembre 2008

Rivolta nigeriana



A Jos, nello stato di Plateau, cristiani e musulmani si sono affrontati per presunti brogli elettorali

Sarebbero almeno 200, secondo la Croce Rossa nigeriana, le vittime delle violenze interconfessionali nella città di Jos, nello Stato nigeriano di Plateau, scoppiate ieri tra musulmani e cristiani a causa del voto amministrativo contestato in città. Secondo fonti del governo della Nigeria, nella città oggi vige il coprifuoco per 24 ore e ingenti reparti di esercito e polizia pattugliano le strade dove giacerebbero ancora un numero imprecisato di cadaveri. Chiese, moschee e negozi sono stati dati alle fiamme. Per il momento è impossibile dare stime certe delle violenze: un'associazione islamica locale sostiene di aver recuperato oltre 300 corpi, mentre le autorità locali parlano di 75 morti. Per la Croce Rossa le vittime potrebbero essere molte di più, addirittura 400, e denuncia la carenza di acqua e medicinali per affrontare l'emergenza. Secondo la Croce Rossa della Nigeria almeno 10mila persone hanno lasciato le loro case per paura di rimanere coinvolte negli scontri. Le violenze a Jos sono esplose ieri, quando si sono tenute le elezioni amministrative nello stato. Appena dopo la chiusura delle urne, mentre era ancora in corso lo spoglio delle schede, si è diffusa la voce che il Partito di tutti i popoli nigeriani (Anpp, ritenuto di ispirazione musulmana) era stato sconfitto e che a vincere era stato il Partito democratico del popolo (Pdp, di ispirazione cristiana). Nelle strade, nelle case, in chiese e moschee, è scoppiato l'inferno. La polizia è intervenuta con estrema durezza, già ieri ha arrestato decine di giovani esagitati, la notte scorsa ha decretato il coprifuoco, ma anche oggi le violenze sono continuate, luoghi di culto e case sono stati devastati e dati alle fiamme. Le vittime, dopo che le forze dell'ordine hanno ripreso il controllo della città, sono state portate in una moschea, dove si sta procedendo alla conta dei morti. Già nel 2001 a Jos erano scoppiati violenti scontri inter-religiosi che avevano provocato la morte di oltre mille persone.

Fonte: peacereporter

Link:http://it.peacereporter.net/articolo/12989/Nigeria,+centinaia+di+vittime+in+scontri+per+elezioni+amministrative

Dopo 14 anni di internet e 25 di satellite, i Partiti - per ora quelli all'Opposizione - scoprono le web e le sat tv


La campagna elettorale del neo presidente degli Stati Uniti? Un successone, perché è stata efficace e originale. Nata all'insegna del multi(media)tasking ha avuto il suo centro di gravità fisso sul web con gli altri media a girare intorno come satelliti. La rete è risultato un fantastico strumento di propaganda. La figura di Obama ha suggerito l'emergere di una quantità di video creativi realizzati dai suoi supporter, dal famoso Obama Girl, al rap "Yes we can" con i Black Eyed Peas, al Barak OBollywood con Obama in versione indiana. Il web è stato prezioso anche nella raccolta dei fondi, milioni e milioni di dollari arrivati grazie al passaparola della rete. Insomma un successo, che chissà, deve aver messo la pulce nell'orecchio alla politica italiana, da sempre così old style nell'utilizzo della comunicazione. Si, perché da qualche tempo, i Partiti di casa nostra, hanno letteralmente preso d'assalto i new media. Per il momento il fenomeno riguarda le formazioni all'Opposizione in crisi di consenso e partecipazione. Il Partito Democratico con Youdem.tv si è posizionato sul satellite e sul web, replicando poi con Red Tv, la tv satellitare vicina a Massimo D'Alema. Da tempo è invece presente sul web Antonio Di Pietro. Sul suo sito personale (antoniodipietro.it) e su quello del Partito (italiadeivalori.it), utilizza abbondantemente lo streaming video, per fare informazione politica, ma ha anche un canale su youtube ed è presente su Facebook e Second Life. La vera sorpresa comunque è arrivata dai Comunisti Italiani di Diliberto che hanno lanciato una web tv. Che la partecipazione sia figlia di questa parte politica è cosa nota, ma è anche notorio che queste formazioni non hanno una grande cultura del mezzo. C'è quindi un rischio: che questi strumenti se privi di innovazione nei contenuti, nella sostanza non servano a nulla. La propaganda online infatti non riesce sempre. Anzi, più spesso fallisce. Questo perché le culture digitali non sono alla ricerca di una rappresentanza né appaiono disposte a delegare ad altri le decisioni. Il cybernauta si "presenta" direttamente nello spazio pubblico con la sua capacità di manipolazione del linguaggio. E lo fa con alle spalle una comunità costituita da affinità elettive. Ogni rete di blogger, tribù urbana o comunità virtuale genera una "comunicrazia", che si manifesta come una forma di potere liquida. Per i "vecchi" Partiti non sarà quindi facile interagire con questi nuovi fenomeni. Tra l'altro quelli di Governo sembrano al momento meno interessati al web, forse perché godono di un grande spazio sui media mainstream. Ecco perché Forza Italia, dopo lo stop della Tv della Libertà della Brambilla, non ha promosso più nulla in rete. Più stimolati sono gli altri partiti della coalizione: Alleanza Nazionale e Lega Nord hanno migliorato la qualità dei loro siti, introducendo qualche forma di comunicazione tecnologicamente avanzata. Dopo il sogno fattosi realtà dell'afroamericano Obama però, la sensazione è che tutto possa cambiare anche da noi. Su internet naviga una grande fetta di elettorato giovane e giovanissimo difficile da coinvolgere con i comizi e la tv. E i sogni, che poi sono il motore della politica, non nascono coinvolgendo gli over 50 seduti comodamente sulle poltrone di casa a guardare Porta a Porta.
 

di Mauro Scarpellini

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/12955/La+politica+italiana+e+i+new+media

La vendetta dei templari e il sogno massonico del Nuovo Ordine mondiale dal 1300 al Trattato di Lisbona

La vendetta dei templari e la maledizione di Jaques de Molay.  
Sommario. 1. Il Trattato di Lisbona. Introduzione. 2. La nascita e la fine dei templari. 3. L'età di mezzo. I templari e i Rosacroce fino al 1800. 4. La distruzione della Chiesa Cattolica. 5. La distruzione degli stati sovrani. 6. Considerazioni conclusive. 7. Bibliografia.

1. Il Trattato di Lisbona. Introduzione.
Per lungo tempo ho pensato di scrivere un articolo sul trattato di Lisbona. Ma alla fine qualcosa mi bloccava. Era più che altro la rabbia per una legge assurda, una legge che non conosce nessuno, ma che tutti i politici hanno votato e approvato in massa, lasciando all’oscuro la gente sulla sua reale portata e sul suo contenuto.
D’altronde neanche i politici la conoscono. Hanno troppo da fare per potersi leggere 400 pagine di leggi scritte in una forma volutamente pesante e incomprensibile.

Questa legge rappresenta una delle ultime tappe del coronamento del sogno massonico del Nuovo Ordine mondiale, cioè il piano di far transitare tutte le nazioni occidentali verso un mondo in cui gli stati deleghino i loro poteri a delle istituzioni centrali che governeranno il mondo intero.
E’ noto che il progetto del nuovo ordine mondiale prevede diverse tappe, tra cui il rafforzamento dell’ONU, la perdita di sovranità degli stati centrali europei, con il rafforzamento della CE, e la creazione di una moneta unica elettronica.
Il Trattato di Lisbona si inserisce in questo piano, prevedendo (a parte l’assurda reintroduzione della pena di morte, di cui hanno parlato abbondantemente altri commentatori come La Rouche o Blondet) i seguenti punti essenziali:
1) l’aumento dei poteri del consiglio; un consiglio che nessuno conosce. Se provate a chiedere a qualcuno i nomi dei consiglieri europei, vedrete che avrete un cento per cento di risposte negative. Nessun italiano, e nessun cittadino europeo in genere, conosce i componenti del Consiglio. Figuriamoci se gli chiedete cosa fanno e quali provvedimento prendono.
2) La diminuzione dei poteri del Parlamento europeo.
3) L’ulteriore perdita di sovranità degli stati centrali in alcune materie chiave.

Più che il profilo giuridico, in questa sede, affronteremo il profilo storico e culturale per capire come e perché è stato possibile arrivare a questa situazione. E vedremo come e perché questa è una delle ultime tappe del progetto massonico del Nuovo ordine mondiale. E in tal senso rappresenta anche il coronamento della vendetta templare, giurata da Jacques de Molay contro il papa e l’imperatore. Se Jacques de Molay fosse vivo sarebbe senz’altro soddisfatto. La sua vendetta si realizza ogni giorno di più e tra pochi anni sarà completa.

2. La nascita e la fine dei templari.
Dobbiamo partire dal 1139, anno in cui venne creato l’ordine dei cavalieri Templari da Ugo De Payns.
Sono uno strano ordine, quello dei templari. Sono dei guerrieri, perché il loro compito è di proteggere i pellegrini in Terra Santa; ma sono anche monaci, perché vivono in povertà, seguendo alcune regole monastiche che verranno codificate da San Bernardo.

In pochi decenni i templari crescono in potere e influenza. I nobili del tempo fanno a gara per entrare in questo strano ordine di monaci guerrieri, famosi per le loro abilità cavalleresche ma, allo stesso tempo, per essere protettori dei valori cristiani.
Sorgeranno centri templari in Francia, Germania, Italia, Portogallo, con migliaia di commende (cioè di luoghi).
I templari proteggeranno i viandanti dai predoni, e diventeranno famosi per la loro onestà. A causa di ciò saranno i primi banchieri al mondo; le loro commende diventeranno a tutti gli effetti dei veri centri di custodia, ove nobili e sovrani di tutta Europa depositeranno le loro ricchezze.
I templari creano, quindi, il primo sistema bancario al mondo e in tal senso sono considerati gli inventori del bancomat. Infatti chiunque poteva depositare beni presso i centri templari che si impegnavano a custodirli; al momento del deposito i templari rilasciavano un attestato che dichiarava l’avvenuto deposito. Quindi, ad esempio, colui che aveva depositato un bene a Parigi poteva poi recuperarlo anche in Italia o in Germania o in un qualsiasi altro centro templare che gli avrebbe rilasciato una identica quantità di oro.

Sui templari sono stati fatti studi di ogni tipo e sono sorte leggende di ogni tipo. Quel che è certo però è che acquisirono delle conoscenze e una sapienza particolari per quell’epoca, perché il loro contatto con l’oriente li portò ad avere un patrimonio di conoscenze tratte sia dalla cultura cattolica ufficiale europea, che dalla cultura cabalistica orientale.

Divennero potenti, questi templari. Troppo potenti, quasi uno stato nello stato o, meglio, uno stato al di sopra degli stati, perché rispondevano solo al papa, ma avevano il rispetto e l’appoggio anche degli imperatori, e il loro potere, alla fine del 1200, si imponeva su tutta l’Europa Cristiana.
Probabilmente la loro potenza dava fastidio; a ciò aggiungiamo le difficoltà finanziarie del re di Francia Filippo il Bello, che prese la palla al balzo e decise di sopprimere l’ordine templare.
Filippo il bello, con l’aiuto (o forse sarebbe più corretto dire con l’ignavia e la mancata opposizione ufficiale) di papa Clemente V, soppresse l’ordine templare, depredò i loro beni e mandò al rogo migliaia di appartenenti all’ordine.
Jacques de Molay, l’ultimo dei maestri templari, venne mandato al rogo il 18 marzo 1314. Costui maledì il papa e l’imperatore, i quali morirono nello stesso anno in circostanze “misteriose”.

3. L’età di mezzo. I templari e i Rosacroce fino al 1800
Molti templari si rifugiarono in Portogallo, ma anche in Svizzera.
In Svizzera, i templari crearono l’attuale sistema bancario svizzero. Vediamo in che senso.
I templari, lo abbiamo detto, erano abili guerrieri e bancari. In svizzera difesero le frontiere dagli invasori e continuarono la loro attività di banchieri; nei secoli successivi molti sovrani depositavano in Svizzera i loro beni, e questa è la ragione della secolare neutralità svizzera durante tutta la storia Europea. Nessun sovrano avrebbe distrutto una nazione ove lui stesso aveva interessi economici; inoltre, così facendo, si sarebbe attirato l’ira di tutti gli altri stati, il che è né più né meno quel che succede oggi, perché la Svizzera è uno dei depositi di tutte le ricchezze mondiali, lecite ma, purtroppo, anche illecite, grazie ad un sistema bancario impenetrabile da parte di magistrature, polizia e altri poteri. Non a caso molti cantoni Svizzeri, e la stessa bandiera svizzera, recano le insegne templari, o degli Ospitalieri di San Giovanni.
I templari si sparsero un po’ ovunque, compresi gli ordini cavallereschi di allora, come gli Ospitalieri di San Giovanni e i Cavalieri di Malta.
Ma soprattutto, conservarono la loro struttura, che sopravvisse in segreto e da questa struttura germinò la maggior parte delle società segrete che esistono anche oggi (Templari, Rosacroce, Massoneria, Skull ad Bones, Illuminati, ecc.).
I rosacroce, la massoneria più potente e segreta, altro non è che un ordine templare a cui apparteneva anche Dante Alighieri, che infatti è considerato un po’ il padre dei Rosacroce attuali; non a caso gli omicidi massonici vengono compiuti tutt’oggi con la regola del contrappasso dantesco (vedi i nostri articoli sull’omicidio massonico, numeri 1 e 2).
Povero Dante! Se sapesse come è stata interpretata la sua Divina Commedia probabilmente si suiciderebbe da solo, e forse per la prima volta avremmo un suicidio vero, in questa Italia.

Il 24 giugno 1313 il Cav. Aumonte ricostituì in segreto l’Ordine Templare in Scozia, dove era fuggito con alcuni “fratelli”, e ne divenne Gran Maestro.
Il loro emblema era un pellicano sormontato da un cappello cardinalizio e sotto di lui sei ghiande con il motto: “Dium sibi caeteris”. E il pellicano è uno dei simboli dei Rosacroce. All’interno della Chiesa Templare nacque inoltre, approvato dal papa, il Sacro Collegio dei 33 Frati Maggiori della RosaCroce.

Nel 1614 i Rosacroce rompono il silenzio secolare ed entrano in scena ufficialmente; pubblicano il loro primo manifesto, La Fama Fraternitas, e si fanno conoscere in tutta l’Europa.


Nel 1717 i Rosacroce e i Templari danno vita alla massoneria moderna, quella per così dire ufficiale.

Nel 1776 abbiamo la fondazione dell’ordine degli Illuminati ad opera di Adam Weishaupt, ma secondo molti storici questi altro non sono che un particolare ramo dei Rosacroce.

Ma tutta l’Europa di quei secoli è intrisa di cultura Rosacrociana e massonica. Basti pensare che sono RosaCroce: Leonardo Da Vinci, Paracelso, Nostradamus, Bacone, Galileo, Giordano Bruno, Comenio, Cartesio, Newton, Leibniz, ma anche scrittori e romanzieri come Bram Stocker, Mary Shelley, e Giulio Verne.
Questo fenomeno è assolutamente positivo per la società di quel tempo. Solo grazie ai Rosacroce infatti la ricerca scientifica e alchemica poté proseguire senza la persecuzione dei Papi e degli imperatori.
Sono i ricercatori massonici, Rosacrociani e templari, che hanno portato novità importanti, come l’introduzione del Buddismo in Europa e che hanno intrapreso nuove vie di conoscenza.

Per sfuggire alle persecuzioni papali e imperiali, quindi, i templari e i Rosacroce dovettero operare in segreto, ma sempre con questi due propositi:
- distruggere la Chiesa Cattolica.
- Distruggere e rovesciare gli imperi.
Sono due propositi che non sono fini a se stessi, o dettati solo da un’ipotetica volontà satanica, come si trova affermato in alcuni testi di matrice cattolica troppo ortodossa. A quel tempo, combattere la Chiesa equivaleva a combattere l’oscurantismo e la violenza di questa istituzione, e portare nuove idee e nuove filosofie che altrimenti la Chiesa avrebbe ostacolato.
Mentre rovesciare gli imperi significava instaurare una forma di stato più democratica.
In realtà è probabile che molti RosaCroce, primo tra tutti Dante, non avessero la volontà di demolire la chiesa in sé, quanto una volontà di riforma, per aprire il Cristianesimo a studi e idee nuove che potessero arricchire l’umanità.
Tuttavia è ovvio che il Rosacrocianesimo, come movimento mondialista anticattolico, ha potuto accogliere sotto le sue ali sia movimenti e idee positivi, come il buddismo, sia i movimenti satanisti o praticanti un esoterismo “nero” come l’attuale ordine della Rosa Rossa e della Croce d’oro, ovverosia la Rosa Rossa.

Vediamo in dettaglio come è stato raggiunto questo risultato.

4. La distruzione della Chiesa Cattolica.
L’opera di distruzione della Chiesa Cattolica è stata sistematica e continua nei secoli. La storia della Chiesa può essere letta come una continua lotta per resistere alla spoliazione del suo potere temporale e spirituale
A un certo punto la massoneria, resasi conto che non poteva vincere in un attacco frontale con la Chiesa, decise per la strategia più ovvia. Corrompere la Chiesa dall’interno, affiliando alla massoneria Vescovi, Cardinali e anche Papi.
In tal senso il coronamento del sogno massonico, vera e propria realizzazione della vendetta di Jacques de Molay, è stata l’opera di Paolo VI, che abolì la scomunica ai massoni, quella scomunica che nei secoli precedenti i Papi avevano sempre ribadito nella varie encicliche. E chissà che risate deve essersi fatto il nostro Jacques de Molay quando Paolo VI aprì le porte del Vaticano a Licio Gelli e Umberto Ortolani, i due padri della P2, nonché a Sindona. Umberto Ortolani venne nominato “Gentiluomo di Sua santità”, onorificenza che gli permetteva di accedere alla residenza papale in qualsiasi momento, senza preavviso. Mentre Licio Gelli fu nominato commendatore de “equitem ordinis Sancti Silvestri Papae” nel 1965. Inoltre facevano entrambi parte dei Cavalieri di Malta, l’unico ordine cavalleresco ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa.
E quante altre risate si sarà fatto quando Paolo VI il 4 ottobre 1965 pronunciò un discorso all’ONU definendo questa istituzione un disegno di Dio, auspicando una “autorità mondiale in grado di agire con efficacia sul piano giuridico e politico”, e si sedette in preghiera addirittura nella camera di meditazione massonica dell’ONU.
Per non parlare del discorso del Presidente Napolitano il 31.12.2006, che testualmente disse: “C’E’ SINTONIA TRA ME E IL PAPA BENEDETTO XVI NEL SOSTENERE UN NUOVO ORDINE MONDIALE”.
Chissà che ne penserebbero i cattolici veri, quelli che credono veramente nel Cristianesimo e nella chiesa, se capissero il significato di questo messaggio.

Ma il colpo mortale alla Chiesa c’è stato con lo IOR, la banca Vaticana. Si sa. Il denaro corrompe tutto (non a caso il simbolo dei satanisti è il pentacolo, ma i denari, nei tarocchi, sono anche detti pentacoli e raffigurati come tali). E la massoneria ha fatto affluire nella casse dello IOR ad opera delle banche Rotschild, Chase Manhattan, ecc., ingenti flussi di denaro. Lo IOR cioè è diventato un centro di riciclaggio del denaro per la criminalità organizzata di tutto il mondo, con un vincolo di segretezza superiore addirittura a quello delle banche svizzere, ove addirittura neanche il Papa ha potere di intervento; mentre chi ha provato a riformarlo, come Giovanni Paolo I, è morto “misteriosamente” senza aver potuto attuare la riforma stessa.
In tal senso, la Chiesa Cattolica è stata causa della sua stessa rovina. La corruzione, la violenza, e l’intolleranza che la Chiesa ha dimostrato nei secoli, ha permesso nei secoli l’infiltrazione della massoneria per minare alla base il potere ecclesiale.

In altre parole, se oggi la Chiesa Cattolica versa nella pietosa situazione che tutti possono constatare, con la perdita di vocazioni, la corruzione dei massimi vertici, la progressiva laicizzazione degli stati, tale situazione è la logica conseguenza del comportamento di questa istituzione nei secoli.
E prima di puntare il dito contro la massoneria, contro Licio Gelli e la P2, occorrerebbe una seria riflessione sulle responsabilità della Chiesa Cattolica in tal senso, sulla responsabilità dei politici, da quelli di destra a quelli di sinistra.
Perché nessun fenomeno esiste se non ci sono i presupposti culturali e politici perché quel fenomeno cresca; e non sarebbe esistita la P2 se non fosse esistita la Chiesa Cattolica da un lato e il Partito comunista dall’altro, non avremmo avuto la massoneria se non fosse stato soppresso l’ordine templare nel 1300, e non avremmo oggi la Rosa Rossa, senza la complicità delle alte gerarchie ecclesiastiche della Chiesa e di tutti i partiti.

5. La distruzione degli stati sovrani.
L’opera della massoneria è proseguita parallelamente anche per distruggere le sovranità nazionali.
Sono infatti i massoni che fecero le varie rivoluzioni, da quella Francese a quella Russa, e sono ancora una volta loro che unificarono l’Italia. Ricordiamo che Garibaldi e Mazzini furono due Maestri del Grande oriente d’Italia e che anche lo sbarco dei mille è, in sostanza, una realizzazione massonica.
Ma abbattute le monarchie l’opera era solo all’inizio. Occorreva realizzare quella comunità mondiale che era nel progetto Rosacrociano. Quindi occorreva transitare gli stati europei verso l’Unione Europea, il che doveva essere realizzato principalmente con questi strumenti:
1) la centralizzazione degli stati, creando l’attuale Unione Europea
2) l’instaurazione di forme di governo bipolari.
3) tre guerre mondiali che avrebbero portato progressivamente ad un “Nuovo ordine mondiale”.
Vediamo in dettaglio perché.

1) Il motivo della creazione dell’Unione Europea è ovvio. Accentrando tutti i poteri dei vari stati in un organismo unico è più facile controllare la situazione; quindi sono stati creati dapprima i vari organismi preparatori della Ceca e dell’Euratom.
Poi si è arrivati alla CEE e infine all’attuale UE, che nei prossimi anni si rafforzerà sempre di più. Contemporaneamente si rafforzeranno l’ONU e tutti gli organismi sovranazionali, così lontani dalle esigenze del cittadino, ma così vicini all’idea di Comenio, teologo e filosofo Rosacrociano che già nel 1600 auspicava un "Nuovo ordine mondiale".
In tal senso quindi il Trattato di Lisbona è una della tappe finali di questa unificazione degli stati sotto l’egida massonica perché è una legge, sconosciuta pure ai giuristi, che dà un colpo quasi mortale alle varie sovranità statali.
Per rendersi conto di come l’ONU, la UE, l’Unesco, e tutte le altre organizzazioni internazionali sono in realtà organizzazioni massoniche in funzione della realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale, è sufficiente rammentare che l’Unesco definì Comenio un grande antenato spirituale, uno dei primi propagatori delle idee alle quali si è ispirata l’Unesco.
E altresì rammentiamo che secondo uno studio di qualche anno fa 2/3 dei rappresentati dell’ONU sono massoni.

2) L’instaurazione di forme di governo bipolari rende più facilmente controllabili i vertici. Se in uno stato esistono venti partiti, è più difficile controllarli tutti ed è alto il rischio che a seguito delle elezioni possa vincere un partito pulito. Con una forma di governo bipolare, invece, controllando i due leader degli schieramenti si controlla tutto. Non a caso il bipolarismo era nel progetto politico della P2. Questo risultato in Italia è stato raggiunto mediante la cosiddetta strategia della tensione. Tutte le stragi degli anni di piombo, rosse e nere, fino alla stragi del 92, avevano infatti la regia unica di Gladio e della P2, con l’intento di trasformare il sistema Italia da multipartitico a bipartitico.

3) L’idea di tre guerre mondiali non si sa quando sia nata e chi la partorì. Tuttavia se vogliamo attenerci a fonti certe, essa compare già nel carteggio tra Mazzini e Albert Pike del 1870, ove si poteva leggere, con decenni di anticipo, il futuro dell’Europa. Ovverosia, una prima guerra mondiale per “abbattere il potere degli zar di Russia e trasformare questo paese nella roccaforte del comunismo ateo…. Comunismo che verrà utilizzato per distruggere altri governi e indebolire le religioni”. Una seconda guerra mondiale che avrebbe dovuto consentire la creazione dello stato di Israele. Infine, una terza guerra mondiale che sarà occasionata dagli scontri tra sionisti politici e mondo islamico e che innescherà il conflitto anche tra gli altri stati. (il carteggio tra Mazzini e Pike è a pag 165 del libro “Massoneria e sette segrete, la faccia occulta della storia”)

E’ facile osservare come la maggior parte del piano è realizzata. Il bipolarismo è stato introdotto nella maggioranza degli stati; col Trattato di Lisbona l’Europa assomiglia sempre più ad uno stato federale, e due guerre mondiali sono state già combattute. La terza è in arrivo, perché è chiaro a chiunque che presto si scatenerà un conflitto con l’Iran e questo non potrà che incrementare l’odio e la rivalità tra mondo arabo e mondo occidentale.

Io penso che Jacques De Molay, ovunque egli sia, guarderà compiaciuto la situazione attuale: avevano abbattuto e massacrato i templari perché stavano costituendo una specie di stato sovranazionale pericoloso per gli imperi di allora; ma oggi, la massoneria, che è la vera erede del sapere e delle tradizioni templari, ha ripreso il controllo della situazione creando un organizzazione che è al di sopra degli stati e che, anzi, ha in pugno gli stati e i governanti. Un potere che, ora come allora, ha il suo cuore nelle banche centrali e dal sistema bancario trae il suo potere (non a caso la BCE è svincolata non solo dagli stati, ma anche dal controllo del Parlamento europeo e del Consiglio, che hanno su questa banca un potere solo formale, e quasi inesistente).
Gli stati, intesi come Governo, Parlamento e Presidente della repubblica, oggi non hanno alcun potere, essendo questo detenuto dalle banche, e la politica è dunque asservita alle banche.
Ma entrambe le istituzioni sono controllate dalla massoneria.
I templari, insomma, hanno ricreato se stessi nel segreto, e oggi sono più potenti che mai.
Una delle mosse più geniali della massoneria templare e rosacrociana è quella di aver creato una marea di società segrete diverse, tutte collegate tra loro al vertice. Questo permette questo risultato: che se qualcuno, come noi, prova a parlare di massoneria e nuovo ordine mondiale, immediatamente insorgono alcune persone, spesso anche dotate di una cultura infinita, che cominciano a fare distinzioni, dissertazioni storiche, precisazioni, sottili distinzioni tra una massoneria e l’altra. Il che è reso possibile perché solo gli ordini Rosacrociani ufficiali sono perlomeno una ventina e spesso neanche gli appartenenti alla massoneria conoscono la realtà e la storia della loro istituzione. E, per fare un esempio, appena si parla di “massoneria” italiana, iniziano le sottili distinzioni tra Grande Oriente, Gran loggia regolare, Umsoi, Stella D’Oriente, Roundtable, Cavalieri di Malta., ecc.
Invece la realtà è molto diversa, e per tutte queste associazioni esiste un vertice unico, che manovra e dirige tutte le massonerie, per permettere il transito verso il nuovo ordine mondiale.

6. Considerazioni conclusive
La massoneria ha operato nei secoli per instaurare la democrazia come noi oggi attualmente la conosciamo, e in tal senso siamo debitori a questa istituzione di un progresso scientifico e culturale che non ci sarebbe stato, se la Chiesa Cattolica avesse avuto il monopolio della cultura e della religione.
Ma ha purtroppo anche creato nei secoli una sorta di stato parallelo, uno stato nello stato, con i suoi tribunali, le sue regole, le sue leggi.
Questo stato parallelo ha operato in simbiosi con lo stato ufficiale, ma purtroppo tutto ciò che è letteratura, cultura, e regola massonica, è stato espunto dai libri di storia, dai libri di testo scolastici, dalla cultura ufficiale, affinchè la gente comune non sapesse che cos’è la massoneria. Con il risultato che noi studiamo una storia, una letteratura, una scienza, una pittura, e tutte le arti e discipline in genere, che sono monche.
Quindi si studiano personaggi famosi, da Dante a Freud a Jung, senza citare la loro appartenenza alla massoneria e quindi il substrato culturale dietro cui (o con cui) operavano. Si studia la storia senza far capire il reale motivo degli avvenimenti, di modo che gli eventi sembrano una mera successione di fatti senza ordine logico o quasi.
Si studia Mozart e il suo flauto magico senza far capire la simbologia massonica sottesa a tale opera.
Insomma…. Un risultato paradossale perché studiamo tutti gli insegnamenti tradizionali senza la loro parte più vitale e interessante, che è proprio quella di matrice massonica.

L’altro paradosso è che siamo transitati dal vecchio ordine mondiale fondato sul papato e sugli imperi assoluti, a quello attuale. Ma purtroppo il transito dal vecchio ordine mondiale al nuovo, più moderno e liberale, è stato pagato a caro prezzo: col prezzo delle stragi di stato, dei testimoni dei processi morti in modo inspiegabile, dei poliziotti e magistrati uccisi perché credevano di vivere in un sistema libero, con l’uccisione di tutti quelli che in qualche modo si avvicinavano alla verità e arrivavano al cuore del sistema e con ben due guerre mondiali e, fra poco, una terza.
Con l’ assurdità che noi siamo imbevuti di cultura massonica ovunque, dai simboli delle compagnie telefoniche (Vodafone, Tre) a quelli dei partiti (La Rosa nel Pugno e il partito socialista con le sue rose, la Democrazia Cristiana con la sua croce templare; rifondazione Comunista con la sua sigla RC, che non è altro che l’acronimo dei Rosa Croce).
Ma non se ne accorge nessuno in quanto la cultura massonica è stata per secoli una cultura elitaria, segreta, per iniziati. E solo oggi queste informazioni vengono alla luce, grazie ai mezzi culturali di cui disponiamo, impensabili fino a qualche decennio fa.
E vengono alla luce oggi anche per un altro motivo; perché oggi nessuno perseguita più la massoneria in quanto tale, come un tempo, e chiunque può andare in libreria e acquistare i testi sacri del pensiero massonico; e un cittadino può professarsi massone o non massone, senza subire discriminazioni (almeno in teoria).

In questo le Chiese Cattolica e Massonica hanno avuto un curioso destino, praticamente identico. Nascono da due messaggi meravigliosi, quello di Cristo da una parte, quello del libero pensiero, della libera ricerca, dall’altra; queste due istituzioni verranno poi utilizzate da alcuni personaggi come strumenti di potere, arrivando ad usare il crimine e la sopraffazione per mantenere tale potere, rinnegando entrambe il loro messaggio originale.
Con il paradosso che oggi le commistioni di potere tra Massoneria e Chiesa hanno prodotto una singolare alleanza tra queste due entità; un’alleanza che ha in sé qualcosa di innaturale, essendo acerrime nemiche da un lato, ma alleate dall’altro.
C’è da sperare che da entrambi gli schieramenti gli uomini più “illuminati” pongano fine a questa situazione per cercare nuove vie politiche, culturali, economiche, che siano più a misura d’uomo; ovverosia a misura di quel cittadino inconsapevole che subisce su di sé gli effetti storici e culturali di una situazione che non solo non ha voluto, ma neanche conosce.
Ovviamente alla maggioranza delle persone, paladini dell’anticomplottismo, questo excursus storico sembrerà assurdo. Ho presente ad esempio un testo pubblicato di recente, molto interessante e completo, che è il Dizionario dei misteri e dei segreti, a cura di Jonh Deer, scritto da un autore che si dichiara massone al grado 32 della massoneria regolare, e appartenente ad un numero imprecisato di società segrete. Un dizionario autorevole, dunque, informatissimo e utilissimo, che ritiene frutto di fantasie la teoria del complotto massonico per giungere al Nuovo ordine mondiale.
Bene, a questo autore, o ad altri che si occupano di tematiche del genere, sarebbe interessante chiedere: come è possibile allora, se non è frutto di un piano preciso e preordinato che viene dall’alto, approvare un testo di legge come il trattato di Lisbona, all’insaputa dei cittadini e senza neanche un dibattito politico pubblico all’interno del parlamento?
Quale spiegazione volete dare a un fenomeno del genere? Forse i politici erano distratti? Forse essendo stato il provvedimento approvato ad agosto non hanno avuto il tempo di analizzarlo perché erano in vacanza?
La risposta la conosciamo. Siccome loro sono gente moderna, non credono ai complotti, e allora la spiegazione è semplice: per coincidenza, nessun politico se l’è letto, per coincidenza nessun giornalista ne ha parlato, e noi andiamo verso una federazione di stati per una serie di incredibili coincidenze.

Ecco. Per questo motivo non ho mai voluto scrivere un articolo sul Trattato di Lisbona. Perché con questa legge il problema non è giuridico, ma storico, culturale e sociale.
Quando una legge fondamentale dello stato, e dell’Europa intera, viene approvata nella completa ignoranza dei cittadini riguardo ai suoi contenuti ed essa è sconosciuta agli stessi politici, che l’hanno approvata senza leggerla, allora il problema cessa di essere giuridico e diventa culturale e storico.
E scrivere un articolo che disquisisse di problemi giuridici sarebbe stata una cosa totalmente inutile.
Ho preferito quindi cercare di spiegare come si è arrivati a questo punto, consapevole che il progetto del nuovo ordine mondiale è inarrestabile, ma sperando che il lettore sia stimolato a studiare ed approfondire questi argomenti, che non sono - come dicono alcuni miei colleghi, parenti e amici – inutili fissazioni da esoterista; al contrario, studiare la massoneria e la sua storia è invece un vero e proprio tuffo nella nostra storia e nella nostra cultura, che permette di capire le vicende attuali, politiche, economiche, culturali e giudiziarie, oltre che quelle del passato.

7. Per approfondire

Sul progetto del nuovo ordine mondiale rosacrociano v,
Epiphanius, Massoneria e sette segrete, ed. Controcorrente, in particolare pag. 111, 123, 159, 161 523 e 545, 651 e 652.

Sul templarismo in Svizzera v.
Steven Sora, Il libro nero delle sette segrete, Newton.
di PAOLO FRANCESCHETTI
Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com

sabato 29 novembre 2008

"Il Sacco del Continente nero". Il nuovo colonialismo in Tanzania


Le attività minerarie delle grandi compagnie multinazionali stanno instaurando un nuovo colonialismo in Tanzania. Da tempo i cittadini esprimono al governo le loro preoccupazioni su come queste imprese sfruttino le risorse naturali a scapito degli abitanti del luogo.
Le principali compagnie minerarie che operano in Tanzania sono la sudafricana AngloGold Ashanti (AGA) e, soprattutto, la canadese Barrick Gold Corporation, numero uno mondiale nell'estrazione dell'oro puro, e già al centro di polemiche in Sud America e non solo.
Nel 2007, visto che la Tanzania non traeva profitti sufficienti dalle enormi riserve minerali del suo territorio, il presidente Kikwete nominò una commissione, presieduta dal giudice Mark Bomani, per indagare sul comportamento delle compagnie minerarie. Il rapporto finale, pubblicato qualche mese fa, evidenzia le violazioni dei diritti umani e il saccheggio di risorse da parte delle multinazionali, concentrandosi su alcuni punti chiave.
Riguardo gli abusi sulla popolazione locale, la commissione ha dichiarato che "il procedimento attualmente adottato dalle compagnie minerarie consiste nella collaborazione con i leader dei singoli distretti", senza coinvolgere i cittadini che poi saranno costretti ad abbandonare le loro case per far posto agli scavi. Di fatto, la gran parte della popolazione non conosce i propri diritti al riguardo, né la quantità di denaro che si dovrebbe ricevere come risarcimento per la concessione della propria terra.
In Tanzania questi aspetti sono regolati principalmente dal Land Act e dal Village Land Act, entrambi del 1999, ma anche da altre norme sull'acquisizione di terreni per vari usi, inclusa la costruzione di una miniera. Nel Mining Act del 1998 si afferma che "la concessione offerta deve essere utilizzata senza recare danno al proprietario terriero o legittimo residente"; inoltre, "la retribuzione per il residente deve corrispondere al valore di mercato, giusta e sufficiente." Ma queste leggi sono applicate raramente. Infatti le multinazionali, approfittando dell'ignoranza dei locali, usano provvedimenti amministrativi e altri metodi disonesti per evitare i pagamenti. Secondo il rapporto della commissione Bomani, "l'intero processo di retribuzione non è né chiaro né giusto, quindi insoddisfacente. [...] Molte persone sono state trasferite senza ricevere nessun compenso o senza l'assegnazione di un nuovo terreno."
Nel rapporto è evidente il coinvolgimento del governo tanzaniano, che stringe accordi con le compagnie minerarie senza consultare le comunità locali. Nel luglio 2008, il quotidiano Thisday riferì che l'Alto Commissario canadese per la Tanzania, Janet Siddall, e altri membri dell'ambasciata nordamericana stavano facendo pressioni sui politici tanzaniani a proposito delle loro posizioni sul rapporto Obami. Fonti parlamentari confermarono che la delegazione canadese aveva incontrato sia membri del governo che dell'opposizione. Di fatto, le compagnie multinazionali sono consapevoli del loro peso sull'economia tanzaniana e sugli investimenti nel paese africano, così diventa molto difficile ostacolarle. Forti di questa posizione, i colossi minerari si appropriano illegalmente di risorse che potrebbero essere usate per migliorare le condizioni di vita dei tanzaniani.
Inoltre, il rapporto "A Golden Opportunity?", pubblicato da diverse associazioni religiose del paese, ha evidenziato le anomalie fiscali del settore minerario, con le multinazionali che pagano tariffe molto basse per lo sfruttamento del territorio e usufruiscono di numerose concessioni governative. La AngloGold Ashanti "ha pagato in tasse al governo il corrispondente al 9% delle sue esportazioni. [...] Poche compagnie minerarie hanno pagato l'imposta sulla società perché continuano a dichiarare perdite. La nostra analisi, prendendo in esame l'AGA e la Barrick, mostra che entrambe le compagnie stanno facendo grossi profitti in Tanzania."
Le comunità locali si lamentano anche dell'inquinamento causato dalle attività delle multinazionali, soprattutto per quello che riguarda la contaminazione delle riserve di acqua, che mette a rischio i raccolti e le stesse vite degli abitanti delle regioni interessate. "Mining for Life", un altro rapporto dei leader religiosi tanzaniani, denuncia che "le tecnologie e le attrezzature usate dalle compagnie minerarie danneggiano pesantemente il territorio su cui operano. Abbiamo assistito a iniziative per la conservazione ambientale molto deboli, se comparate al livello di distruzione raggiunto in tutte le aree minerarie."
Delle analisi dell'ONU rivelano che le grandi multinazionali non hanno avuto un effetto particolarmente positivo nemmeno sul mercato del lavoro. Si calcola che le attività minerarie in Tanzania hanno creato circa 10.000 posti di lavoro negli ultimi dieci anni. Le sei maggiori miniere d'oro del paese impiegano un totale di 7.135 persone. Numeri insignificanti, soprattutto se si considera che le attività minerarie su larga scala hanno fatto perdere il lavoro a molte più persone. Infatti, prima dell'arrivo delle multinazionali, i piccoli minatori dominavano l'estrazione dell'oro; usavano tecniche e attrezzi molto semplici, garantendo un piccolo reddito a un gran numero di tanzaniani, generalmente analfabeti e poveri. Uno studio stima che alla fine degli anni 90 il settore impiegava tra le 500.000 e il milione e mezzo di persone. Nel 2006, un rapporto della Banca Mondiale ha calcolato la presenza di circa 170.000 minatori su piccola scala. Confrontando questi dati, la relazione "A Golden Opportunity?" sostiene che i colossi minerari hanno creato circa 400.000 disoccupati. Si sono inoltre registrati diversi episodi di violenza contro i piccoli minatori locali che contrastano gli interessi delle compagnie straniere.
Ma anche le poche migliaia di tanzaniani assunti dalle multinazionali non se la passano meglio. Ad esempio, nell'ottobre 2007 la Barrick Gold Corporation ha licenziato 1,370 impiegati che avevano rivendicato i loro diritti. Salum John, ex dipendente, ha recentemente spiegato i motivi per cui la Barrick si sbarazzò di lui e di molti suoi colleghi: "Chiedevamo alla compagnia di chiarire la questione dell'assicurazione sanitaria, visto che licenziavano sempre i lavoratori contaminati dai prodotti chimici usati nelle operazioni. Ma c'erano anche il salario, la formazione ed altri vantaggi di cui godevano impiegati provenienti da altri paesi e che invece non erano accordati alla manodopera locale, che svolge gran parte dei compiti più pericolosi nei tunnel."
Il commento finale del rapporto Bomani afferma che, "confrontando la grandezza delle compagnie con lo sviluppo economico raggiunto nelle zone di estrazione, la gran parte della commissione ritiene insoddisfacente il contributo dell'industria mineraria nelle zone sopraccitate. In molti casi si dà assistenza senza neanche prendere in considerazione la comunità a cui ci si rivolge...così è successo nelle aree di estrazione, dove, dopo l'arrivo delle grandi compagnie minerarie straniere, gli abitanti del luogo, invece di raggiungere una stabilità economica, sono rimasti poveri".

di Marco Menchi

Le conseguenze della violenza di Mumbai si estenderanno ben al di là dei confini dell’India. Esse colpiranno "l’intera regione"


Sono numerose le ipotesi su chi si nasconda dietro gli attacchi terroristici che hanno sconvolto Mumbai e l’India; si tratta di una rete terroristica indiana o internazionale? Una cosa è certa: le ripercussioni di questi attentati si estenderanno al di là dell’India, ed a trarre vantaggio da una eventuale escalation di tensione fra Nuova Delhi e Islamabad sarebbero certamente anche le reti del terrorismo pakistano

E’ triste che le grandi città dell’India si siano abituate al terrorismo negli ultimi anni. Se da un lato gli indiani hanno sistematicamente accusato il Pakistan ogni volta che si verificava un attacco in passato, dall’altro è divenuto evidente che in India vi sono ormai altrettante organizzazioni terroristiche locali.

Questi gruppi sono effettivamente motivati da questioni di politica interna. Tali questioni includono: la radicalizzazione dei musulmani indiani a causa della discriminazione e dei pogrom incoraggiati da politici indù radicali (a tale proposito si può consultare l’articolo “I terroristi hanno attaccato Mumbai a causa della sua ricchezza” (N.d.T.) ); una serie di gruppi separatisti, dal Kashmir al nordest del paese; infine, le ultime settimane hanno visto l’arresto di presunti terroristi indù – fra cui un ufficiale dell’esercito in servizio effettivo – che avevano attaccato obiettivi musulmani.

Alcuni segnali potrebbero far pensare ad al-Qaeda   Ma lo schema che sta dietro gli ultimi attacchi è differente. Un attacco simultaneo contro una serie di “facili bersagli” lascia pensare ad al-Qaeda. Lo sforzo di coordinare attacchi multipli a così tanti luoghi diversi potrebbe essere troppo elevato per gruppi che hanno un’agenda puramente locale o nazionale.

Anche la scelta di ostaggi americani, britannici ed israeliani fa pensare alla condotta di un gruppo terroristico internazionale.

In una prima reazione, il primo ministro indiano Manmohan Singh aveva suggerito che il gruppo che è dietro l’attacco potrebbe provenire da una “base straniera”. Anche se egli non ha fatto esplicitamente il nome del Pakistan, è abbastanza plausibile che l’ultima serie di attacchi condurrà a nuove tensioni fra Nuova Delhi ed Islamabad. Una possibilità di cui i terroristi erano probabilmente ben consapevoli.

Un’evenienza utile anche per i Talebani

Questo evento ha richiamato alla memoria il 2001, quando i terroristi colpirono il parlamento dell’India pochi mesi dopo l’11 settembre. L’India accusò il Pakistan e mobilitò le truppe al confine. Per mesi, le tensioni crebbero, al punto che in più di un’occasione sembrò che una guerra atomica fra i due vicini asiatici fosse inevitabile. Nel frattempo, al-Qaeda ed i Talebani trassero vantaggio dal fatto che l’esercito pakistano era impegnato sul suo confine meridionale. Essi sfruttarono questa opportunità per penetrare nell’area di confine afghano-pakistana.

All’epoca, al-Qaeda era sotto pressione nella regione perché i militari pakistani avevano dato inizio ad alcune operazioni sul confine afghano, e gli Stati Uniti avevano cominciato a bombardare l’Afghanistan. Per la rete del terrore, una escalation di tensione nelle relazioni indo-pakistane rientra abbondantemente nei suoi interessi.

Le conseguenze della violenza di Mumbai si estenderanno ben al di là dei confini dell’India. Esse colpiranno l’intera regione, e probabilmente rappresenteranno la prima sfida che il presidente americano eletto Barack Obama dovrà affrontare. Egli ha infatti promesso di lavorare per risolvere la situazione in Afghanistan ed in Pakistan. Ma, per portare a termine questo compito, Obama avrà bisogno di molto “tatto” (sulla situazione nella area afghano-pakistana, sulle implicazioni regionali, e sulle future politiche di Obama in quest’area si possono consultare i seguenti articoli: “Il Pakistan sull’orlo del baratro”, apparso su YaleGlobal Online,“La guerra in Afghanistan è ormai perduta?”, apparso sul Middle East Times, “Dal ‘Grande Gioco’ al grande accordo in Afghanistan”, apparso sul ‘Daily Star’, “Sicurezza: l’esperienza irachena non è riproducibile in Pakistan” , apparso su Dar al-Hayat, “Obama va subito in guerra” , apparso su Iranian Diplomacy (N.d.T.) ).

diThomas Baerthlein

Thomas Baerthlein è un esperto di Pakistan e India per la televisione tedesca Deutsche Welle

Titolo originale:

Mumbai Attack Will Result in Wider Unrest

Traduzione: arabnews

Link: http://www.arabnews.it/2008/11/29/gli-attacchi-di-mumbai-genereranno-nuove-tensioni-a-livello-regionale/


UNA SORTA DI GRANDE "1978"...dove non potremmo nemmeno dichiarare di essere "nè con lo stato nè con il terrorismo"


L'Fbi aspettava un attentato di Al Qaeda alla metropolitana di New York, invece l'attacco, di matrice nuova anche se islamista, è avvenuto nelle residenze internazionali dell'indiana Mumbai. È come se esistesse una sorta di underground terroristico che riemerge nelle ferite del mondo per confermare la sua presenza sanguinosa, perdipiù dentro il baratro della più grave crisi economica dell'Occidente da ottanta anni a questa parte e all'indomani della elezione di Barack Obama.
«Mujaheddin del Deccan», è la rivendicazione, che fa pensare a qualcosa di molto autoctono e alla spina nel fianco mai risolta del conteso Kashmir. Dopo che in India negli ultimi mesi si erano presentate sigle nuovissime, come i «mujaheddin dell'India». 
Insieme a una miriade di attentati riconducibili al conflitto storico che oppone, dall'indipendenza del 1947, gli hindu ai musulmani. Stavolta però si tratta di qualcosa di inedito, quanto a metodologia d'attacco e ad obiettivi. Destabilizzante, come l'assassinio di Benazir Bhutto. Non kamikaze o autobombe, ma un commando ben addestrato alla guerriglia che assalta gli hotel internazionali con il kalashnikov in mano. A volto scoperto, selezionando chi sequestrare e chi uccidere, non mancando nemmeno l'azione diversiva con l'assassinio indiscriminato di civili. Non è un ritorno ma un misto di antiche imprese per una nuova strategia.
Siamo di fronte alla prima azione terroristica internazionale dopo l'elezione di Barack Obama alla Casa bianca. Quella straordinaria novità è già alle prese con la scia dell'11 settembre 2001, sanguinosamente confermata dalle guerre con cui la presidenza Bush ha pensato, fallendo, di rispondere - è stata l'unica risposta - all'oscura sfida dell'abbattimento delle Twin Tower. Ora i fronti caldi aperti dicono che non basterà al neopresidente eletto Obama uscire in tre anni dal pantano dell'Iraq, né rilanciare la guerra bipartisan in Afghanistan, come annuncia, portandola anche «in Pakistan», lasciando poi al suo posto il ministro della difesa Robert Gates. Anche perché sempre più si evidenzia il ruolo centrale dell'«alleato» Pakistan, non a caso accreditato come retroterra dell'offensiva di Mumbai. È a Islambad che sono stati inventate e foraggiate, con il consenso americano e saudita, le schiere di mujaheddin e poi di talebani. È lì, nelle «aree tribali» che si consuma la scia della guerra afghana. Che resta del «Grande gioco» occidentale? 
Ma è anche il primo attentato terroristico di valenza internazionale mentre fallisce il sistema finanziario neoliberista. Mumbai è uno dei cuori economici dell'Asia, snodo d'interessi strategici di India e Cina, i due paesi che secondo il Nic (il centro di analisi dell'intelligence Usa) sono destinati a prendere la primazia nel mondo di fronte all'inesorabile declino americano. Chi imbracciava i kalashnikov nella notte di Mumbai, chi li ha mandati a morire e a uccidere, ha consapevolezza - criminale e politica - del valore dell'«insorto» (insurgent) che ha provocato la sconfitta di Bush in Iraq, dove non ha potuto «compiere la missione» per colpa dei combattenti contro l'occupazione militare, gli stessi ora alleati degli americani contro Al Qaeda.
Nella fase che si apre, se non ci sarà una risposta razionale e superiore - un movimento? un sussulto della sinistra mondiale? - al precipitare della realtà del capitalismo globale, rischia di consolidarsi la barbarie di un mondo-monstre, dilaniato tra terrore della guerra e guerra del terrore. Una sorta di grande «1978». Dove, vista la lontananza dall'integralismo di Al Qaeda, non potremmo nemmeno dichiarare di essere «né con lo stato né con il terrorismo».
di TOMMASO DI FRANCESCO

Lawrence Summers, l'uomo di Obama che guarda all'Africa come ad una discarica


La squadra del presidente eletto Barack Obama è quasi al completo. Per il gruppo che avrà il delicatissimo compito di traghettare gli Usa fuori dalla crisi finanziaria ed economica, sì è pescato a piene mani (come del resto negli altri settori) tra i cosiddetti "clintoniani", ovvero figure che hanno fatto parte a vario titolo delle Amministrazioni Clinton negli aurei anni '90. Tra loro spicca Lawrence Summers nella veste di direttore del Consiglio Nazionale dell'Economia, come dire il massimo consigliere della Casa Bianca sulle questioni economiche e finanziarie.
Il curriculum di Summers è notevole. Proviene da una importante famiglia ebraica di famosi economisti e premi nobel (i Samuelson, ma Lawrence ha preferito assumere il cognome più anglofono, Summers, della madre), è stato vice-presidente della Banca Mondiale tra il 1991 e il 1993 per poi andare a ricoprire varie cariche al ministero del Tesoro con Robert Rubin (già alto dirigente Goldman Sachs) fino a prenderne il posto nell'ultimo biennio della presidenza Clinton (1999-2001). Dalla politica è passato al mondo accademico: fino al 2006 è stato rettore della prestigiosa università di Harvard, da sempre fucina della classe dirigente americana.
Ma per comprendere come si potrà muovere la nuova amministrazione non ci si può riferire esclusivamente ad un curriculum vitae che solo superficialmente racconta della forma mentale di un uomo.
Un aspetto che non è stato, a nostro avviso, sufficientemente messo in luce nella elezione di Barack Obama, è il ruolo geopolitico della sua figura in relazione ad aree mondiali che in futuro avranno un grandissimo e crescente peso, e su cui gli Stati Uniti stanno in questo momento arrancando.
Ci riferiamo in particolare all'Africa. Se Washington riuscirà a svolgere definitivamente i propri piani per il riassetto del Medio Oriente e dell'Asia centrale (in fase di pieno e cruciale delineamento), il successivo piano di confronto con le potenze nascenti (la Cina) sarà sicuramente nel Continente Nero. Da sempre "colonia" occidentale, nonostante anche su questo terreno si sia combattuta una parte della guerra fredda con l'Urss, negli ultimi anni l'Africa ha visto la massiccia penetrazione di Pechino. Questa dinamica è rinvenibile, non a caso, in tutti gli scenari di crisi africani. Dal Darfur (Sudan) alla drammatica guerra civile del Congo, dallo Zimbabwe alla "guerriglia del petrolio" in Nigeria, o al Corno d'Africa con le continue minacce belliche tra Etiopia ed Eritrea, ognuno di questi scenari può essere visto come un confronto/scontro per le risorse tra Stati Uniti e Cina.
Questo confronto, la Cina, lo sta vincendo, forte di politiche più efficaci: meno interesse al piano politico e del dominio, molto più pragmatismo economico e finanziario. In questo contesto l'elezione di Obama può fare la differenza. Il neo-presidente, è stato giustamente detto, non è tanto un afroamericano, ma un americano mezzo africano. Questo elemento ha destato grandissima impressione nella società civile africana: Obama è stato avvertito e salutato come uno di loro, un uomo da cui ci si può attendere la speranza di riscatto di un intero continente. Con Obama, ne siamo sicuri, gli Stati Uniti recupereranno tante posizioni in Africa, soprattutto sul piano dell'immaginario. Gli slogan vincenti durante la campagna elettorale americana si attagliano perfettamente alle realtà della borghesia africana in bilico tra Washington e Pechino: il cambiamento, la speranza per il futuro, la possibilità del riscatto, sono miele alle orecchie della classe medio-alta di Lagos o di Nairobi piuttosto che di Johannesburg, ma, perché no?, anche delle larghe fasce popolari sempre assetate di una figura carismatica su cui riversare aspettative e sogni.
Ma, aldilà dell'immaginario, qual è la reale entità del cambiamento? Proprio su questo, ciò che pensa un uomo come Lawrence Summers assume enorme importanza. 
Nel dicembre del 1991, quando era alla Banca Mondiale, Summers stilò un memorandum confidenziale in cui si parlava di globalizzazione, inquinamento, ed Africa. Insomma, malgrado siano trascorsi 17 anni, sono temi di grandissima attualità. Ecco cosa pensava Summers:

"Vi sono almeno tre validi motivi per cui la Banca Mondiale dovrebbe incoraggiare un più intenso trasferimento delle industrie inquinanti verso i Paesi meno sviluppati:
L'entità dei costi sull'inquinamento, dannoso per la salute, è in relazione ai guadagni governativi in caso di aumento delle patologie e della mortalità. In questa ottica, una certa quantità di inquinamento dovrebbe venire prodotta nei Paesi con i costi minori, ovvero nei Paesi con i salari più bassi. Credo che la logica economica a sostegno dello smaltimento dei rifiuti tossici nei Paesi più poveri sia impeccabile e che noi dobbiamo accettarla. […] Ho sempre pensato che i Paesi poco densamente popolati dell'Africa siano decisamente sotto-inquinati, paragonati a metropoli come Los Angeles o Mexico City. Solo il deplorevole fatto che la maggior parte dell'inquinamento sia generato da industrie nazionali e quindi non trasferibili (trasporti, produzione di elettricità, ecc.) e che le spese per il trasporto dei rifiuti solidi siano così alte, impedisce alle società mondiali di intensificare il "trasferimento" dell'inquinamento dell'aria e dei rifiuti.
La richiesta di un ambiente pulito per motivi estetici e di salute è direttamente proporzionale al reddito di una nazione. La preoccupazione riguardo un agente inquinante che aumenti di una su un milione le probabilità di venire colpiti dal cancro, ad esempio alla prostata, sarà ovviamente molto maggiore in un Paese dove la popolazione raggiunge un'età in cui si possa sviluppare tale tipo di tumore, piuttosto che in un Paese dove la percentuale di mortalità infantile sia intorno al 200 per mille. Ricordiamo che la produzione industriale è mobile, mentre il consumo di aria pura non è commerciabile".

La logica economicista di Lawrence Summers è ferrea e stringente, e non fa una piega. Inquinare uccide e costa tanto. Territori ancora vergini come quelli africani possono permettersi di essere maggiormente inquinati, certamente più di Los Angeles, e la popolazione locale non ha di sicuro il tempo di preoccuparsi del tumore alla prostata visto che combatte giornalmente per non morire durante l'infanzia.  Estremamente funzionale e produttivo, quanto atroce ed inumano. È il capitalismo, baby, verrebbe da dire.
Ma Barack Obama è a conoscenza che il suo maggiore consigliere economico ha questa visione delle cose, in generale, ed in particolare per la "sua" Africa? Magari nel frattempo Summers avrà avuto tempo di cambiare idea. Sennò, poco importa. In fondo, una volta che quel continente sarà diventato una discarica satura, basterà trovare un altro posto sulla terra, visto che comunque "la produzione industriale è mobile, mentre il consumo di aria pura non è commerciabile".

di Simone Santini

Link: http://clarissa.it/ultimora_nuovo_int.php?id=86

venerdì 28 novembre 2008

Perù, il terzo paese sudamericano a firmare con la Cina


Durante la visita in Perù del Presidente cinese Hu Jintao si sono concluse le negoziazioni che porteranno, nel corso del 2009, alla firma di un accordo commerciale tra i due paesi. Hu proveniva da L'Havana dove ha incontrato Fidel Castro e dove i due leader hanno ribadito ancora una volta i sentimenti di amicizia che legano le due nazioni, i due governi e i due partiti comunisti.
Il Perù è il terzo paese sudamericano, dopo Brasile e Cile, a firmare un accordo commerciale con la Cina che negli ultimi dieci anni era diventato uno dei suoi maggiori partner economici.
Attualmente la Cina è al secondo posto come mercato di sbocco delle esportazioni peruviane, raggiungendo la percentuale del 13% ed un controvalore di 3000 milioni di dollari.
Il ministro del commercio estero, signora Mercedes Araoz si è detta molto soddisfatta dell'accordo raggiunto perché il Perù potrà beneficiare di tariffe agevolate per tutti i prodotti che esporta verso la Cina, inoltre l'intesa prevede anche una protezione per il settore tessile, delle calzature e della plastica che sono quelli più minacciati dalla massiccia presenza di prodotti cinesi.
Critica l'opposizione, secondo la quale il governo ha negoziato in posizione di debolezza rendendo ancora più fragile la piccola e media industria locale che verrà travolta dall'ingresso dei prodotti cinesi.
Ma il governo ha ribadito l'importanza strategica dell'Oriente, preannunciando prossimi accordi commerciali con Giappone e Corea.
Il Perù al momento ha sottoscritto accordi commerciali bilaterali anche con Stati Uniti, Canada, Cile, Singapore e Thailandia.

di Paolo Menchi

Link: http://clarissa.it/esteri_int.php?id=1051



Rossi e Gialli, tutti a Bangkok


La sede del governo di Bangkok ha odore di rifugio di senzatetto, per quanto i suoi occupanti siano prodigiosi nel mantenere l'accampamento organizzato e il più pulito possibile. Ma dopo tre mesi, è più sorprendente il fatto che ci siano ancora migliaia di persone, stanche ma non dome, a chiedere ancora le dimissioni del premier Somchai Wongsawat. Sul palco artigianale messo su davanti all'entrata principale dell'edificio, all'interno di un vasto complesso nella parte più vecchia di Bangkok, leader dell'Alleanza del popolo per la democrazia (Pad) continuano ad alternarsi ripetendo le stesse arringhe, le stesse richieste. Il pubblico applaude ancora convinto, agitando quelle tipiche mani di plastica che producono una grandinata collettiva quando vengono agitate. Manca però l'entusiasmo dei primi giorni di occupazione, e si sente. "Vorremmo tornare alla nostra vita normale. Chi lavora ha finito i giorni di permesso e si è messo in malattia", dice con un sospiro Sumlee.
Sumlee ha 50 anni e ha partecipato a tutte le manifestazioni del Pad: da fine agosto vive in una tenda di fronte alla Government House. Sulla "porta" della sua nuova casa ha un cartello con scritto "Sono una patriota, non una ribelle". I suoi "vicini" vengono in maggioranza dalle sue stesse zone, perché nell'accampamento è venuto spontaneo dividersi sotto i tendoni impermeabili così, anche perché i vari dialetti regionali possono rendere difficile la comprensione reciproca. Ha conosciuto talmente tante persone qui, che le chiama "la mia nuova famiglia". Però domani dovrà tornare nella sua città, perché il lavoro chiama. "Insegno giapponese, e i miei studenti devono affrontare un esame importante. Non posso lasciarli così", dice mentre ha ancora in mano un paio di mani di plastica con la bandierina nazionale. "E' triste che piano piano la gente debba abbandonare l'accampamento, eh? Ma questo governo non si vuole dimettere, ci vuole prendere per stanchezza", spiega allargando le braccia. Poi indica gli spazi vuoti in varie zone del complesso, ricordando che a fine agosto l'intera zona era una marea gialla di attivisti del Pad, euforici per aver preso possesso della Government HouseNon è solo per stanchezza che i dimostranti all'accampamento sono meno di una volta. Negli ultimi due giorni, la marea gialla ha preso possesso anche dei due scali aerei di Bangkok, e qualcuno deve pur presidiarli. Migliaia di persone sono ancora all'aeroporto internazionale Suvarnabhumi, chiuso da martedì. Ma c'è meno folla rispetto alle almeno 10mila persone di ieri, spiega un giovane che ha dormito davanti al bancone dei check-in la scorsa notte. E ieri sera a mezzanotte è stato chiuso anche l'altro aeroporto, il Don Mueang, da due anni usato solo per i voli interni. Anche lì si entra senza problemi, dopo un controllo di sicurezza minimo: gli attivisti del Pad saranno almeno un migliaio, e anche lì ascoltano i discorsi dei loro leader da un camion piazzato nel parcheggio. Qualche centinaio di metri più in là c'è l'ala dismessa dell'aeroporto, dove da settembre ha la sua residenza provvisoria il premier: lì non si può entrare, l'esercito protegge la strada che vi conduce. Un servizio di navette auto-organizzato trasporta gli attivisti del Pad tra questi tre presidi.

Al campo base della Government House, intanto, tra la gente si diffonde la voce che 200mila sostenitori del governo - i "rossi", perché vestono tutti di quel colore - stanno convergendo su Bangkok da tutto il Paese, e che ci saranno scontri. Potrebbe rimanere una voce: i numeri qui sono un'opinione, e ognuno dà quelli che fanno più comodo alla causa. "Buuuu", grida la folla sotto il palco quando lo speaker riporta che, secondo la polizia, alla Government House ci sono solo 500 dimostranti.

E' effettivamente una cifra troppo piccola, sicuramente sono qualche migliaio. Ma anche al Pad piace sembrare più grande di quel che è. "Ieri all'aeroporto eravamo 70mila", dice entusiasta Sumlee. Un numero intorno ai 10-15mila è probabilmente più veritiero. Non è un caso che sia la polizia a voler sminuire il peso dell'opposizione. La polizia è fedele al governo, e il Pad la vede come un nemico. L'esercito, il cui quartier generale è proprio di fronte a quello delle forze dell'ordine, simpatizza invece con i "gialli". C'è chi dice che finanzi anche di nascosto l'opposizione; di sicuro, quando il governo ordinò alle forze armate di sgomberare la sede del governo occupata, il generale Anupong Paochinda decise di non intervenire. L'accampamento del Pad è tappezzato di foto, alcune davvero cruente, di attivisti con ferite orribili durante la manifestazione all'esterno del Parlamento lo scorso 7 ottobre. In quell'occasione la polizia usò la mano pesante, lanciando gas lacrimogeni con qualche esplosivo, perché alcuni dimostranti colpiti hanno perso una gamba. Qualche ordigno atterra ogni tanto anche nell'accampamento. Sumlee mostra due buchi nei tendoni di fronte alla Government House, segno di granate atterrate all'alba in due mattine diverse, che hanno ucciso una persona. Non sono ordigni lanciati a mano, è troppo lontano dalle entrate. Secondo tutti qui, le granate sono state lanciate con un mortaio dalla sede della polizia, a qualche centinaio di metri.

A vedere il pubblico che agita le colorate mani di plastica davanti al palco, e in tutto il complesso grazie agli altoparlanti che diffondono l'audio dei comizi, non c'è aria di violenza: sono tutte vecchine che starebbero bene come spettatrici di un quiz. Di sicuro sono disarmate, come la grande maggioranza degli occupanti. Ma nell'accampamento girano anche personaggi poco raccomandabili - "le guardie", come le chiama Sumleen. Sono giovani vestiti di nero che vengono in prevalenza dal sud del Paese, e hanno fama di essere duri. Quelli al posto di blocco dove si entra hanno anche il passamontagna. Qualcuno affila dei bastoni. Che la discesa dei "rossi" sia una voce o no, o che la polizia intenda davvero fare irruzione qui o all'aeroporto, i "gialli" non vogliono farsi trovare impreparati.

di Alessandro Ursic

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/12946/Bangkok:+rossi+e+gialli

Al-Qaeda? Ma per chi ci prendono?



Fidel Castro: ”Al-Qaeda è un’invenzione dell’amministrazione Bush per mettere in atto il suo programma”. In un articolo pubblicato domenica 23 novembre l’ex presidente cubano sostiene che il gruppo terrorista “è nato dalle viscere dell’impero”, dove per “impero” intende gli Stati Uniti. Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, l’amministrazione Bush giurò che avrebbe catturato Osama Bin Laden, leader di Al-Qaeda, che si dice essersi assunto la responsabilità degli attacchi letali sul suolo americano. 

“[Al-Qaeda] è l’esempio tipico del nemico fatto penzolare dove più fa comodo agli egemoni per giustificare le loro azioni, inventandosi attacchi di nemici fantomatici, col fine di rafforzare i loro piani di dominio” asserisce l’ex presidente cubano. Secondo Castro, gli americani sono stati fuorviati dal loro governo circa la portata degli attacchi terroristici del 2001.

Anche Hugo Chavez, presidente del Venezuela, suggerisce che Washington avrebbe potuto in qualche modo essere coinvolta nel pianificare gli attacchi, a causa dei quali lanciò la cosiddetta “Guerra al Terrore” nel tentativo di debellare “Al-Qaeda”. Sebbene dal 2001 siano stati uccisi molti civili nell’invasione dell’Afghanistan, seguita dall’invasione dell’Iraq nel 2003, gli obiettivi degli USA in quelle regioni non sono stati raggiunti.

Si dice che la responsabilità della creazione del gruppo terrorista sia da attribuirsi alla CIA quando attuò un programma chiamato “Operazione Ciclone”, nato mentre la CIA finanziava milizie afgane nel conflitto armato con l’Unione Sovietica. Sembra pure che il leader di Al-Qaeda stia pianificando un nuovo attacco terroristico proprio mentre il presidente neo-eletto, Barack Obama, riceve il testimone dal presidente in carica George W. Bush.

Ad inizio novembre fonti vicine al gruppo hanno dichiarato che Bin Laden sta coordinando i preparativi per un nuovo attacco molto più grande di quello dell’11 settembre.

In ottobre il neo-vice presidente Joe Biden ha comunicato che Obama potrebbe dover affrontare una crisi internazionale agli albori della sua presidenza.

Fonte: http://globalresearch.ca
Link: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=11137

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org" www.comedonchisciotte.org da Gianni Ellena


Le religioni e gli attentati in India


Fonte: Limes

giovedì 27 novembre 2008

Chi sono i terroristi che hanno attaccato Mumbai? Un attacco made in Pakistan o un affare tutto indiano?


La pista pachistana. I servizi segreti di Nuova Delhi puntano il dito contro ilLashkar-e-Toiba (Esercito dei Puri), il principale gruppo armato indipendentista kashmiro, sostenuti dai servizi segreti pachistani e legati ad Al Qaeda e al Movimento della Jihad Islamica (Huji). 

L'attacco, secondo loro, sarebbe diretto contro la ripresa dei negoziati tra India e Pakistan per una soluzione del conflitto in Kashmir: proprio oggi a Nuova Delhi i ministri degli Esteri dei due Paesi si incontravano per riannodare le fila del dialogo.
L'ipotesi dei servizi indiani si baserebbe sulle confessioni di un terrorista catturato nella notte a Mumbai, un pachistano, che avrebbe raccontato di essere un membro del 
Lashkar-e-Toiba e di essere arrivato in città assieme ai suoi compagni via mare, a bordo di motoscafi, dalla città pachistana di Karachi.
Gli 007 indiani scartano quindi la pista del jihadismo domestico. Secondo loro l'email di rivendicazione dei Mujaheddin del Deccan (o Mujaheddin Indiani) - a loro dire inviata da un indirizzo IP russo - sarebbe falsa: un depistaggio orchestrato dai servizi segreti di Islamabad per coprire la reale matrice pachistana degli attacchi.

I dubbi degli esperti. A parte il fatto che lo stesso Lashkar-e-Toiba haseccamente smentito ogni coinvolgimento nell'attacco, molti esperti di terrorismo islamico però non condividono affatto la pista kashmiro-pachistana-quedista dell'intellegence indiana. 
"Gli indiani hanno tutto l'interesse ad accusare il Pakistan e Al Qaeda, ha presentare questi attacchi come l'11 settembre indiano, ma questa in realtà è una faccenda tutta interna", ha dichiarato Chrtistine Fair, nota studiosa di terrorismo sud-asiatico alla Rand Corporation. "Gli attacchi a Mumbai non hanno nulla delle tipiche azioni del
Lashkar-e-Toiba o di Al Qaeda, basate sugli attacchi suicidi, non sulla presa di ostaggi e su attacchi con fucili e bombe a mano".
La pensa così anche Bruce Hoffman, esperto di terrorismo della Georgetown University e autore del libro 'Dentro il terrorismo': "In questi attacchi non c'è traccia del modus operandi di Al Qaeda".

La pista domestica. A sostegno della pista interna - quella dei Mujaheddin Indiani (o del Deccan) - ci sarebbe un messaggio dello scorso 13 settembre, in cui il gruppo rivendica i precedenti attentati di Nuva Delhi, Ahmedabad, Bangalore e Jaipur e avverte che il prossimo obiettivo di un "mortale atatcco" sarà Mumbai e minaccia direttamente l'antiterrorismo indiano - il cui direttore è stato ucciso negli attacchi della notte scorsa. Il messaggio afferma la volontà di vendicare le crescenti persecuzioni contro i musulmani indiani, i violenti raid della polizia condotti nei mesi scorsi nelle periferie di Mumbai. 
Secondo la già citata Chrtistine Fair, la radice degli attacchi di Mumbai è ancora più profonda: "I musulmani indiani si sono radicalizzati dopo i tragici eventi del 2002 in Gujarat. Il governo indiano rifiuta di riconoscere questa realtà, ma è così".
Duemila musulmani indiani furono massacrati sei anni fa in Gujarat durante i pogrom anti-islamici scatenati da un attacco di estremisti musulmani contro un treno di pellegrini indù. Altri seicento indiani musulmani erano stati uccisi nel corso delle violenze religiose che sconvolsero proprio la città di Mumbai all'inizio degli anni '90 in seguito alla demolizione dell'antica moschea di Babri: la vendetta dei musulmani islamici arrivò con gli attentati di Mumbai del 12 marzo '93, costati la vita a 257 persone. Dietro quelle bombe c'era il potente mafioso terrorista indiano Dawood Ibrahim, che oggi vive a Karachi sotto protezione dei servizi segreti pachistani.

di Enrico Piovesana

Il gioco delle tre carte del Governo italiano


 Sulla giustizia e sulla sicurezza il governo "continua nel gioco delle tre carte: dopo tanti annunci gli unici fatti concreti parlano di tagli e di messa in crisi di tutto il settore". Lo denuncia il senatore Felice Casson, capogruppo del Pd in commissione Giustizia a Palazzo Madama, ricordando che la legge di bilancio "prevede una riduzione del 4,1% degli stanziamenti del ministero della Giustizia".

"La riduzione che interessa la 'missione Giustizia' - aggiunge Casson - rispetto al precedente esercizio finanziario, ammonta a 341, 7 milioni di euro dei quali circa 240 milioni di euro sono relativi allo stanziamento per il mantenimento, l'assistenza e la rieducazione dei detenuti. Di assoluto rilievo sono poi le riduzioni previste alle dotazioni per l'edilizia giudiziaria, penitenziaria e minorile, pari rispettivamente a 19.2, 32.5 e 4.7 milioni di euro, una palese contraddizione con l'indirizzo di politica di persecuzione del crimine promosso dal Governo. Non si comprende, infatti, come l'aumento della popolazione penitenziaria possa essere affrontato con una simile politica di riduzione delle risorse per il sistema penitenziario. E meno risorse sono inoltre destinate ai giudici di pace, ai vice procuratori onorari, al funzionamento dell'amministrazione della giustizia, alla Scuola superiore della magistratura , destinata a formare i neo-auditori giudiziari, al fondo per la solidarietà alle vittime di mafia".

"E' evidente - prosegue il capogruppo del Pd in commissione Giustizia - che quanto previsto dalla Finanziaria in materia di giustizia e sicurezza rischia di aggravare ulteriormente la disfunzionalità che già oggi caratterizza i sistemi giudiziario e penitenziario e in generale l'amministrazione della giustizia nel nostro Paese. Il rischio - avverte - è di arrivare in breve a un vero e proprio collasso con un aggravamento ulteriore della condizione di sovraffollamento, disfunzionalità e disagio che si riscontra in molte delle carceri italiane, mentre per la sicurezza i tagli ostacoleranno in misura significativa la piena attuazione delle politiche di contrasto alla criminalità, impedendo il celere ed effettivo accertamento dei reati e l'identificazione dei colpevoli, nonché la prevenzione dei delitti, in palese contraddizione con quanto promesso dalla maggioranza in campagna elettorale, nonché con quanto asserito dagli esponenti del Governo e della stessa maggioranza".

Fonte: APCOM

Link: http://notizie.alice.it/notizie/politica/2008/11_novembre/26/sicurezza_casson_da_governo_solo_tagli_e_gioco_delle_tre_carte,17000854.html

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