martedì 7 ottobre 2008

Libano: interrogativi sul caos della sicurezza e dei media


Il succedersi degli attentati in Libano, sia nel nord del paese che contro obiettivi sensibili dell’esercito libanese, insieme alla ridda di ipotesi e di interpretazioni che proliferano nei mezzi di informazione, rendono praticamente impossibile la formulazione di una chiara visione di ciò che sta avvenendo in Libano – sostiene il giornalista libanese Walid Choucair

Forse uno dei successi di coloro che cercano di prolungare lo stato di instabilità in Libano sta nel fatto che essi contribuiscono a creare una situazione tale da rendere praticamente impossibile il tentativo di giungere ad una visione chiara dei fatti. Di conseguenza, gli eventi sanguinosi a cui ha assistito il paese negli ultimi 4 anni rimangono aperti pressoché a tutte le interpretazioni, il più delle volte fra loro contrastanti, e dipendenti dal clima politico più che dalla realtà oggettiva. Molto spesso tali interpretazioni sono falsificate e distorte al servizio di un dato obiettivo politico, anche se ciò dovesse avvenire a spese del sangue versato, e di vittime uccise a freddo.

E’ questa l’immagine più chiara del caos in cui versano la politica e la sicurezza, il quale è a sua volta il risultato delle profonde divisioni politiche all’interno del paese. In Libano le ragioni del conflitto internazionale in atto nella regione si sommano alle aspre e debilitanti fratture confessionali esistenti nella società libanese, ed alle strumentalizzazioni che di tali divisioni vengono compiute all’estero. Ciò ha reso la situazione ancora più intricata e suscettibile delle più svariate interpretazioni, rafforzando il caos e la mancanza di chiarezza.

Di conseguenza, non è più possibile determinare chi ci sia dietro gli attentati che colpiscono l’esercito libanese, sia che essi prendano di mira i luoghi in cui si riuniscono le truppe, sia che colpiscano gli autobus che le trasportano. Ma è anche impossibile sapere chi è che semina bombe quasi ogni settimana in questa o quella strada di Tripoli, al fine di riattizzare lo scontro confessionale. In assenza di dati e fatti certi, giungere ad una analisi unitaria è diventato impossibile.

Ma il risultato principale di tutto questo, fra le altre cose, è che ‘sfuggire alla giusta punizione’ è diventato più facile in Libano. Questa frase rimbalza ormai sulla bocca di tutti, all’interno della comunità internazionale; è ormai quasi diventata uno slogan, alla luce del caos che le campagne dei mezzi di informazione contribuiscono a generalizzare. Utilizzare i mezzi di informazione per facilitare e giustificare un caos ancora maggiore è uno dei mezzi che le parti interessate tengono nella dovuta considerazione nel perseguire i loro obiettivi. La teoria del ‘caso creativo’, ormai, non è più confinata soltanto alla sconsiderata politica americana, ma è divenuta un metodo che molti stati ed organizzazioni terroristiche dalle molteplici affiliazioni nazionali, e dai molteplici legami con svariati servizi di intelligence, hanno imparato a padroneggiare.

Vi sono molte parti in causa che sono interessate a ‘sfuggire alla giusta punizione’ in Libano, diffondendo il caos e lanciando accuse in tutte le direzioni ogniqualvolta si verificano incidenti o omicidi, in conseguenza dell’assenza di fatti certi e di una visione ben delineata. Diffondere il caos aiuta a distribuire le accuse ed i sospetti, permettendo a colui che si ritiene il più forte di sfruttare tutto ciò a fini politici.

Nel caos febbrile che ‘affoga’ gli attentati nel ‘bazaar’ delle deduzioni politiche, si perde anche l’obiettivo politico che sta dietro tali attentati, i quali diventano una mera sequenza di date che la gente si stanca di seguire allo scopo di verificarne i fatti e lo svolgersi degli eventi. In questo contesto, la spiegazione delle ragioni per cui viene preso di mira l’esercito libanese diventa generica e superficiale. Oppure queste ragioni vengono automaticamente spiegate come una vendetta contro l’esercito per la sua vittoria nella battaglia di Nahr al-Bared (contro il movimento estremista ‘Fateh al-Islam’, circa un anno fa (N.d.T.) ). Vengono invece trascurate altre spiegazioni, come ad esempio il tentativo di esercitare pressioni sulla nuova leadership libanese al fine di ‘addomesticarla’, o il tentativo di lanciare degli avvertimenti al presidente della repubblica, il generale Michel Suleiman, che proviene per l’appunto dall’esercito, e di indebolirlo al fine di impedirgli di porre fine al caos che fa sì che sia facile ‘sfuggire alla giusta punizione’ in Libano.

Nel frattempo, il caos mediatico accompagna il caos della sicurezza, sopraffacendo i tentativi di rispondere ad interrogativi come il seguente: se le accuse vengono indirizzate nei confronti dei gruppi fondamentalisti sunniti, accompagnate da analisi che suggeriscono che i colpevoli potrebbero essere cellule residue del gruppo ‘Fateh al-Islam’ o gruppi leali ad al-Qaeda, perché non è stato emesso alcun comunicato che rivendicasse gli attentati contro l’esercito, come era accaduto in passato, e come sono soliti fare questi gruppi in Iraq?

Se la Siria, ad esempio – i cui alleati hanno fatto trapelare di avere informazioni sul fatto che al-Qaeda cercherebbe di stabilire un rifugio sicuro nel nord del Libano – ha informato di questa situazione (la quale giustificherebbe i timori del presidente siriano Bashar al-Assad sul rischio che “il nord del Libano diventi una base dell’estremismo ed una minaccia per la Siria”) i leader di Francia, Turchia e Qatar al vertice a quattro che si è tenuto a Damasco all’inizio del mese scorso, ciò significa forse che i responsabili libanesi della sicurezza hanno ricevuto informazioni dalla loro controparte siriana (che si coordina con essi nell’ambito della cosiddetta Commissione di coordinamento delle forze armate dei due paesi) a proposito di questi gruppi estremisti monitorati da Damasco?

Il legame postulato da Damasco fra gli attentati in Siria e gli incidenti nel nord del Libano non hanno spinto la controparte siriana ad informare il Libano, attraverso questa commissione, relativamente ai dati in suo possesso?

link:http://www.arabnews.it/2008/10/07/libano-interrogativi-sul-caos-della-sicurezza-e-dei-media/

Walid Choucair è un giornalista libanese; scrive abitualmente sul quotidiano “Dar al-Hayat” pubblicato a Londra

Titolo originale:

أسئلة عن الفوضى الأمنية والإعلامية

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