mercoledì 8 ottobre 2008

Se a Kabul torna il Mullah Omar...


La Cnn svela negoziati con i talebani in Arabia Saudita e la Nato non riesce a vincere
di Giorgio Bastiani

Nelle ultime 24 ore si sono registrate 25 vittime negli scontri con i Talebani. Il caos dilaga perché iniziano le registrazioni degli elettori per le prossime elezioni presidenziali, che si terranno il prossimo autunno. Il giorno dopo che il generale britannico Mark Carleton Smith ha dichiarato al Sunday Times che sul fronte afgano “non bisogna attendersi una vittoria militare decisiva”, dalla Cnn è arrivata un’altra brutta notizia. Ieri, infatti, fonti del network americano avrebbero confermato ciò che si sospettava da una settimana: alla fine di settembre, alla Mecca, si sono svolti colloqui tra rappresentanti del governo afgano e Talebani per la stabilizzazione del Paese. L’Arabia Saudita ha sempre riconosciuto il regime dei Talebani, anche dopo che il suo leader, il Mullah Omar, aveva respinto la richiesta americana di estradare Osama bin Laden dopo l’11 settembre 2001. E’ il segnale che il Pakistan, su cui sinora stanno contando gli Stati Uniti, sta svolgendo un ruolo sempre minore nel conflitto. Con una leadership minacciata dalla lotta interna con gli islamisti (proprio ieri un attentatore suicida ha cercato di uccidere il deputato d’opposizione Rasheed Akhbar Khan Nawani, mancando l’obiettivo, ma provocando almeno 17 morti) e l’intera area nord-orientale fuori controllo, Islamabad non può garantire una collaborazione attiva nella guerra contro il terrorismo. 

Una mediazione saudita, in questa fase del conflitto, ha un solo significato possibile: riconoscere un ruolo dei radicali islamici nella politica afgana, cercando un compromesso a loro favorevole. Il Mullah Omar potrebbe rifarsi vivo dopo la sua cacciata dal potere nel 2001: non in catene (come auspicavano gli americani dopo l’11 settembre), ma nella veste di politico interlocutore. 
D’altra parte, né la missione Isaf della Nato, né l’Operazione Enduring Freedom a guida americana, dopo sette anni di impegno, sono riuscite a stabilizzare la situazione sul piano militare. Anche a causa della scarsa partecipazione alle operazioni di prima linea degli alleati europei. Proprio ieri, la Germania ha annunciato, per bocca del portavoce del Ministero della Difesa Thomas Raabe, che non verrà rinnovato il mandato dei corpi speciali (Ksk) presenti in Afghanistan e inquadrate nell’Enduring Freedom. Fosse veramente questa la linea decisa dai governi occidentali, la linea della “politica” e del compromesso con i Talebani, tutti coloro che hanno combattuto contro il fanatismo, come la poliziotta Malalai Kakar (vero e proprio simbolo della lotta in difesa delle donne, uccisa il 28 settembre), sarebbero morti invano.

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