mercoledì 15 ottobre 2008

I parametri di Maastricht diventano elastici


La crisi finanziaria abbassa anche il muro di Maastricht. Di poco, «di qualche decimale», eppure la Commissione Ue ha ammesso ieri per la prima volta di essere pronta a tollerare che, «viste le circostanze eccezionali», gli stati di Eurolandia che per colpa della burrasca si ritrovino con un deficit «temporaneamente al di sopra del 3% del Pil». 

Questo «non vuol dire che vi sia bisogno di cambiare o sospendere il Patto di stabilità», aggiungono le fonti di Palazzo Berlaymont, perché «non si tratta di un ostacolo alle ricapitalizzazioni, che incidono sul debito e non sul fabbisogno». Gli obiettivi di medio termine vanno conservati. «Se possiamo fare quello che stiamo facendo - spiega Bruxelles - è proprio perché sinora abbiamo tenuto duro coi conti pubblici». E’ la linea della flessibilità che si afferma nell’emergenza come accaduto con la normativa sugli aiuti di stato, il segnale che le regole dell’Unione sono capaci di adattarsi a ogni circostanza. 

La seconda giornata di reazioni positive alle misure per ripristinare la liquidità sul mercato annunciate domenica dai quindici leader dell’Eurozona, di concerto col Regno Unito, dà tempo a Bruxelles per cominciare a riflettere anche sul futuro. Fra oggi e domani «la scatola degli attrezzi» disegnata all’Eliseo dovrà essere recepita da tutti i Ventisette nel vertice che si apre a Palazzo Justus Lipsius (unica incognita: i dubbi di Praga). Sarà l’occasione per fare il punto sulla crisi da 2000 miliardi, trovare le strade per approfondire il coordinamento e avviare l’auspicata trasformazione del capitalismo della finanza in quello della produzione. 

Il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso pare cedere a un cauto ottimismo. «Non è stata facile - afferma -, c’erano dubbi, reticenze e ostacoli. Adesso vediamo la luce alla fine del tunnel anche se non ci siamo ancora». Il portoghese invita a monitorare la situazione e valutare gli sviluppi sul lungo termine. Dopo aver rimodellato la politica degli aiuti di stati, l’esecutivo Ue metterà sul tavolo del capi di stato e di governo una poderosa serie di provvedimenti. Ci sarà la disposizione che porta a un minimo di 50 mila euro la garanzia sui depositi e quella che stringe il freno sulle agenzie di rating. Allo stesso tempo si parlerà dei requisiti per le emissioni di titoli a rischio e di controlli per le finanziarie. 

Attualmente la proposta riguarda solo i collegi di supervisione, «soluzione minimale» secondo il portoghese. Ma l’onda dello choc potrebbe portare più lontano. In uno scenario di ampio respiro potrebbe persino tornare in auge la tanto osteggiata autorità unica. Barroso sottolinea che la supervisione nazionale ha complicato le cose, «che la colpa della crisi non è di Bruxelles ma dell’America e di chi doveva vigilare». Suggerire i nuovi assetti toccherà al comitato indipendente che sarà guidato dall’ex banchiere centrale francese Jacques De Larosière. «Ci attendo sfide determinati» avverte il premier britannico Gordon Brown, mentre Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, sceglie di non sbilanciarsi: «Tutto può succedere e non voglio speculare sulla lunghezza di un tunnel di cui non vedo la fine». Di solito ci prende, quindi meglio stare coperti. Anche se due giorni così buoni sui listini non si vedevano da tempo.
di MARCO ZATTERIN

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