martedì 14 ottobre 2008

L'autismo politico della Gelmini


La Gelmini è un pessimo esempio per i giovani che cominciano a chiedersi cosa sia la democrazia perchè impone istericamente decisioni sciagurate calpestando anche l'ombra della partecipazione. Come se il mondo della scuola, gli interessati, fossero perfino indegni di essere presi in considerazione su riforme che li riguardano direttamente. Spupiditá politica prima ancora che mancanza di rispetto. La Gelmini rappresenta una visione distorta della democrazia dove un qualunque signor nessuno senza nessuna competenza e credibilitá viene innalzato dal padrone di turno ai vertici dello Stato e si permette di sputare sentanze senza nemmeno sapere di cosa parla. La faziositá non c'entra nulla, qualunque uomo di buon senso capirebbe che per prendere delle decisioni utili a migliorare il complesso mondo della scuola bisogna prima conoscerlo in maniera approfondita. Bisogna averci lavorato o averlo studiato per anni, bisogna conoscere tutta la legislazione relativa, bisogna saperne la storia evolutiva in profonditá e tutte le riforme e gli sviluppi politici che si sono succeduti, bisogna essere in grado di poter comprendere le logiche e gli equilibri che la reggono e quindi la natura profonda delle problematiche che la affliggono. Senza tutto questo bagaglio di conoscenze e di esperienze, é impossibile essere in grado di prendere decisioni politiche all'altezza, ed è quindi pericoloso ricoprire la carica di Ministro dell'Istruzione. Nel curriculum della Gelmini non c'e' traccia che le offra uno straccio di credibilitá che sappia di cosa parli, nessuna esperienza, nessuno studio, nessun incarico precedente nel settore, nulla. La Gelmini, a parte l'esame truffa per diventare avvocato che la ridicolarizza rispetto a certe uscite sulla meritocrazia, é il classico esempio dei danni collaterali che la politica populista fa ad una democrazia. La Gelmini come la Carfagna, Apicella e altri insignificanti personaggi promossi dal regime nascente sono stati semplicemente addocchiati dal padrone che li ha proiettati nell'olimpo pubblico. Nel regime populista é in fatti il padrone che decide chi sale e chi scende, non conta nulla il merito, non c'é nessuna istituzione politica che seleziona la classe dirigente in base alle competenze, ai valori, all'impegno di una vita, alla lungimiranza. Nulla, c'é solo il capo, un meccanismo che nel caso di Berlusconi é amplificato dal suo potere economico e mediatico. E poi lui ha il vantaggio che quando scopre ex post di aver nominato dei deficienti ci pensano le sue televisioni a confezionare promozioni su misura. Come per la Carfagna che andando avanti di questo passo diventerá una stimata sociologa internazionale. Il problema poi si aggrava per colpa degli unti dal signore, una volta unti, infatti, il buon senso suggerirebbe a questi personaggi di scaldare la poltrona e limitarsi a firmare le carte che passano sulla scrivania. E invece no, la Gelmini non solo crede di essere degna di ricoprire la carica di ministro ma si spinge addirittura a proporre riforme strutturali a qualche mese dalla sua unzione. Come se il ruolo di marionetta e di icona per i tele-elettori piú guardoni non gli bastasse. Un autismo politico inacidito da una arroganza snervante. Si legge che la Gelmini, nonostante centinaia di migliaia di giovani studenti l'abbiano condannata in tutta Italia, ha intenzione di tirare dritto e annuncia "un cronoprogramma" per cambiare il volto dei nostri atenei. A questo punto peró la battaglia politica deve mirare piú in alto. Non basta lottare contro le panzane della Gelmini, bisogna lottare perché certi personaggi non arrivino ai vertici istituzionali e certe cariche essenziali per una democrazia vengano ricoperte da personalitá all'altezza.

www.tommasomerlo.ilcannocchiale.it

Link: http://www.centomovimenti.com/2008/ottobre/13_tm.htm

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