giovedì 16 ottobre 2008

Tv, spunta il lodo Fede Per Europa7. paga la Rai. Ipotesi dell'Authority salva Rete4



di Daniela Preziosi - da il Manifesto

Circola con insistenza, è un'ipotesi che ha dell'incredibile. Ma la vicenda di Europa 7 è costellata di svolte, rovesci e colpi di scena. E quest'ultimo caso, se confermato, sarebbe la degna conclusione di una beffa molto più consona alla satira che al diritto italiano. Si tratta dell'ipotesi che Europa 7 - la rete televisiva di Francesco Di Stefano, che nel '99 ha vinto la gara delle frequenze tv e però si è vista negare il diritto a trasmettere perché al suo posto, in regime di proroga, continua a trasmettere Rete4 - finisca per avere finalmente le sue frequenze. Ma, ecco la beffa, ai danni della Rai. Persino dell'ammiraglia della televisione pubblica Raiuno che lascerebbe definitivamente un canale di trasmissione per cederlo alla tv di Francesco Di Stefano.
Procediamo con ordine. Nel maggio scorso il consiglio di Stato ha ordinato - a sua volta 'costretto' da una sentenza della corte di giustizia europea - all'autorità per le garanzie nelle comunicazioni e al ministero dello sviluppo economico di fornire al giudice, entro il 15 ottobre, ampie spiegazioni su come e perché l'annosa vicenda di Europa 7 non è mai stata risolta. Nel dettaglio, il ministero deve spiegare «quali frequenze si sono rese disponibili dal 2000 a oggi e quali modalità di assegnazione sono state adottate»; l'authority invece deve giustificare «i motivi per cui non ha adottato il piano delle frequenze, come prevedeva invece la concessione rilasciata a Europa 7».

Nel dossier che l'Agcom entro oggi deve consegnare a Palazzo Spada è contenuta l'ipotesi di utilizzare, anziché le frequenze di Rete4 (com'è dovuto), una parte delle frequenze Rai. L'idea è prospettata in una relazione che l'Agcom ha chiesto a un super esperto del settore, il professor Antonio Sassano, già consulente del precedente governo, ordinario dell'università La Sapienza di Roma e direttore generale della fondazione Ugo Bordoni, ente che fornisce consulenze e know how al ministero delle comunicazioni ma più in generale agli apparati dello stato che hanno bisogno di orizzontarsi su telefonia, tv, internet, sicurezza delle reti, wireless e tecnologie informatiche. L'ingegnere non è tipo da menare il can per l'aia: come consulente dell'authority è stato uno dei padri del piano delle frequenze analogiche di tv e radio, e uno degli estensori materiali del 'libro bianco sul digitale terrestre', tecnologia per la quale a sua volta ha contribuito alla stesura del piano delle frequenze.

In sostanza, nella relazione che gli uffici della Agcom hanno fatto propria, l'ingegnere ha segnalato che - nell'ambito di una ricanalizzazione complessiva delle reti della tv pubblica dovuta anche all'introduzione del digitale terrestre - Raiuno potrebbe abbandonare le frequenze del canale 8 su quasi tutto il territorio nazionale. Frequenze che a questo punto potrebbero essere consegnate a Europa 7. Che, finalmente, accenderebbe le sue trasmissioni, come da anni aspetta e prevede il patron Francesco Di Stefano.

La cosa ha del paradossale. Intanto perché si delinea, se non uno scontro, una sostanziosa divergenza di strategia fra l'autorità di Corrado Calabrò e il ministero. La prima, sposando l'ipotesi dell'ingegnere, si dispone a fornire al giudice una soluzione concreta al caso pendente in tribunale. Il ministro Claudio Scajola invece, per mano del sottosegretario con delega alle comunicazioni Paolo Romani, si appresterebbe a confutare su tutta la linea le ragioni di Europa 7. Missione impossibile in teoria. Ma niente è impossibile sul terreno delle tv, il core business del Cavaliere: il premier che dovrebbe applicare la sentenza della corte di giustizia europea, quella che segnala la mancanza di pluralismo televisivo nel nostro paese a causa dello strapotere Mediaset, è lo stesso che nel 2004 ha imposto al consenziente ministro Maurizio Gasparri il testo della legge contestata, per la quale il nostro paese dovrà pagare una multa.

Francesco Di Stefano, il patron della tv che (ancora) non c'è, al momento si blinda dietro un 'no comment'. I danni subiti finora dalla sua azienda sono valutati in tre miliardi e mezzo di euro, o oltre due miliardi nel caso in cui vengano attribuite le frequenze. Qualunque sia la posizione della tv, si delinea l'ennesima soluzione ad aziendam dell'era Berlusconi. Una beffa: non solo i cittadini, con le tasse, pagheranno le multe che ci vengono comminate dall'Europa. Alla fine potrebbe essere la Rai a 'farsi più in là' e cedere il passo. Mentre Rete4, con il suo simbolo-mascotte Emilio Fede, resterebbe nella sua dorata postazione, senza averne mai avuto il diritto. In regime di proroga a vita.
Link:http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8082
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1 commento:

  1. quindi niente di nuovo. in ogni caso ci rimettono gli onesti cittadini. di stefano (di cui vi segnalo una videointervista) ha dovuto metter su una battaglia legale di queste dimensioni, solo per essere autorizzato a fare il suo lavoro...

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