lunedì 13 ottobre 2008

Dietro front di Tusk, castrata la Kastracja


La kastracja è stata «castrata». Dopo il fuoco di polemiche che ha investito il governo polacco nelle due ultime settimane, il ministro della giustizia Zbigniew Cwiakalski ha stracciato la proposta di legge che prevedeva la castrazione chimica obbligatoria per i reati di natura sessuale e in particolare per i reati di pedofilia. Al suo posto è stata presentata una nuova proposta legislativa che prevede la castrazione chimica solo se accompagnata dal consenso del condannato. 
Una soluzione, questa, che si allinea a quelle già vigenti in Europa in materia di reati sessuali, dove nella maggior parte dei casi la castrazione chimica è prevista solo col consenso del condannato e con l'aggiunta di sconti sulla pena. In un'intervista alla Tv pubblica, il professor Marek Safjan, uno dei massimi esperti polacchi di bioetica, non lascia spazio a fraintendimenti: «Questa è una questione dove il governo ha preso uno scivolone». «Se accettassimo la castrazione chimica obbligatoria per i reati sessuali - ha detto - perché allora non accettare la lobotomia per i criminali violenti? La terapia medica non deve essere utilizzata strumentalizzando il concetto di interesse pubblico, altrimenti si ritorna indietro, come quando in Svezia negli anni '70 si praticava la sterilizzazione per i malati di mente». In effetti la proposta del governo polacco, dopo lo scandalo del mostro di Siemiatycze - un uomo che per anni ha violentato la propria figlia e dalla quale ha avuto due bambini - è sembrata alquanto frettolosa e impulsiva. Forzare la mano sull'uso di mezzi coercitivi nell'applicazione della terapia (castrazione chimica coatta) e tirare in ballo la legge sulla salute pubblica per aggirare i divieti costituzionali, ha provocato una levata di scudi senza precedenti in Polonia. Costituzionalisti, mondo accademico, esperti di diritto penale, l'associazione nazionale degli psicologi e perfino la Chiesa si sono messi di traverso. 
Se per i giuristi la castrazione chimica coatta è paragonabile ad una punizione corporale, e quindi incostituzionale, per gli psicologi la soppressione chimica dell'impulso sessuale sarebbe servita a poco senza il supporto della psicoterapia, la quale risulterebbe impossibile da praticare senza il volere del paziente. Ma a pesare più di tutti è stato, forse, il giudizio della chiesa e in Polonia questo ha un peso rilevante. I teologi hanno ribadito che la chiesa cattolica considera la capacità di riprodursi come «parte della dignità naturale di ogni individuo». Parole che avranno portato alla riflessione il governo del liberale Donald Tusk. Solo alcuni giorni fa, a chi gli contestava che una legge del genere non esiste in alcun paese democratico, il premier aveva risposto piccato: «Qualcuno deve fare il primo passo». 
In effetti il governo polacco si è mosso, ma facendo un passo indietro. «Regolamentare una materia così delicata - sostiene Janusz Heitzman, dell'Istituto di psichiatria e neurologia di Varsavia - non è un lavoro solamente per gli esperti legali, ma anche, in questo caso, per psichiatri, sessuologi e psicologi. Si deve ragionare assieme attorno lo stesso tavolo per giudicare se la regolamentazione proposta è in linea con i principi dell'etica medica». «Ancora oggi - continua Heitzman - nessuno è venuto a chiedere la nostra opinione in merito. Abbiamo ricevuto la nuova proposta presentata dal governo, ma ci hanno dato solo due giorni per revisionarla».
Autore: MAURO CATERINA
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