martedì 7 ottobre 2008

La Georgia come stato fantoccio e un quotidiano italiano come strumento della nuova guerra fredda

In tutti questi anni abbiamo ripetuto sistematicamente un consiglio ai giovani che aspirano a diventare giornalisti o a lavorare nel campo dell’informazione. 

a) non fidatevi delle versioni ufficiali, 

b) non usate le loro categorie per descrivere i soggetti e gli eventi ma scegliete quelle più rispondenti alla realtà e al contesto 

c) soprattutto leggete sempre tra le righe e i dettagli delle corrispondenze e dei reportage dai vari teatri di crisi. Un corrispondente o un inviato – anche se titoli, occhielli e catenacci scelti dalle direzioni spesso stravolgono il contenuto del reportage – forniscono sempre elementi e notizie utili perché vengono raccolte sul campo e non possono essere omesse oltre un certo limite. 

Un esempio di questa semplice lezione di giornalismo critico ci viene dalle cinque pagine che l’inserto domenicale della Repubblica ha dedicato al reportage dello scrittore Jonathan Littel sulla situazione in Georgia. Sul successo di questo scrittore parleremo successivamente, ma nel suo reportage ci sono dettagli che confermano quanto corrisponda al vero il fatto che la Georgia sia uno “stato fantoccio” completamente teleguidato dagli USA e non una repubblica indipendente e sovrana. 

Già nelle prime dodici righe scopriamo l’esistenza del sig. Dan Kunnin in qualità di “consigliere americano” del presidente Shakaasvili e di come il suo ufficio sia situato direttamente nel nuovo palazzo presidenziale. Dove si è mai visto un presidente che ha un consigliere straniero con tanto di ufficio nel suo palazzo se non in una repubblica delle banane? Per il sig. Kunnin – di professione consigliere USA del presidente della Georgia, “sarebbe ridicolo pensare in termini diversi” dalla versione secondo cui la Russia stava preparando da tempo un'invasione della Georgia (vedere in seconda pagina). 

Sempre nella seconda pagina scopriamo che il governo della Georgia ha assunto uno studio di comunicazione belga - la Aspect Consulting - per promuovere la propria versione elaborata ad uso e consumo della comunità internazionale. Il suo fondatore Patrick Worms (tradotto dall’inglese il cognome significa “vermi”!) che - secondo Littel - i media russi hanno ribattezzato il “maestro della comunicazione oscura”, ha dato vita “ad una rete di unità in tutte le capitali europee e quotidianamente distilla informazioni del genere “persuasione occulta” mirante ad accreditare il punto di vista dei suoi datori di lavoro (il governo della Georgia, NdR). 

In terza pagina scopriamo invece che il segretario alla sicurezza del governo della Georgia, Khaka Lomaia, che il reporter Johnatan Littel aveva già conosciuto nel 2004 appena eletto come ministro dell’istruzione e che fino alla “Rivoluzione delle Rose” - che portò al potere Shakaasvili - “aveva diretto la filiale georgiana della Open Society di George Soros. 

Insomma il quadretto che si ricava dal reportage di Johnatan Littel sulla Georgia, nonostante cinque pagine tese a descrivere i russi come brutali invasori della democratica repubblica caucasica, consente a chi vuole cercare tra le righe di avere un’idea molto più nitida (e inquietante) di “in che cosa” gli USA avevano trasformato la Georgia grazie alla Rivoluzione delle rose prima e alla presenza militare, diplomatica, politica ed economica poi. Una sorta di stato fantoccio piazzato in funzione apertamente antirussa proprio a ridosso dei confini del grande nemico.
 

Infine avevamo promesso qualche parola sull’autore del reportage Johnatan Littel. Di origine ebraica, è nato a New York da una famiglia fuggita dalla Polonia. Figlio dello scrittore di “spionaggio” Robert Littel, Johnatan è diventato dopo molte difficoltà e insistenze cittadino francese. Era uno sconosciuto fino al 2006 quando venne pubblicato un suo ponderoso romanzo di novecento pagine “Le benevole” che attraverso il suo protagonista (un ufficiale delle SS) racconta lo sterminio nei campi di concentramento nazisti e la guerra sul fronte orientale proprio contro la Russia. 

Un romanzo che ha suscitato qualche polemica per questa scelta della visuale della narrazione, polemiche in doppia direzione: qualcuno gli rimprovera di non prendere le distanze dalla visione dell’ufficiale delle SS protagonista del romanzo, altri gli rimproverano una intervista al quotidiano israeliano Ha’aretz in cui ha paragonato i soprusi dei nazisti contro gli ebrei a quelli dei soldati israeliani contro i palestinesi. 

Wikipedia ci informa inoltre che Littel “Nel 2008 ha pubblicato un saggio (Le sec et l'humide) in cui analizza La campagne de Russie di Léon Degrelle alla luce delle tesi di Klaus Theweleit (in particolare quelle esposte in Fantasie virili, 1977). Secondo Littell, il testo di Degrelle rivela un'impressionante serie di opposizioni strutturanti, tipiche della mentalità del soldatischer Mann messa in luce da Theweleit (secco/umido, duro/molle e così via): non essendo riuscita la separazione dalla madre, questo tipo di invididuo non ha potuto costruirsi un Io in senso freudiano. Staccatosi solo parzialmente, egli è comunque capace di interagire, di vivere "normalmente", ma solo perché si costruisce, o si fa costruire (con disciplina, dressage, esercizio fisico) un Io esteriorizzato che prende la forma di una sorta di "armatura muscolare". Il solo terrore vissuto dall'uomo-soldato, di cui Degrelle sarebbe un esempio particolarmente eloquente, sarebbe la dissoluzione dei propri limiti corporei. Non gli resta che esteriorizzare ciò che lo minaccia dall'interno, e il pericolo assume le sembianze dell'informe, del liquido, del femminile. Per strutturare il mondo, al fascista non resterebbe pertanto che uccidere, annientare tutto quanto è diverso da lui”. 

Insomma Johnatan Littel è un personaggio quantomeno contraddittorio con qualche passioncina per i nazisti e i loro teorici contemporanei. Ma, come accaduto durante la guerra fredda, anche i nazisti possono essere riciclati e buttati nella mischia contro i nemici del “Nuovo Secolo Americano”, ieri l’URSS e oggi la Russia. Cosa volete che siano cinque pagine regalate a Johnatan Littel sul quotidiano La Repubblica? 

Le lezioni da trarre sono molteplici ma su questo lasciamo che siano i giovani giornalisti con un minimo di senso critico a farsi le proprie opinioni in merito. Prendete la penna e un blocchetto per gli appunti e… al lavoro

Radio Città Aperta 

fonte: cpiano@tiscali.it

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