martedì 7 ottobre 2008

I banchieri travolti da un'ondata di impopolarità

"Si sono messi in circolazione titoli di credito sulla base di criteri probabilistico-assicurativi e non più sulla base di pre-esistenti garanzie e si è in tal modo cartolarizzata ogni forma di previsione salve le previsioni del tempo"

Giuliano Amato, Il Sole-24 Ore, 5.10.08

Tutto va bene, siamo una banca solida, il sistema bancario italiano è solido, non c'è motivo di preoccuparsi. Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredito Italiano, va ripetendo questi concetti da giorni. Come mai allora, se tutto va così bene, il mercato dovrà farsi carico di un'operazione da 3 miliardi di euro per ricapitalizzare la banca? Quante e quali posizioni ha dovuto liquidare UniCredit per dover chiedere ai suoi azionisti, nell'arco di un fine settimana, una cifra del genere? L'operazione è stata varata ieri dal consiglio d'amministrazione per rafforzare il patrimonio della banca e riallinearlo alle norme di Basilea 2, con cui sono state introdotte nuove e più sofisticate metodologie di valutazione dei rischi per il calcolo dei requisiti di solidità patrimoniale. 
Al mercato, però, l'annuncio di ieri non è piaciuto per niente.

L'idea di un'operazione a schema variabile (per una certa misura aumento di capitale e per la parte non sottoscritta dal mercato prestito obbligazionario convertibile, per un totale di quasi 3 miliardi di euro) è guardata con sospetto dagli investitori, che oggi hanno fatto fioccare le vendite sul titolo, provocandone il crollo (anche se in chiusura di seduta ha registrato un parziale recupero) e trascinando al ribasso le quotazioni delle altre banche quotate. UniCredit sarà anche un gruppo solido e Profumo il migliore tra i banchieri; il sistema creditizio italiano sarà anche al riparo dall'uragano finanziario che imperversa su Wall Street. Farebbe tuttavia bene a spiegare, l'UniCredit, perché all'improvviso gli servono 3 miliardi. Qualche informazione in più non guasterebbe, né alla banca né al banchiere.
I risparmitori, infatti, non ripongono più alcuna fiducia né in questo sistema né in un manager del livello di Profumo che pure ha saputo svecchiare il Credito Italiano e trasformarlo in uno dei primi cinque gruppi bancari europei. E questa assoluta mancanza di fiducia finisce per travolgere tutto e tutti nella stessa ondata di impopolarità, senza più distinzione tra ciò che è marcio e cio che è sano, ciò che vale e ciò che non vale.

Del resto, lungo è l'elenco delle malefatte bancarie: Enron, Worldcom, Cirio, Parmalat, bond argentini, obbligazioni strutturate, derivati per le piccole imprese, polizze vita e potremmo continuare. A ricordarlo oggi, durante la requisitoria per il processo Parmalat in corso a Milano, è stato il pubblico ministero Francesco Greco. Il quale ha ancora una volta puntato il dito contro le banche d'affari internazionali, le stesse che con le loro operazioni a debito hanno innescato la più grande crisi finanziaria dai tempi della "grande depressione". E' la connivenza tra queste banche e la "banda di Collecchio" ad aver permesso al gruppo Parmalat di galleggiare indisturbato per oltre un decennio in un mare di debiti, trasmettendo agli investitori l'immagine deformata di un'azienda sana e in continua crescita. 
Che credibilità hanno banchieri avidi e ingordi, come quelli rimasti invischiati nella Parmalat, che antepogono alla banca i loro giochi di potere e i loro affari personali? Che credibilità ha, più in generale, un'istituzione come Mediobanca che dovrebbe essere l'espressione più alta della finanza e invece non prova alcun imbarazzo a eleggere amministratori tre signori sottoposti a indagini, tra i quali il presidente, Cesare Geronzi, già condannato in primo grado per bancarotta semplice e attualmente sotto processo per usura e indagato per estorsione?
Ha ragione Lorenzo Bini Smaghi, del comitato esecutivo della Banca centrale europea: i Governi, se decidono di intervenire sui mercati finanziari, debbono farlo per salvare le banche, non i banchieri artefici del disastro. Quelli andrebbero mandati a casa, tutti indistintamente, con un'azione di responsabilità arcimiliardaria. Altro che stock options e superliquidazioni!
Fonte: sole24ore

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