venerdì 10 ottobre 2008

La soluzione della crisi? Gli investimenti conformi alla Shariah


DI LIAQUAT ALI KHAN
Counterpunch

Chiamatelo conseguenze delle irresponsabili invasioni Statunitensi, chiamatelo irrazionale esuberanza degli “short seller” [venditori allo scoperto, ndt.], chiamatelo catastrofe del “subprime lending” [un tipo di prestito ad alto rischio, ndt.], chiamatelo cattiva gestione dei prodotti finanziari, biasimatelo come volete, i mercati Statunitensi stanno fronteggiando un crollo senza precedenti e i più catastrofici non sono molto convinti delle promesse del pacchetto federale di salvataggio. Ironicamente, Wall Street ha notato che gli investimenti conformi alla Shariah – che evitano il rischio speculativo e l’ingordigia oberata dai debiti – sono andati molto meglio adesso che i mercati sono nei guai. Negli ultimi anni, gli investimenti conformi alla Shariah nei mercati occidentali sono cresciuti a più di mezzo trilione di dollari.

La finanza islamica sta attraendo una grande curiosità in ambito accademico. Molti esperti che hanno partecipato all’ottavo Forum sulla Finanza Islamica all’Università di Harvard tenutosi lo scorso aprile si sono chiesti se il finanziamento islamico avrebbe potuto prevenire il crollo che i mercati Statunitensi stanno fronteggiando soprattutto a causa dei debiti dei mutui e dei titoli supportati dai mutui – adesso conosciuti come “investimenti tossici”. Questo commento legale mette in luce i due principi fondamentali del finanziamento islamico che ho presentato al Forum. 

Investimenti ad Alto Rischio

Il Corano vieta al-Maysir o rischio speculativo, avvisando i fedeli di evitare i giochi della sorte in cui la probabilità di perdita è molto più alta della probabilità di guadagno (2 a 219). Gli investimenti conformi alla Shariah, quindi, evitano il rischio speculativo, includendo opzioni di tasso d’interesse, opzioni di azioni pure, futures, derivati e numerosi prodotti finanziari presumibilmente progettati per tutelare gli investimenti. Molti di questi prodotti finanziari attraggono speculatori nella speranza di fare soldi velocemente. Quando i manager dei fondi fiduciari, sotto le pressioni istituzionali di dimostrare il profitto, ricorrono al rischio speculativo, investimenti hedge diventano strategie suicide per la distruzione finanziaria. Alla ricerca di avidità e brivido, semplici investimenti in compagnie impegnate in attività socialmente utili sono diventati poco allettanti, persino noiosi, per il loro presumibilmente basso tasso di rendimento – spesso una profezia auto-avverantesi. Miliardi di dollari vengono buttati su compagnie che promettono enormi profitti ma che non producono niente. Mentre l’Islam permette di rischiare in investimenti in progetti di ricerca socialmente benefici, proibisce investimenti in compagnie che vendono alcol, tabacco, pornografia, debito e armi – prodotti che pregiudicano la nostra salute e la nostra sicurezza.

Alcune strategie di investimento dilaganti nei mercati non sono solo moralmente corrotte ma anche socialmente dannose. Gli “short seller”, per esempio, fanno soldi quando le compagnie crollano e chiudono. Capovolgendo la logica convenzionale dell’investimento, gli “short seller” si augurano che le compagnie crollino invece di prosperare, visto che fanno più soldi quando le aziende fanno bancarotta, i lavoratori e gli impiegati perdono il lavoro e i fondi pensioni evaporano attraverso azioni in calo dell’azienda. Questi cinici investimenti, propagandati come utili forze che bilanciano il mercato, sono contrari alla legge islamica.

Debiti fruttiferi

Oltre a vietare investimenti ad alto rischio, il Corano proibisce anche gli investimenti a rischio zero. Il bando è contro la riba, l'interesse sul prestito, che è severamente proibito. L’Islam non vieta gli investimenti passivi. E non proibisce neanche di concedere prestiti a interesse a tasso zero. Il debito non è contrario alla legge islamica. Far pagare l’interesse lo è. Sebbene molti esperti sostengono che l’usura, e non l’interesse, sia proibito sotto la legge islamica. La maggior parte degli accademici musulmani concordano, tuttavia, sul fatto che l’interesse sul prestito sia contrario alla Shariah.

Confutando le tesi che i soldi hanno valore temporale o che l’interesse è analogo al profitto, il Corano offre il principio categorico che “il commercio è permesso ma l’interesse no”. (2:275). Il bando contro l’interesse è stato deciso non solo per salvare i poveri da prestatori senza scrupoli, ma anche per scoraggiare gli investitori che pretendono un rendimento fisso sui loro investimenti e si rifiutano di prendersi il rischio di impegnarsi in utili affari.

Contrario ai principi islamici, il prestare in generale, e il “subprime lending” in particolare, erano destinati a danneggiare i mercati finanziari statunitensi per due ragioni ben distinte. Primo, il debito unito ad un alto interesse si stava estendendo a persone che semplicemente non avevano i mezzi di ripagare i debiti. Questa era usura. Secondo, i mutui immobiliari non erano più una decisione prudente di investimento, visto che molti investitori stavano facendo affari nell’immobiliare con prezzi inflazionati. Banche di investimento e altri falchi di Wall Street stavano convertendo mutui in titoli negoziabili, trasformandoli in obbligazioni fruttifere. Queste stravaganti obbligazioni hanno iniziato a fallire quando i beni alla base vennero pignorati o svalutati. Il debito si rivelò mortale e i suoi titolari in bancarotta.

Una distruzione condivisa

Tra i proibitivi limiti del maysir (rischio speculativo) e della riba (rischio zero), tuttavia, la legge islamica permette creatività nei mercati finanziari dove gli investitori mobilitano un surplus di soldi per la produzione e distribuzione di beni e servizi halal (Kasher) [onesti, ndt.]. Questi mercati permessi non sono né privi di rischi né inclini al rischio irresponsabile. Sebbene innovativi e autentici, i mercati sono caratterizzati da valori di giustizia, trasparenza e ragionevoli profitti. Sono liberi da pratiche rapaci che corrompono le transazioni con avidità e impongono stenti ai poveri, i vecchi e i principianti.

Il pacchetto federale di salvataggio che l’amministrazione Bush sta spacciando come una cura veloce di tutti i problemi avrà l’unico risultato di aggravare il cancro di debiti fruttiferi alla base. È improbabile che l’afflusso di più soldi riformerà istituzioni e compagnie costruite su strati di debiti fruttiferi. Quando i migliori e i più brillanti sono impegnati nel trovare modi con cui fare soldi con altri soldi, e nient’altro, il sistema può sembrare creativo e intelligente ma è equipaggiato per una distruzione condivisa.

Ali Khan è professore di Legge all’Università Washburn a Topeka, Kansas 

Titolo originale: "Meltdown in American Markets "

Fonte: http://www.counterpunch.org

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori