domenica 12 ottobre 2008

La crisi finanziaria americana – un punto di vista islamico


12/10/2008

La travolgente crisi finanziaria negli Stati Uniti ha, fra l’altro, attirato l’attenzione sulla cosiddetta ‘finanza islamica’, cioè quel sistema finanziario che si rifà ad alcune prescrizioni della legge islamica, come ad esempio la proibizione del prestito a interesse; la ‘finanza islamica’, che ha avuto un grande sviluppo negli ultimi anni, è stata toccata solo marginalmente dall’attuale crisi finanziaria

La crisi dei mutui in America continua a dominare i mezzi di informazione internazionali, mentre le scosse di assestamento di questa crisi continuano a cogliere di sorpresa i suoi osservatori giorno dopo giorno, dalla nazionalizzazione delle due compagnie Fannie Mae e Freddie Mac, alla bancarotta di Lehman Brothers (che è stata dichiarata la più grande bancarotta nella storia americana), al rilevamento da parte del governo americano dell’80% delle azioni della compagnia di assicurazione AIG in cambio di un prestito di 85 miliardi di dollari per rafforzare la liquidità della compagnia.

La più recente di queste ripercussioni, ma certamente non l’ultima, è stata il collasso della Washington Mutual, che è stata venduta alla JP Morgan dopo essere finita sotto il controllo della Federal Deposit Insurance Corporation, un organismo governativo che garantisce i depositi dei clienti nelle banche e nelle istituzioni finanziarie degli Stati Uniti.

La crisi ha infranto molti dei principi del liberalismo economico che l’America ha sempre invocato, così come ha dimostrato che lasciare ogni cosa all’autoregolamentazione del mercato, senza controllo e supervisione, conduce a delle catastrofi che colpiscono il cuore della macroeconomia in conseguenza delle brame sregolate di ingordi capitalisti. Oggi, il mondo intero è caduto vittima delle rischiose ‘giocate’ di alcuni operatori di Wall Street. Non vi è miglior modo, per descrivere le ragioni alla base di questa crisi, che utilizzare il termine ‘gioco d’azzardo’ (il termine ‘gamble’, che in inglese significa ‘scommettere’, ‘giocare d’azzardo’, vuol dire anche ‘giocare in borsa’ (N.d.T.) ), che è stato realmente praticato da numerosi protagonisti, a partire da coloro che hanno definito la politica monetaria, rappresentati dal Consiglio della Federal Reserve, e poi dalle istituzioni finanziarie, dagli agenti di cambio, e da coloro che contraevano i prestiti.

Il Consiglio della Fed ha abbassato i tassi d’interesse per un lungo periodo nella speranza di rivitalizzare l’economia americana dopo che era scoppiata la bolla delle ‘dot-com companies’ a Wall Street (le compagnie che trattano la maggior parte dei propri affari su internet, attraverso la creazione di un sito web che usa il dominio ‘.com’ (N.d.T.) ), incoraggiando l’immissione di una enorme quantità di denaro contante nel mercato americano dei mutui, che era caratterizzato da una stabilità che lo rendeva un rifugio sicuro per gli investitori. Tuttavia, l’immissione di questa enorme liquidità in un mercato stabile si è tradotta in un boom, del quale il Consiglio della Fed si rallegrò. Il Consiglio considerava i mutui come un volano essenziale per l’economia americana; coloro che avevano contratto i mutui venivano rifinanziati allorché il valore della proprietà cresceva, il che incoraggiava la spesa dei consumatori, e di conseguenza la continua crescita dell’economia americana.

Tuttavia, nessuno prestò attenzione al fatto che questo boom non era fondato su una produzione economica reale, ma su una serie di debiti gonfiati. Obbligazioni, titoli, prodotti derivati, contratti di hedging, venivano trattati sul mercato secondario (il mercato in cui vengono trattati i titoli già in circolazione (N.d.T.) ). Dunque, lo stesso disastro sarebbe potuto avvenire in un mercato regolato dalla sharia, cioè dalla legge islamica?

La risposta è no; un disastro di queste dimensioni non sarebbe potuto accadere in mercati governati dalla legge islamica, poiché le transazioni nella legge islamica sono basate sul reale scambio di beni e servizi. La sharia proibisce il prestito a interesse e considera illegale la vendita di ciò che non si possiede, se non sotto strette condizioni, come la vendita di beni in cui il prezzo pieno è stato pagato in anticipo mentre ciò che è stato oggetto della valutazione (il prodotto) viene posticipato, cosa che riduce i rischi nella transazione. La legge islamica vieta anche il differimento dell’acquisto e della vendita (i contratti a termine) – come nel caso dei derivati e della compravendita dei debiti – se non in determinate condizioni che impediscono l’usura, la manipolazione e la frode. Ciò spiega perché gli istituti finanziari islamici non sono stati colpiti dalla crisi.

Questa crisi, ed altre ad essa analoghe, hanno messo in luce l’ingegno della legge islamica e la saggezza dell’Altissimo nel proibire questo tipo di transazioni, e dimostrano il bisogno dell’uomo di seguire l’ispirazione di questa legge che ha portato il bene all’umanità. Una crisi di questo genere carica di un grosso fardello coloro che sono a capo della finanza islamica, affinché inventino strumenti finanziari islamici basati sul Corano e sulla Sunna (la tradizione del Profeta), e si astengano dal clonare e dal riprodurre gli strumenti finanziari convenzionali attualmente esistenti, in modo da fornire soluzioni efficaci ad una economia che sta annaspando a causa della sua dipendenza dall’errore umano.

Lahem al-Nasser è un consulente di finanza islamica

Titolo originale:

The Mortgage Crisis – An Islamic View


Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori