lunedì 13 ottobre 2008

''Trattiamo con i talebani''

Stiamo perdendo la guerra in Afghanistan: dobbiamo trattare con i talebani. 
E' questo, in sintesi, l'allarme lanciato nei giorni scorsi dai comandanti delle truppe anglo-americane in Afghanistan.
Anche a Washington i politici iniziano a parlare di "riconciliazione" con i talebani. 

Soldati UsaUna guerra che non si può vincere.
 Il primo a far sentire la sua voce era stato, una settimana fa, il generale Mark Carleton-Smith, comandante del corpo di spedizione britannico nel sud dell'Afghanistan. "Non ce la faremo a vincere questa guerra: l'insurrezione potrà concludersi solo sedendoci a un tavolo con i talebani e trovando con loro un accordo politico". 
"Le cose in Afghanistan non stanno andando nella giusta direzione e continueranno a peggiorare", ha avvertito il capo di Stato Maggiore delle forze armate Usa, ammiraglio Mike Mullen. 

TalebaniBisogna trattare con il nemico. Pochi giorni dopo, il comandante delle forze Usa in Afghanistan, generale David McKiernan, ha dichiarato di non credere nemmeno lui a una "soluzione militare" di questo conflitto, auspicando invece una "soluzione politica". 
Lo stesso generale David Petraeus, che dal 1° novembre guiderà la strategia militare Usa in Afghanistan come capo del Centcom, concorda sulla necessità di trattare con il nemico "come abbiamo fatto in Iraq". 
Giovedì scorso, perfino il ministro della Difesa Usa, Robert Gates, ha dichiarato che "gli Stati Uniti sono pronti alla riconciliazione con i talebani". 

Ma i talebani non hanno interesse a trattare.
 Seppur con toni e sfumature diverse, è evidente che gli Stati Uniti e i loro alleati si sono resi conto che in Afghanistan rischiano di fare la stessa brutta fine dei russi negli anni Ottanta, e che quindi gli conviene scendere a patti con il nemico.
Peccato che i talebani, ben consapevoli della loro posizione di forza, non abbiano nessun interesse a trattare. 


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