martedì 14 ottobre 2008

Messico: paradiso per la pedofilia

Il Messico è il paese dove si registra la maggiore prostituzione infantile in America Latina. Lo sfruttamento sessuale di minori sarebbe un fenomeno addirittura paragonabile alla Thailandia, da sempre paradiso della pedofilia a livello mondiale.

Città del Messico – Il Messico si è trasformato in un paradiso per la pedofilia. Lo sfruttamento sessuale infantile occupa nel paese il secondo posto per generazione di introiti nella classifica dei delitti, dietro solo al narcotraffico e precedendo il commercio di armi. Un giro d’affari stimato attorno ai 24 milioni di dollari l’anno secondo l’ONG “Infancia Comun”. Per produzione di materiale pornografico destinato alla pedofilia il Messico occupa addirittura il secondo posto mondiale subito dopo la Thailandia. Un fenomeno che trascurato dalle autorità politiche e dalle forze dell’ordine si è convertito oggi in piaga sociale.

Molto meno pubblicizzati del narcotraffico e dei sequestri di persona, la pedofilia e lo sfruttamento sessuale minorile sono però flagelli altrettanto diffusi nel paese e cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni grazie alla corruzione e alla impunità.

Una delle “zone di tolleranza” più famose, dove la prostituzione infantile si pratica alla luce del sole, è “La Merced”, un quartiere del centro storico di Città del Messico. In qualsiasi giorno e a qualsiasi ora si passi in questo quartiere non si può non accorgersi dell’enorme giro di prostituzione infantile che si svolge sotto gli occhi e sotto l’indifferenza delle autorità.

Lo sfruttamento sessuale di minori oltre ad essere una violazione di diritti umani è considerata la forma più estrema di violenza sui minori. Spesso è il risultato di maltrattamenti ricevuti nel nucleo familiare, altro fenomeno molto diffuso in Messico. Non sorprende infatti che prostituzione minorile, lavoro minorile e violenza familiare siano enormi problemi per la società messicana e come siano tutti correlati tra loro. Invece può spaventare come questi siano completamente ignorati dalla politica (in nessun programma di nessun partito si menzionano questi temi) e ancora peggio da buona parte della società civile.

Eppure anche il Messico è obbligato a compiere con i trattati internazionali che proteggono e danno garanzie all’infanzia, come la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e la Convenzione di Palermo (contro la tratta internazionale di persone). In realtà però queste normative internazionali sono completamente ignorate e in nessun caso applicate a causa dell’inesistente armonizzazione delle leggi federali, statali e municipali con quelle internazionali.

Per le leggi federali, infatti, bambini ed adolescenti sino ai 18 anni non sono considerati soggetti di diritto davanti alla legge, non possono quindi denunciare sfruttamenti sessuali se non accompagnati da un genitore o da un tutore che spesso sono gli stessi autori degli abusi.

Città del Messico quindi “capitale internazionale delle pedofilia”, ma non solo, anche a Tijuana e nei centri turistici più importanti è ormai diffuso lo sfruttamento sessuale dei minori tra l’indifferenza e l’impunità. Il problema coinvolge senza dubbio anche altri paesi in America Latina, tra tutti: Brasile, Costa Rica e Cuba. Con una sostanziale differenza però: la cultura della denuncia. In Brasile ogni anno si registrano più di 14mila denuncie legate a questo delitto, in Messico invece quasi non si registrano quasi apertura d’indagini. Nel 2006 a Città del Messico sono state solo 6 le denunce che sono riuscite a superare le barriere della corruzione che protegge i colpevoli.

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