lunedì 6 ottobre 2008

IL SUPER-SCHEMA DI PONZI

DI JAMES HOWARD KUNSTLER

Clusterfuck Nation

Parafrasando l’ultimo grande veterano del Senato, Everett Dirkson dell’Illinois (1896-1969), «un migliaio di miliardi qua, un migliaio di miliardi là, prima o poi finiremo col parlare di soldi veri». Escluso il caso del Grande Salvataggio del 2008, forse sarebbe meglio dire “prima o poi i tuoi soldi non saranno più veri”. 

Il grande tracollo ci ha dato, tra l’altro, una lezione sui vantaggi sempre decrescenti della tecnologia. Si tratta di un disastroso incidente di veicoli d’investimento così complessi che potevano essere creati soltanto grazie all’aiuto del computer. Di conseguenza quasi nessuno – neanche dentro o fuori Wall Street, forse – riesce a capire che cosa essi rappresentino. In realtà, questa zuppa alfabetica di titoli azionari sofisticati – i Cdo, i Cds, gli Mbs, i Siv, ecc. – è stata cucinata seguendo una ricetta di algoritmi di Ponzi (nella foto) [1]. Architettati per essere matematicamente indecifrabili, se non dai computer, in un universo alternativo di costruzione di modelli, che non ha alcun rapporto col mondo reale. Ecco il loro sporco segreto. E lo sporco segreto del Grande Salvataggio è che, nel mondo reale, noi non riusciremmo mai a venire a sapere il vero valore di scambio di queste cose se lo cerchiamo al di sopra dello zero. Questo è il motivo per cui questi titoli sono chiamati “tossici”.

Il grande impegno di Paulson, e del suo gruppo di collaboratori, è stato quello di forzare una legislazione che evita a tutti i costi ogni tentativo di dare a questo brutto debito un valore legato alla realtà. E ci è riuscito puntando una pistola contro i membri del Congresso, e dicendo loro chiaro e tondo che un autentico “smaltimento” di questi investimenti “tossici” metterebbe in moto una micidiale reazione a catena di Credit Default Swap [2], che farebbe terra bruciata di tutto il panorama bancario. Con il risultato che praticamente tutti i fondi e i conti pensione evaporerebbero, che la Federal Reserve e la Fdic [3] si affloscerebbero come pilastri di caramello, che milioni di vite sarebbero rovinate, e che gli Usa diventerebbero un caso disperato, facendoci invidiare perfino le sorti di Haiti e dello Zimbabwe. Un simile discorso sarebbe in grado di spingere un parlamentare a fare qualsiasi stupidaggine. 

Ovviamente c’è da chiedersi che cosa succederà ora, dopo il voto di stamane sul pacchetto del Grande Salvataggio. La scorsa notte avrei previsto una breve impennata del mercato azionario della durata di circa una settimana. Alle otto di stamane non ne sono già più sicuro, ma credo dovremmo stare a vedere. Tra circa una settimana, mi aspetto che il Grande Salvataggio fallisca piuttosto in fretta la sua più importante missione: stabilizzare il sistema bancario e placare i mercati. La trattativa per il pacchetto puzza di sottigliezza scolastica –una cosa simile alla stessa creazione della finanza di Ponzi, in cui i concetti teologici, avvolti in strati di dibattute interpolazioni, divenivano così astrusi che nemmeno tutte le preghiere di tutti i monaci e tutte le suore di tutto il Vaticano sarebbero riuscite a rivelarne i misteri. Lo scopo era ovviamente quello di rafforzare il mistero dell'essenza della religione, così come lo scopo della finanza di Ponzi era quello di rafforzare il mistero di sofisticati titoli azionari.

Ciò che in questo caso il pensiero dominante non riesce a cogliere è che un altro tsunami si solleverà subito dopo il tracollo della finanza. E sarà tale da rendere irrilevante tutto il maleodorante carrozzone di progetti e desideri, di cui fa parte il Grande Salvataggio. Mi riferisco al problema mondiale del petrolio. In realtà, i problemi finanziari che sono attualmente nell’occhio del ciclone possono essere descritti senz’altro come il prodotto della crisi petrolifera, dal momento che il petrolio è la risorsa numero uno per l’economia, ed è pertanto la forza motrice che si nasconde dietro la nostra capacità di creare “ricchezza”. Senza rifornimenti di petrolio sicuri e crescenti, non c’è crescita industriale, e senza crescita industriale cose come gli strumenti d’investimento del capitale perdono la loro legittimità. Ecco il motivo per cui fu inventata la famiglia di quella specie di Frankenstein che sono i titoli azionari di Ponzi: per compensare lo stallo della crescita industriale creando ricchezza… dal nulla!

La crisi petrolifera che si va profilando porta con sé un turbine di fattori che aggraveranno e accelereranno le nostre difficoltà economiche e politiche. Questi fattori rafforzeranno vicendevolmente le instabilità che essi innescano. Per esempio, il nuovo nazionalismo del petrolio metterà a repentaglio le operazioni tradizionali del mercato del petrolio così come lo abbiamo conosciuto fino alla metà del XX secolo. A sua volta, il nazionalismo petrolifero renderà più grave la crisi delle esportazioni del petrolio, che ridurrà alla fame gli importatori di petrolio, Stati Uniti per primi. Infine, c’è la spietata questione del Picco del petrolio. Il quale ci dice che siamo arrivati al punto che la domanda mondiale di petrolio supera costantemente l’offerta, indipendentemente dal fatto che gli Usa siano o no col culo per terra. Al di là di tutto questo non rimane che la disperata contesa degli importatori di petrolio – l’America, l’Europa, la Cina, il Giappone, l’India – per il controllo delle rimanenti risorse mondiali.

Le fantasie riguardo alle energie alternative, che si stanno attualmente diffondendo sui media statunitensi, non “risolveranno” questo problema, come desidereremmo. Cercheremo ogni rimedio, faremo sforzi donchisciotteschi per tenere in piedi ciò che in piedi non può stare – cioè la spensierata e motorizzata società dei consumi – ma i risultati ci deluderanno. Vorrei ricordare ai lettori che il concetto di “soluzioni” non si applica a questa situazione, dal momento che implica che le cose negli Usa debbano andare avanti come stanno andando avanti adesso, solo utilizzando qualcosa di diverso dal petrolio. Secondo me la verità è che dobbiamo far andare avanti le cose in maniera molto differente da come vanno avanti ora, a livelli differenti da quelli cui ci siamo abituati – ma il nostro comportamento è troppo inveterato perché riusciamo a cambiarlo. E questo è senz’altro un peccato, perché, se abbandoniamo le nostre viete abitudini e i nostri desideri obsoleti, non possiamo che trarne profitto.

È strano stamane guardare i mezzibusti della Cnbc, che passano al vaglio senza stancarsi mai le più insignificanti ultime notiziole sull’ultimo accordo di CitiGroup, che è piombata su Wachovia come una colossale ameba e si appresta a digerirne orribilmente le frattaglie. I giornalisti televisivi assomigliano ai monaci medievali, che cercavano di spiegare la notazione di Laban [4] di n angeli che danzano sulla capocchia di uno spillo. Solo la metafora religiosa è in grado di rendere il disastro epocale cui stiamo assistendo, perché solo Dio sa dove andremo a finire.

James Howard Kunstler è uno scrittore ed ex giornalista statunitense
Fonte: http://jameshowardkunstler.typepad.com/
Link: http://jameshowardkunstler.typepad.com/clusterfuck_nation/2008/09/the-pnzi-plus-plan.html
29.09.08

Traduzione a cura di PAOLO YOGURT 

NOTE DEL TRADUTTORE

[1] Charles Ponzi (1882-1949) fu un truffatore americano di origini italiane, che escogitò un metodo per fare soldi rapidamente e dal nulla 
[2] I Credit Default Swaps sono strumenti finanziari derivati che trasferiscono l'esposizione creditizia di prodotti a reddito fisso tra le parti 
[3] La Fdic (Federal Deposit Insurance Corporation, Fondo di Garanzia dei Depositi Federali) è l'autorità pubblica statunitense, in grado di garantire, entro certi limiti, i depositi bancari nei confronti dei depositanti in caso di difficoltà di tipo gestionale delle istituzioni bancarie e finanziarie. Tra le altre attività questo ente ha la possibilità di acquistare immobili da banche in condizioni critiche, o anche operare perché tali istituti vengano assorbiti da altre banche 
[4] Rudolph Laban (1879-1958) fu un danzatore e teorico della danza ungherese, autore di un sistema di notazione dei passi .

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