mercoledì 8 ottobre 2008

Continua l'accerchiamento alla Cina


Nel bel mezzo della discussione del piano di bailout per Wall Street il Senato si è preso una pausa per votare un provvedimento che, benché passato quasi inosservato, è destinato a pesare sul futuro dei già travagliati impegni per la non-proliferazione nucleare mondiale: con un voto 86-13 il Senato ha approvato il piano dell'amministrazione Bush di avviare le forniture all'India di reattori nucleari civili, combustibile nucleare e altre tecnologie correlate. In cambio l'India aprirà 14 reattori nucleari civili alle ispezioni dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica; altri 8 siti nucleari resteranno invece chiusi alle ispezioni. Il voto del senato ha seguito l'approvazione del provvedimento da parte della Camera dei Rappresentanti, la scorsa settimana, e la decisione presa lo scorso mese dal Nuclear Suppliers Group (il Gruppo Fornitori Nucleari, un consorzio di 45 nazioni che partecipano al commercio nucleare) di emettere un atto di rinuncia riconoscendo all'India lo status di paese nucleare.

Per quanto riguarda le armi nucleari, l'India è sempre stata considerata un pariada quando fece esplodere una bomba atomica nel 1974. (il Nuclear Suppliers Group è stato creato su impulso degli Stati Uniti dopo il test indiano per impedire al paese di accrescere le proprie capacità nucleari; l'India era allora allineata con l'Unione Sovietica). A oggi l'India non ha ancora firmato il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare, e altri test nucleari compiuti nel 1998 hanno accentuato il disprezzo internazionale e indotto l'amministrazione Clinton a imporre sanzioni economiche.
Ma tutto ciò fa ormai parte del passato. Se un tempo gli Stati Uniti vedevano l'India attraverso il prisma della politica della Guerra Fredda, ora considerano il paese un importante contrappeso nel nuovo gioco di potere con la Cina. E il cosiddetto Accordo sul Nucleare Civile tra Stati Uniti e India (noto in ambito commerciale come "Accordo 123") solidifica la nuova collaborazione strategica.

Il provvedimento è passato al Congresso con ampi margini in entrambe le Camere e, date le sue implicazioni per la non-proliferazione, sorprendere sapere che tra i suoi promotori c'è per esempio il senatore Richard Lugar (R-Ind.), uno dei principali fautori della non-proliferazione. Lugar ha dichiarato al New York Times che “la sicurezza nazionale e il futuro economico degli Stati Uniti saranno rafforzati da una solida e duratura cooperazione con l'India”. Gli ha fatto eco John McCain, che il 2 ottobre ha diffuso una dichiarazione congratulandosi con il Congresso per aver passato l'accordo e suggerendo che “permetterà [all'India] di integrarsi ulteriormente nell'impegno globale per il controllo della proliferazione e delle tecnologie pericolose” e consentirà al paese di produrre energia “senza dover ricorrere a combustibili fossili con alte emissioni di gas serra” (l'India attualmente genera solo il 3% della propria energia per mezzo del nucleare, parzialmente a causa dell'efficacia delle restrizioni internazionali imposte al suo commercio nucleare).

Quest'ultimo aspetto però impallidisce al confronto con ciò che l'accordo potrebbe significare per la non-proliferazione. Malgrado McCain e altri (democratici e repubblicani) sostengano che l'accordo porterà l'India sotto il controllo internazionale e la costringerà ad accettare le ispezioni, in realtà secondo i suoi detrattori creerà un'eccezione esonerando un paese dai controlli sulla proliferazione nucleare e costituirà dunque un pessimo precedente per altri aspiranti paesi nucleari come l'Iran, dimostrando cosa c'è da guadagnare dall'ostinazione. Come ha dichiarato al Times il senatore Byron Dorgan, democratico del North Dakota, “Con questo accordo abbiamo detto all'India: 'Potete fare cattivo uso della tecnologia nucleare americana e sviluppare segretamente armi nucleari'. Questo è quello che hanno fatto. 'Potete testare queste armi'. Questo è quello che hanno fatto. E dopo i test, dieci anni dopo, sarà tutto perdonato”.
Oltre a dare la Cina altro a cui pensare, questo accordo è anche un accordo economico. C'è un sacco di denaro da guadagnare fornendo energia all'India, il secondo paese più popoloso del mondo. E Washington non è sola in gara. Il governo francese ha appena annunciato di avere firmato un contratto con l'India per la fornitura di almeno due reattori nucleari civili che saranno costruiti da Areva, una compagnia francese. Anche la Russia è interessata a partecipare alla gara. L'India è in grado di garantire fino a 27 miliardi di dollari in contratti per 18-20 reattori nucleari, e le stime indicano che i contratti potrebbero totalizzare i 175 miliardi di dollari nel prossimi 25 anni: non quanto servirebbe a salvare l'economia americana ma comunque molti soldi. Tra le compagnie statunitensi che si apprestano a trarne profitto ci sono la General Electric, la Westinghouse e la Bechtel.

Le conseguenze dell'accordo nucleare Stati Uniti-India emergeranno lentamente, e forse per questo non è stato dato ampio spazio alla notizia sulla stampa o al Congresso. Subito dopo il voto i senatori sono tornati a discutere il pacchetto di salvataggio dell'industria finanziaria: l'accordo con l'India era stato semplicemente un punto dell'ordine del giorno da spuntare dalla lista. Per un provvedimento così importante per il futuro della proliferazione delle armi nucleari, ha detto Dorgan, “mai un tema di così grande portata e importanza era stato discusso in un lasso così breve di tempo e trattato in modo tanto sbrigativo”.
Autore: "Mother Jones"

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