mercoledì 15 ottobre 2008

"Zona di morte"

La “zona di morte” minacciata dal premier cambogiano è diventata veramente tale oggi, almeno per due dei suoi soldati. Ma mentre Thailandia e Cambogia si accusano a vicenda, la battaglia scoppiata questa mattina intorno al tempio di Preah Vihear ha causato anche un numero imprecisato di feriti tra i due eserciti. Colpi di arma da fuoco e d'artiglieria – anche un missile, passato sopra la testa di un fotografo della Reuters – sono stati sparati al confine, da linee nemiche distanti neanche un centinaio di metri intorno all'area contesa. Per oggi i combattimenti si sono fermati, ma non è da escludere che le scaramucce di frontiera diventino una guerra vera e propria. Intanto, la Thailandia ha invitato i suoi circa 1.500 cittadini che si trovano in Cambogia a rientrare immediatamente in patria, predisponendo appositi piani di evacuazione.

Soldati cambogiani davanti al tempio di Preah VihearLa tensione tra i due Paesi, già alta da metà estate, aveva raggiunto nuovi picchi lunedì 13, quando il primo ministro cambogiano Hun Sen aveva dato un ultimatum agli 84 soldati thailandesi ancora dispiegati intorno al tempio conteso: ritiratevi entro mezzogiorno di martedì, o l'area diventerà una “zona di morte”. La scadenza era passata senza provocare conseguenze in giornata, ma nella mattinata di oggi la parola è passata alle armi. Con i rispettivi eserciti che si accusano a vicenda, è impossibile far luce su chi ha sparato per primo. A differenza delle scaramucce scoppiate il 3 ottobre, che avevano provocato il ferimento di tre soldati, stavolta il bilancio conta almeno due soldati morti tra le fila cambogiane. I thailandesi hanno invece riferito di cinque loro militari feriti, ma altri dieci soldati di Bangkok sono stati fatti prigionieri.

La mappa della zonaAssegnato alla Cambogia dalla Corte internazionale di giustizia nel 1962, il tempio di Preah Vihear è ritornato oggetto del contendere lo scorso luglio, quando l'Unesco lo ha inserito nella lista del Patrimonio dell'umanità. E' stato come riaprire una vecchia ferita: le aspirazioni thailandesi sul tempio sono così ritornate attuali. I nazionalisti, parte del movimento di opposizione che da settimane assedia la sede del governo a Bangkok, hanno accusato l'allora premier Samak Sandaravej di avere una posizione troppo morbida sulla questione, anche perché la Thailandia aveva appoggiato la Cambogia nella sua richiesta all'Unesco. Bangkok e Phnom Penh avevano inviato nella zona circa 1.400 militari nella zona, quasi tutti rientrati dopo sei settimane di minacce reciproche. Oltre al tempio in sé, è contesa l'area di oltre 4 chilometri quadrati che lo circonda, con la complicazione che le principali vie d'accesso si trovano in zone controllate dai thailandesi.

Gli analisti tendono a escludere che gli scontri di confine degenerino in una guerra su vasta scala, anche per la sproporzione tra le forze armate. “La Thailandia è nettamente più forte in terra, nel mare, nel cielo”, spiega a PeaceReporter Panitan Wattanayagorn, direttore degli studi di difesa all'Institute of Security and International Studies di Bangkok. “Può contare su un esercito di 300mila uomini, contro i 120mila di Phnom Penh, e ha in dotazione 150 aerei da combattimento contro i 20 cambogiani”. Ma l'alto valore simbolico delle rovine del tempio indù potrebbe portare a decisioni poco razionali. La questione è molto seguita dai due popoli, in una regione dove la proprietà dei templi può riscaldare facilmente gli animi: nel 2003, l'ambasciata thailandese a Phnom Penh fu data alle fiamme da una folla inferocita dopo i commenti estrapolati dal discorso di un'attrice thailandese, che sembravano rivendicare il possesso del tempio cambogiano di Angkor Vat.

Soldati cambogiani in marcia verso il confinePer il governo thailandese, l'affairePreah Vihear può essere un utile diversivo alla turbolenta situazione interna, con gli attivisti dell'opposizione che occupano da cinquanta giorni la sede dell'esecutivo e lo spettro di un colpo di stato. “La questione può sicuramente unire i diversi gruppi politici nella loro posizione contro la Cambogia”, conferma Panitan. “Ma il nazionalismo è pericoloso: può farti guadagnare popolarità temporaneamente, non può durare all'infinito. L'opposizione dell'Alleanza del popolo per la democrazia (Pad) continuerà a tenere sotto pressione Somchai”. Meno chiari sono i benefici per il governo cambogiano, dato che il primo ministro Hun Sen è al potere da dieci anni ed è appena stato rieletto in luglio. Ma il tempio di Preah Vihear è il secondo più importante nel cuore dei cambogiani, dopo il simbolo nazionale di Angkor Vat. E i cambogiani, discendenti dell'impero Khmer che una volta regnava su tutto il sud-est asiatico, sono estremamente sensibili sul tema del ridimensionamento del proprio Paese.
 
Fabio Radivo
Link: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=&idart=12429
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