mercoledì 15 ottobre 2008

Una regia politica dietro i "fatti" di Sofia?


di Ugo Dinello - da articolo21.info

Una regia politica dietro i "Guardate bene come evolverà questa storia, come verrà affrontata e le analisi che ne verranno fatte, perché verrà tutto ridotto a una manifestazione di teppismo e di cronaca. Mentre la vera chiave di lettura degli scontri di Sofia è esclusivamente politica, come politica è la connivenza e la protezione di cui questi gruppi ultras godono".

Gianfranco Bettin è forse il sociologo che gode della visione capace di offrire il panorama più completo del tifo calcistico organizzato. Per anni, nello studio e nella pratica di amministratore, ha infatti affrontato in prima linea le espressioni e le richieste delle curve, portando, primo caso in Italia, a un dialogo politico con i gruppi ultras organizzati, dialogo che ha consentito alla sua città di essere un'isola felice all'interno del turbolento oceano che vede il NordEst come una delle piazze più pericolose del panorama calcistico nazionale.

E non a caso proprio dal NordEst arrivano i neofascisti di Sofia.

"Sì, erano equamente divisi tra Nordest e l'intero Sud. Ma indubbiamente i più attivi e quelli che sono sembrati i registi degli scontri erano di Verona, Padova, Treviso e Trieste".

Una regìa politica quindi?

"Sì, perché quello che non viene riportato da molte delle cronache che ho letto - non so se volutamente o meno - è che si è trattato di un'aggressione combinata a tavolino da una parte degli ultras italiani assieme agli ultras di destra bulgari contro i tifosi del Cska di Sofia, una curva tradizionalmente di sinistra. Un'esportazione quindi di un modello molto ben collaudato in Italia".

Quale?

"Lo stesso modello che ha permesso alla destra di infiltrarsi e infine di egemonizzare buona parte del tifo organizzato in Italia. Basta pensare ai casi della Roma o del Milan per rendersene contro. Una strategia pensata a tavolino, che ha beneficiato della protezione e della copertura di buona parte del centrodestra italiano".

Quasi la coltivazione di un terreno di espansione.

"Sì, coltivazione è proprio il termine. E queste frange estreme sono state coltivate metodicamente dalla destra italiana. Una parte poi ne è rimasta scottata. Ma il mandato per continuare in questa politica di copertura se non di connivenza è esplicito. Basta pensare all'ulto di guerra di La Russa per riportare una nota squadra siciliana in serie A cavalcando i moti di piazza. Poi, quando si raggiungono le inevitabili conseguenza come la morte di un poliziotto o l'attacco organizzato alla questura di Roma, si mostra il "volto duro della legge", ma questo fa comodo, perché è una dimostrazione di forza da parte dello Stato che dura molto poco e che non risolve nulla. La stessa aggressione organizzaza di Sofia non è altro che un altro debordare, cioè passare i confini dello Stato: come si fa a restare stupiti di quanto avviene a Sofia, quando è la replica fotografica di ciò che avviene ogni domenica nei quattro quinti degli stati italiani? O forse da noi c'è qualcuno che non si accorge dei saluti nazisti, del rogo delle bandiere avversarie, delle svastiche e dei cori razzisti, dei "buh" contro i giocatori di colore?"

Ben diverso quindi dall'espressione di un disagio sociale o le radici sono le stesse?

"In molte realtà urbane, come Milano, Torino, Genova, Roma o il Meridione, sono espressione di un disagio sociale, di una ricerca esasperata di aggregazione e di condivisione so ciale in assenza di una progettualità. Ma nel caso del NordEst siamo di fronta a qualcos'altro: queste frange sono di ceti abbienti, li stessi che hanno generato Ludwig (la cellola neonazista veronese capeggiata da Marco Furlan e Wolfgang Abel, rampolli dell'alta borghesia scaligera ndr) e che nel tifo organizato cercano un motivo di sopraffazione e scontro belluino come espressione politica primaria. resta però anche un altro fatto squisitamente politico".

Quale?

"Che la sinistra non ha saputo fare il suo mestiere. Cioè non ha saputo fare quello per cui la sinistra è nata: andare verso i bisogni della gente e organizzarli in chiave politica. Capisco che è difficile stare in mezzo a gente che non parla il tuo linguaggio e di cui magari è difficile tradurre immediatamente il linguaggio. Ma la sinistra italiana non ha nemmeno tentato di farlo".
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8070
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