mercoledì 15 ottobre 2008

L’"azzardo morale" adesso è globale


Tra l’11 ed il 12 ottobre è divenuta politica ufficiale quella che gli osservatori politico-economici hanno più volte denominato dell’"azzardo morale" o anche del "doppio standard". Mentre ad interi popoli si sono imposte politiche di austerità con tagli alla spesa sociale per la sanità, l’istruzione, le infrastrutture (privatizzate perché non "sostenibili"), si è chiesta disponibilità ad ogni genere di flessibilità lavorativa, si è contratta la sfera dei diritti acquisiti dopo anni di lotte sociali, si è consentito che perdessero il lavoro, dall’altra parte una vera e propria oligarchia finanziaria è stata beneficiata di un piano di salvataggio in bianco.

Durante l’audizione della settimana scorsa di fronte a Camera e Senato, il ministro Tremonti ha pronunciato le seguenti parole:«Questo Governo ha ben presente quanto disposto nell'articolo 47 della Costituzione, che stabilisce che la Repubblica incoraggi, tuteli e disciplini il risparmio.»

Ed invece il piano globale per il salvataggio del sistema è ancora una volta un assegno in bianco: il credito potrà essere utilizzato dalle banche come meglio credono; se vorranno continuare a baloccarsi in speculazioni potranno continuare a farlo. E pensare che sarebbe bastato dire loro: «Credito e garanzie governative saranno soltanto strettamente correlati a ciò che finanzierà infrastrutture ed industria.»

La politica dell’"azzardo morale" aveva finora trovato spudorata applicazione nelle economie del terzo e secondo mondo, ma non in quelle del primo. Questo salvataggio è giustificato dai benpensanti considerandolo necessario non solo per il sistema bancario, ma per l’intero sistema. Ma si è capito che si stanno salvando pratiche speculative che hanno rappresentato quel cancro sistemico che negli ultimi quarant’anni ha obbligato al disagio (nei paesi più ricchi) ed al sottosviluppo (nei paesi del terzo mondo) la stragrande maggioranza della popolazione mondiale?

Quando si verificò il crack Parmalat, denunciammo il fatto che il problema non era Parmalat, bensì l’intero sistema globale. Parmalat, così come Cirio, Enron, WorldCom, non erano altro che capri espiatori, rappresentativi però di un modo di intendere la finanza e l’economia, imperante in modo progressivo dall’avvio della finanziarizzazione dell’economia.

Durante la requisitoria del caso Parmalat, il pubblico ministero Francesco Greco ha preso la palla al balzo per lanciare il suo j’accuseall’intero sistema. Superando la specificità di Parmalat, riferendosi alle banche ha detto: «Padroni del mondo di questi ultimi trent’anni!».

I salvataggi di specie attuati prima in Gran Bretagna e Stati Uniti, poi singolarmente dai vari paesi membri dell’Unione europea, non si sono potuti effettuare allo stesso modo per aziende vittime (forse) della mala gestione, ma non certo delle pratiche speculative con cui viene sostituito il core business.

E mentre si verificano questi salvataggi, ed appunto si chiedono sacrifici ai normali cittadini il cui vero torto consiste soltanto nel non essersi seriamente preoccupati di come viene gestito il sistema, si farcisce il tutto con tecniche di guerra psicologica volte a far sentire sempre più il cittadino come un vero e proprio essere inferiore. Per la sua sicurezza lo si obbliga al casco, alle cinture di sicurezza, lo si difende da coloro che gli vorrebbero vendere una bibita con cannuccia o gli volessero far mangiare un cocomero all’esterno di una roulotte ambulante, gli si vieta di gettare cicche, cartacce e chi più ne ha più ne metta, lo si libera da lavavetri, prostitute, mendicanti inopportuni. Dall’altro lato, salvataggi e mega liquidazioni. Ma questa è la storia di Cenerentola!

Sia ben chiaro, molte di queste regolamentazioni della vita civile sono più che meritevoli, ma come ci insegna Friedrich Schiller con la sua storiella de Il delinquente per infamia, queste divengono misure odiose, capaci di accendere micce esplosive, quando nei confronti di quell’oligarchia finanziaria a cui i nostri politici paiono averci ufficializzato la loro sottomissione, si usa la carota.

Invece che un delinquente per infamia, queste vere e proprie forme di offesa alla dignità dei cittadini, sono in grado di mettere in moto quelle forze disordinate capaci di creare masse enormi di cittadini infuriati. D’altra parte, ne abbiamo già reso nota, sul numero del 30 settembre di Stars & Stripes, rivista dell’esercito americano, si dice che la 1° Brigata da Combattimento della 3° Divisione di Fanteria è stata incaricata di stare agli ordini del NorthCom, internamente agli Stati Uniti, a partire dal 1° ottobre. La Brigata sarà sottoposta agli ordini quotidiani del Dipartimento della Difesa per i prossimi dodici mesi, in qualità di forza federale invocabile a fronte di disastri o emergenze naturali o per mano d’uomo, compresi gli attacchi terroristici. La rivista ha qualificato l’iniziativa così: “Potrà essere mobilitata per aiutare nelle operazioni richieste da sommosse popolari e per controllare la folla”.

Ma i nostri politici non avevano altra scelta?

Si pensi appunto a quanto fatto con Parmalat: si è dichiarato il fallimento, si è verificato quelli che erano debiti inesigibili, si è salvato ciò che poteva ancora essere utile per produzione e lavoro.

Stessa cosa deve farsi per il sistema economico e finanziario globale, sovrastato da una piramide di valori fittizi inesigibili, di modo che le entità reali dell’economia possano tornare a funzionare in favore del bene comune piuttosto che della piramide speculativa. A questo proposito verrà discussa giovedì al Senato la mozione Peterlini per l’instaurazione di un nuovo ordine monetario, finanziario ed economico, una Nuova Bretton Woods così come ideata da Lyndon LaRouche. Dal 2001 questa è la quarta mozione che viene presentata ed approvata su questo tema; chissà se anche stavolta il rimbalzo dei mercati finanziari sarà scambiato con una ritrovata stabilità e funzionalità al bene comune dell’attuale sistema.

Claudio Giudici
Movimento Internazionale per i diritti civili - Solidarietà


Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori