giovedì 31 luglio 2014

Renzi, la sua piccola testa e la sua grande fortuna: IL TUO CULO


Il trucco è semplice. Uno diventa presidente del Consiglio e deve far vedere che le cose con lui vanno bene.
Il governo deve avere i conti in ordine, Renzi lo deve dimostrare alla padrona, la Merkel (di cui è notoriamente il coccige, cit. P Barnard).
Ma siccome esiste una cosa che si chiama bilanci settoriali (l’hanno pensata degli economisti con una testa 97.000 volte quella di Renzi), se Renzi vuole dimostrare che il settore governo va bene mentre in realtà tutta l’Italia è nella merda oltre l’immaginabile, l’altro settore, cioè tu il privato, deve andare da cazzo, da piangere, da impiccarsi al proprio colon, deve crepare per permettere a Renzi di sorridere coi conti del suo settore, che non è il tuo.

Renzi ti deve, a te privato, 75 miliardi di euro (questa è la vera cifra, secondo la Ragioneria dello Stato), che Padoan diceva che vi sarebbero stati pagati ieri, poi ieri è diventato dopodomani, poi in realtà è fra 1300 anni. Bè, rubandoti 75 miliardi è facile per Renzino dire alla Mekel che i conti non vanno male.
Ma non basta. Sempre per far vedere quanto scintilla il settore governo, Renzi spazza sotto il tappeto che le banche italiane si sono viste aumentare i crediti marci, putrefatti e morti, quelli che non gli saranno mai più ripagati, del 24% in un anno, per un bel totale di 169 miliardi di euro.

martedì 30 aprile 2013

E ora chi glielo dice agli europei?

È apparso come star nel popolare talkshow di satira politica The Colbert Report. Se l’è meritata davvero questa fama Thomas Herndon, che prepara la sua tesi di Ph.D. alla University of Massachussetts di Amherst.


Il premio Nobel dell’economia Paul Krugman gli dà atto di avere «confutato lo studio accademico più autorevole degli ultimi anni». Scoprendovi degli errori banali, imbarazzanti per gli autori. Le vittime di Herndon sono due tra gli economisti più stimati del mondo: Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. Loro due insegnano in una super-università, Harvard, ben più prestigiosa di quella dove studia il 28enne dottorando che li ha messi al tappeto. Rogoff, che è stato economista anche al Fondo monetario internazionale e alla Federal Reserve, insieme con la sua collega Reinhart pubblicò “Growth in a Time of Debt”, una ricerca conclusa proprio quando stava scoppiando la crisi della Grecia. In quel testo vi era la “prova scientifica”, secondo gli autori, che se il debito pubblico di una nazione raggiunge la soglia del 90% del Pil, diventa un ostacolo insuperabile alla crescita. 



Quella cifra “magica” venne adottata come un dogma, istantaneamente ripresa da organizzazioni internazionali e governi: da Angela Merkel alla Commissione europea, fino al partito repubblicano negli Stati Uniti. Lo stesso Krugman ricorda che «ebbe un ruolo cruciale nella svolta delle politiche economiche, con l’abbandono delle manovre anti- recessive sostituite prontamente con politiche di austerity ». La tesi di Krugman è che c’erano già poderose correnti ideologiche in azione per interrompere le manovre anti-recessive, e tuttavia quello studio divenne un regalo insperato, una pietra miliare, il fondamento teorico per l’austerity.

giovedì 19 luglio 2012

L'Italia dichiari la bancarotta

A sinistra c'è il cafè Le metro, a destra il Ronsard. Uno di fronte all'altro, con la stessa veranda affacciata sul viale e lo spazio interno percorso dalla luce dei paralumi e dai riflessi degli specchi. In mezzo scorre Boulevard Saint Germain: 30 metri di asfalto antracite, bollente e polveroso, la colonna vertebrale della rive gauche parigina.
«Una volta, i giornalisti li ricevevo dall'altra parte: il proprietario del caffè abita al primo piano, proprio sotto il mio appartamento, peccato che mia moglie ci abbia litigato». Il teorico della decrescita, Serge Latouche, si presenta al tavolino del Ronsard con un affare di condominio e la fatica di attraversare la strada.


A dispetto delle lunghe gambe e dello sguardo da marinaio, l'economista 72enne sembra desideroso di restringere il mondo. Anche quello che lo circonda, fatto di caffé dove si dibatte di politica e flilosofia, da cui sono passati sia Adam Smith sia Karl Marx.
LA NECESSITÀ DI UNA DECRESCITA. Latouche ha cominciato a parlare di globalizzazione quando la parola non era nemmeno nei dizionari, ma da poco era stato pubblicato il rapporto dell'associazione non governativa Club di Roma sui limiti dello sviluppo e la fine del petrolio.
Ha riletto i liberali classici e il padre del comunismo e ne ha concluso che né il capitalismo concorrenziale teorizzato dai primi, né l'economicismo statalista di Marx sarebbero stati capaci di dar vita a una società in equilibrio con l'ecosistema.
Entrambi, anzi, avrebbero portato al collasso. Così ha messo in discussione il concetto di sviluppo come progresso, teorizzando la necessità di un dopo-sviluppo, della decrescita: l'uscita dal dominio dell'economia e una rifondazione culturale, fondata sulla limitazione dei bisogni.

mercoledì 11 luglio 2012

Le ferite di Genova


11 luglio 2012

Nick Davies, The Guardian, Gran Bretagna

I ragazzi stranieri che erano alla Diaz e a Bolzaneto raccontano le violenze della polizia. L’inchiesta del Guardian sulla notte in cui ogni diritto civile venne sospeso.

Mancava poco a mezzanotte quando il primo poliziotto colpì Mark Covell con una manganellata sulla spalla sinistra. Covell cercò di urlare in italiano che era un giornalista, ma in pochi secondi si trovò circondato dagli agenti in tenuta antisommossa che lo tempestarono di colpi. Per un po’ riuscì a restare in piedi, poi una bastonata sulle ginocchia lo fece crollare sul selciato.

Mentre giaceva con la faccia a terra nel buio, contuso e spaventato, si rese conto che i poliziotti si stavano radunando per attaccare l’edificio della scuola Diaz, dove 93 ragazzi si erano sistemati per passare la notte. Mark sperò che rompessero subito la catena del cancello, così forse l’avrebbero lasciato in pace. Avrebbe potuto alzarsi e raggiungere la redazione di Indymedia dall’altra parte della strada, dove aveva passato gli ultimi tre giorni scrivendo articoli sul G8 e sulle violenze della polizia.

mercoledì 27 giugno 2012

I quattro più importanti “luoghi comuni” sul futuro dell'Europa


Quattro economisti italiani smontano i quattro più importanti “luoghi comuni” che riempiono le pagine dei giornali, nei giorni precedenti al vertice di Bruxelles del 28 e 29 giugno, nel quale si deciderà il futuro dell’Europa. Tesi economiche ripetute come un mantra, eppure false sul piano teorico ed empirico. Quattro economisti “critici” ci spiegano perché le tesi fondamentali dell’economia neoliberista non sono la soluzione, ma il problema. 
1. Per salvare l’euro serve un’Europa politica basata sull’austerity? NO.

di Sergio Cesaratto

Assolutamente no se per Europa politica si intende ciò che ha più volte ripetuto Angela Merkel. L’Europa che ella prefigura è assai inquietante: una definitiva espropriazione della libertà democratica dei cittadini sulle decisioni in materia di bilancio, accentrate a Bruxelles. In cambio la Germania propone un “fondo di redenzione” in cui i Paesi metterebbero in comune il debito eccedente il fatidico 60 per cento del Pil, impegnandosi a restituirlo in una ventina d’anni. Null’altro che un rafforzamento del cosiddetto fiscal compact già imposto da Berlino: due decenni di austerità assicurata in una Europa divisa fra ricchi e poveri. È questa una prospettiva inaccettabile e disastrosa. Più Europa servirebbe, invece, se l’obiettivo fosse quello di assicurare la crescita delle aree più svantaggiate. Qualsiasi soluzione deve rispondere al problema alla base della crisi: la moneta unica ha aggravato i differenziali di competitività fra le economie europee deboli e forti.

lunedì 28 maggio 2012

Alle radici della crisi, seguendo i derivati


Il prolungarsi della crisi economico-finanziaria fa affiorare molte informazioni su cosa è realmente successo a nostra insaputa negli ultimi venti anni di globalizzazione finanziaria. Siamo quindi molto vicini alla verità ed il fatto positivo è che ci stiamo avvicinando ad essa facendo a meno di quegli "esperti" economisti che, come di recente ha denunciato efficacemente Le Monde Diplomatique, sono molto spesso a libro paga proprio di quei centri della speculazione sui quali vengono loro richiesti pareri obiettivi (1).
Questa verità fattuale è essenziale per il futuro: infatti, chiunque pensasse di poter cambiare le cose senza conoscerle, si troverebbe immediatamente a servire gli stessi master of the universe, i padroni dell'universo, di cui abbiamo spesso parlato.
Come nel caso dei mutui subprime americani, abbiamo pensato di seguire la pista degli ormai famosi "derivati", vale a dire quei titoli finanziari il cui valore si basa e quindi "deriva" da un qualsiasi cosiddetto "sottostante", che può essere qualsiasi cosa abbia un valore: un bene materiale o una materia prima, un titolo finanziario, una valuta o persino un altro derivato.
Con quello che abbiamo trovato, possiamo porre alcune semplici ma fondamentali domande e cercare delle risposte.

martedì 22 maggio 2012

Andamento del Pil europeo




A guardare il grafico del Pil e della produzione industriale italiana, sembrano come due sposini: sempre mano nella mano, nella buona e nella cattiva sorte. Quest'ultimo semba essere il nostro caso in questo momento: le cose non stanno andando bene, soprattutto se ci confrontiamo col resto dell'Europa.

Strategie di controllo delle probabilità statistiche

E' un mondo a parte. Animato da servizi, aziende, gruppi, esperti, organizzazioni, istituti e think tank che si muovono nell'ombra. Tutti impegnati in attività di spionaggio che spesso sfuggono al controllo governativo Usa e le cui dimensioni sono difficilmente stimabili anche dagli esperti di sicurezza. L'influente periodico online Salon.com scrive che il fenomeno ricorda il maccartismo al tempo della Guerra fredda e i complotti organizzati dal Cointelpro (un braccio illegale dell'FBI) negli anni Sessanta contro chi si opponeva alla guerra in Vietnam. 

La situazione è di una tale gravità che anche il Washington Post, giornale dell'establishment conservativo e terzo quotidiano statunitense, ne ha denunciato i pericoli dedicandogli un'inchiesta ad hoc. "La crescita smisurata e sregolata del Security and Surveillance Industrial complex (il complesso industriale di sorveglianza e sicurezza statunitense, un neologismo che la stampa ha coniato ispirandosi a quello creato da Eisenhower per definire il nascente military-industrial complex agli albori della Cold War, ndr), non ha precedenti nella storia del paese e dovrebbe invitare a riflettere sull'impatto che avrà sul futuro del paese", spiega Joel Skousen, esperto di sicurezza di World Affair Briefs

domenica 20 maggio 2012

Attentato Brindisi: ancora una volta, viene voglia di recitare quel famoso passo di Pasolini che inizia con un “Io so...”


Adesso certamente arriverà qualcuno, probabilmente uno "storico competente", a dire che era perfettamente prevedibile, anche se siamo rimasti tutti sgomenti, perplessi, colti di sorpresa, con la sensazione di aver preso un pugno nello stomaco. Emozioni forti, certo, accompagnate da quella solita fastidiosa abitudine dell'ostentare la morte e la violenza, attraverso sequenze evitabili di foto pubblicate in rete. Il fatto, quello saliente, è che una studentessa di 16 anni dava per scontata l'esistenza di un domani, di un futuro. Non era contemplata la fatalità dell'andare a scuola una mattina per poi non tornare.
Le perplessità però sono troppe. Per carità, è un dato storico costante nel tempo che in Italia ci si lascia prendere la mano dall'emotività. E' successo troppe volte, puntualmente, che sia stato preso un granchio, sempre sulla scia dei facili giudizi e del prendere per scontate delle cose. Da Portella delle Ginestre fino alla gambizzazione dell'AD di Ansaldo Nucleare di pochi giorni fa.

giovedì 17 maggio 2012

Si è tornati alla corsa agli sportelli delle banche più o meno come nel 29


Da Atene a Madrid sempre più cittadini vanno in banca per prelevare i risparmi. Dalla Grecia circa 700 milioni di Euro al giorno finiscono in Svizzera. Con tanto contante in circolazione c'è un rischio concreto rappresentato dalle organizzazioni criminali.
La notizia del giorno è che si è tornati alla corsa agli sportelli delle banche più o meno come nel 29, nei paesi più colpiti dalla crisi, la Grecia innanzitutto. Adesso anche in Spagna i cittadini corrono agli sportelli delle loro banche a ritirare i risparmi, in un solo giorno a Madrid pare che siano stati ritirati un miliardo di Euro dai correntisti, in Grecia c'è uno stillicidio che viaggia a ritmi di 700 milioni di Euro al giorno e di questi soldi pare che 280 miliardi abbiano già trovato riparo, guarda caso in Svizzera, dove sicuramente saranno andati a fare compagnia a 150 miliardi che i cittadini italiani hanno già portato nelle banche elvetiche da tempo.

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