martedì 14 ottobre 2008

Il drago cinese e l’orso russo


Nel nuovo mondo multipolare che alcuni vedono profilarsi all’orizzonte, la Russia e la Cina giocherebbero certamente un ruolo da protagoniste. Tuttavia, di fronte al paventato declino degli Stati Uniti, difficilmente Mosca e Pechino si muoveranno verso la creazione di un fronte unitario – sostiene lo storico Dmitry Shlapentokh. Sono molti gli elementi di divisione che complicano il rapporto fra le due superpotenze. Ed ancora una volta, molti di questi fattori di divisione sono localizzabili nell’area che si estende dall’Asia centrale al Medio Oriente

Raramente una nuova luna di miele riesce a risvegliare l’aroma dell’amore svanito. Eppure, fin dai tempi del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la Russia e la Cina hanno cercato di ricucire i rapporti, un tempo apparentemente molto stretti, che esistevano tra l’URSS e la Cina di Mao, prima che Krusciov denunciasse Stalin nel 1956 (nel discorso tenuto in occasione del XX congresso del PCUS, in cui egli denunciò i crimini di Stalin e la politica del ‘culto della personalità’ portata avanti da quest’ultimo (N.d.T.) ). Ma questo rinnovato ‘matrimonio’ sino-russo ha sempre avuto il sapore del matrimonio di convenienza – essendo finalizzato al contenimento dell’egemonia americana – piuttosto che il sapore del vero idillio. La recente invasione russa della Georgia ha ora distrutto ogni illusione di una reale attrazione.

Nel 1969, l’esercito cinese e quello sovietico si bersagliarono a vicenda lungo la loro contesa linea di frontiera. Recentemente, i due paesi hanno firmato un accordo che è sembrato mettere fine alla loro lunga disputa di confine. L’accordo è stato una specie di ‘seguito’ della visita a Pechino compiuta da Dimitri Medvedev, il quale ha fatto della Cina una delle sue prime tappe ufficiali all’estero dopo essere stato eletto presidente della Russia.

Durante la presidenza di Vladimir Putin, le truppe russe e cinesi si erano impegnate in manovre militari congiunte, e i due paesi erano diventati le potenze dominanti all’interno della Shanghai Cooperation Organization (SCO), la quale, agli occhi di alcuni osservatori occidentali, appariva come un tentativo di controbilanciare la NATO. Vi erano stati anche anni di iniziative culturali russe in Cina e viceversa, all’insegna di scambi tesi a sottolineate il fatto che i due paesi erano uniti non solo da un pragmatismo geopolitico, ma anche da reali legami storico-politici.

Ma in realtà, 17 anni di cooperazione bilaterale di alto livello hanno prodotto ben poca sostanza. In effetti, alla luce dell’invasione della Georgia, la Cina potrebbe rivedere seriamente i suoi rapporti con la Russia. Pechino potrebbe non essere ancora pronta a lanciarsi in una politica di ‘contenimento’, ma dopo lo smembramento della Georgia – e con il Cremlino pronto a reclamare una zona di ‘influenza privilegiata’ all’interno dell’ex mondo sovietico – la Cina vede chiaramente la Russia come una minaccia strategica emergente.

Ad esempio, la Cina ha rifiutato di appoggiare il riconoscimento dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia da parte della Russia, e ha incoraggiato gli altri membri della SCO a fare lo stesso. Le ragioni non sono difficili da individuare. Come principio generale di politica estera, la Cina crede fermamente che i confini nazionali siano sacrosanti. Nessuna potenza, neanche l’ONU, dovrebbe essere autorizzata a cambiare tali confini senza il consenso del paese interessato.

Cosa ancora più importante, la Cina considera il crollo dell’URSS come uno dei momenti strategici più importanti della sua storia. Invece di doversi confrontare con un (abitualmente ostile) impero russo-sovietico ai propri confini, un’ampia fascia di stati-cuscinetto ha fatto la sua comparsa dopo il 1991. Il perpetuarsi della loro indipendenza è ora ritenuto da Pechino essenziale per la sicurezza nazionale cinese. Come risultato, qualsiasi ulteriore sforzo russo di stabilire una sovranità anche non ufficiale sui nuovi stati emersi dal crollo dell’URSS è probabilmente destinato – dopo lo smembramento della Georgia – ad incontrare la resistenza cinese.

La componente economica delle relazioni sino-russe – dove la reale saldezza di quest’unione viene davvero messa alla prova – è anch’essa insoddisfacente, almeno dal punto di vista della Cina. Il principale interesse della Cina in Russia è rappresentato dal petrolio e dal gas naturale. Ma, mentre la Russia si è fermamente impegnata ad essere un importante fornitore di gas e petrolio per l’Europa, essa esita a giocare un ruolo analogo nei confronti della Cina. Inoltre, i tentativi della Russia di ottenere un controllo monopolistico della rete di gasdotti che attraversa l’Eurasia costituiscono una minaccia diretta per la Cina, perché i monopolisti possono non soltanto imbrogliare i loro consumatori, ma anche bloccare le forniture per scopi politici, come la Russia ha fatto ripetutamente negli ultimi due decenni. Di conseguenza, l’interesse della sicurezza nazionale cinese è di assicurarsi che le nazioni fornitrici di gas dell’Asia Centrale abbiano degli sbocchi per vendere il loro gas che non siano sotto il controllo del Cremlino.

Al di là del petrolio, del gas e di altre materie prime, la Cina ha interessi alquanto limitati in Russia. La Russia è stata il principale fornitore di armi della Cina a partire dalla seconda metà degli anni ‘90. Ma, dato lo stato di stagnazione in cui si trovano la scienza e la tecnologia russe, anche il miglior equipaggiamento russo al giorno d’oggi appare superato. Infatti, sebbene la guerra con la Georgia dimostri il rinnovato spirito combattivo dell’armata russa – almeno se paragonato alla sua inettitudine nelle due guerre cecene degli anni ‘90 – essa ha anche messo in luce i gravi difetti della tecnologia militare russa. La maggior parte delle armi utilizzate erano armi del passato. Essendo ormai la Cina in grado di sfruttare la propria potenza tecnologica per produrre armi sofisticate, l’utilità della Russia in questo settore sta svanendo rapidamente.

Inoltre, i cinesi non hanno nemmeno molto interesse ad assumere il controllo di fatto della Russia asiatica, malgrado i diversi segnali di allarme lanciati da alcuni esperti strategici russi secondo i quali sarebbe questo il reale obiettivo della Cina. Pechino potrebbe in effetti essere interessata ad alcune aree di confine caratterizzate da un suolo fertile e da un clima temperato. Ma difficilmente desidera colonizzare le distese ghiacciate della Siberia. In effetti, la Siberia non è molto differente dalle zone di frontiera cinesi, anch’esse montuose o desertiche, dove la stessa agricoltura è un’impresa scoraggiante. Per quanto riguarda l’estremo oriente della Russia, i cinesi ritengono che alla fine esso cadrà comunque nelle mani della Cina, dunque non vi è ragione per affrettare il processo.

La Cina è molto più interessata a concentrarsi sugli Stati Uniti, il suo principale partner commerciale ed allo stesso tempo il suo principale rivale, nonché sull’Asia meridionale e sull’Iran, che rifornisce la Cina di gran parte del petrolio di cui necessita, e che considera quest’ultima un alleato più affidabile della Russia. Quindi, la soluzione della disputa di confine con la Russia non mirava tanto a costruire una alleanza geopolitica quanto a coprire le spalle sia di Mosca che di Pechino, lasciando così mano libera ad entrambe le parti per esplorare altre opportunità in altre direzioni.

Ciò che la Cina desidera e ciò che riuscirà eventualmente ad ottenere sono due cose differenti. Con il suo lungo confine in comune con la Russia, la Cina sa che avrebbe molto da rammaricarsi se un nuovo impero russo alimentato dal petrolio dovesse fare la sua comparsa davanti alla sua porta.

Dmitry Shlapentokh insegna storia all’Indiana University (South Bend); di origini ucraine, è emigrato negli Stati Uniti nel 1979; ha insegnato anche alle università di Harvard e Stanford; è autore di diversi libri, fra cui “East against West”, “Pro-totalitarian state”, e “Russia between East and West”

Titolo originale:

The Dragon and the Bear

Link: http://www.arabnews.it/2008/10/13/il-drago-cinese-e-l’orso-russo/


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