martedì 7 ottobre 2008

Dieci consigli per uscire dalla crisi

di Johan Galtung - da il Manifesto. Traduzione Marina Impallomeni 

Che cinismo parlare di «crisi» come di un fenomeno di un mese, o un anno o due, quando ogni giorno circa 125mila persone muoiono per fame indotta dal sistema o per malattie curabili/prevenibili! Gran parte della responsabilità risiede in un economismo che privilegia il sistema delle transazioni rispetto ai bisogni fondamentali delle persone. Il capitalismo è esattamente questo.

E tuttavia, c'è una crisi sopra la crisi permanente. Con una compressione del credito in un'economia finanziaria malata le transazioni soffrono, e soffrono anche gli attori, ancor più di prima. Com'è possibile? Il capitalismo è un sistema che pompa ricchezza dai poveri su fino ai ricchi con una ricaduta minuscola, se non ci sono contromisure.

In termini economici: un deficit di potere d'acquisto - fatta eccezione per il prestito e le carte di credito in basso e un eccesso di liquidità in alto. Al punto che solo una frazione può essere usata per i consumi. Ma l'investimento a lungo termine in imprese produttive, in una economia reale stagnante, è limitato. Perciò l'«investimento» si trasforma in speculazione a breve termine nell'economia finanziaria e la bolla cresce.

Qualunque economia reale produce prodotti per i consumi. Ma le serve anche una economia finanziaria che produca prodotti, come i prestiti, per poter acquistare e vendere. Le due devono sincronizzarsi; se ciò non accade è crisi. Ma c'è una novità. Con una economia reale stagnante e un eccesso di liquidità, la differenziazione dei prodotti finanziari era prevedibile. Da qui «leva», «hedge funds», «futures», «options»,«derivati» ecc., laddove prima avevamo azioni e obbligazioni, prestiti e interesse. E anche qualcosa in più. Così, prima di crollare, la Bear and Stearns ha informato i propri clienti che uno dei suoi prodotti finanziari non valeva (quasi) niente. C'è una via d'uscita? Naturalmente, ma non è il piano di salvataggio con i 700 miliardi di dollari prelevati dai poveri contribuenti e dati alle banche e ai super-ricchi. Questo è il solito capitalismo, e non funzionerà. Data una massiccia stampa di valuta, si regalano soldi cattivi ai soldi cattivi; in secondo luogo, si premia una enorme incompetenza che sfiora la truffa; e terzo, si riduce ulteriormente il potere d'acquisto per la maggior parte degli americani, rendendo la crescita economica reale ancora più sfuggente. Si considerino invece questi dieci punti, che funzionerebbero:

1. Un keynesismo massiccio: finanziamenti massicci per migliorare l'infrastruttura Usa in sfacelo, creando milioni di posti di lavoro, compresa la costruzione di 
scuole e policlinici. Più potere d'acquisto in basso.

2. Una redistribuzione massiccia: spingere in alto la tassazione; tassazione progressiva e sul lusso. E riduzione della pressione tributaria per il 70% che sta in basso, con sussidi per la casa e la salute.

3. Far intervenire il governo sui mutui abitativi contratti tra l'inizio della bolla e il suo scoppio, sollevando il debitore di questo fardello e aiutando contestualmente anche le banche.

4. Fermare tutti i pignoramenti, trovare una soluzione equa per tutti.

5. Finanziare questi interventi tagliando le spese eccessive del Pentagono per l'Impero Americano (Ron Paul), come le spese per le basi militari.

6. Lasciare che le peggiori banche/istituzioni finanziarie affondino, le più avide con la minore copertura per le loro transazioni e il rapporto più alto tra gli stipendi e i benefit dei manager, e quelli degli altri dipendenti.

7. Dichiarare illegale la maggior parte dei nuovi prodotti finanziari, a meno che non ci sia una garanzia verificata che l'aquirente e il venditore sono pienamente consapevoli del loro funzionamento e delle loro conseguenze.

8. Rendere merito alle banche che tengono rapporti diretti con i clienti, che annunciano chiaramente che i prestiti resteranno congrui rispetto a noi e alla nostra fideiussione.

9. Rendere pubblico l'M2 per rendere il sistema economico Usa più trasparente.

10. Un massiccio deprezzamento del dollaro per un nuovo dollaro che tagli il peso del servizio del debito, per fare in modo che i prodotti Usa rimanenti siano più competitivi, e per evitare una inflazione massiccia. (www.transcend.org)

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