venerdì 10 ottobre 2008

Serbia, piccola notizia per un grande pasticcio


Piccole notizie che sfuggono maliziosamente all'attenzione. A nascondere i fatti scomodi. Agenzia di stampa inglese Reuters, 17 e 32 di ieri: “Serbia wins U.N. assembly vote to refer Kosovo independence to international court of justice”. La Serbia, annuncia la Reuters, vince la votazione all'assemblea delle Nazioni Unite per ottenere il giudizio della Corte Internazionale sulla legittimità della dichiarazione d'indipendenza del Kosovo.

La risoluzione, aggiunge poco dopo l'Ansa, è stata approvata con 77 voti a favore, 6 contrari e 74 astensioni, tra cui numerosi paesi europei. Gli astenuti che con il loro “non voto” hanno consentito questo importante risultato politico per la Serbia, sono la vera curiosità. “ L'Europa dell'Unione, si è presentata al voto divisa: Cipro e Spagna, ad esempio, hanno appoggiato la richiesta serba, perché -proprio come Belgrado- i rispettivi governi temono che le minoranze separatiste seguano il modello del Kosovo, dichiarando l'indipendenza.


L'Italia invece, come la Francia e la Gran Bretagna, si é astenuta”. Si astengono anche Francia, Germania e Londra, capofila Ue del partito “americano” del riconoscimento. Che accade insomma? I giudici della Corte internazionale di giustizia dovrebbero impiegare dai due ai tre anni per preparare il parere legale sullo status dell'ex provincia serba a maggioranza albanese. Di fatto un prolungato spazio vuoto che all'assemblea Onu ha messo accanto, nel voto, Paesi con obiettivi molto diversi tra loro. Precisato che contro il ricorso di giustizia hanno votato, manco a dirlo, Stati Uniti ed Albania, perché il “tradimento” inglese dei cugini d'oltreoceano? L'ambasciatore della Gran Bretagna all'Onu, John Sawers, ha detto che la richiesta di avere un parere della Corte “è più politica che legale e serve a rallentare il riconoscimento del Kosovo come stato indipendente''. "L'indipendenza del Kosovo è e rimarrà una realtà -ha proseguito Sawers- ed è stata riconosciuta da 22 dei 27 Paesi dell'Unione europea, la stessa organizzazione di cui la Serbia vorrebbe entrare a far parte''.

Traduzione della traduzione. Diamo un contentino “politico” alla Serbia sapendo che: 1, il Kosovo per Belgrado è definitivamente perso; 2, se la Serbia vuole sperare di affacciarsi all'Unione europea, deve, prima o poi ingoiare il rospo. Risultati immediati, pochi. Progettati, molti. Guai possibili, infiniti. Sicuramente, da oggi, rallenterà ulteriormente il difficile cammino internazionale del Kosovo albanese a caccia di riconoscimenti. Soltanto 48 Stati sovrani sui 192 che fanno parte delle Nazioni Unite. Sicuramente ci saranno nuovi problemi all'ammissione del Kosovo nel Fondo Monetario Internazionale e nelle altre “Istituzioni tecniche” che preludono al pieno riconoscimento di sovranità. Sicuramente, l'assemblea dell'Onu seppellisce definitivamente i trionfalismi di un vertice politico kosovaro che aveva venduto alla sua opinione pubblica il bengodi occidentale a garanzia americana già dall'altro ieri. Rettropensieri degli europei, ieri a favore del riconoscimento del Kosovo, ma pieni di timori e perplessità oggi? Meglio tenere in sospeso quella banda di scalmanati: costano troppo e garantiscono troppo poco.

Adesso il problema degli “amici europei” è la Serbia dell'amico Boris Tadic, cui prima o poi qualcuno dovrà decidersi a dare qualche cosa di concreto. Tipo, la partizione del Kosovo. Il nord di Mitrovica, con l'aggiunta di qualche monastero ortodosso dal lato giusto del fiume Ibar che ridiventa ufficialmente serbo. Ed il Kosovo albanese che confina con Macedonia ed Albania a litigare coi vicini del suo sud-ovest nella stessa lingua. Geopolitica della speranza, alla ricerca di qualcuno che, sul campo, ci creda davvero. Che sarà e farà, da domani, la missione civile Onu dell'Unmik? Che rapporti riuscirà a creare con l'illegittima Eulex dell'Unione europea? L'accettazione di fatto della missione europea Eulex, è il prezzo delle molte astensioni europee che Belgrado dovrà pagare a breve. Ma le cambiali in scadenza sono molte altre. Il Kosovo albanese stesso, la parte attualmente perdente del suo gruppo dirigente, allevata come gli altri alla “politica” del kalashnikov, sarà disposta ad aspettare gli anni della Corte di giustizia internazionale? E quanti altri interessi nazionali nell'area si sono nel frattempo divaricati tra i sempre più dubbiosi alleati strategici degli Stati Uniti? Ad azzardare un suggerimento al comandante italiano della Nato in Kosovo, potrebbe essere prudente passare già ora allo stato d'allerta “arancione”.

di Ennio Remondino
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8025

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