lunedì 13 ottobre 2008

Sendero è tornato, 19 morti


Attacco sulle montagne di Huancavelica attribuito a ciò che resta del movimento maoista
Proprio il giorno in cui uno scandalo travolge il governo insediato da Garcia


Diciannove morti, dodici soldati e sette civili, massacrati «in un attacco di Sendero Luminoso». Lo ha comunicato il ministro della difesa Antero Flores Araoz alla stampa estera riunita a Lima. Il ministro ci ha messo mezza giornata per ufficializzare l'esistenza di un massacro sulle pendici della Valle dell'Apurimac, e per attribuirlo allo storico nemico dello stato. Sendero Luminoso, il gruppo terrorista maoista smantellato nel 1992 dalla cattura del suo capo Abimael Guzman. Aveva i suoi motivi, il ministro, per andarci piano. Dalla mattina di ieri, il suo posto di governo - come quello di tutti gli altri ministri, compreso il premier Jorge Del Castillo - è «a disposizione» del presidente Alan Garcia. Una turpe storia di intercettazioni telefoniche, di contratti con società che estraggono idrocarburi nel paese, di tangenti pretese e ricevute ha fatto tremare l'esecutivo fino a obbligare il redivivo Garcia a pretendere sul suo tavolo le deleghe dell'intero gabinetto. Insomma, Sendero è tornato. E giusto in tempo.
L'attacco attribuito a ciò che resta della formazione maoista che insanguinò il paese per vent'anni (secondo il quotidiano La Republica, tre colonne gestite da altrettante famiglie di senderisti, i «camerati» Víctor Quispe Palomino alias Josè e Leonardo Huamaní Zúñiga alias Alipio, che oggi alla lotta armata affiancano la produzione di cocaina) è «il peggiore degli ultimi dieci anni», hanno spiegato le autorità peruviane. E' stato portato giovedì notte a un convoglio di quattro veicoli militari lungo una strada della provincia meridionale di Tayacaja, nella provincia di Huancavelica, un'area remota dove si concentra gran parte della produzione clandestina di coca, e in cui permangono sacche di resistenza senderista. Tra i morti anche un bambino. Il 30 agosto l'esercito ha lanciato contro i senderisti residui l'operazione «Excelencia» e ha scatenato circa duemila soldati sulle pendici del Valle del Apurimac y Ene, Vrae l'acronimo in spagnolo, con molto chiasso sui media ma senza grandi risultati. In compenso molte desapariciones, che cominciano a sollevare le proteste degli abitanti.
Lo scandalo, invece, è emerso nelle ultime settimane quando sulla stampa, a opera dell'ex ministro dell'interno Fernando Rospigliosi, hanno cominciato a circolare video e registrazioni telefoniche in cui alcuni ministri discutono dell'assegnazione di concessioni per l'estrazione di gas e di petrolio alla compagnia norvegese Discover Petroleum. Lo chiamano chuponeo, in perù definisce l'attività di intercettare. Una registrazione ha tirato l'altra, ora i nastri diffusi dalla stampa sono 12, e il parlamento ha nominato una commissione di inchiesta per interrogare i coinvolti e rivedere l'aggiudicazione di centinaia di lotti di idrocarburi. Lo scandalo ha travolto ministri, parlamentari, manager di Perupetro e della vecchia Petroperù ed è arrivato fino al premier Jorge Del Castillo, braccio destro del presidente Alan Garcia. Il quale privatizza a tutto spiano, aderisce a tutte le «guerre» di Bush dal terrorismo alla droga e vuole reintrodurre la pena di morte, ma non riesce a impedire ai pueblos jovenes - come in Perù si chiamano le baraccopoli - di moltiplicarsi e alla metà dei 28 milioni di peruviani di vivere sotto la soglia di povertà.
E' un vizio antico, per Garcia e compari, quello di giocare con i soldi pubblici. Speranza continentale di un socialismo «alla latinoamericana» negli anni Ottanta in cui l'Europa sperava nel socialismo europeo di Felipe Gonzalez, Alan Garcia dovette fuggire dal paese senza aver debellato le guerriglie di casa (Sendero di Abimael Guzman e il Mrta di Nestor Cerpa Cartolini, il primo sconfitto anni dopo dall'arresto del suo leader, il secondo massacrato nell'ultimo, disperato assedio all'ambasciata giapponese di Lima). Sepolto dalle accuse di corruzione, il presidente peruviano fu sostituito prima dall'autocrate Umberto Fujimori e poi dal tecnocrate Alejandro Toledo. Tornato in Perù dopo sedici anni, il nuovo Garcia ha mantenuto le vecchie abitudini. Ha battuto alle presidenziali il nazionalista di sinistra Ollanta Humala, un militare vicino a Chavez, poi ha intasato il governo di banchieri e tecnici provenienti dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario. Il Perù sarà «la prossima stella» dell'economia mondiale, dichiarò Alan Garcia. Ora è arrivata la crisi, la corruzione ha ricominciato a dilagare ed è tornato persino Sendero.

di ROBERTO ZANINI
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